Cinema, i consigli di Pierluigi Magnaschi per non restare al buio. "Lebanon", "Francesca", "Bastardi senza gloria"
marco | 26 novembre 2009
di Pierluigi Magnaschi
“Lebanon” di Maoz Strauss con O. Cohen, Z. Shtrauss, M. Moshonov, ***** visto nel novembre 2009.
Un film strepitoso. Che ti entra dentro e ti trapassa. Parla di uomini che sono anche soldati. Riguarda la guerra di Israele in Libano, non l’ultima ma quella del 1982. Racconta le avventure di un plotone di paracadutisti israeliani che, supportati da un carro armato, debbono perlustrare in villaggio ostile appena bombardato dall’aviazione israeliana.I soldati sono tutti molto giovani. Il capo pattuglia avrà 35 anni. Gli altri tutti meno. Il film si sviluppa, in gran parte, all’interno di un carro armato nel quale si stipano i carristi con la stella di Davide, incollati l’uno all’altro, madidi di sudore, pieni di sonno e di paura, che puzzano di carburante. Il film inizia con un’automobile che si avvicina lentamente. Non obbedisce agli ordini di fermarsi a debita distanza impartiti dai paracadutisti che sono all’esterno di carro armato. Il capo dei parà gracchia dentro la sua radio l’ordine di sparare all’auto. Il mitragliere ce l’ha nel mirino ma non pfreme in grilletto. Il capo pattuglia ripete, urlando l’ordine: Il mitragliere esista ancora e non spara. A un certo punto dall’auto partono delle raffiche che colpiscono a morte un soldato israeliano. La pattuglia reagisce, gli occupanti dell’auto vengono falciati. Ma hanno tra le braccia il loro compagno morto. Tentano di riavviargli il cuore con delle scariche. Il corpo rimbalza verso l’alto: ma non c’è più nulla da fare. Chiedono ad un elicottero di venire a recuperare il corpo. ma l’elicottero non si fida: Il corpo insanguinato del soldato israeliano viene allora calato dentro il carro armato, per proteggerlo in attesa del recupero. L’operazione di infilare il suo corpo dalla botola è laboriosa. Il corpo è un lago di sangue. Una volta messo nel tank, il giovane soldato morto perché il mitragliere voleva fare l’umanitario, rimane in piedi tant’è il poco spazio a disposizione. Il suo viso sfigurato sembra gardare chi sta dentro. Sembra rimproverarli. Finalmente arriva l’elicottero. Rimettere il cadavere fuori è molto più difficile che lì’operazione contraria. Chi sta fuori tira. Chi sta dentro spinge. L’errore è un corpo senza vita che rimprovera il mitragliere ma che riguarda tutti. Evacuato il morto, si ripresenta, su quella strada sconnessa, un’altra vettura: Questa volta un camioncino. Stesso alt non rispettato. Ordine dall’esterno del tank di fare fuoco. Stessa esitazione. Ri-ordine incazzatissimo. Il mitragliere, questa volta, obbedisce. dal tank partono devastanti strisce di fuoco. Il camioncino ne viene investito in pieno. Da esso, volano via galline polverizzate, mutilate o abbrustolite. Ma viene eiettato anche il conducente, un vecchio palestinese, diviso orrendamente in più parti che urla le sue ultime parole prima di spegnersi.
E poi un lungo silenzio. Che contiene tutti gli interrogativi. Che descrive la guerra per ciò che è: una carneficina senza senso. Che ha torto anche quando obbedisce alle regole, cioè anche quando ha ragione. Il film non fa prediche, non tira conclusioni. Va avanti con mini storie di ordinaria follia. Gente in un ingranaggio che va avanti per conto suo, come se fosse una vita senza fine che non obbedisce a nessuno se non all’assurdità del male. Uno straordinario film. Bellssimo solo nel senso che semina interrogativi senza risposta che ci riguardano tutti.
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“Francesca”, regia di B. Paunescu, con M. Barlandeanu, D. Boguta, L. Gheorghiu * visto nel novembre 2009.
Un film da evitare come la peste. Non perché sia pericoloso ma perché è privo di senso. In Italia esso è diventato famoso perché dà della puttana ad Alessandra Mussolini. Tra l’altro, dopo che questo epiteto è stato ripetutamente commentato da tutti i media e dopo che un magistrato della nostra stravagante repubblica, richiesto dalla Mussolini di intervenire per cancellarlo, ha sentenziato che dare della puttana a un onorevole non è reato, tale epiteto, nell’edizione che ho visto io, è stato sostituito da un bip come se fosse un spot di Striscia la notizia.
Debbo però ammettere che l’operazione mediatica di acchiappa polli è riuscita. Infatti, nonostante gli scandalosi tre asterischi che i grandi quotidiani hanno attribuito a questo film totalmente privo di senso, avevo sentito odore di bruciato. Ma sono andato ugualmente a vederlo proprio per via dell’epiteto. Volevo vedere com’era stato incastonato, mi sono detto. E cosi sono rimasto incastrato.Ben mi sta.
“Francesca” è stata girato (o questa, almeno, è stata la mia impressione) mentre il regista era in vacanza, forse sul mar Nero. Gli attori infatti vagolano per loro conto. La protagonista femminile, che è una brava attrice, mette a segno un paio di sequenze buone. Ma, per il resto, fa passare il tempo. Il suo fidanzato, sembra uno Scamarcio spompato. La gang rumena che lo perseguita sembra tirata fuori pari pari da un telefilm sui pusher marginali di Los Angeles. Bisognerebbe chiedere i danni a coloro che hanno dato i tre asterischi a questo film. Prima o dopo ci si dovrà pure arrivare. E’ roba da Codacons, questa.
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“Bastardi senza gloria” regia di Q. Tarantino con B. Pritt, D. Kruger, M. Laurent ***, visto nel novembre 2009.
Tarantino è uno straordinario regista disinvolto e di talento. Un giocoliere della camera da presa. In questo film, falso ma coinvolgente, mischia a piacere, come se avesse in mano un caleidoscopio, tutti i generi. Innanzi tutto, racconta una vicenda storica, inventandosela di sana pianta. Parla di due attentati a Hitler, nella Parigi occupata dai nazisti. Attentati che non sono mai avvenuti. Racconta la storia di un gruppo di ebrei che vogliono, nel loro piccolo, farla pagare cara ai nazisti che cadono sotto le loro grinfie. Non si limitano a terrorizzarli e ad ammazzarli ma tolgono loro anche gli scalpi come se fossero dei pellirossa redivivi. Un film rocambolesco, falso ma vero, tragico ma divertente, che frizzica come se fosse una sterminata miccia accesa che dura quasi tre ore. Un tempo che, alla fine,non ti accorgi che sia passato. L’unico personaggio non riuscito è Hitler, reso involontariamente come una caricatura e non come una tragica, gigantesca e raggelante presenza. L’Hitler di Tarantino è come se lo avesse interpretato Corrado Guzzanti in una delle sue tante imitazioni. Non sgomenta ma suscita ilarità o addirittura tenerezza. Non mi sembra, questo, un effetto collaterale da poco.
THE END





