La mozione Bersani porta a Casini. Patto di ferro con D’Alema: il leader Udc candidato a premier
marco | 30 luglio 2009
Pierluigi Bersani è il grande favorito per il congresso del Pd. Secondo i sondaggi (e non solo) la sua maggioranza è schiacciante nei confronti degli altri due candidati alla segreteria del partito, Dario Franceschini e Ignazio Marino. Questi ultimi tenteranno di ribaltare le sorti del match con le primarie. Sempre che la consultazione popolare non finisca per sfruttare l’effetto traino dei risultati del congresso e non si trasformi quindi in un’incoronazione per lo stesso Bersani.
Ma gli altri partiti dell’opposizione per chi fanno il tifo? L’Idv per il momento continua a distribuire randellate a destra e a manca. Lo farà finché non avrà uno scenario più nitido per i propri interessi politici. La sinistra radicale ormai conta come il due di coppe, seppure le simpatie potrebbero andare nella stessa direzione di Bersani, se non altro per le matrici in comune. L’Udc invece fa il pesce in barile. Gli esponenti del partito di Pierferdinando Casini finora sono apparsi molto più morbidi e vicini alle posizioni di Bersani piuttosto che a quelle di Franceschini che annovera in squadra la maggior parte degli ex democristiani. Questo atteggiamento dell’Udc è riconducibile all’accordo sancito da Massimo D’Alema con Casini che proietta il leader dell’Udc come possibile candidato dell’opposizione al ruolo di premier nelle prossime elezioni politiche. La mozione Bersani prevede all’orizzonte questo scenario, al contrario di quella di Franceschini che segue l’onda del suo predecessore Veltroni. Spazio sì agli alleati ma il candidato alla presidenza del consiglio deve uscire dal Pd.
Franceschini dovrà prima o poi cercare di scuotere il partito, altrimenti resta di perdere la contesa. Qualcuno ipotizza che stia pensando anche lui a un big da candidare. Un nome che si presenti da solo. In attesa che ciò avvenga, all’interno del Pd si continua a pensare agli incarichi dei segretari regionali che usciranno dalla fase congressuale.
Chi finora continua a mandar giù rospi è Francesco Rutelli. L’ex leader della Margherita è sempre più un separato in casa all’interno del Pd. Franceschini continua a non considerarlo. Lui vorrebbe mollarlo ma non può. Appoggiare Bersani significherebbe abbracciare la sinistra e l’internazionale socialista. Verrebbero meno tutte le posizioni espresse, più volte, negli articoli scritti di pugno su Europa o nell’interviste concesse al Corriere. Andarsene dal partito meno che mai. Tra un po’ Casini rischia di ritrovarselo in casa.
Al contrario di Rutelli, i suoi fedelissimi romani, a cominciare da Riccardo Milana, stanno già strizzando l’occhiolino a Bersani. Il tutto perché Franceschini ha deciso di ricandidare Roberto Morassut a segretario regionale del Lazio, altrimenti l’ex assessore capitolino di Veltroni se ne sarebbe andato con Marino. Nel Lazio Bersani candiderà l’economista Stefano Fassina, seppure più di qualcuno avanzi l’ipotesi che alla fine il prescelto possa essere Enrico Gasbarra, ma l’ex presidente della Provincia di Roma non ha ancora scelto chi appoggiare al congresso. Tornando a Rutelli c’è da registrare che anche in occasione della scelta per il segretario regionale del Piemonte Franceschini l’ha deluso, preferendo Cesare Damiano a Gianfranco Morgando.





