Roma ladrona, la sfida di Alemanno. Il comune capitolino farà da cavia al federalismo fiscale
marco | 25 settembre 2009
Ogni volta che ascolta la frase «Roma ladrona» Gianni Alemanno si sente ribollire il sangue. La Lega accusa, ne ha fatto uno slogan vincente in Padania. Ma dalle parti del Tevere i barbari sono abituati a combatterli da secoli. E quindi anche Umberto Bossi e i lumbard fanno meno paura di Attila e degli Unni. Questa volta però il primo cittadino della capitale non ci sta a subire il «sacco», anzi si dichiara pronto alla sfida, proprio sul terreno preferito dalla Lega: il federalismo fiscale. Sarà proprio il Campidoglio, infatti, il primo comune italiano a sperimentarne l’efficienza. Firmando il protocollo d’intesa con il presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, e con Angelo Rughetti, il presidente del consiglio direttivo dell’Ifel (l’istituto per la finanza e l’economia locale), il Campidoglio apre la porta al controllo delle spese che vanno in bilancio. Fa da cavia per definire quei costi standard che fanno parte del fabbisogno da utilizzare per i diversi servizi erogati al cittadino.
- «Con questa iniziativa cerchiamo di dare un’altra risposta di immagine e sostanza rispetto alle antiche accuse di Roma ladrona e Roma spendacciona», ha detto Alemanno, «entriamo per primi nel percorso del federalismo fiscale, che ci consentirà, nell’immediato, di avere anche un bilancio più virtuoso».
Alla faccia della Lega, gli verrebbe da dire, ma si trattiene, visto che il partito di Bossi rappresenta pur sempre un alleato fedele per la coalizione di governo. Quello stesso governo che gli ha teso una mano importante, fondamentale per la città dopo i debiti al passivo ereditati nei decenni. Permettendo alla città eterna di usufruire dei fondi di Roma capitale. Entro fine anno, ha ricordato Alemanno, arriveranno 500 milioni.
Dunque via libera al confronto con altri comuni d’Italia, anche con quelli dai bilanci più virtuosi. L’istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci (Ifel) si occuperà di confrontare le spese sostenute dall’amministrazione capitolina con quelle di altri comuni d’Italia per la fornitura di servizi. In primis occorrerà scegliere i parametri per il monitoraggio. Ci sono dei settori comuni, come le spese di amministrazione, gestione e controllo, quelle relative alla giustizia e alla polizia locale, all’istruzione, agli asili nido , alla cultura, all’ambiente.
Chissà che alla fine del monitoraggio perfino Roma risulti un comune virtuoso. «Se Roma riuscirà nell’intento – ha detto Chiamparino – sarà la dimostrazione più evidente che i comuni italiani vogliono il federalismo».
Un passaggio fondamentale riguarda il fabbisogno standard, che poi si concretizza nell’individuazione dei costi per l’assegnazione delle risorse agli enti locali.
Secondo Alemanno «i costi standard rappresentano anche un’arma potentissima contro la corruzione, perché definendo il costo industriale oggettivo territorio per territorio si combattono le zone oscure dei bilanci comunali».
D’ora in poi, dunque, vita dura per i corruttori e… per i barbari.





