Tra Santoro e Vespa non è finita

24 02 2010

ilvio Berlusconi non sopporta né Michele Santoro né Marco Travaglio. È risaputo. Dipendesse da lui li manderebbe in Bulgaria. Ma un altro editto bulgaro scatenerebbe l’apocalisse e il premier non può permettersi l’ennesimo cataclisma. Ha provato a chiedere una missione impossibile al direttore generale Mauro Masi: troviamo un accordo con Santoro. Magari con una soluzione che acceleri la buonuscita dell’anchorman.
Soluzione non facile da trovare perché il conduttore di Annozero non ne vuole sapere di mollare il suo spazio televisivo.
Tuttavia, da qualsiasi lato si affronti la vicenda, quello che subito salta agli occhi è la difficoltà e il conseguente nervosismo che accompagnano Santoro da quando il Cav ha rivinto le elezioni. Per tutta l’estate si è andati avanti con la tiritera sulla presenza di Travaglio come opinionista senza contraddittorio in trasmissione. Masi non voleva rinnovargli il contratto. Addirittura è rimasto congelato per giorni e giorni. Poi la nascita de il Fatto quotidiano, la conferma della presenza di Travaglio in trasmissione. Gli ascolti buoni. Anzi ottimi. La presenza costante del contraddittorio, da Maurizio Belpietro a Niccolò Ghedini, le sentinelle del Palazzo. La libertà di stampa (e di opinione) è garantita. Ma il nervosimo cova e prima o poi esplode. Forse in chi meno te lo aspetti, quel Marco Travaglio apparso quasi sempre imperturbabile nelle sue requisitorie.
Apriti cielo. Si assiste a un battibecco che dà subito l’impressione di essere un siparietto fuori dagli schemi. Talmente fuori che sfugge di mano anche a Santoro. «Ora basta», urla l’anchorman dopo aver ascoltato un «Io me ne vado» di Travaglio. Tra i due non c’è più la fiammella che li unisce come Ulisse e Diomede. E bastano poche ore per rendersene conto. Non si riconoscono più. E Santoro ci va ancora più pesante: è Travaglio che ora si è montato la testa. I berluscones esultano: è stato sufficiente un po’ di contraddittorio per mandare in tilt il grande accusatore. Ma ora che cosa accadrà? La par condicio condiziona le trasmissioni tv e ne fomenta gli animi. Perfino Bruno Vespa ha perso la pazienza e ha aperto il fuoco sul collega Santoro. Rispondendo alle provocazioni di Annozero sui giornalisti del futuro e la domanda dalle 100 pistole. Ed è tutt’altro che fuoco amico: i due, è risaputo, si vedono come cani e gatti. E non è da escludere che in questo periodo di par condicio non tocchi a loro due dare spettacolo e creare le attese tra i telespettatori pronti a dividersi, schierandosi con l’uno o con l’altro.
Intanto c’è da registrare il passo indietro di Marco Travaglio, pronto alla retromarcia: «Ero stanco, non mollo Annozero». E pensare che qualcuno aveva già pensato a un altro grande divorzio della tv, un nuovo caso Tognazzi-Vianello per intenderci. E invece no. La morale ce la fa Santoro: «Se la televisione è peggiorata non è solo colpa di Berlusconi e dei suoi trombettieri ma di chi avrebbe dovuto contrastarlo e anche di quelli che scelgono di battersi pensando di essere gli unici a farlo con coerenza». Chissà se in casa Pd a qualcuno fischieranno le orecchie.



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