Bossi sventola il tricolore per avere Lombardia e Veneto
marco | 8 agosto 2009
A forza di urlare sempre «al lupo! al lupo! » c’è il rischio che prima o poi qualcuno non li ascolti più. Eppure sul Carroccio non esiste stagione che non piovano bombe incendiarie, delle «molotov» confezionate con frasi e iniziative a effetto. C’è chi le chiama provocazioni, chi avvertimenti. Sta di fatto che la Lega continua a tenere gli alleati sull’elastico. E lo fa con una puntualità quasi svizzera, sempre in prossimità di qualche crocevia importante che attende il governo o il premier. Non è certo un’eresia dire che la Lega è molto interessata alle scelte dei candidati a governatori di Lombardia e Veneto. In pratica Bossi alza il prezzo con Berlusconi ogni volta che c’è un osso da spolpare per il suo partito e per la gente del Nord. Per poi tornare a scodinzolare quando Silvio fa la voce grossa e gli indica la cuccia dopo averlo accarezzato un po’ sul pelo. Fini invece – se potesse – lo riempirebbe di bastonate, ma non può farlo. Il presidente della Camera non ha lo stesso rapporto con il premier che vanta Bossi. Nelle cene di Arcore a Fini non lo invitano. Anzi, ormai da mesi non riesce più ad andare nemmeno a pranzo a Roma con Berlusconi. E così Bossi e i suoi continuano a ringhiare. Risultando sleali nel metodo con gli alleati e soprattutto fuori dagli schemi politici istituzionali, tradizionali e di coalizione. Si getta il sasso senza nascondere la mano e si aspetta di vedere l’effetto che fa. Si lancia la bomba incendiaria e si aspetta l’arrivo dei pompieri. Clandestini, ronde, il Sud, le gabbie salariali, i cori goliardici da stadio sui napoletani, la canottiera di Bossi e le bermuda di Calderoli, i posti sul metrò per i milanesi, il tricolore da affiancare, l’inno di Mameli da rottamare, il dialetto nelle scuole, la secessione. Ha ragione Storace quando dice: «La prossima mossa della Lega sarà il soggiorno per chi va dal Sud al Nord». Sta di fatto che ogni molotov incendia il palcoscenico politico. E scatena la bagarre. Chi attacca il Carroccio non riesce a capire che così si fa il gioco dei leghisti che si divertono come matti nel vedere le reazioni. Guardate quello che ha detto nel giro di due giorni il ministro Calderoli, prima ha invocato le gabbie salariali e poi ha smentito tutto. E intanto risate a crepapelle la sera davanti a una bottiglia di grappa. Tuttavia, i contenuti delle battaglie leghiste non vanno sottovalutati. Bossi ha il fiuto per capire sempre in anticipo che cosa desideri la gente. La questione sicurezza ha permesso al Carroccio di guadagnare punti tra i cittadini, soprattutto del Nord e del centro, che sentono molto il problema degli immigrati e dei clandestini. Per contro il dialetto nelle scuole e i posti riservati sul metrò ci sembrano un’esagerazione. Ma la questione delle bandiere non è poi fantascienza. Il tricolore rappresenta l’unità nazionale, ed è sacrosanto che sventoli nel nostro paese, ma gli stemmi delle regioni inneggiano allo stato federalista. Un po’ come accade negli Stati Uniti, ci sono le due bandiere in ogni contea. Morale della favola: Bossi come Obama?





