Il Pd e il dopo Marrazzo: bruciato Sassoli, riecco Gasbarra
marco | 27 ottobre 2009
L’era dei mezzibusti Rai nel Pd sembra tramontata. Almeno se si considera la regione Lazio. Dopo Piero Badaloni e Piero Marrazzo da più parti si cercava di convincere David Sassoli ad accettare la candidatura per le prossime regionali. L’europarlamentare, nonché giornalista del Tg1, in verità sulla questione non si era mai sbottonato più di tanto. «Non mi interessa» era stata la risposta più gettonata. Al massimo, a qualche amico, aveva confidato un «vedremo» ma nulla più. Certo, scegliere un candidato dopo il caso Marrazzo non è cosa facile per nessuno, figuriamoci per le mille anime di un Pd che ora Bersani cercherà di riesumare. Sassoli poteva essere una soluzione. La sua popolarità è nota, la sua professionalità anche. Qualcuno in verità ha storto la bocca, in quanto non sarebbe stato facile ripresentare di seguito il terzo mezzobusto Rai. E le primarie hanno dato ragione a chi esternava perplessità. La lista «Semplicemente democratici» nel Lazio è andata male e Sassoli non è riuscito a portare a casa un risultato soddisfacente, per lui e per la lista che in Friuli ha visto Debora Serracchiani fare mambassa di voti.
Tramontata l’era dei mezzibusti Rai, a questo punto il Pd dovrà interrogarsi su chi mandare in campo per difendere una roccaforte come la Pisana. Soprattutto in questo clima di veleni. Il più accreditato potrebbe essere Nicola Zingaretti, il presidente della provincia di Roma, che in molti addirittura avrebbero visto bene alla guida del partito. Ma a Zingaretti e al Pd non conviene lasciare un incarico – ottenuto con la vittoria nelle elezioni – per cimentarsi in una sfida che potrebbe anche non essere vincente. Con il risultato di perdere entrambi le roccaforti, regione e provincia. Meglio tenersi stretto un feudo conquistato e provare con qualcun altro a difendere l’altro dall’assalto del centro-destra (che potrebbe schierare Renata Polverini o Luisa Todini o Giorgia Meloni).
Su chi puntare allora? Giovanna Melandri ha già detto di essere pronta, ma la sua candidatura sembra perfetta per non essere accettata. Sa molto di specchietto per le allodole, come si è già verificato in passato per ruoli istituzionali (la Vigilanza o la presidenza Rai a esempio). Qualche chance in più potrebbe averla Paolo Gentiloni, il quale però deve chiarire al più presto la sua posizione: seguire o no Rutelli nella sua nuova avventura al centro.
A questo punto dello scenario sembra che tutte le strade possano convergere sulla candidatura di Enrico Gasbarra, attuale deputato e soprattutto ex vicesindaco di Veltroni ed ex presidente della provincia di Roma prima di Zingaretti. Gasbarra è un politico che abbraccia più anime all’interno del Pd, gradito ai cattolici, stimato e apprezzato anche dal centro-destra. Il diretto interessato non ne vuole sapere di rituffarsi in un’avventura da amministratore locale, ma in questo momento sembra la candidatura più accreditata per evitare di perdere una regione riconquistata da Marrazzo dopo che Storace la soffiò a Badaloni. A spingere la candidatura di Gasbarra, tra gli altri, ci sono anche Massimo D’Alema e i suoi fedelissimi, i quali ora vantano un ottimo rapporto con l’ex presidente della provincia di Roma.





