Regionali, Alemanno benedice la Todini
marco | 14 agosto 2009
La Lega spinge sull’acceleratore per le candidature in Lombardia e in Veneto. Formigoni e Galan per esorcizzare gli spettri dicono che non vogliono farsi da parte. La partita la giocano pure loro. Il Pd, oltre al rischio di perdere altri governatori, è alle prese con tanti problemi. Anche di scelte. Che si faranno sì dopo il congresso, ma che vanno fatte non trascurando nessun dettaglio. Dunque, le prossime regionali sono destinate a infiammare il panorama politico fin dalla ripresa settembrina. Proprio nel momento in cui da più parti si parla di un suo importante incarico nel governo, ecco che Roberto Formigoni spariglia il campo con una dichiarazione che ha lasciato tutti a bocca aperta. «Premesso che sto svolgendo il mio terzo mandato e intendo presentarmi ai cittadini il prossimo marzo per un quarto mandato, e premesso che nessuna legge in Italia può essere retroattiva, la proposta in questione, ove mai fosse trasformata in legge, avrebbe valore dopo due mandati successivi al quarto». In questa nota il governatore della Lombardia ribadisce che ci vorranno i carri blindati per farlo uscire dal Pirellone. Ovviamente, dopo aver letto la dichiarazione di Formigoni, sul Carroccio si sono udite bestemmie in dialetto padano e cispadano. Altrettante ne verranno giù quando si parlerà di Galan e del Veneto. La partita è chiara: sia la Lega sia Formigoni stanno alzando il prezzo per la loro ricompensa.
L’uscita del governatore lombardo non è passata inosservata neanche dall’altra parte della barricata. In casa Pd Piero Fassino ha ironicamente commentato: «Venti anni di guida di una regione sono un record quasi mondiale». L’ultimo segretario dei Ds segue da vicino le vicende che interessano le prossime regionali. In Piemonte spetterà anche a lui dire chi sarà il candidato prescelto tra Mercedes Bresso e Sergio Chiamparino. Un bel braccio di ferro tra due colossi.
In primavera si voterà anche in Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Lazio. Nella regione della capitale il Pdl sembra ben intenzionato a candidare Luisa Todini. A volerla a tutti i costi è proprio il premier Silvio Berlusconi che in più di un’occasione si è incontrato con lei, nella terrazza romana dell’imprenditrice. Pare che sia riuscito a convincerla, anche se la padrona di casa ha fatto più di una resistenza, in quanto si trova in prima linea con le sue aziende e gli investimenti in giro per il mondo. Non è escluso che se lei accettasse l’incarico il premier potrebbe aiutarla a trovare delle partnership.
La candidatura della Todini ha scosso i colonnelli del Pdl, area An. Andrea Augello e Fabio Rampelli stavano da mesi covando soluzioni da pilotare, ma chi li avrebbe dovuti sostenere, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha fatto un po’ il pesce in barile. Non si è battuto come avrebbe dovuto, dicono a denti stretti gli altri colonnelli. Del resto gli azzurri del Pdl hanno fatto una strategia a morsa per conquistare la candidatura, a cominciare dalla mossa del vincolo sul piano regolatore romano compiuta da Sandro Bondi.
Comunque, la partita non è ancora definitivamente chiusa, ma tutto lascia pensare che in campo scenderà la Todini. Contro chi? Di getto verrebbe da dire contro Piero Marrazzo, naturalmente. Seppure il governatore in carica non è stato mai amato alla follia dagli esponenti del Pd, per non parlare dell’Udc che in caso di una sua nuova candidatura minaccia di incrociare le braccia sull’accordo. Il partito di Casini vedrebbe molto volentieri la candidatura di Enrico Gasbarra, ex presidente della Provincia ed esponente di rilievo della Roma cattolica e istituzionale. A riguardo D’Alema è stato chiaro: con Marrazzo forse si perde, senza Marrazzo sicuramente si perde. Semmai non è da scartare una sfida tra imprenditori: Andrea Mondello contro Luisa Todini. Dietro le quinte comunque Franceschini e Veltroni continuano a lavorare per portare alla ribalta David Sassoli. Dopo Badaloni e Marrazzo sarebbe il terzo giornalista Rai di seguito.





