Enrico Ruggeri: il vero alieno è Berlusconi
marco | 31 ottobre 2009
Enrico Ruggeri, professione artista. Canta, suona, scrive e conduce programmi tv su Italia 1. L’ultimo Mistero, con gli archivi britannici sugli Ufo, ha collezionato ascolti record. Parlare con tanti ospiti in tv gli ha fatto tornare una grande voglia di scrivere canzoni. In questi giorni sta preparando il nuovo album.
Domanda. Ruggeri, quali sono le differenze tra le sensazioni che si provano sul palco e quelle in tv?
Risposta. Il canto è il mio habitat naturale. Un teatro, un campo sportivo, un palasport, una piazza piena, in luoghi in cui da 30 anni mi sembra di essere a casa. Il momento nel quale sono più sincero. Per anni ho pensato che la vita fosse lo spazio tra un concerto e un altro. La tv è come un parlato fatto in teatro, una piacevole cena tra amici. Raccontare qualcosa a qualcuno sulla vita, che può essere spettacolare, divertente, poetica, è la spinta giusta. Quando queste cose le fai in tv ti accorgi subito che la cassa di risonanza è enorme.
D. Poi quando si fanno certi ascolti super…
R. Sugli ascolti io ci sorrido, non ho l’ansia dello share. Mi accorgo del risultato dagli sms che ricevo: se sono tanti vuol dire che è andato tutto bene. Semmai mi fa più impressione andare in giro per strada. Quando fai benzina, compri il pane, la gente ti chiede degli alieni…
D. Non le cantano le sue canzoni ma le chiedono degli alieni?
R. Ti rispettano come cantautore ma la domanda è sempre sugli alieni.
D. E’ più facile fare l’ospite o il conduttore?
R. Per me il conduttore. L’ospite non lo faccio volentieri perché devi sgomitare, sovrastare il vicino con la voce, ci sono troppi meccanismi che non mi piacciono. Con me Tiraboschi fece una scelta molto coraggiosa. Io non bucavo il video come ospite, in un salotto tendo spesso a defilarmi, non sono un paraculo che tira fuori la frase a effetto al momento giusto. Da ospite rischio di fare la figura del pesce muto. Mi è capitato di stare zitto per minuti, poi quando mi è stata fatta una domanda ho risposto e subito colui che aveva parlato per tanti minuti mi ha interrotto e riparlava lui. A me hanno insegnato che non si interrompe. Tuttavia, ammetto che ci vuole lucidità. In fondo ammiro quei politici che vanno avanti a parlare uno sopra l’altro, tutte e due a macchinetta, concentratissimi sui propri argomenti e alla fine ottengono il risultato di impedire che venga capito l’altro.
D. Che cosa pensa delle risse nei talk show?
R. Scatta un meccanismo perverso. Mi danno fastidio. Ti indigni, ti vergogni, ma non cambi canale e poi lo racconti agli amici. La tv fa leva sugli istinti meno edificanti. E’ un po’ come quando sull’autostrada c’è la fila anche dall’altra parte della carreggiata perché gli automobilisti guardano l’incidente. Siamo così. Curiosi. Se il vicino di casa litiga con la moglie tu ascolti. A volte la tv va a sollecitare questo tipi di istinti.
D. Di Porta a Porta cosa ti piace e cosa no?
R. Mi piace quando Vespa riconduce il discorso al filo conduttore e fa la domanda secca: lei è d’accordo o no? In pratica quando prende di punta la vicenda. Come faceva Funari. Non mi piace il fatto che ci siano delle donne invitate perché carine che poi non parlano quasi mai.
D. Di Annozero e Ballarò?
R. Santoro è un militante. Intelligente. La sua trasmissione è di militanza. Il fatto che vada in onda significa che in Rai c’è il pluralismo. Santoro è dichiaratamente fazioso. Come del resto Fede. Chi li vede vuole sentire quel tipo di opinione. Ballarò è più insinuante. Floris è più pacato, è sornione, meno barricadero, butta lì le cose con nonchalance.
D. Di Chiambretti e Costanzo?
R. Chiambretti è bravissimo nel buttare tutto in spiritosaggine. E’ capace di chiedere a Capello se ce l’ha più grosso Beckham o Ronaldo. Va visto per ridere. Costanzo è la storia della tv. Tessitore di drammaturgia, molto abile, riesce ad assegnare le parti all’insaputa degli ospiti.
D. I suoi programmi preferiti?
R. I canali tematici. History channel, National Geographic, il calcio. Mi piace sorridere, mi divertono Nicola Savino, Ale e Franz. Sono un telespettatore onnivoro. Non seguo i reality perché faccio fatica a distinguere i personaggi.
D. Parteciperebbe a un reality?
R. Mai. Non per snobbismo, ma non trovo che vada a mio vantaggio fammi vedere nervoso, incattivito. Perché devo mostrare il peggio di me?
D. Che cosa pensa dell’attuale momento politico, del muro contro muro?
R. E’ una guerra di colpi bassi. Non utile al paese. Per la gente è difficile capire se è migliore il modello di tassazione del governo o dell’opposizione, o conoscere il programma su ospedali, trasporti. Sappiamo tutto di Berlusconi, delle scappatelle dei politici, del gossip, ma nulla di come si affrontano i problemi. Questa situazione genera un paese che vota contro.
D. L’informazione in tv le sembra buona?
R. I tg sono di buon ritmo. Sono fatti bene, non ti annoiano. Bisognerebbe stare in redazione una giornata per vedere che cosa arriva e come la notizia viene trattata, per conoscere le strategie che sfuggono al telespetattore, una notizia non detta o messa in fondo ha sempre una sua spiegazione.
D. Crede negli allieni?
R. Credo che tre indizi facciano una prova. Ce sono a migliaia. Se non ci fosse photoshop sarebbe più facile fare la diagnosi. Le vere prove sono quelle degli anni quaranta.
D. Un esempio di alieno?
R. Berlusconi perché dorme poco e dal punto di vista psicofisico è come un alieno per le cose che fa. Dà notizia di sé alle 3 di notte, ma alle 6 è già a leggere i giornali. Puoi interpretarlo come vuoi, abilità, nevrosi… Io non ci riuscirei.





