D'Alema sgambetta ancora Bersani
marco | 1 agosto 2009
Il rapporto tra Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani ricorda molto la storiella dello scorpione che attraversa il fiume seduto sulla schiena della rana, ma che durante il tragitto la punge, nonostante le promesse fatte prima di imbarcarsi. Perché fa parte della sua natura e non può farci nulla. Così evidentemente è per D’Alema che è riuscito a pungere ancora una volta il suo candidato al congresso del Pd. Bersani aveva promesso all’economista Stefano Fassina, suo valido collaboratore, il posto in corsia per conquistare la segreteria regionale del partito nel Lazio. Ma all’ultimo momento i dalemiani sono riusciti a ribaltare la situazione e il posto di Fassina è stato preso Alessandro Mazzoli, colonna del partito nella provincia di Viterbo. Tra l’altro bisogna dire che raramente è accaduto che un segretario regionale non sia stato espressione della sede romana. Mazzoli prova a sovvertire la cabala, anche se dovrà vedersela contro due agguerriti rivali: Roberto Morassut (l’ex assessore di Veltroni e segretario regionale uscente, candidato da Franceschini) e Ileana Argentin (deputata e delegata alle politiche dell’handicap nelle giunte Rutelli e Veltroni, in corsa per Ignazio Marino). Per Mazzoli non sarà facile, il favorito resta Morassut, tuttavia resta il fatto che ancora una volta Bersani ha dovuto ingoiare il rospo dopo una decisione presa da D’Alema. E pensare che Fassina aveva già superato un primo ostacolo, quello di Piero Latino, il dalemiano escluso che si è consolato con un posto nel cda del Cotral, l’azienda dei trasporti del Lazio.
Bersani non l’ha presa bene ma per l’ennesima volta non se l’è sentina di mostrare i denti al «leader massimo». Le scottature subite ancora bruciano. L’ex ministro dello sviluppo economico del governo Prodi fu beffato la prima volta nella corsa alla segreteria del 2001, quando (nonostante l’appoggio dei dalemiani) fu battuto da Fassino. La seconda ai tempi delle primarie che incoronarono Veltroni imperatore del Pd. Bersani avrebbe voluto candidarsi, ma alla fine si fece convincere dal compagno Massimo e rinunciò. Corsi e ricorsi storici.
La lista dei candidati alle segreterie regionali del Pd è stata ultimata. Tra i big scenderanno in campo Cesare Damiano (Franceschini) in Piemonte, Sergio Cofferati (Franceschini) in Liguria, Emanuele Fiano (Franceschini) e Maurizio Martina (Bersani) in Lombardia, Giorgio Tonini (Franceschini) in Trentino, Felice Casson (Marino) in Veneto, Debora Serracchiani (Franceschini) in Friuli Venezia Giulia, Bernardo Mattarella in Sicilia. Il figlio del presidente Dc della Regione Siciliana assassinato dalla mafia nel 1980 è il candidato dell’area Bersani fortemente spinto da Rosy Bindi.
Nell’elenco si contano sulle dita di una mano le candidature al femminile. In pratica ancora una volta le quote rosa sono finite in soffitta.
Di loro se i pronostici verranno rispettati forse soltanto la Serracchiani potrà brindare al nuovo incarico.





