E ora Veltroni prende legnate pure da Costanzo: non ha fatto nulla
marco | 10 dicembre 2009
Quando si decide di voltare pagina non ci si può fermare davanti ai ricordi o ai rimpianti. Il taglio va fatto senza tentennamenti. Ne sa qualcosa Maurizio Costanzo che lascia il suo Show al teatro Parioli dopo 25 anni, 4.400 puntate e 32.800 ospiti. La sua creatura la molla per tornare in Rai, coronando il suo sogno di fine carriera. Ha ringraziato tutti, dal Cavaliere all’ultimo usciere di Mediaset, come è giusto fare dopo una militanza così lunga. Con il passo della tartaruga, la cui strategia è sempre vincente (come spiega nel suo ultimo libro), l’anchorman ha rinunciato al contratto in esclusiva della tv commerciale per ritornare a casa. Ne è passata di acqua sotto i ponti del lungotevere da quando apriva e chiudeva la finestra a Bontà loro. Ma il glorioso Costanzo di questi anni si è fatto ammirare anche per molte altre iniziative che lo hanno reso una specie di asso pigliatutto, nel mondo del giornalismo, del teatro, delle trasmissioni tv, delle consulenze per gli enti locali e le associazioni. Costanzo in pratica ha creato un impero. Prima da solo, poi con la moglie Maria De Filippi e i tanti Amici che orbitano intorno alla coppia e alle loro produzioni televisive (e non).
Costanzo ha fatto molto per il teatro italiano, anche se sul contenzioso per il Brancaccio ha dato vita a un braccio di ferro con Gigi Proietti che non resterà un fiore all’occhiello nella carriera dei due, né per l’anchorman né per l’artista. Politicamente Costanzo non è mai stato ambiguo. Ha sempre dichiarato di essere un uomo di sinistra, è stato anche candidato con i radicali (raccogliendo 366 voti). Ha ospitato nel suo salotto tantissimi leader di partito, ministri. Non ha mai tradito i suoi amici D’Alema e Rutelli. Tuttavia ha anche applaudito il modello Roma del Walter Veltroni sindaco. Seppure non sia mai stato un suo tifoso. Per la Galleria Sordi, per la Notte bianca e per altre iniziative che fecero diventare il primo cittadino romano un uomo da copertina sul Time. Oggi invece non ha più dubbi: meglio Alemanno di Veltroni. «Perché il primo sta cercando di fare cose. Veltroni, neanche quello». Il taglio è stato dato, non c’è dubbio.





