Pierluigi Magnaschi, direttori si nasce (e ci si resta a vita)

9 11 2009


da Libertà
di Mauro Molinaroli

Pierluigi Magnaschi è stato nominato direttore ed editore associato del quotidiano Italia Oggi, un quotidiano che si definisce come “economico giuridico e politico” e che vende 75.441 copie al giorno (ultimo accertamento Ads). Attualmente, Pierluigi Magnaschi è vice-presidente esecutivo di Class editori (carica che mantiene). Class editori è una società editoriale quotata in borsa con un fatturato di 140 milioni di euro che partecipa anche al capitale di Italia Oggi e che edita, fra l’altro, MF-MilanoFinanza, i mensili Class, Capital, Gentleman, Case&Country , Campus, Luna e possiede la tv specializzata in finanza Class-CNBC che è diffusa su canale 505 di Sky oltre che su Alice nonché Radio Classica e l’agenzia specializzata in finanza MF-Dow Jones.

Per sette anni e fino al 2006, Magnaschi era stato direttore dell’agenzia Ansa, consentendo il rilancio editoriale e il risanamento economico della principale agenzia di stampa che, al momento in cui ne assunse la responsabilità, era in grave difficoltà.
In precedenza, sempre Magnaschi, ha diretto la Domenica del Corriere, la Discussione, MF-Milano Finanza, Italia Oggi, condiretto il Giorno e vice diretto la Notte.

- Che cosa significa la direzione di Italia Oggi?

– Significa che sono perseguitato a fare il direttore. Il direttore, per fortuna in diverse testate, lo sto facendo da trent’anni. Volevo staccarmi da questo mestiere molto gratificante ma anche molto assorbente. Dopo aver lasciato la direzione dell’Ansa, anziché commissionare, titolare e, spesso, anche raddrizzare gli articoli degli altri, volevo scriverne finalmente per conto mio. E invece…

– Quasi tutti i giornalisti sognano di diventare direttore e lei invece vorrebbe smettere di esserlo?

– Quando venni assunto ad Avvenire, come praticante giornalista (quindi ero, in sostanza, un giornalista in formazione, anche se avevo già 33 anni) dopo un mese avevo già la responsabilità di tre giornalisti professionisti e, un anno dopo, di cinque. L’anno successivo ero già redattore capo centrale del settimanale Tempo illustrato a capo di una redazione di 35 giornalisti. Angelo Narducci, allora direttore di Avvenire, e Guglielmo Zucconi, allora direttore di Tempo illustrato mi dissero entrambi, senza sapere che dicevano la stessa cosa. “Tu sei nato per fare il direttore”. Credo invece di essere nato per motivare le persone, per farle crescere, per farle sentire componenti di un gruppo destinato a vincere, gente desiderosa di realizzare sogni, di raggiungere obiettivi e che, non sapendo che le cose sono impossibili, le fanno. Io, pur essendo serio fino al livello della seriosità, sono uno che si diverte un mondo a fare il suo lavoro e che vuol far divertire coloro che lavorano con me. Detesto solo un tipo di colleghi: quelli che, per ignavia, non vogliono fare un tubo. Gli altri, li adoro tutti E, debbo dire, sono contraccambiato. Quasi sempre, si intende.

– Ma perché va a dirigere Italia Oggi?

- E’ Italia oggi che continua a inseguire me.

- In che senso, scusi?

- Italia Oggi era un giornale fondato dall’Ipsoa, una società editrice di libri per avvocati e commercialisti che teneva anche un prestigiosissimo master post-universitario a numero chiuso (roba dell’altro mondo, in quegli anni) e che faceva soldi a palate. Volendo evitare di spendere sul Sole 24 ore i soldi per la sua pubblicità e volendo impedire che il Sole, con i suoi soldi, gli tagliasse l’erba sotto i piedi aprendo anche una casa editrice di libri, l’Ipsoa decise di dichiarare guerra al Sole e di fondare Italia Oggi. Spese tanto e tanto male che, dopo poco più di in anno e mezzo, il giornale, che vendeva solo 8 mila copie, dovette essere ceduto al gruppo Cabassi che licenziò più della metà dei redattori e poi chiamò me a dirigerlo in base al principio, che vale ancora in Rai, che bisognava assumere un dc, un pci, un psi e uno che sapesse e volesse fare il lavoro. Io faccio parte di quest’ultima categoria. Gliela faccio breve, con metà dei redattori, in tre anni, quadruplicai le vendite.

- E poi?

- Italia Oggi, piccolo ma biricchino natante giornalistico con il vento in poppa, venne, proprio per questo, acquistato (me compreso) da Raul Gardini, allora capo della Montedison che voleva fondere l’ informazione di Italia Oggi con quella del Messaggero che aveva acquistato poco prima. Gli spiegai che non c’erano sinergie possibili fra un illustre quotidiano romano generalista di taglio popolare (il Messagero) e un quotidiano nazionale iperspecializzato che trovava, proprio nella sua iper-specializzazione, la sua ragione di esistere (Italia Oggi) . Aggiunsi che la Coca Cola è un’ottima bibita e il Chinotto anche ma, se sono miscelate fra di loro, non generano alcuna sinergia, anzi creano una bevanda imbevibile.

- E Gardini cose le disse?

- Mi licenziò su due piedi. Per punirmi di aver fatto quelle affermazioni nel suo interesse. Erano tre giorni prima di Natale. Allegria! Ma non era la prima volta. E, per indole e carattere, non mi faccio reintegrare da nessuno. Vado da un’altra parte.

- E lei cosa fece, allora?

- Scrissi solo una lettera a Gardini che è finita nell’archivio della Montedison.

- Che cosa diceva?

- Caro Gardini, non so nulla di chimica ma qualcosa, di giornalismo, lo so. Se si comporterà con la chimica come si sta comportando con i giornali, lei si mangerà anche le mutande. Cosa che poi regolarmente avvenne. Chiusi la lettera scrivendo: con immutata stima.

- In che senso, scusi?

- Nel senso che non ne avevo mai avuto, di stima, nei suoi confronti.

- Come mai? Gardini non era un grande condottiero?

- Un grande condottiero è uno che si sceglie collaboratori validi e li sta a sentire. Lui invece era come Pinocchio con il grillo parlante. Chi dissentiva (magari avendo ragione nell’interesse di Gardini stesso) veniva schiacciato. Spash.

- Il risultato?

- Fra i migliori, quelli che riuscirono a non farsi schiacciare, se ne andarono.

- E chi restò?

- Chi gli dava sempre ragione con grande entusiasmo.

- Possibile?

- Sono i fatti successivi che lo confermano. A un certo punto, a furia di sentirsi dire che era un genio e che tutte le sue iniziative erano strabilianti, Gardini si trovò senza soldi in cassa. E, riportato brutalmente davanti a una realtà che non voleva vedere, né accettare, non resse.

- Ma torniamo a Italia Oggi

- Appena licenziato da Gardini, un grandissimo giornalista (il più grande in Italia) Paolo Panerai, che poi si è rivelato anche un grandissimo editore (anche qui il più grande in Italia: partendo da un capitale di 50 milioni, in vent’anni, ha costruito un impero editoriale) mi offrì subito di dirigere il quotidiano MF e il settimanale Milano Finanza. Complici anche anni ruggenti dal punto di vista finanziario, i due giornali divennero il punto di riferimento di tutti coloro che operavano nel settore (e lo sono poi restati).

- E poi?

- A un certo punto, mentre stavo già dirigendo il quotidiano MF e il settimanale Milano Finanza, Panerai mi chiamò. Mi disse: “Mi hanno offerto Italia Oggi al prezzo di una lira più una decina di giornalisti in dote”.

- Come mai a un prezzo cosi basso?

- La sinergia tra il Messaggero e Italia Oggi si rivelò esattamente come avevo previsto. Non era una sinergia ma un soffocamento. Gardini, nonostante avesse imbarcato su Italia Oggi grandi firme coprendole d’oro (i soldi sono importantissimi, ma non sono tutto) e avesse di nuovo raddoppiato il numero dei redattori (anche il numero dei giornalisti è importante, ma non è tutto) aveva ridotto al 20%, cioè a un quinto, le vendite che gli avevo lasciato.

- E quindi?

- Io non volevo saperne di ricominciare con un’Italia Oggi ridotta in quel modo. Ma Panerai (che di fiuto ne ha molto più di me; mi spiace dirlo, ma è cosi) insistette e cosi, in aggiunta alla direzione di MF, di Milano Finanza mi accollai anche quel morticino di Italia Oggi che, in pochi anni, però, ridivenne un quotidiano florido.

- A un certo punto però lei andò a dirigere l’Ansa.

- Era un’offerta che non potevo rifiutare. Panerai, quando andai a Roma, disse sempre a tutti che “mi aveva prestato all’Ansa”. Tant’è che, una volta finita la direzione all’Ansa, mi ha voluto subito di nuovo al suo fianco.

- Intanto Italia Oggi?

- La accasai presso uno dei miei migliori allievi, Franco Bechis che l’ha diretta per tre anni e che adesso se ne è andato a mettere a prova la sua professionalità presso un altro giornale.

- Ma Italia Oggi?

- E stata, in sostanza, ad aspettarmi, in tutti questi anni. E adesso quindi non potevo più dirle di no. Il petting della mia firma non le bastava.

- E allora?

- Voleva risposarmi. Editorialmente parlando, sia chiaro, perché, nella vita, sono felicemente sposato, da 44 anni, con Anna. E allora sia, mi sono detto. E sono capitolato. Ecco perché sono tornato a dirigere Italia Oggi. Un’altra volta, la terza volta, Italia Oggi ha avuto la meglio su di me.

- L’Espresso, nell’anticipare la sua nuova direzione, ha fatto uno splendido titolo.

- Sì, era: “Ansa ieri – Italia Oggi”, un calembour straordinario, degno di Marcello Marchesi. Chapeau!

- E l’Espresso, nell’occasione, ha detto che lei scrive degli articoli “puntuti”

- Detto da loro, per me, è un gran un bel complimento.



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