La controffensiva del premier. La legge sul testamento biologico per riconquistare i cattolici
marco | 19 giugno 2009
Se sia spazzatura o siano scosse ancora non siamo in grado di saperlo. Tuttavia l’aria del complotto intorno al premier si respira ogni giorno di più, e anche da più parti. Certo, i sospetti sono stati alimentati dalle dichiarazioni premunitrici, quasi da veggente, di Massimo D’Alema, nelle quali l’ex ministro degli esteri ha allertato l’opposizione a essere pronta perché la scossa sta per arrivare.
Ormai però il dado è tratto, e prima che si arrivi al Tu quoque Brute fili mi, Silvio Berlusconi deve difendersi. Come? E soprattutto chi difende il premier? Visto che la vicenda delle foto rubate mette in discussione tutto il problema sicurezza attorno al presidente del consiglio, a cominciare dall’organizzazione dei servizi segreti.
Ma andiamo per ordine. Cominciamo dall’autodifesa del premier.
«Se non vuole stendere un velo di penosa incompetenza sull’insieme del suo lavoro di uomo di stato, per molti aspetti ottimo», scrive Giuliano Ferrara su Il Foglio, «Berlusconi deve liberarsi della molta stupidità e inesperienza politico-istituzionale che lo circonda, e deve decidersi: o accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze oppure si mette in testa di ridare, senza perdere più un solo colpo, il senso e la dignità di una grande avventura politica all’insieme della sua opera e delle sue funzioni». La requisitoria di Ferrara diventa ancora più incisiva quando scrive: «Il premier non si fa rappresentare da dichiarazioni slabbrate, non naviga per settimane tra mezze bugie che alimentano sospetti… Un capo di governo parla al paese, agisce sulle cose che contano, evita di farsi intrappolare…».
Dunque, il premier non può trincerarsi dietro le frasi sulla spazzatura e sul complotto. Diventa più che mai necessaria l’inversione di tendenza. La strategia sta per essere delineata. È giunto il momento da agire per risalire la china, per evitare la spallata, per trincerarsi intorno alla fiducia degli alleati e del popolo sovrano.
I suoi collaboratori più stretti stanno cercando di trovare il bandolo della matassa per uscire dall’angolo. Resettare tutto e riavviare il programma non si può fare restando immobili. In questo momento il premier deve fare qualcosa di concreto. Che cosa? Intanto esiste il rischio che il mondo cattolico si possa allontanare a gambe levate. Per questo diventa fondamentale attuare un’operazione recupero che possa smacchiare le leggerezze del signor Berlusconi in privato. Una sorta di dottor Jekyll e Mister Hyde. Ma affinché l’acqua santa possa scacciare il diavolo diventa fondamentale prendere alcune decisioni che possano ridare entusiasmo al mondo cattolico. C’è la legge sul testamento biologico che aspetta un segnale di vita, dopo le promesse fatte sull’onda del caso Eluana. Ci sono le scuole cattoliche che hanno subito dei tagli non indifferenti. Ci sono soprattutto le famiglie che hanno bisogno di sostegno, come più volte la Cei ha ricordato. Non è bello sapere di non farcela ad arrivare a fine mese, e vedere poi tutte quelle bisbocce in lussuose ville con fiumi di champagne e belle ragazze. Per carità, il ricco ha sempre fatto una vita da ricco, crisi o non crisi, e nessuno gli vieta di continuare a farlo. Tuttavia, se il ricco in questione è anche il presidente del consiglio, la popolarità del politico può scendere a picco.
Ma per dare una scossa (non quelle dalemiane) alla melina fatta dal governo nei confronti del mondo cattolico occorrono i soldi. Non a caso tra le prossime mosse del premier c’è quella di affrontare Tremonti e convincerlo a tirare fuori i fondi per quei provvedimenti che ridarebbero gioia agli italiani, facendo crescere la popolarità e la credibilità del premier.
Ammesso e non concesso che Tremonti apra i cordoni della borsa per realizzare i progetti in questione, bisogna pensare (e provvedere) anche a un’altra parte dell’elettorato del premier che sta in apnea con la crisi. Si tratta delle piccole e medie imprese che aspettano da tempo un segnale positivo, tipo quegli aiuti fiscali promessi, quegli utili detassati da rinvestire, quel sostegno dalle banche.
E veniamo all’altro aspetto importantissimo della controffensiva di Silvio.
Nella storia della Repubblica di scandali, festini, foto compromettenti, amanti e quant’altro ci sono montagne di dossier, chiusi a chiave in cassetti. Documenti mai usciti sui giornali, che riguardano anche personaggi insospettabili, statisti, leader politici che hanno scritto la storia dell’Italia e dei partiti.
Ma la domanda che scuote il premier è sempre la stessa: ma dove era la vigilanza quando gli si puntava contro un obiettivo?
Dove stavano i servizi segreti quando qualcuno reclutava gli ospiti delle feste? E quando qualcun altro vendeva pose in giro?
Foto scattate da più parti, a Villa Certosa e a Portofino, per non parlare di Palazzo Grazioli, dove la gente entra con cellulari, videofonini e registratori. E li usa indisturbato.
E se questa gente ci avesse avuto pure una pistola?





