Adesso D’Alema non ha più nemici. Con chi se la prenderà d’ora in poi?

21 11 2009

E ora su chi verrà scaricata la colpa del nuovo (e scottante) insuccesso di Massimo D’Alema? Gli è stato fatale l’abbraccio con Silvio Berlusconi e il governo? Lo hanno forse tradito i compagni socialisti? O addirittura fare la guerra a Tony Blair alla fine ha avuto effetti devastanti per entrambi i leader politici? Di sicuro, almeno questa volta, D’Alema non potrà prendersela con Walter Veltroni, il suo nemico storico, attualmente in stand-by.
In attesa di scoprire chi sia stato a tradirlo, il leader Massimo dovrà rinventarsi l’album dei suoi nemici, finiti anch’essi a zampe all’aria. In pratica non ce n’è più uno che abbia voglia di sfidare D’Alema, ormai campione di traversone, vista la collezione di insuccessi inanellati uno dopo l’altro. A questo punto della sua vita, e della sua carriera, che cosa farà Spezzaferro? Tranquilli, qualche tela da tessere la troverà sicuramente. C’è tutta una nuova fase della politica italiana da delineare, strategicamente tutta da scoprire. Certo, di nemici non se ne vedono all’orizzonte. Ma ci sono nuovi amici da conquistare, da Casini a Rutelli. Il fido Bersani finirà per fare il segretario del partito nel vero senso della parola. D’Alema, approfittando del suo carisma, lo convincerà ad occuparsi più da vicino della ricostruzione delle sezioni del partito. Quel porta a porta che dovrà rimettere in piedi le macerie di un castello crollato. Soprattutto al Nord, dove la Lega si è portata a casa anche gli operai. Baffino, invece, si ritaglierà un ruolo di tessitore e di kingmaker del partito, nei rapporti con i poteri forti, economici e coop. C’è la sua fondazione che può aiutarlo nella mission. L’obiettivo, questa volta, non è annientare qualche nemico (quelli non ci sono più) ma rivincere le elezioni. Un’impresa talmente ardua, da sembrare quasi impossibile. In attesa dell’evento, ci sono le candidature delle regionali da scegliere. Ci sono i rapporti con l’Udc e con il movimento di Rutelli da curare. Sta di fatto che D’Alema al più presto deve trovare qualcosa da fare, altrimenti rischia di logorarsi per mancanza di avversari. Ora che Veltroni è a riposo e Berlusconi non è poi più così demonizzato come prima della candidatura per l’Europa. Tra l’altro la bocciatura di D’Alema ha perfino danneggiato il Cav, che ora non può più affidarsi ad Antonio Tajani per le regionali del Lazio. Pare inevitabile che perfino Silvio debba ingoiare il rospo della candidatura di Renata Polverini. D’Alema gli chiederà di non cedere a Fini. Sta di fatto che la Polverini fa più paura al Pd di tutti i candidati nel Lazio. Perché potrebbe portarsi l’Udc dalla propria parte della contesa. Con la conseguenza di far fuggire anche quei candidati che sarebbero stati pronti a sfidare e battere Tajani. Per il momento in piedi resta solo Giovanna Melandri, se non si vuole fare la pessima figura di mandare in campo figure di serie B, votate alla sconfitta annunciata.
In tutto questo contesto, il D’Alema di oggi dà l’impressione di poter diventare una scheggia impazzita. Del resto, in tanti anni, l’unico traguardo che è riuscito a tagliare è stato quello di far cadere da premier Prodi e prenderne il posto. Ma fu proprio dopo quella vittoria che cominciò la serie negativa.



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