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Enogastronomia: Eataly, a Roma la più grande piazza internazionale del cibo di qualità  

marco | 14 giugno 2012

www.turismoefinanza.it
di Enzo Di Giacomo
In un momento di crisi economica preoccupante, l’apertura di Eataly a Roma il 21 giugno rappresenta un piccolo segnale di fiducia da parte dell’imprenditoria italiana. Incarnata, in questo caso, dal manager Oscar Farinetti. Mentre si registrano nel nostro Paese chiusure di società, stabilimenti, aumento della cassa integrazione, disoccupazione giovanile record, delocalizzazione di imprese, Eataly è la scintilla che l’Italia ce la può fare.
Non è vero che in Italia non ci sono imprenditori con una visione d’impresa, del profitto, della redistribuzione dello stesso ai lavoratori. Quella di Oscar Farinetti, che con la costituzione di Eataly è diventato il pilota della gastronomia italiana nel mondo, è la medesima cultura di impresa di Brunello Cucinelli (l’imprenditore del cashmere che ha fatto del Borgo di Solomeo, a breve distanza da Perugia, il luogo della bellezza), entrambi eredi del “visionario” Adriano Olivetti. Eataly nelle sue 19 strutture nel mondo (9 in Italia, 9 a Tokyo e 1 a New York) raggiunge un giro di affari di circa 300 milioni di euro.
Non è soltanto qualità e quantità, ma quella che dal 21 giugno parte da Roma è una vera e propria rivoluzione del gusto, dell’eccellenza gastronomica italiana. «E’ il più grande luogo al mondo dedicato al cibo di qualità, non esiste niente di simile – ha esordito Farinetti, presentando la struttura di Roma alla stampa -. Sono 17mila metri quadrati, e questo Eataly di Roma è dedicato alla bellezza, perché penso che la bellezza salverà l’Italia».
Nei tre piani in cui si dispiega la cittadella del gusto, ci sono 23 luoghi di ristoro, 8 luoghi di produzione, 14mila prodotti in vendita, 1 centro congressi con 300 posti. Nell’ultimo piano, si trova il Ristorante Italia che è anche una sintesi gastronomica della cucina delle 20 Regioni italiane, affidata al giovane chef Gianluca Esposito. E visto che si è parlato di bellezza, nel Ristorante sono esposte 3 opere autentiche in esposizione del pittore-scultore livornese Amedeo Modigliani, scelto «come metafora verso il modo di Eataly di interpretare la cucina».  
L’imprenditore di Alba ha voluto creare a Roma-Ostiense un “sogno”, una cittadella ideale della gastronomia. Il suo impegno è stato quello di riqualificare l’Air Terminal della Stazione sorta per i Campionati del Mondo di Calcio del 1990 per servire come terminal l’aeroporto di Fiumicino e per anni in declino, in abbandono. Ne è venuto fuori un luogo che, oltre alla riqualificazione del quartiere, contribuisce alla crescita economica di Roma. Oscar Farinetti per la struttura di Roma ha assunto circa 550 ragazzi, una previsione di break even di 45 milioni di euro di fatturato e un luogo che può offrire pasti per 5/6mila persone. «Roma ha tutte le caratteristiche (4 milioni di abitanti, 10 milioni di turisti l’anno) per superare anche Eataly di New York, che fattura 80 milioni di dollari l’anno» ha aggiunto Farinetti.
L’imprenditore di Alba ha voluto sottolineare che «ci teniamo da matti a guadagnare, perché se riusciamo anche a Roma, facciamo quello che abbiamo fatto nel 2011: abbiamo pagato la 15° a tutti i nostri collaboratori. Lo stipendio più alto, seguendo l’idea di Olivetti, in Eataly è 5 volte quello del più basso».
Il timore che Eataly a Roma possa portare via lavoro agli altri è stato fugato. «Non pensate minimamente che Eataly possa portare via lavoro agli altri dell’agroalimentare. Lo fa aumentare. A Torino ha prodotto un incremento intorno al 30% del volume di vendita di cibo e bevande di alta qualità nel territorio» ha concluso Farinetti.

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