Cinema, i consigli di Pierluigi Magnaschi per non restare al buio. “La prima cosa bella”
27 01 2010
di Pierluigi Magnaschi
“La prima cosa bella” di Paolo Virzì con Stefania Sandrelli, Valerio Mastrandrea, Claudia Pandolfi e Micaela Ramazzotti.***
Virzì ha fatto un autentico do di petto con questo film sereno, vero, godibile e spumeggiante, ambientato in una Livorno anni 70, descritta con gli occhi della nostalgia ma anche della verità.
La storia è bella. Gli attori capaci. Il regista maieutico. Basti pensare che, ricorrendo all’eccezionale Micaela Ramazzotti (che interpreta la protagonista, Anna, quando questa era giovane) e la, qui, strepitosa Stefania Sandrelli (nello stesso personaggio, ma quando Anna è diventata vecchia) Virzì ha saputo dare una piena continuità fisica e soprattutto psicologica allo stesso personaggio, attraverso il tempo. La Ramazzotti rende un’Anna da fotoromanzo, apparentemente fragile e dispersa, attratta dai concorsi di bellezza e dalla partecipazione da figurante in film con attori famosi ma dove lei si limita a dire, male, tra l’altro: “Il pranzo è servito” ma, nello stesso tempo, è una donna cocciuta e determinata come un’animale, nel difendere i suoi due bimbi. E’ attratta dalle macchine sportive e dagli amanti apparentemente smaglianti che però, dopo averla usata, la scaricano brutalmente fuori dalla spyder decapottata senza nemmeno aprire la porta, davanti agli occhi dei figli orripilati. Ma qui, la Ramazzotti, ferita dal suo lancio fuori programma, piegata in due sui sassolini del viale dov’era planata con fracasso e rabbiosa contro l’amante senza scrupoli, appena si accorge dei figli che la stanno guardando smarriti, cambia subito registro, con una recitazione sconvolgentemente professionale. La sua rabbia infatti diventa immediatamente scherzosa, l’indignazione avvilita (un’altra scopola da parte della realtà, dopo le tante altre, già subite) si trasforma subito in una complicità scherzosa. I figli, anche se hanno capito, debbono avere dubbi su ciò che è successo.
E che dire della Sandrelli che qui interpreta il ruolo migliore della sua carriera. La Sandrelli recita la parte di una vecchia signora un po’ svampita, piena di voglia di comunicare con tutti, naturalmente allumeuse, direbbero i francesi, inevitabilmente coquette. La Sandrelli è una malata terminale molto particolare. Pur essendo ricoverata in un hospice (che è l’anticamera del decesso inevitabile) la Sandrelli, resta aperta a tutto, fiduciosa del suo appeal, naifisticamente aperta agli altri. Per cui, ad esempio, non si sottrae, lei vacillante, a un ballo in piazza, assaporando, con gioia contagiosa, le poche giornate che ancora le restano, e abbuffandosi di boccate gioiose di zucchero filato. Valerio Mastranndrea e Caludia Pandolfi (nelle parti dei figli di Anna, diventati adulti) sono altrettanto superlativi.
Virzì poi usa molti altri attori, alcuni presi dalla strada, che recitano un film corale, umanamente sconclusionato, espressione di un’Italia che sta cambiando pelle in pochi anni, ma anche ottimistico.



















