Sechi: Nel Pdl non si fanno le primarie perché si è aggrappati al potere
marco | 31 maggio 2012
Mario Sechi, il direttore de Il Tempo, non ha dubbi: «La crisi del Pdl non comincia oggi ma nel 2009. Troppe incertezze. Un rapporto subordinato ai diktat di Umberto Bossi. Gianfranco Fini che parla di comiche finali fin dal predellino. Le inchieste giudiziarie e le 4 manovre sbagliate di Giulio Tremonti hanno indebolito il carisma di Silvio Berlusconi e la maggioranza non è stata più in grado di fare le riforme».
D.
Ma ora la situazione è precipitata…
R. Il Pdl ha perso il treno. Non ha ricucito con l’Udc. Si parla tanto di moderati ma i moderati non esistono, ci sono gli italiani incazzati. Siamo certi che i cattolici che stanno dentro il Pd siano contenti? Alfano è stato debole e Berlusconi non gli ha lasciato l’autonomia per assumersi le responsabilità. Inoltre Alfano ha commesso l’errore di aggrapparsi alla vecchia dirigenza. Per rigenerare il partito ci vogliono le primarie. Nel Pdl si dice che si sono persi tanti punti nei sondaggi per colpa del sostegno al governo Monti. La realtà è che non si capisce perché non sia cambiato nulla. Si continua ad andare in ordine sparso con ex forzisti (un mix di ex dc ed ex socialisti), ex aennini e repubblicani che ancora non si sono tolti i vecchi panni. Ma come possono pensare gli ex di An di rifondare un nuovo partito con gli stessi uomini e le vecchie idee?».
D. Come spiega l’emorragia di voti nei sondaggi?
R. Un crollo di 20 punti per il Pdl (da 38 a 18%) dovuto a un’insufficiente proposta politica sfociata in tutte domande senza risposta: chi sarà il candidato? Con quale alleanza? Quale programma? A un anno dalle elezioni il Pdl è in alto mare. Ha dilapidato un patrimonio di credibilità. L’unica pensata è stata quella del semipresidenzialismo che è buona ma sbagliata nei tempi politici. Berlusconi è stato un’eccezionale macchina da guerra elettorale ma ha perso sempre le sfide di governo.
D. Vincerà l’antipolitica anche alle politiche?
R. I delusi hanno tante famiglie: riformisti, cattolici privi di una casa (l’Udc per loro è un piccolo partito e non si esprime come un’alternativa vera), chi non ha votato, i liberali che ancora aspettano Godot. E poi ci sono tutti quelli che non vogliono votare a sinistra. L’italiano è stato sempre un conservatore e il primo che propone una “forza tranquilla” alla Mitterand vincerà le elezioni, se è in grado di dare stabilità, presenza e rispetto di stato e istituzioni. Gli italiani sono cittadini in ansia che cercano sicurezza. Grillo prende tanti voti ma non rassicura, seppure serve per scuotere il sistema. Montezemolo funziona come alternativa e ha possibilità concrete soltanto se prende in mano l’area moderata che moderata non è, è un’area di delusi.
D. Per chi voterà tra i leader spendibili?
R. Dei vecchi nessuno. Berlusconismo e antiberlusconismo sono già il passato. Grillo non rassicura. Montezemolo vanta credibilità e ha un suo perché nel mondo imprenditoriale e produttivo ma non conosciamo ancora il suo potenziale di voti. Deve raccogliere consensi tra i centristi, li deve unificare. Passera? Ha il profilo del leader, anche se da ministro non mi ha folgorato. Non ce lo vedo in pullman e nei comizi. La politica non è il cda di una banca. Mi aspetto una proposta vincente dalla società civile.
D. A destra potrebbe esserci un Renzi?
R. No perché non ci sono le primarie. Bisogna farli correre i candidati. Questo gruppo dirigente del Pdl non ha voglia di aprire alla competizione, seppure sia consapevole che alle elezioni sarà un disastro. Perché anche un 18% in una situazione polverizzata permette di mantenere una fetta di potere.





