Marco Castoro

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Ora che non c’è più Minzolini vogliono cacciare Maccari

marco | 31 gennaio 2012

Chissà cosa starà pensando l’ex dg della Rai, Mauro Masi, nel vedere il suo successore Lorenza Lei sulla graticola dei partiti? Di sicuro sarà ben lieto di non essere più alle prese con i forconi di viale Mazzini e dintorni. «Fuori la politica dalla Rai», è da sempre la frase più gettonata. Tutti se ne riempiono la bocca, eppure tra il dirlo e il farlo c’è sempre di mezzo un mare di guai, le cui onde possono travolgere anche chi conosce come le sue tasche le problematiche di un’azienda ormai da rottamare e da rifare. Assistere all’assalto della diligenza per portarsi a casa il bottino è l’ultima caduta di stile di una classe dirigente che meriterebbe di andarsene a casa. Le medesime persone che fino a pochi giorni fa erano sedute intorno allo stesso tavolo, bevendo nella coppa dell’amicizia pur di mandare a casa Augusto Minzolini, si stanno prendendo a pugni per la conferma di Alberto Maccari, passato nel giro di pochi giorni, da salvatore della patria a ingombrante presenza politica in vista delle prossime elezioni. E pensare che questo direttore si è reso protagonista di un gesto di signorilità che si può definire di un’altra epoca. Pronto a mettere nero su bianco che si farà da parte non appena il nuovo cda deciderà di rimuoverlo dal Tg1 per affidarlo a un pretendente che – a oggi – non c’è, anche perché nel cda non ci sono le condizioni che evitino a un direttore di un’altra testata (prestigiosa) di subire l’onta di una bocciatura. Maccari al Tg1 e Alessandro Casarin alla Tgr rappresentano per il Pd e l’Udc un accordo (fatto dalla Lei con Pdl e Lega) che va contrastato con ogni mezzo per evitare che alle prossime elezioni l’ex maggioranza di governo parta avvantaggiata. Perfino un uomo di televisione come Sergio Zavoli è sceso in campo. Quello che sta accadendo al Tg Lazio in favore di Gianni Alemanno è un precedente pericoloso (tanto che la Lei è dovuta intervenire). Per far passare la conferma di Maccari fino al 31 dicembre occorrono 5 voti. Per ottenerli il d.g. è pronto ad accontentare anche l’Udc con Pietro Pasquetti condirettore della Tgr.

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Lei-Garimberti: fuori i secondi. Più che il Tg1 è la Tgr la partita della vita

marco | 27 gennaio 2012

La partita Rai è degna di una finale di Champions League. Alla fine solo uno (o una) alzerà la coppa. Per decretare il vincitore occorreranno di sicuro i supplementari e forse anche i rigori. Queste sono ore molto concitate per i duellanti e le loro squadre. Da una parte c’è il direttore generale Lorenza Lei che si sente solida in sella e che deve dare riscontro a chi l’ha voluta su quella poltrona. Dall’altra parte c’è il presidente Paolo Garimberti che non si vede più nei panni del garante dell’opposizione, bensì nell’alfiere del nuovo che avanza. Inutile sottolineare che entrambi i protagonisti della sfida si giocano la testa (intesa come riconferma). Chi vincerà la partita? Il Tg1 e la Tgr (la testata regionale) rappresentano il trofeo da portare a casa, il terreno di gara da espugnare se la vediamo dal punto di vista dei partiti politici. Da quando non c’è più Silvio Berlusconi si è venuta a creare una certa confusione nella governance di viale Mazzini. Non si sa più chi faccia parte della maggioranza e chi dell’opposizione. Quello che è chiaro è lo scenario: ognuno per sé, Dio per tutti. Al governo Monti non dispiacerebbe cominciare a mettere qualche paletto sulla riforma della Rai, ma mancano gli strumenti per cambiare le cose. E se essi non si troveranno al più presto esiste la possibilità che il cda in scadenza a fine marzo possa subire una proroga. Ma la contesa Lei-Garimberti verte proprio su un’altra proroga, quella della direzione del Tg1. La Lei vorrebbe tenere in carica, almeno fino a giugno, Alberto Maccari. Per contro, Garimberti vorrebbe sostituirlo da subito con Marcello Sorgi o Mario Calabresi. Ma quanti di questi papabili candidati hanno voglia di prendersi gli oneri di una direzione che tra qualche mese potrebbe essere cancellata dalle elezioni? Il tutto con stipendi sensibilmente ridotti rispetto al passato. Le elezioni che verranno fanno pensare di getto alla Tgr, diventata ora più che mai una direzione strategica. Il posto di Maccari dovrebbe essere assegnato ad Alessandro Casarin, già condirettore, stimato e apprezzato principalmente dalla Lega ma anche da esponenti del Pdl, su tutti Paolo Romani. Ma l’accoppiata Maccari al Tg1 e Casarin alla Tgr è vista come fumo agli occhi dal Pd e dal terzo polo. Da qui la spinta a Garimberti per sparigliare il campo e non lasciare al Carroccio una direzione così importante per le prossime elezioni. Inoltre il terzo polo ha già pronto il suo candidato (Pietro Pasquetti) da opporre a Casarin. Pensate che suk diventerà il cda al momento del voto.
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Mai dire domenica a La7: ascolti flop

marco | 25 gennaio 2012

Gli ascolti domenicali di La7 sono come la primavera di Franco Battiato, stentano ad arrivare. In onda, condotto da Luca Telese e Nicola Porro, che al sabato va molto meglio, domenica scorsa ha riportato una media di 624.000 (share 2,09%); il nuovo programma culinario Ti ci porto io con Gianfranco Vissani e Michela Rocco di Torrepadula, nonostante il lungo battage pubblicitario, ha raccolto soltanto 237.000 telespettatori, per uno share dell’1,52%. Il talk Ma anche no condotto da Antonello Piroso ha intrattenuto 336.000 telespettatori, share 1,74%. Maluccio anche il preserale di Serena Dandini (1,20% di share), che al sabato in prima serata era andata meglio anche di Daria Bignardi (5,7% di share contro 4,48%). Perfino l’edizione domenicale del tiggì è apparsa sotto tono: 1.587.000 (5,94% di share). Fa bene Enrico Mentana a starsene a casa di domenica.

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A Giordano riesce ciò che non riuscì a Mentana: sparigliare il palinsesto

marco |

GIORDANO FA IL MENTANA E BATTE SANTORO E FORMIGLI… Ottimo riscontro per lo speciale del Tgcom24 sul naufragio della Concordia. Organizzato in giornata, andato in onda senza preavviso giovedì scorso, ha ottenuto l’8,8% di share facendo meglio di Michele Santoro e di Corrado Formigli. A quanto pare Mario Giordano è riuscito a fare a Mediaset quello che a Enrico Mentana non riuscì: sparigliare il palinsesto. Inoltre, l’unica intervista realizzata al comandante Schettino, ha fatto il giro del mondo, dalla Cnn alla Bbc, dando lustro alla testata Tgcom24.
…E INCASSA PERFINO I COMPLIMENTI DI MINEO. Il direttore di Rainews, Corradino Mineo, durante il Tv Talk di Raitre, con grande signorilità, ha riconosciuto l’ottima performance dei rivali di Tgcom 24: «dopo aver visto il servizio al mattino del naufragio della Concordia, ho detto ai miei redattori: guardate, è così che si lavora. Bravo Giordano, un battesimo da 110 e lode». Della serie signori si nasce.

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Tg4, in attesa del sì di Minzolini si pensa a Toti

marco |

Mentre a Mediaset si sta cercando di trovare una degna via di uscita a Emilio Fede, e si attende una risposta positiva da Augusto Minzolini (a sua volta in attesa della sentenza sul suo ricorso per il Tg1), è stato allestito un piano b per la futura direzione del Tg4. Una soluzione più consona al periodo austero che si sta vivendo a Cologno dal punto di vista delle spese aziendali. Con le soluzioni interne si risparmierebbero parecchi euro. Il giro di valzer potrebbe riguardare Giovanni Toti, il quale lascerebbe la direzione di Studio Aperto per approdare sulla poltrona-capestro che Fede non mollerebbe nemmeno sotto tortura (tra l’altro la sostituzione non è stata ancora pianificata nei tempi e nei dettagli e quindi potrebbe anche essere non imminente). Per la direzione del tiggì di Italia 1 si è pensato ad Annalisa Spiezie (impegnata con successo nello start up del canale all news), il cui nome però ha destato qualche preoccupazione all’interno dell’azienda di Silvio Berlusconi, essendo lei molto stimata e apprezzata da Walter Veltroni. Comunque la partita è tutt’altro che chiusa. Che all’ultimo spunti fuori un outsider?
su http://www.italiaoggi.it/giornali/preview_giornali.asp?id=1754416&codiciTestate=1&sez=hgiornali&testo=&titolo=Tg4,%20in%20attesa%20del%20sì%20di%20Minzolini%20si%20pensa%20a%20Toti

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In tempi di crisi boom del mercatino dell’usato

marco | 23 gennaio 2012

da www.culturalnews.it
di Enzo Di Giacomo

La crisi morde le famiglie italiane lungo tutta la penisola. I rincari di luce, gas, benzina, autostrade (e l’elenco potrebbe continuare) mettono a dura prova la quotidianità degli italiani. Bisogna attrezzarsi per far fronte a un ritorno pre-boom economico, un “tesoretto” dilapidato da decenni di politica economica (e non solo) disastrosa, incurante del bene collettivo.
In questo quadro buio di prospettive soprattutto per i giovani che si affacciano al lavoro (si fa presto a dire, siate ottimisti), cresce sempre più il mercato dell’usato e gli italiani prediligono per convenienza economica gli oggetti di seconda mano. Crescono i negozi specializzati in questo settore.
Il 2011, che doveva essere l’anno della ripresa dopo lo “shock sistemico del 2008”, è stato un annus horribilis per instabilità politica, previsioni sempre più al ribasso, paventato default per alcuni Paesi europei, spread a dettare l’agenda dei governi europei.
Per il Mercatino dell’Usato, sorto per volontà di Gianni Perbellini di Verona, ci sono numeri significativi per il 2010 (in elaborazione quelli del 2011): 200 negozi, 11.500.000 oggetti venduti, 1.850 le persone dedicate, 60 milioni di euro rimborsati, 133 milioni di euro il giro d’affari.
E’ sufficiente una visita in uno dei numerosi mercatini dell’usato per toccare con mano la crisi: vendita di mobili, abiti, pellicce, elettrodomestici e una miriade di prodotti che rappresentano il rifugio del nuovo italiano, quello che vive al tempo della crisi di Monti.
E’ il settore dell’usato nella sua totalità che cresce, secondo quanto riportato da uno studio della Camera di Commercio di Milano. Il mercato dell’usato in Italia conta 3.347 esercizi commerciali. Leader tra le regioni la Lombardia (496 imprese attive, 14,8% sul totale nazionale), seguita da Lazio (461, 13,8%) e Toscana (406 imprese, 12,1% sul totale). Tra le province, Roma è in testa (11,5% del settore usato), seguono Milano (7,3%), Torino e Napoli (entrambe 6%).
In uno dei numerosi mercatini dell’usato a Roma, abbiamo incontrato Simona Marrone, socia del mercatino dell’usato di Casetta Mattei. Leggi il resto dell’articolo »

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Stretta sui festivi e sugli orari di lavoro anche in Rai

marco | 20 gennaio 2012

L’ufficio del personale della Rai, si potrebbe sintetizzare, è un po’ come la guardia di finanza a caccia degli evasori. L’input ad avere l’occhio più vigile è partito direttamente dal direttore generale per controllare da vicino tutti i dipendenti dell’azienda di viale Mazzini. Al setaccio gli orari di lavoro, nei giorni festivi soprattutto, i notturni e tutte le voci che consentono al lavoratore di usufruire di qualche bonus economico. In arrivo badge e tornelli pure per i giornalisti, senza escludere la possibilità di usare i dati per il controllo durante l’orario di lavoro. Se questi accorgimenti dovessero entrare in vigore si assisterebbe a una vera rivoluzione, soprattutto rispetto al recente passato.
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Tg1, nebbia su Maccari. Tg2, arriva Marroni e scoppia il finimondo

marco | 18 gennaio 2012

In attesa che Mario Monti ci metta le mani (o almeno ci provi), la Rai continua il suo percorso alla deriva, un po’ come la Costa Concordia, in attesa delle Idi di marzo, mese in cui decadono le cariche del cda di viale Mazzini e va a sentenza il ricorso di Augusto Minzolini sulla rimozione da direttore del Tg1. Premesso che il direttorissimo, a giudizio dei beninformati, vanta 90 possibilità su 100 di vincere il contenzioso, il d.g. Lorenza Lei proverà nella seduta di domani del cda a intraprendere il farraginoso discorso sulla direzione del Tg1. A fine mese scade l’interim di Alberto Maccari, il rappacificatore, che però chiede più tempo per poter lavorare. Ma la data della pensione è prossima. Probabilmente si cercherà di trovare la formula per una proroga di tre mesi, alla luce soprattutto dell’esito del ricorso di Minzolini. Una proroga che però Maccari potrebbe anche non accettare. Se si ha fiducia in lui bisogna dimostrarlo almeno con un anno di mandato.
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Tg1, Ferragni ci spera. Ma Calabresi potrebbe accettare

marco |

Tg1, non sarà facile individuare il nome del possibile sostituto di Maccari da proporre al cda. Il tetto dell’ingaggio annuale è stato fissato a 250 mila euro. A questa cifra è da escludere che un direttore, tra quelli i cui nomi sono già circolati, possa accettare un incarico del genere con uno stipendio inferiore a quello percepito nel quotidiano di appartenenza. Difficile pensare che Mario Orfeo lasci il Messaggero per 250 mila euro l’anno, così come sembra arduo sperare che lo faccia Mario Calabresi, anche se quest’ultimo potrebbe fare una scelta di merito e di sobrietà (per dirla alla Monti), spinto anche dal momento non felicissimo che sta passando il quotidiano La Stampa. E poi il suo stipendio non è che sia tanto superiore al tetto Rai. Comunque per il Tg1 risulta più che probabile la possibilità che si decida per una soluzione interna. Di nomi prestigiosi non ce ne sono all’orizzonte. Il vice Fabrizio Ferragni potrebbe essere il favorito. Di area cattolica, vanta ottimi rapporti con la Lei, dal punto di vista della politica è considerato un “equilibrista”, un uomo che sa pesare con il bilancino le forze in campo. Da non sottovalutare la tentata scalata che fino all’ultimo proverà a fare Francesco Giorgino, cercando gli appoggi giusti all’interno del Pdl, a cominciare da Angelino Alfano.

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Tg2, Masi pronto a dimettersi se arriva Marroni come vice

marco |

Sembra proprio che sia Stefano Marroni uno dei due nuovi vicedirettori indicato dai vertici aziendali per il Tg2 diretto da Marcello Masi. La nomina rischia di far esplodere la polveriera. Né il direttore né la redazione, infatti, sembrano gradire il ritorno di Marroni. Addirittura Masi è pronto a dimettersi in caso di nomina di Marroni. La redazione a scioperare. Ad apprezzare e stimare Marroni sono l’area Pd, il consigliere vicino all’Udc Rodolfo De Laurentiis e i finiani. La bufera al Tg2 si potrebbe placare se il prescelto fosse Giorgio Saba, il candidato espressione di Masi e della redazione. Per l’altra poltrona da neo vicedirettore dovrebbe essere indicato Giovanni Alibrandi. In odore di conferma gli attuali tre vice di Masi: Rocco Tolfa, Carlo Pilieci e Ida Colucci.

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