Alitalia, il volo oltre la crisi

6 09 2009

di ENZO DI GIACOMO

Nonostante “la congiuntura negativa che ha investito il trasporto aereo a livello mondiale”, che ha già fatto le sue vittime soprattutto nel segmento low cost con il fallimento di Myair, Alpi Eagles e SkyEurope, Alitalia si avvia con fatica in quel processo di reinserimento nel consesso delle compagnie aeree europee e mondiali. Sì, perché i ventiquattro imprenditori “patriottici” che hanno versato 847 milioni di euro ci credono e l’avventura in un mondo imprenditoriale a loro sconosciuto dovrebbe portare al pareggio nel 2011. Oggi, invece, si deve registrare la perdita di 273 milioni di perdite nel primo semestre 2009, 10 i milioni di passeggeri trasportati, 50% la percentuale del mercato domestico, il 20% di quello internazionale, la disponibilità liquida è di 490 milioni di euro, il coefficiente riempimento posti (load factor) è del 59%.
Non soltanto la congiuntura economica mondiale ha frenato la partenza di quella che è stata una delle più grandi compagnie aeree mondiali, ambasciatrice del made in Italy, ma anche le deficienze strutturali degli aeroporti in Italia ne hanno limitata la ripresa. Basti pensare a quello che è successo a Fiumicino (la scelta strategica di Alitalia) con il problema dei bagagli e ritardi dei voli, tanto da portare il presidente dell’Enac sull’orlo di una crisi di nervi minacciando il procedimento di ritiro del provvedimento di certificazione. Prontamente rientrata per merito del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli. ”I disagi, gravi e inaccettabili, ci sono stati – commenta il Ministro in un’intervista a Il Messaggero – e non devono più accadere. Roma è la città più importante d’Italia, un polo turistico mondiale. E il presidente Palenzona sta lavorando per allargare e migliorare l’aeroporto, implementare le infrastrutture per rispondere alle esigenze del traffico passeggeri in crescita. Del Resto Parlamento e Governo, sensibili a questo tema, hanno messo Fiumicino nelle condizioni di crescere. Sono contrario alle criminalizzazioni – sottolinea Matteoli – prima bisogna capire bene cosa è accaduto e poi si ragiona su come risolvere la questione. Di certo – e lo dico con fermezza – non si possono aspettare 2 ore per un bagaglio nel principale hub del Paese”.
Nonostante le mancanze organizzative e operative degli aeroporti italiani, l’Alitalia del tandem Colaninno-Sabelli si aspetta molto dai mesi di luglio e agosto con l’incremento dei passeggeri trasportati (come è naturale che sia), il miglioramento del coefficiente riempimento, maggiori ricavi e conseguente riduzione delle perdite.
Ma dietro le difficoltà di questa partenza frenata, si profila l’ombra di Air France-KLM (prima compagnia aerea in Europa e tra le prime nel mondo) che, anche se alle prese con un piano di riduzione del personale di 1500 addetti, vuole impadronirsi di Alitalia, dove ha già il 25% delle azioni versando 322 milioni di euro. I prossimi mesi saranno il banco di prova per le sorti di Alitalia che, nonostante l’ottimismo imperante, dovrà fare i conti con le perdite del suo primo anno di vita che secondo stime ammonterebbero a 310 milioni di euro. Equivalenti alla quota versata da Air France-KLM per entrare nell’avventura volatoria dei patrioti italiani.



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