Pd, lo tsunami dopo le primarie
marco | 28 ottobre 2009
Allarme rosso. Il barometro del Pd segna tsunami. Ma questa volta a intervenire non toccherà alla Protezione civile di Guido Bertolaso ma al neo segretario Pier Luigi Bersani, incoronato re di un partito dilaniato dalle guerre intestine di basso impero.
Le vittime rimaste sul campo sono parecchie. A cominciare da Dario Franceschini che è stato dilaniato come è accaduto in precedenza per Walter Veltroni. Qualche maligno già dice che ora ai due non resta che sfidarsi a suon di libri per conquistarsi un posto nei salotti televisivi e non. Ma Franceschini parte da una discreta percentuale per fare una valida opposizione interna al partito. Il problema è non perdere la truppa. La ciurma potrebbe fuggire adesso che la la nave è finita addosso all’iceberg delle primarie. Tuttavia non sarà facile riposizionarsi per David Sassoli, Giovanna Melandri, Walter Verini, fedelissimi di Veltroni prima e di Franceschini poi. I due capigruppo, Antonello Soro e Anna Finocchiaro, hanno già rimesso il mandato e con le dimissioni in tasca aspettano che Bersani indichi i nomi per la loro sostituzione. In lizza ci sono Enrico Letta e Giuseppe Fioroni per Montecitorio, Nicola Latorre invece sembra il favorito per Palazzo Madama.
In difficoltà anche Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci. Non seguiranno Francesco Rutelli ma dentro il partito rischiano di contare come il due di coppe. I fassiniani e i popolari di Franco Marini e Fioroni per il momento hanno confermato la fiducia alla mozione Franceschini, ma c’è già qualcuno tra di loro che vedrebbe di buon occhio la mossa di cominciare a dialogare con la maggioranza di Bersani. Ecco perché Fioroni è in corsa per diventare capogruppo.
Riuscirà Franceschini a tenere le fila serrate? Se non ci riuscirà si potrebbe prevedere il seguente scenario: Veltroni con Franceschini, Rutelli con Casini, Marini e Fassino più aperti a collaborare con Bersani. E Ignazio Marino? Sarà lui a questo punto che cercherà di portare al suo ovile tutti gli scontenti, le pecorelle smarrite che potrebbero fare un gregge con il pastore Marino e il cane da guardia Bettini. Sembra proprio questo l’obiettivo di Marino, il quale su consiglio di Goffredo Bettini, non accetterà mai una candidatura per le prossime regionali. La sua forza sta proprio dentro il Pd. Essere il leader dei giovani e dei quarantenni, ai quali potrebbe riavvicinarsi anche Debora Serracchiani, l’unica della mozione Franceschini che in queste primarie ha provato hurrà.





