Fini distrugge le gabbie di Silvio
marco | 11 agosto 2009
A un maremoto in pieno oceano molto spesso segue un allarme tsunami. A una dichiarazione a effetto di Silvio Berlusconi fa eco quasi sempre un altolà di Gianfranco Fini. L’ultima distinguo riguarda il Sud, i salari e il costo della vita. Il premier ha rilanciato la proposta sulle gabbie salariali della Lega (che poi dopo aver lanciato il sasso con Calderoli aveva giocato a fare marcia indietro). Berlusconi ha detto che ritiene giusto legare i salari al costo della vita. Mentre tutta l’opposizione ha gridato alla sudditanza del governo nei confronti del Carroccio, Fini ha lanciato l’allarme tsunami. Come? Alla sua maniera. Con un’offensiva dei suoi pasdaran di FareFuturo. Secondo quanto riporta l’AdnKronos, il viceministro Adolfo Urso e il sottosegretario Pasquale Viespoli stanno collaborando con la fondazione e con l’associazione Mezzogiorno Nazionale per delineare una nuova politica basata su infrastrutture e innovazioni che concepiscano il Sud come priorità. FareFuturo concluderà il suo lavoro con un documento che chiederà per i meridionali una banca di sviluppo internazionale, una fiscalità di vantaggio e una contrattazione aziendale decentrata, che si basi sulla produttività territoriale. Al meeting parteciperanno intellettuali, economisti, sindacalisti e imprenditori. «Portiamo il Sud fuori dalle gabbie» è il tema in discussione. Dunque, se Lega e premier vogliono le gabbie salariali, Fini le vuole togliere. Un bel braccio di ferro. Tra l’altro il presidente della Camera ha già movimentato il week-end politico con le dichiarazioni sugli immigrati a Marcinelle. Un botta e risposta indiretta con Bossi. Al «Noi andavamo a lavorare non a uccidere la gente» del senatur, il «Gli emigranti non erano solo meridionali, c’erano anche tanti settentrionali. Vorrei che lo ricordassero gli esponenti politici che rappresentano il nord» del presidente della Camera.
Insomma, si pensa ad arrotare i coltelli in vista di qualche duello.
Chi invece non riesce a togliersi di dosso le bacchettate del suo vecchio leader è Maurizio Gasparri che ancora una volta ha dovuto ingoiare il fango che Fini gli ha tirato addosso sulla questione della pillola abortiva. Il berlusconiano Gasparri aveva auspicato un intervento del Parlamento, attraverso un’indagine conoscitiva per sapere quante morti ha provocato tra le donne la Ru486. In pratica un modo per scatenare l’ala cattolica, sia del Pdl sia trasversale, dopo la scomunica del Vaticano. Il presidente della Camera ha replicato: «Ognuno ha la sua opinione e io ho la mia, ma non credo ci sia motivo per un dibattito politico. L’Aifa (agenzia del farmaco) si è già pronunciata, non vedo cosa c’entri il Parlamento».
Gasparri questa volta ha provato a reagire: «Ho grande rispetto per le opinioni delle massime istituzioni dello Stato ma confermo che al Senato promuoverò iniziative di indagine conoscitive sugli effetti della pillola Ru486. Il Parlamento ha la possibilità di svolgere attività ispettive e conoscitive su ogni materia». Siamo davanti a un’alzata di scudi?





