Mimun, un libro sul Tg1 che scopre gli altarini di Borrelli e compagni
marco | 14 agosto 2010
Sul Tg1 molto presto ne leggeremo delle belle. L’attuale direttore del Tg5, Clemente J. Mimun, sta trascorrendo le vacanze a Sabaudia rileggendo le bozze del suo libro che uscirà dopo l’estate. Mimun ripercorre con aneddoti e clamorosi retroscena i suoi 14 anni di Rai (prima al Tg2 e poi al Tg1). Ai suoi amici ha confessato che a fargli venire la voglia di scrivere è stata la lettura del libro di Giulio Borrelli. E al grido di «ora ve la dico io la verità» ha deciso di cominciare l’opera. Quello di Borrelli, ex direttore Tg1 e ora corrispondente dagli States, è stato letto da Mimun come un libro politico con molte cattiverie gettate lì al volo, e non certo come avrebbe dovuto scriverlo un uomo di televisione come appunto Borrelli. Quel prima c’era la Rai e poi sono arrivati gli occupanti non è proprio piaciuto a Mimun che ha preso carta e penna e di getto ha buttato giù i suoi ricordi di Saxa Rubra, dai capricci degli inviati di guerra, a cominciare da Lilli Gruber che voleva far togliere i mezzi (per la diretta) e la linea al Tg3 per realizzare la straordinaria del Tg1 su Bagdad. Diversi capitoli sono dedicati a tutti quei giornalisti politicamente impegnati, da David Sassoli a Maria Teresa Busi, dallo stesso Giulio Borrelli a Tiziana Ferrario. Le pagine sono circa 200. Ovviamente non è stato dimenticato il capitolo dedicato a Francesco Giorgino, l’attuale caporedattore del politico che entrò in collisione con l’allora direttore Mimun in seguito a un’intervista, che fece molto rumore perché parlava di Silvio Berlusconi. Nel libro Mimun racconta di tutte le telefonate di raccomandazioni che ricevette in favore di Giorgino, trasversali e logistiche. Del conduttore si parla anche a proposito delle assistenti universarie che lo circondavano in redazione. Molto divertente anche il racconto di quel giornalista anziano che non faveva più niente da anni e che Mimun cercò di reinserire invano nel meccanismo. «Non se parla. Io ho lavorato con Zavoli e Biagi», diceva. Beh, un bel motivo in più per ricominciare. Ma tra un permesso sindacale e l’altro alla fine il giornalista, pur di non lavorare, accettò lo scivolo e lasciò la Rai.





