Vespa come Totti, il contratto slitta
marco | 23 ottobre 2009
I soldi sono soldi. Mica bruscolini. Chi lavora nel mondo della tv, del calcio, dello spettacolo conosce bene la regola: crisi o non crisi, l’ingaggio non si taglia. Guai a chi osa. A meno che… non si usi la forbice per tutti i compensi, in proporzione al successo del prodotto che si esibisce. C’è la serie A che non può mai essere paragonata con la B e la C. Bruno Vespa per la Rai è il Francesco Totti della Roma. E il rinnovo del suo contratto milionario, per una singolare coincidenza, sta diventando un tormentone come quello del Pupone. Anzi la Roma e il suo capitano – nonostante la crisi che attanaglia la Sensi e i suoi affari – sembra abbiano trovato un accordo, ma non riescono a trovare il tempo per incrontarsi o la penna per firmare. Tuttavia, crisi o non crisi, la Roma non può fare a meno di Totti, anche se guadagna cifre che fanno arrossire il bilancio. E la Rai? In tempi di crisi può permettersi il lusso del rinnovo del contratto del suo capitano Bruno Vespa? Questo tarlo da ieri sta corrodendo l’anchorman per eccelenza, il giornalista che conduce Porta a Porta, ribattezzata dai più la terza camera del parlamento.
E se la Rai non volesse più Vespa? Il dubbio c’è. Anche se sembra una cosa da fanta-tv. Da scenari che vanno oltre l’immaginario collettivo del telespettatore. Ve lo immaginate Porta a Porta su Canale 5 al posto di Matrix. Magari per Vespa potrebbe essere quasi piacevole conquistare lo spazio di Alessio Vinci che fu di Enrico Mentana. Potrebbe addirittura provare le stesse sensazioni di Napoleone sulla terra delle Piramidi e dei Faraoni.
Ma la Rai difficilmente gli concederà questa conquista. Il contratto prima o poi si firmerà. C’è solo un dettaglio da risolvere: bisogna trovare i soldi. E per trovarli ci vorrebbe una finanziaria.
Bruno Vespa, euro più euro meno, costerebbe un milione e 600 mila euro l’anno. E davanti a queste cifre il cda di viale Mazzini ha rinviato l’argomento in discussione. Toccherà al dg Mauro Masi riconsiderare l’accordo – che conterrebbe un rialzo superiore al 20% – anche alla luce del piano industriale.
Ma come ha reagito il diretto interessato? Tagliente come al solito quando è sotto pressione e infastidito. «Mi pare giusto che il cda della Rai abbia chiesto un approfondimento su tutti i contratti da rinnovare e non soltanto sul mio», ha replicato Vespa. «Si potrà così constatare che alcuni elementi del mio contratto risalgono al 2001 e altri al 2004. Se si pensa che quando entrerà in vigore il prossimo contratto l’inflazione del decennio sarà intorno al 22%, e quindi sarà più facile ragionare».
Ma Vespa non si è accontentato di difendersi, ha tirato fuori la sciabola per lanciarsi in uno dei suoi ormai famosi assalti verso colleghi e non.
«Mi dispiace che le fughe di notizie riguardino sempre e solo il mio contratto», ha detto, «ci si dimentica che nel 2001 il direttore generale Claudio Cappon stabilì lui la cifra, calcolando il 15% in meno di quanto offerto a Gad Lerner e Fabio Fazio per due trasmissioni meno importanti che mai si fecero. Mi dispiace che non si pubblichino i contratti del compianto Enzo Biagi, il contratto precedente e quello attuale di Fabio Fazio, quello di Daria Bignardi e altri ancora. Io sono pronto a confrontarmi pubblicamente con tutti. Peccato che mi manchino gli interlocutori».
Non ci resta che aspettare l’arrivo degli interlocutori. A meno che… non si registri sull’argomento una presa di posizione del ministro Brunetta. Ma occhio: tutto si può dire di Vespa, meno che sia un fannullone.





