Quanti politici hanno già cambiato casacca
1 02 2010dall’Adnkronos
Da Francesco Rutelli a Bobo Maroni, da Sandro Bondi a Ferdinando Adornato, da Elio Vito a Gaetano Pecorella. Non sono pochi quanti, nel giro di qualche anno, e in alcuni casi di qualche decennio, hanno cambiato idea politica, concretizzando la propria evoluzione ideologica e culturale nel passaggio da uno schieramento all’altro, o in un cammino trasversale attraverso forze politiche contigue, a cavallo tra la prima e la seconda Repubblica.
Uno dei possibili perché al fenomeno piuttosto diffuso di ‘transumanza’ politica lo fornisce Eugenia Roccella, oggi sottosegretario alla Salute ed esponente del centrodestra, ma trent’anni fa in quel Partito radicale, che aveva già incassato le vittorie referendarie su divorzio e poi aborto. ”Le posizioni politiche e culturali – ha spiegato Roccella in un’intervista al quotidiano del Pd ‘Europa’ – seguono le trasformazioni storiche, le maturazioni personali, e solo coloro che sono accecati dall’ideologia non accettano di confrontarsi con il mutamento”.
La ‘conversione’ di Rocella è stata, si puà dire, radicale, perche’ da Pannella è passata alla destra cattolica per poi approdare politicamente nel centrodestra. Ma la portavoce del Family day non è la sola ad aver condotto un cammino che l’ha portata ad un approdo politico molto distante dal punto di partenza.
Un altro dei protagonisti della maturazione politica che si è tradotta in un profondo cambiamento è Gaetano Pecorella, che non ha mai nascosto di aver iniziato la propria carriera politica, molti anni fa, come militante di Potere operaio, con quei comunisti, insomma, tanto invisi al Cavaliere. Il futuro difensore di Berlusconi collaborava da giovane al servizio giuridico che difendeva i componenti del Movimento studentesco, oltre che essere stato avvocato del Soccorso Rosso militante. Successivamente, la riflessione politica lo conduce nel Psi ed infine in Forza italia e nel Pdl.
Da sinistra al centrodestra anche il percorso di Sandro Bondi, ministro per i Beni culturali e coordinatore del Pdl. Il suo passato ‘rosso’ è noto: nel 1990 è stato anche sindaco comunista di Fivizzano, la sua città. Ma il travaglio interiore che poi lo avrebbe condotto al di la’ del ‘muro’ non era un mistero per i compagni di allora che lo avevano ribattezzato ‘ravanello’: rosso fuori ma ‘bianco’ dentro.
E in principio fu sinistra anche per Bobo Maroni, folgorato sulla via di Pontida dopo essere stato da ragazzo sostenitore di Democrazia proletaria. E’ lo stesso esponente del Carroccio a raccontarlo, nel 2007, in una intervista al magazine del ‘Corriere della Sera’: “L’esordio in politica? Nei marxisti leninisti di Varese. A sedici anni mi avvicinai alla politica grazie alle lezioni del mio professore di filosofia. Mi abbonai pure al Manifesto”. Poi, nel 1979, l’incontro con Bossi: ero un giovane neolaureato -racconta Maroni- che votava Democrazia proletaria. Un mio amico mi disse che c’era un tipo interessante da conoscere…”.
A proposito di Bossi, la leggenda (politica) vuole che anche il leader dei padani si fosse avvicinato in gioventu’ alla sinistra. Nel libro ‘Razza padana’ di Adalberto Signore e Alessandro Trocino si afferma che tra il 1974 e il 1975 fosse tesserato nella sezione del Pci di Verghera, frazione di Samarate e che per qualche mese avesse messo su una bancarella di quadri per raccogliere fondi a sostegno delle vittime cilene del regime di Pinochet. Ma è un argomento che il ’senatur’ non ha mai mostrato di voler affrontare.
In continua evoluzione politica è stato Francesco Rutelli, il leader dell’Alleanza per l’Italia che, come altri, è ‘nato’ politicamente nel Partito radicale per poi compiere un cammino diverso. Nel 1976 entra nel movimento pannelliano, per diventarne, appena tre anni dopo, segretario nazionale. A Montecitorio mette piede per la prima volta nel 1983. Non ne uscirà più, ma nel corso degli anni ha perfezionato la propria idea politica attraverso l’esperienza con i Verdi, per passare poi ad una formazione più centrista come la Margherita, aderire all’Ulivo e poi al Pd e oggi, infine, guidare una formazione moderata come l’Api.
Travaglio cultural-politico anche per Ferdinando Adornato, gia’ iscritto al Pci, direttore del periodico della Fgci ‘La Citta’ futura’ e giornalista dell”Unita”. Il suo cammino lo porta prima nel Pds e poi a fondare Alleanza democratica, che gli apre le porte del Parlamento. Nel 1995 fonda e dirige il mensile Liberal, allontanandosi dalle sue posizioni politiche originarie ed avvicinandosi progressivamente alle posizioni del centrodestra. Aderisce a Forza italia, formazione con cui torna in Parlamento, ma quando scocca l’ora del Pdl preferisce la ‘casa’ di Casini e Buttiglione, entrando nell’Udc.
Evoluzione politica nel corso degli anni anche Pancho Pardi, molto attivo nel ‘68 fiorentino e fino al 1972 con Potere operaio. Nel febbraio del 2002 ha ammesso, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, di aver tirato molotov. Il suo ‘cuore’ politico è stato sempre a sinistra, fino a che non ha smesso di battere per il rosso e ha ricominciato a farlo per l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro, che oggi Pardi rappresenta a palazzo Madama.
Oggi l’Idv accoglie anche Antonio Borghesi, che in passato e’ stato leghista. Nel 1998 ha lasciato il Carroccio per aderire alla Liga Veneta Repubblica, formazione politica allora marcatamente indipendentista, con cui e’ stato eletto consigliere provinciale in Veneto. Tre anni dopo ha deciso di abbandonare la politica ‘padana’ per approdare nell’Italia dei valori, di cui e’ alfiere politico da due legislature.
A meta’ degli anni ‘70 era il Partito radicale di Marco Pannella ad attirare molti giovani che volevano avvicinarsi alla politica: cosi’ e’ stato per l’attuale ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito, per Peppino Calderisi e Benedetto Della Vedova, oggi tutti e tre eletti con il centrodestra.
Neppure il presidente uscente del Piemonte Mercedes Bresso aveva saputo resistere alle sirene pannelliane, proveniente dalle file della Federazione giovanile repubblicana. Ma poi, il suo tragitto politico e’ cambiato: dal centro e’ passata a sinistra, eletta come indipendente nelle liste del Pci al Consiglio regionale del Piemonte nel 1985.
Percorso inverso per Gianfranco Miccichè, artefice di quel clamoroso 61 a zero inflitto in Sicilia dal Polo agli avversari ulivisti alle politiche del 2001: come altri esponenti politici che oggi militano nel centrodestra, anche per lui c’è un passato ‘rosso’ nelle file di Lotta Continua. Ma non si sente un voltagabbana: “Ho scoperto che cosa sono. Mi hanno mandato – ha raccontato qualche anno fa in una intervista – per vent’anni in piazza a gridare: ‘libertà. Fino a quando ho capito che la sinistra non voleva dire libertà ma regime, imbroglio, bugia. Quindi oggi li odio”.



















