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Todini, un partner per il sì a Silvio. Prima il matrimonio aziendale con Salini poi la candidatura

marco | 17 settembre 2009

Luisa Todini, presidente della holding Todini finanziaria, sta per raggiungere il Giappone, in qualità di presidente del Comitato Leonardo. Parteciperà all’assemblea dell’Italy Japan Business Group e alla cerimonia in ambasciata in onore del presidente Napolitano. L’imprenditrice potrebbe essere la candidata prescelta da Silvio Berlusconi per le regionali del Lazio. Intanto però c’è da superare la crisi economica.
D. Presidente Todini, la recessione è davvero finita?
R. Se Bernanke lo dice, possiamo cominciare a crederci. Tuttavia penso che la crisi la sentiremo ancora per un altro semestre. La prima semestrale buona sarà quella del 2010, per qualcuno magari ci potrà essere un recupero nell’ultimo trimestre 2009.
D. Che cosa ci ha insegnato questo periodo di crisi?
R. Che nella vita, come in un’azienda, non bisogna mai dare nulla per scontato. Tenersi sempre delle scorte. Noi italiani siamo formichine e il debito privato è più basso che in altri paesi. In famiglia e in azienda occorre essere previdenti. Anche se è necessario fare una divisione tra chi ha utilizzato fondi per gli investimenti, creando occupazione e sviluppo, e chi invece ha dovuto far fronte con mezzi finanziari a gestioni non oculate.
D. Le sue aziende ne hanno risentito? È stata costretta a tagliare del personale?
R. Noi abbiamo la fortuna di avere cantieri in 12 paesi diversi. Qualche contrazione occupazionale l’abbiamo avuta, dovuta alle lentezze burocratiche, ai tempi lunghi che passano tra un appalto vinto e l’inizio dei lavori. Alcuni cantieri stanno risentendo di blocchi burocratici. Qui tocca al governo accelerarne l’apertura. Nelle infrastrutture e nell’edilizia un miliardo di euro investito genera 25 mila posti di lavoro.
D. Le aziende che cosa si apettano dalle banche e dal governo?
R. Dalle banche meno rigidità e meno difficoltà per l’accesso al credito. Speriamo che gli istituti di credito tengano conto dell’affidabilità storica delle aziende e non solo del bilancio 2009. Per questo le banche devono avere il buon senso di guardare il piano industriale delle aziende. Dal governo ci aspettiamo che il piano delle infrastrutture venga rispettato con una cantierizzazione immediata di piccole, medie e grandi opere. Il piano approvato del Cipe è soddisfacente, ma le opere devono essere cantierate prima possibile. Occorre sfruttare il momento di crisi per far pulizia di tutte quelle norme burocratiche che rallentano le attività e fanno perdere tempo prezioso. Sempre dal governo mi aspetto: 1) una progressiva detassazione, a cominciare dalla riduzione del costo del lavoro; 2) che gli ammortizzatori sociali vengano mantenuti per tutto il tempo necessario; 3) l’allungamento dell’età pensionabile per far tornare i conti; 4) i tagli strutturali, a partire dalle province. Si risparmierebbero svariati miliardi di euro. Se non si approfitta di questo momento va a finire che perdiamo il treno.
D. E dai sindacati?
R. Credo che i sindacati, soprattutto la Cgil, debbano capire che il datore di lavoro non è contro i lavoratori, il suo interesse è far lavorare e tutelare i dipendenti. Se i lavoratori crescono vuol dire che cresce l’azienda. Dei sindacalisti stimo più di tutti Renata Polverini perché non è ideologica: il sindacato ideologico fa soltanto del male ai lavoratori perché non pensa ai loro problemi ma a chi è già uscito dal mondo del lavoro, come la maggior parte degli iscritti ai sindacati, ormai dei patronati. Se l’operaio lavora soddisfatto rende di più.
D. L’imprenditoria si colora sempre più di rosa. La Marcegaglia rappresenta l’icona…
R. Emma Marcegaglia e Federica Guidi si sono guadagnate con merito le posizioni che occupano, non perché c’è bisogno di donne ai vertici. Hanno fatto tanta gavetta e sono le persone giuste arrivate al momento giusto. Oggi ci sono più stimoli: la donna geneticamente vanta una capacità maggiore di capire contemporaneamente le situazioni più complesse. Anche quando si parla di candidati per le regionali si fanno nomi di donne, figure femminili che hanno dimostrato di valere sul campo. Se poi riusciamo a dare degli strumenti per la vita familiare e lavorativa, tipo asili nido condominiali, aziendali, la situazione può migliorare. E il ministro Carfagna sta lavorando molto e bene.
D. A proposito di candidature, come si fa a dire di no a Berlusconi?
R. Il premier non mi ha offerto la candidatura, ha detto che Luisa Todini potrebbe essere la persona giusta per il Lazio. Io sono lusingata, anche perché si fanno diversi nomi di donne: Todini, Meloni, Polverini e in Campania quello di Mara Carfagna. Io sono l’unica azionista in azienda e Berlusconi sa bene che quando mi impegno lo faccio in maniera esclusiva.
D. Ma se arrivassero nuovi partner per l’azienda?
R. Diciamo che con i miei manager abbiamo iniziato un percorso di integrazione già da tempo. Oggi stiamo lavorando su un’ipotesi importante, non legata alla candidatura ma che potrebbe diventare accidentalmente contestuale. Stiamo ragionando con la Salini costruzioni, non c’è nessun tipo di impegno, per ora è uno studio. Berlusconi sa benissimo che per me prima di tutto viene l’azienda, poi ho una famiglia, sono madre di una bambina di 6 anni e la vita politica non si concilia con quella familiare.
D. Ma lei vanta già un’esperienza politica, che ricordi conserva?
R. Era il ’94, in azienda c’erano mio padre, mio fratello, mio cugino e io non avevo famiglia. Fu un impegno esclusivo.Avevo 27 anni e sono stata la prima donna a entrare nel comitato di presidenza di Forza italia. La politica ti insegna ad avere più fiuto per le persone e ad ascoltare gli altri. Un brutto ricordo? I tempi lunghi. L’imprenditore è abituato a essere più veloce. Quello che sta facendo Berlusconi per ricostruire L’Aquila è qualcosa di straordinario, nella sua opera c’è tanto dell’imprenditore.

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