Luis Enrique, tutto regole e distintivo
marco | 26 febbraio 2012Un professionista, un maestro, un comandante, un leader, un uomo che mette e che rispetta le regole, non puó sfuggire alla prima di tutte le regole, quella del buon senso. Chiunque si trova a gestire situazioni di ogni genere, un ufficio, una classe, un gruppo parlamentare, un governo, la conosce e ci sta continuamente a contatto. Inutile eluderla o far finta che non esista. C’è, e quasi sempre, ti consente di superare gli ostacoli. L’unico che non conosce la regola del buon senso è Luis Enrique, integralista tutto di un pezzo, che preferisce spaccare un gruppo pur di restare intransigente a ogni costo. Quasi fosse il maestrino di un collegio o il comandante di un corso di sopravvivenza. Nel caso del ritardo di De Rossi è chiaro che il giocatore abbia sbagliato, ma fallo multare dalla società, non escluderlo dalla formazione. Perché essere masochisti? Anche Luis Enrique, stimato e apprezzato dalla maggior parte di addetti ai lavori e tifosi giallorossi, non è esente da errori. Anche lui meriterebbe qualche castigo. Come quando sbaglia la formazione o le sostituzioni, quando va in stato confusionale, quando fa uscire la Roma dall’Europa League. Spaccare tutto quando la squadra è in piena corsa addirittura per un insperato terzo posto è pura follia. Soprattutto poi alla vigilia del derby. A Firenze (0-3 e tre espulsioni) fu punito con l’esclusione Osvaldo. A Bergamo (1-4 e due espulsioni, con lo stesso arbitro di Firenze) il punito è stato De Rossi. Nel mirino all’inizio della stagione c’é stato per un buon periodo Totti. Ma cosí continuando dove vuole arrivare Luis Enrique? Dopo quest’ultima performance, giocatori e tifosi condividono lo stesso imbarazzo che hanno palesato i dirigenti Baldini e Sabatini davanti alle telecamere.






Che ci siano dei problemi lo dimostra il fatto che
Il Pelle | 27 febbraio 2012Che ci siano dei problemi lo dimostra il fatto che la vicenda sia diventata di dominio pubblico, contro l’evidente volontà del tecnico (“non l’ho fatto giocare perchè non l’ho visto pronto”). Da testimonianze dirette conosco la vicenda di due importanti giocatori del passato, militanti in due prestigiosi club italiani, che crearono grossi problemi per il loro “interessamento” nei confronti delle mogli di dirigenti e compagni di squadra: uno venne dapprima accomodato in panchina e poi ceduto a una squadra di provincia, l’altro venne estromesso per parecchi mesi dai titolari per una misteriosa “pubalgia”. Inutile dire che entrambi i club facevano incetta di trofei in italia e nel mondo.