Terzo uomo Pd, adesso tutte le strade portano a Marino
marco | 1 luglio 2009
Che fatica essere il terzo uomo nel Pd! A turno un po’ tutti lanciano l’amo della candidatura ma dopo qualche giorno lo rimettono nel paniere. Dicendo di avere altri impegni. Un «No grazie» che sta diventando una delle poche certezze all’interno di un Pd diviso che si prepara alla conta. A oggi i candidati restano i due più accreditati che hanno già rotto gli indugi. L’ex ministro Pierluigi Bersani che sta covando da mesi l’assalto alla leadership e il segretario in carica, Dario Franceschini, che quando prese in mano il partito giurò che non si sarebbe candidato alla segreteria e che il suo compito sarebbe stato quello di fare da traghettatore fino al congresso. Un cambiamento di rotta che ha già scatenato il primo tsunami, capace di travolgere il patto di ferro tra Walter Veltroni e Goffredo Bettini che durava da anni. È stato infatti proprio Bettini il primo a rinnegare Franceschini. Anzi, i due oggi non si possono vedere. Non a caso Bettini sta cercando di convincere Ignazio Marino a scendere in campo. Avrebbe non solo l’appoggio del regista del modello Roma, ma anche quello dei venti trasversali alle correnti di partito. Ad esempio i quarantenni. L’altro giorno al Lingotto Marino è stato accolto da un’ovazione dei presenti. In questo momento in cui tutti sono alla ricerca di qualcosa di diverso dalla nomenklatura, lui rappresenta quel sapore di nuovo invocato dai più parti. Seppure va detto che anche tra i trentenni e i quarantenni non c’è unità di intenti. Anche loro sono divisi. I «piombini», guidati da Pippo Civati, Sandro Gozzi, Ivan Scalfarotto, Paola Concia, stanno cercando con il lanternino il loro candidato. Colui che abbia il coraggio di interpretare e garantire la piattaforma da loro disegnata per la rinascita del partito. Dall’altra parte della barricata ci sono i quarantenni figli dell’apparato (e non del web), guidati da Francesco Boccia, a cui sembra tocchi il compito di scrivere il discorso di Bersani al congresso. Nella squadra ci sono anche Andrea Orlando e Andrea Martella. Ma proviamo a ricostruire gli schieramenti. A oggi. Con Bersani c’è l’ala dei conservatori dell’apparato del partito. Dai dalemiani alla Bindi ed Enrico Letta. La sua candidatura è forte e ben ramificata nel territorio. Con Franceschini ci sono Veltroni, i popolari di Marini e Fioroni, Fassino (anche se tra i suoi c’è qualcuno che non è d’accordo), Sassoli e la Borsellino. Marino, qualora si presentasse ufficialmente, avrebbe l’appoggio sicuro di Bettini e di molte componenti trasversali. I nodi da sciogliere restano legati a Rutelli, Chiamparino, Serracchiani e ai piombini. L’ex leader della Margherita potrebbe perfino non partecipare al congresso, se decidesse di andarsene dal Pd per abbracciare Casini e i centristi sparsi per la galassia. La Serracchiani ha avuto la proposta del ticket con Franceschini. In caso di vittoria dell’attuale segretario farebbe la sua vice. Ma Debora sa anche di essere apprezzata e stimata dai piombini. Chissà che o lei o Civati possano decidere di provare il grande salto. Per quanto riguarda Chiamparino c’è da raccontare un retroscena. Nelle ore in cui la sua candidatura prendeva corpo Franceschini ha diffuso la notizia che sarebbe stato pronto a farsi da parte se il sindaco di Torino avesse scelto di presentarsi al congresso. Poche ore dopo Veltroni e Fassino hanno parlato a lungo con Chiamparino. Certo, se Franceschini si ritira gli ex democristiani non hanno più un candidato e di conseguenza Marini e Fioroni farebbero l’accordo con Bersani. E quindi Chiamparino andrebbe incontro a una sconfitta annunciata. Meglio allora fare il sindaco di Torino. O no?





