Lazio, nel Pd in prima fila ora c’è Giovanna Melandri
18 11 2009
Il Pd prova a uscire dall’incubo Marrazzo. Di ora in ora, sul lettino dello psicanalista Bersani, vengono analizzati tutti i possibili candidati. Si è parlato prima di Rosi Bindi, poi di Emma Bonino. Ma nessuna delle due – vuoi per un motivo vuoi per l’altro – ha superato in pieno l’esame. In verità non sono pochi quelli che questa prova sperano proprio di non superarla. La vecchia quercia del Pd aveva indicato in Nicola Zingaretti, attuale presidente della provincia di Roma, il candidato più adatto per difendere la Pisana dall’assalto della destra. Zingaretti è un politico (e un amministratore) capace di rincollare i cocci lasciati dal caso Marrazzo. Impeccabile dal punto del vista del gossip, mai al centro di uno scandalo. Vincitore delle elezioni anche quando la capitale del decantato modello Roma del centro-sinistra ha perduto il Campidoglio. Lui, invece, conquistò Palazzo Valentini e in molti sono convinti che se si fosse presentato al posto di Rutelli avrebbe dato ben più filo da torcere a Gianni Alemanno.
Tuttavia ieri le possibilità che tocchi a Zingaretti scendere in campo si sono ridotte drasticamente: «il candidato per le prossime regionali del Lazio deve avere un profilo vincente, perché questa è una regione dove, nonostante le innegabili traversie, abbiamo comunque una grande forza e una tradizione di governo». Ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «Ora si tratta di delineare una coalizione e di vedere assieme a questa quale possa essere il candidato vincente, senza preclusioni o pre-decisioni».
E fin qui sembra proprio che sia stato tracciato l’identikit di Zingaretti. Ma…
Alla precisa domanda se Bersani ritenesse il presidente della Provincia di Roma un candidato dal profilo giusto. il segretario ha risposto: «Fin qui ha vinto, però questo non garantisce. È una personalità di rilievo ma non mettiamo il carro davanti ai buoi: prima bisogna definire il possibile perimetro di chi è disposto a discutere con noi. Non ci presentiamo a un confronto con un’ipotesi di coalizione con già i candidati in tasca, perché non è questo il modo di discutere».
Beh, ai più è sembrata un’inversione di rotta. Tutto ruota intorno a quel perimetro indicato da Bersani. Due sono le chiavi di lettura. La prima: non è facile, né strategicamente efficace, rinunciare al governo della provincia già conquistata per provare a difendere la regione, con il rischio di ritrovarsi senza né l’una né l’altra. Seconda chiave di lettura: per provare a vincere nel Lazio occorre che l’Udc sia dalla parte del centrosinistra, altrimenti se si allea dall’altra parte son dolori. E allora? E allora si cerca un candidato che possa andare molto d’accordo con il mondo cattolico. Il primo nome che salta alla mente è Enrico Gasbarra, attuale deputato ed ex vicesindaco prima e presidente della provincia poi. Ma convincere il diretto interessato non sarà facile, anche perché sta prendendo corpo un’altra candidatura prestigiosa, quella dell’ex ministro Giovanna Melandri, che – forse un po’ a sorpresa – ha il pubblico dei sondaggi interni al partito tutti a suo favore. È la più votata. Quindi non è da escludere che questa volta ci si possa trovare davanti alla scelta definitiva. Incredibile ma vero: il Pd incide anche sulla candidatura del Pdl. Dipende tutto da D’Alema: se va in Europa tocca ad Antonio Tajani, ma se Baffino stecca, Tajani resta lì dov’è. E allora? Ritorna la partita tra Renata Polverini e Giorgia Meloni.



















