Radio Radicale onda d'urto: rischia di perdere i soldi della convenzione
marco | 28 luglio 2009
La sua nascita fu quasi una scommessa. Sicuramente vinta se pensiamo che sono passati 34 anni da quel fine 1975, quando un gruppo di militanti fondò Radio Radicale, la cui sede era all’interno di un piccolo appartamento nel quartiere di Monteverde a Roma. Anno dopo anno la radio è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento per chi segue la politica e il parlamento. Anzi, nessuno ci potrà dare degli eretici se diciamo che Radio Radicale fa ancora del vero servizio pubblico, senza camuffarlo e senza commercializzare il suo prodotto. Ovviamente sopravvive grazie ai fondi per l’editoria e soprattutto alla convenzione tra ministero e il centro di produzione Spa, la società editrice dell’emittente. «Radio Radicale ha introdotto in Italia un modello di informazione politica che si caratterizza per due regole giornalistiche fondamentali: la trasmissione integrale degli eventi politici e, conseguentemente, l’eliminazione della mediazione giornalistica», si legge sul sito dell’emittente.
Ogni anno Radio Radicale riceve dal ministero 10 milioni di euro. Così è da qualche anno. Ma l’ultima tranche di questa convenzione è prevista per la fine del 2009. E dopo? «Mah, in teoria non dovrebbero esserci dei problemi sul rinnovo – spiega il direttore Massimo Bordin – seppure qualche dichiarazione in giro ci ha un po’ allarmati». Che cosa è successo? «Un’interrogazione di un deputato, una risposta di un sottosegretario e qualche dichiarazione qua e là…».
In pratica è successo che Alessio Butti un anno fa ha presentato un’interrogazione in cui chiedeva un chiarimento sul fatto che negli ultimi anni anche la Rai avesse fatto nascere un canale tutto dedicato alle sedute parlamentari. E facendo un po’ i conti della serva chiedeva al ministro competente se «non si ritenesse opportuno revocare la convenzione tra il ministero delle comunicazioni e il centro di produzione Spa, palesemente in contrasto con quanto disposto dalla legge 223 del 1990». Butti chiedeva anche «se non si ritenesse sufficiente la presenza, come prevista dalla legge, del quarto canale radiofonico della Rai per la trasmissione delle sedute parlamentari e i relativi approfondimenti».
La risposta del sottosegretario Romani non tagliò di fatto la testa al toro, come magari si aspettavano i radicali che da quel momento sono entrati in uno stato di fibrillazione. Romani nella sua risposta ribadì che la spesa della convenzione di 10 milioni di euro era stata autorizzata per il 2007, il 2008 e il 2009 per la proroga. E dopo? «Fino a quella data il centro di produzione Spa continuerà a svolgere il servizio previsto – scriveva Romani – mentre allo scadere della convenzione verranno certamente considerate la ormai piena operatività della rete Rai dedicata alla trasmissione radiofonica dei lavori parlamentari».
Negli ultimi tempi i radicali -Emma Bonino in primis – hanno già messo in preallarme le truppe, pronte all’adunata. Pertanto non si esclude che possa aprirsi un nuovo fronte di polemica e di protesta nei confronti del governo se la convenzione non dovesse essere riconfermata. La scure usata dall’esecutivo su altri settori potrebbe decapitare anche la radio di Pannella, seppure sia questa una decisione molto impopolare da prendere. Che non passerebbe di sicuro inosservata. Il direttore Bordin assicura che «i dati di ascolto sono buoni (400-500 mila ascoltatori al giorno) e i bilanci sono tutti documentati».





