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	<title>Marco Castoro &#187; attualità</title>
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	<description>appunti di un freelance</description>
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		<title>Aeroporti italiani, passeggeri in aumento nei primi nove mesi del 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 22:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[www.turismoefinanza.it di Enzo Di Giacomo Nonostante la crisi, non diminuisce la voglia di volare. Nei primi nove mesi del 2011 il traffico passeggeri negli aeroporti italiani è cresciuto del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2010. Anno che ha segnato il superamento dell’Italia sulla Francia per volume di passeggeri, posizionandosi al quarto posto in Europa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>www.turismoefinanza.it<br />
di Enzo Di Giacomo</p>
<p>Nonostante la crisi, non diminuisce la voglia di volare. Nei primi nove mesi del 2011 il traffico passeggeri negli aeroporti italiani è cresciuto del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2010. Anno che ha segnato il superamento dell’Italia sulla Francia per volume di passeggeri, posizionandosi al quarto posto in Europa con 139.570.874 dopo Gran Bretagna, Spagna, Germania.<br />
L’aumento è al di sotto della media nazionale negli aeroporti di Roma-Fiumicino (+4,8%), Milano-Malpensa (+3,6%); Milano-Linate registra +10,8%, mentre Venezia con il +23,6% si è riposizionata al terzo posto dopo Roma e Milano. «Siamo molto soddisfatti dei risultati di una stagione per noi impegnativa, che ci ha visto gestire volumi di traffico di eccezionale dimensione &#8211; ha dichiarato Enrico Marchi, Presidente di SAVE -. L’organizzazione da noi attentamente studiata e condivisa con gli operatori aeroportuali ha portato ad una gestione fluida ed efficiente, in  un’infrastruttura che si è dimostrata in grado di sostenere flussi così elevati» ha concluso Marchi.<span id="more-5465"></span><br />
Il traffico passeggeri negli aeroporti italiani gode di buona salute quindi, testimoniata anche dalla performance di Alitalia che nel periodo gennao-settembre ha chiuso con un risultato operativo positivo, per la prima volta, di 21 milioni di euro. La perdita netta è di 25 milioni di euro, rispetto ai 125 milioni nello stesso periodo dello scorso anno. I risultati positivi negli aeroporti e di Alitalia sono il frutto del periodo estivo rappresentato soprattutto dalla crescita del turismo.<br />
Nella top ten del traffico passegeri nei primi nove mesi dell’anno negli aeroporti, ci sono nell’ordine (dopo Roma con Fiumicino e Ciampino, Milano con Malpensa e Linate)  Venezia, Bergamo, Catania, Bologna, Napoli, Palermo, che rappresentano il 74,4%% del totale passeggeri (115.129.093).<br />
Continua la corsa dell’aeroporto di Bari che ha registrato 2.815.926 passeggeri nel periodo gennaio-settembre 2011 e negli ultimi cinque anni è cresciuto al ritmo di due cifre percentuali (eccetto nel 2008), con la previsione «di superare i 3milioni 600mila passeggeri nel 2011 e il raggiungimento dei 4milioni nel 2012» dichiara a turismoefinanza Marco Franchini, direttore generale della società “Aeroporti di Puglia”. Nel 2006 il traffico era stato di 1.950.857 passeggeri. Un piccolo miracolo nella terra di Padre Pio favorito da una attenta gestione della Società di handling e dallo sviluppo di una regione (la Puglia) che sta incrementando il turismo sia italiano ma soprattutto quello estero, con i tedeschi sempre più legati alla terra di Federico II. A raggiungere la Puglia attraverso gli aeroporti di Bari, Brindisi, oltre ai tedeschi sono gli spagnoli e i francesi. Perché Bari ha innestato la marcia a due cifre? «Perché abbiamo saputo cogliere le opportunità offerte dal mercato low cost, la cui quota di mercato per Bari si attesta al 50%, mentre l’altra metà è dei vettori tradizionali – ha spiegato Franchini -. Un giusto mix che ha portato a incrementare a due cifre percentuali il traffico passeggeri negli aeroporti della Puglia. ma soprattutto di Bari. Non è secondario il boom di passeggeri nell’aeroporto di Brindisi che, a livello europeo, ha registrato le percentuali più alte. In questi ultimi anni si è proceduto ad un ampliamento delle piste e a una serie di lavori per l’ammodernamento dell’aeroporto di Bari e di Brindisi che hanno determinato il successo» ha concluso Franchini. Buona la performance degli aeroporti del Sud Italia, con Catania, Napoli, Palermo nella top ten.      </p>
<p>Top ten traffico passeggeri aeroporti italiani<br />
Gennaio-Settembre 2011</p>
<p>1)  Roma FCO	28.914.551	4,8<br />
2)     Milano MXP	15.041.358	3,6<br />
3)     Milano LIN	6.871.361	10,8<br />
4)     Venezia		6.554.315	23,6<br />
5)     Bergamo		6.463.929	10<br />
6)     Catania		5.280.648	7,9<br />
7)     Bologna		4.579.069	9,7<br />
 <img src='http://www.marcocastoro.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' />     Napoli		4.455.080	3,6<br />
9)     Palermo		3.922.805	16,6<br />
10)   Roma-Ciampino	3.573.931	5,7	</p>
<p>(Fonte: Assaeroporti)</p>
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		<title>Ho fatto il censimento. Che sudata &#8230;</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2011/10/11/ho-fatto-il-censimento-che-sudata/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 18:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[DA IL TEMPO di Luigi Salomone Il sito non funziona bene, non resta che la penna per compilare il lunghissimo modulo dell&#8217;Istat. Ottanta fogli sprecati per sapere tutto degli italiani: così i cittadini diventano pazzi. Lo ammetto, ci ho provato. Ho parcheggiato il plico di 81 pagine (una di introduzione, 16 di guida e 64 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5355" class="wp-caption alignright" style="width: 170px"><a href="http://www.marcocastoro.it/wp-content/uploads/2011/10/salomone.jpg"><img src="http://www.marcocastoro.it/wp-content/uploads/2011/10/salomone.jpg" alt="" title="salomone" width="160" height="140" class="size-full wp-image-5355" /></a><p class="wp-caption-text">Luigi Salomone dalla prima pagina de Il Tempo</p></div>DA IL TEMPO<br />
di Luigi Salomone</p>
<p>Il sito non funziona bene, non resta che la penna per compilare il lunghissimo modulo dell&#8217;Istat. Ottanta fogli sprecati per sapere tutto degli italiani: così i cittadini diventano pazzi.<br />
Lo ammetto, ci ho provato. Ho parcheggiato il plico di 81 pagine (una di introduzione, 16 di guida e 64 di modulone) dell&#8217;Istat in un cassetto. L&#8217;ho ignorato per dieci lunghi giorni poi ho deciso di fare il mio dovere di bravo cittadino e ho affrontato la sfida nella prima fredda domenica autunnale. L&#8217;impatto? Terribile. La prima scelta, provare a collegarsi via internet oppure ripiegare sulla cara vecchia penna e consegnare il malloppo di carta alla Posta? Decisione obbligata perché solo per scrivere la password ho impiegato 20 minuti: due lettere minuscole, qualche altra maiuscola e tanti numeri per un totale di 14 caratteri. Ho sbagliato, ho inserito prima il pin del telefono, poi quello del telecomando e del bancomat, infine quello di Sky. Mi sono arreso anche perché poi ho scoperto che al di là dei miei errori matematici, il sistemone era bloccato perché erano arrivate troppe richieste. Allora la penna, facile facile, basta mettere un segno per saziare il mio senso civico già abbastanza provato da anni di trasfusioni fiscali da lavoratore dipendente. <span id="more-5353"></span>E allora, mi immergo nelle carte non senza aver consultato la preziosa guida di 16 paginette. Studio, scelgo il luogo dove posso stare solo allontanando le urla di moglie e bambini: il bagno. Mi concentro, poi mi va l&#8217;occhio sullo stato civile: «Le persone coniugate che non vivono più col proprio coniuge a causa di uno stato di crisi della coppia devono barrare la casella 3 (separato/a di fatto) e non la casella 2 (coniugato/a)». Boh, vengo assalito da tanti dubbi. Mi vorrei dare una barrata in testa, ripercorro tutti gli errori della mia vita, poi cerco di capire lo stato di crisi della coppia e che cosa possa interessare all&#8217;Istat. Giro pagine su pagine, mi fermo su una domanda fondamentale: «Di quanti impianti doccia e/o vasca da bagno dispone l&#8217;abitazione?». A quel punto mi blocco e abbraccio la mia doccia, la coccolo quasi come fosse la Canalis&#8230; Riprendo la mia battaglia, do un bacetto alla caldaia e vado avanti. «Dove si trovava cinque anni fa?», rifletto e penso ma che gli fregherà a questi qui sapere questa cosa e soprattutto che potrò rispondere io che non ricordo nemmeno le cose che faccio dieci minuti prima. Infine sbotto sull&#8217;ultimo ostacolo. «Hai difficoltà nel vedere, sentire, camminare e soprattutto concentrarti?». Sull&#8217;ultima di sicuro perché sono già 40 minuti che sono asserragliato dentro il bagno ma almeno ho la certezza di non aver sbagliato nulla sugli elementi che lo compongono: ero lì. Non mi arrendo, barro a destra e sinistra, vado sulla persona 2, mia moglie. Affronto sereno anche se qualche problema nel ricordare la data del matrimonio c&#8217;è. Vado sui figli, prima una poi l&#8217;altra, asilo, terza elementare, blabla, ormai sono padrone del sistema e chiudo in 46 minuti e 13 secondi. Ce l&#8217;ho fatta, ora domani consegno tutto alla posta e sono fuori dal tunnel, ho evitato il multone da duecento a duemila euro per chi non chiude la pratica (ma che siete matti?). Poi leggo: «Potremmo avere bisogno di contattarla per chiederle chiarimenti sulla compilazione, ci può dare il suo telefono e la sua mail?». Pure questa, non è finita, potrei essermi sbagliato sul numero delle mogli o dei figli? Oppure sull&#8217;impianto di riscaldamento a gas naturale o a metano? Esco dal bagno e mia moglie mi chiede. «Allora dove porti i bambini per un paio d&#8217;ore? Ricordati domani devi andare a pagare le bollette alla posta? Che facciamo andiamo a pranzo da mia madre?». Mi verrebbe da usare il plico ma il lavoro svolto non merita una fine così ingloriosa. Faccio finta di nulla, urlo, esulto come a un gol della Lazio. Poi squilla il telefono: «Pronto sono mamma, Luigi per favore mi compili il modulo del censimento che non ci capisco nulla?». Penso di svenire ma dico sì. Sono finalmente un cittadino modello ma tra dieci anni provate a risparmiare qualche albero riducendo i fogli e semplificando la compilazione.</p>
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		<title>Fini chiude la porta a Gheddafi</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 23:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mondo islamico la donna sarà pure come un mobilio che si può cambiare quando si vuole, ma qui in Italia il gentil sesso può farti perdere la testa. Ne sa qualcosa il leader libico Gheddafi che dopo aver incontrato il ministro Mara Carfagna e un migliaio di donne rappresentanti del mondo dell’imprenditoria al femminile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="" />Nel mondo islamico la donna sarà pure come un mobilio che si può cambiare quando si vuole, ma qui in Italia il gentil sesso può farti perdere la testa. Ne sa qualcosa il leader libico Gheddafi che dopo aver incontrato il ministro Mara Carfagna e un migliaio di donne rappresentanti del mondo dell’imprenditoria al femminile, ha finito per fare tardi all’appuntamento con Fini, D’Alema e Pisanu a Montecitorio. Un malore, è stato detto, il motivo del ritardo. Chissà, un malore magari causato proprio dalla vista dell’altro harem, quello con le donne protagoniste e non schiave, con indosso i pantaloni del manager e non i veli per la danza del ventre. <span id="more-3078"></span><br />
Tuttavia a ballare dalla rabbia alla fine della giornata è stato Gianfranco Fini che dopo aver aspettato due ore l’arrivo del leader libico l’ha praticamente rimandato al suo paese riscuotendo gli applausi di gran parte della platea. Eccezion fatta per gli altri due politici che avevano promosso l’incontro con le loro rispettive fondazioni, Massimo D’Alema e Giuseppe Pisanu. Gheddafi che a Roma non ha mai rispettato gli orari previsti dai cerimoniali, ora rischia di creare un incidente diplomatico. Era atteso a Montecitorio, nella Sala della Lupa alle 16.30. Dopo due ore di attesa Fini è sbottato: «È un ritardo non giustificato. Nel pieno rispetto delle istituzioni considero annullata la manifestazione, assumendomene la responsabilità nel rispetto di quello che ritengo sia il ruolo del Parlamento in una democrazia. Non si fa così».<br />
Il fatto ha scatenato il teatrino della politica. Con il mezzo che i politici preferiscono: le dichiarazioni alle agenzie. Addirittura il gesto di Fini è riuscito a mettere d’accordo anche gli opposti schieramenti. A esempio i due nemici irriducibili, Casini e Follini, si sono espressi alla stessa maniera. Il leader dell’Udc ha elogiato Fini: «Due ore di ritardo? Roba da matti… Fini ha fatto bene a chiudergli la porta della camera dei deputati». Ancora più pungente Follini: «Fini ha restituito decoro alle istituzioni. Ce n’era bisogno». Applausi anche da Rosy Bindi: «Il presidente Fini si è comportato in modo corretto e istituzionale, rispettoso della dignità del Parlamento e degli italiani». Sulla stessa lunghezza d’onda Cicchitto e Lupi. Anche il ministro degli esteri Frattini, che già l’altro giorno si era dissociato dalla dichiarazione del leader libico sugli Usa come bin Laden, ha apprezzato il gesto di Fini. Due voci fuori dal coro, quelle degli organizzatori D’Alema e Pisanu. Pronti ad andare da Gheddafi nella tenda e a giustificarne il malore. Che alla fine è diventato un ritardo dovuto alla preghiera del venerdì.</p>
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		<title>Elezioni, ha vinto Noemi. 2.236 dichiarazioni politiche sul suo caso</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/06/03/elezioni-ha-vinto-noemi/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 14:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[da ITALIA OGGI di Franco Bechis Ha vinto Noemi Letizia. Nell&#8217;ultimo mese è stata la regina assoluta della campagna elettorale italiana. Ha fatto schierare uomini politici di primissimo livello, seconde file e puri peones che si sono risolti alla grande il problema su cosa dire nei comizi in piazza in una delle poche competizioni in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da ITALIA OGGI<br />
di Franco Bechis</p>
<p>Ha vinto Noemi Letizia. Nell&#8217;ultimo mese è stata la regina assoluta della campagna elettorale italiana. Ha fatto schierare uomini politici di primissimo livello, seconde file e puri peones che si sono risolti alla grande il problema su cosa dire nei comizi in piazza in una delle poche competizioni in cui c&#8217;è ancora il voto di preferenza. Un vero referendum, Noemi sì, Noemi no, che ha diviso parlamento, stampa e poteri forti italiani e perfino internazionali. In 30 giorni sul caso Noemi ben 2.236 dichiarazioni politiche, un vero e proprio record. Tutti i leader hanno detto quasi quotidianamente la loro sul caso.<span id="more-2997"></span><br />
Secondo posto per un&#8217;altra protagonista politica suo malgrado: Miriam Bartolini, più nota come Veronica Lario.<br />
Terzo posto per Gino Flaminio, fidanzato abbandonato da Noemi e sposato come la stessa Veronica da una buona parte dell&#8217;opposizione italiana: solo non è più. Grazie alla sua irruzione in campagna elettorale da metà maggio in poi ha lasciato distanziato il quarto protagonista di questa corsa a Strasburgo: Elio Letizia, papà (e anche papi) di Noemi, che ha animato la prima parte della campagna con le sue ricostruzioni variopinte su come è nata l&#8217;amicizia con Silvio Berlusconi.<br />
Quinto posto per una new entry: Alberto Orlandi, il bodyguard di Veronica, che si è già ritagliato uno spazio non da poco sulle pagine politiche dei quotidiani ed è diventato una sorta di bandiera per quelli schierati con il centrodestra. Immigrazione, lavoro, crisi occupazionale, trattative della Fiat, politica estera, crisi economica sono restate per 40 giorni sullo sfondo: ad aprire bocca su questi temi anche in comizi di piazza si provocava ormai lo sbadiglio. Con una campagna elettorale così il rischio c&#8217;è, ed è quello di vedere molte schede annullate il prossimo 7 giugno, con lì scritto a caratteri cubitali il nome del personaggio più gettonato da stampa e tv (e in qualche caso perfino manifesti): Noemi.<br />
Anzi, vista l&#8217;attenzione mostrata per la ragazza anche da giornali stranieri di primissimo piano (Times, Financial Time, El Pais, Le Monde, The Guardian, The Indipendent etc&#8230;), c&#8217;è il rischio di un plebiscito continentale per la giovane che ha festeggiato la maggiore età a Casoria: bisognerebbe farla diventare presidente del Parlamento europeo appena costituito. E&#8217; popolarissima ovunque, e solo nella Repubblica ceca è messa appena in ombra dalle foto oseè a villa Certosa del presidente Topolanek.<br />
In 30 giorni il leader del Pd ha portato il suo affondo con maggiore o minore fortuna sul caso Noemi (alternato con quello di Veronica e famiglia) intervenendo ben 21 volte con altrettante dichiarazioni. La prima solo per premettere che non avrebbe usato l&#8217;argomento coperto da privacy in campagna elettorale. Poi ne ha fatto l&#8217;arma di punta fino a quando non si è schiantato sui figli di Berlusconi &#8220;maleducati&#8221;.</p>
<p>Più di lui ne ha dovuto parlare lo stesso presidente del Consiglio italiano, ma era accerchiato e si è trattato di legittima difesa. Per 17 volte nei 30 giorni il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, ha iniziato i suoi comizi e le dichiarazioni alle agenzie premettendo &#8220;a noi non interessa il gossip, ma i problemi veri della gente. Chisseneimporta dei costumi sessuali del premier, perfino se Berlusconi fa sesso con minorenni&#8221;, e così l&#8217;ha detta ed è finito sui giornali. Per 19 volte gli si è contrapposto solitario il più fedele difensore del premier, Umberto Bossi che ha ripetuto lo stesso ritornello: &#8220;Silvio con una minorenne? Non ci credo. Ha una certa età. Manco con il viagra. E poi noi politici non abbiamo mai tempo e non riusciamo mai a restare soli. Io nemmeno al cesso&#8221;.<br />
E si è capito come questo ultimo particolare sia diventato un problema vero per il senatùr: il riferimento al cesso nelle 19 dichiarazioni è avvenuto 26 volte (un tormento: lo si lasci andare da solo!). Gianfranco Rotondi è sceso in campo solo 16 volte, ma sempre con l&#8217;artiglieria pesante: si tratta di complotto ai danni di Berlusconi, ordito da loschi figuri e da un&#8217;intelligence sovra-diretta. Ma a cui non partecipano i nostri servizi segreti, fedelissimi per natura. Chiaro, no? A Massimo D&#8217;Alema l&#8217;argomento divertiva tantissimo. Non ha fatto comizi, ma ovunque (14 volte comunque in 30 giorni) gli è scappata la frecciatina al curaro su Noemi e il premier. E alla fine è sceso in campo &#8211; e ci mancava- perfino il Codacons, che ha denunciato tutti per avere danneggiato l&#8217;immagine dell&#8217;Italia e la serietà della campagna elettorale. Azzeccata per una volta&#8230;</p>
<p>L&#8217;AGENDA<br />
Da quando il 28 aprile Veronica Lario ha aperto il fuoco contro il premier, attaccando la politica ciarpame, sono 2236 le dichiarazioni che si sono susseguite sul caso Noemi.  La campagna elettorale si è infervorata sulla diciottenne napoletana, tra gossip e proclami politici. Delle questioni europee invece, su cui si andrà al voto il 6 e il 7 giguno prossimi, si è parlato ben poco. Alla fine a vincere è stata Noemi.</p>
<p>28 aprile<br />
Veronica Lario: potere senza ritegno, veline-ciarpame. «Ciarpame senza pudore». Così, Veronica Lario, consorte del premier Silvio Berlusconi, definisce, in una dichiarazione all’Ansa, l’uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee. Il riferimento è al caso delle presunte veline candidate dal Pdl, su cui aleggia anche la vicenda della festa di Noemi Letizia, rivelata da Repubblica. «Quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere&#8230; Qualcuno», osserva Veronica Lario, «ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore».<br />
Melandri, totalmente d’accordo con la Lario. «Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere», così Giovanna Melandri, responsabile cultura del Pd.<br />
29 aprile<br />
Franceschini, tra moglie e marito non mettere il dito.  «Devo ricorrere alla saggezza popolare dei proverbi dicendo tra moglie e marito non mettere il dito. E qui mi fermo», è il primo commento del segretario del Pd, Dario Franceschini.<br />
3 maggio<br />
Addio di Veronica a Berlusconi. «Non posso stare con un uomo che frequenta minorenni», è con queste parole che Veronica Lario annuncia l’intenzione di divorziare dal marito, Silvio Berlsuconi. Il riferimento è alle presunte frequentazioni del premier con Noemi Letizia quando questa non aveva ancora compiuto i 18 anni.<br />
5 maggio<br />
Berlusconi,Veronica vittima trappola della sinistra.<br />
Il premier si decide a commentare il polverone di polemiche scatenate dalla festa di Noemi Letizia e le dichiarazione della Lario, intervenendo da Bruno Vespa: «Io non sono mai stato con minorenni. Veronica è stata vittima di una trappola mediatica della sinistra».<br />
Cicchitto, sinistra imbarbarisce la politica.<br />
«Quella parte della sinistra che cavalca la tigre di una situazione personale contribuisce all’imbarbarimento della politica», è la difesa di Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, nell’intervento sulle vicende personali di Silvio Berlusconi.<br />
8 maggio<br />
Cossiga, Pd non ci guadagnerà un voto. Quella del Pd sul caso Lario-Berlusconi è «una speculazione che non porterà un voto in più: se pensano questo, sono fuori strada», così Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica, boccia il comportamento del Pd sul divorzio del premier.<br />
9 maggio<br />
Noemi, papi non è il mio papa’. Berlusconi «non è mio padre». La diciottenne Noemi Letizia al Times ha decisamente negato di essere la figlia di Berlusconi anche se affettuosamente lo chiama ‘’Papi’’.<br />
10 maggio<br />
Franceschini, Berlusconi al quirinale è da brividi.<br />
«L’idea di Berlusconi al Quirinale mi fa venire i brividi lungo la schiena», dice Franceschini.<br />
15 maggio<br />
Craxi, Noemi? Non è affare di stato.  «Appartengono a sfera privata gli eventuali errori del premier», così Bobo Craxi.<br />
16 maggio<br />
De Magistris, ci pensi la magistratura. Il candidato dell’Italia dei valori alle Europee, l’ex pm Luigi De Magistris, così commenta: «Su Noemi inchiesta possibile ma ci pensi la magistratura».<br />
18 maggio<br />
Sgarbi, della storia di Noemi non se ne può più. «Chi se ne importa della storia di Noemi», è il commento di Vittorio Sgarbi<br />
22 maggio<br />
Zanda, verità su Noemi è questione stato. «La natura della questione di Stato: se Silvio Berlusconi abbia detto o meno la verità agli italiani», così l’onorevole Pd Luigi Zanda.<br />
24 maggio<br />
Storace, spiacevole che politica si occupi di questo.  «E’ spiacevole che la politica di un paese occidentale, con tutti i problemi che abbiamo, si debba occupare delle giovanissime fidanzate del Presidente del Consiglio». Questo il commento di Francesco Storace.<br />
Rotondi, profumo di poteri deviati. «Dico quello che tutti pensano nella maggioranza: il premier è oggetto di un’operazione di destabilizzazione. Essa avviene con gli strumenti di tutti i casi precedenti, dal caso Piccioni-Montesi al caso di Giovanni Leone. Allora si parlava di servizi deviati, oggi anche in questo settore c’eèuna proficua privatizzazione», dice il leader democristiano del PdL, Gianfranco Rotondi.<br />
25 maggio<br />
Franceschini,berlusconi pensava di comprare tutto con i soldi.<br />
«Il mio avversario è sempre piu’ rancoroso e nervoso: pensava che con i soldi e il potere potesse comprarsi tutto, anche il silenzio della stampa e delle persone. ma le donne e gli uomini italiani non sono in vendita».<br />
 Diliberto,ultimo problema rispetto a danni Berlusconi.<br />
«Il caso di Noemi Letizia è l’ultimo dei problemi», secondo il segretario dei comunisti italiani Oliviero Diliberto, di fronte «ai danni provocati al paese&#8230; il premier si dovrebbe dimettere».<br />
Bossi, Noemi è grande montatura, Berlusconi ha i suoi anni. Secondo il leader della Lega nord Umberto Bossi, «il caso Noemi è una grande montatura anche perché ai politici avanza troppo poco tempo e poi onestamente Berlusconi i suoi anni li ha. Va be’ che c’è il viagra, ma ci credo poco». E poi, dice il Senatur: «Io faccio politica, so che non riesco star solo al gabinetto, figurarsi se uno resta solo per scopare. È una cosa esagerata, pompata».<br />
26 maggio<br />
Frattini, per sinistra sarà boomerang.<br />
Per il ministro degli esteri Franco Frattini la vicenda «si trasformerà in un boomerang per la sinistra perchè la maggioranza è più salda che mai’’.<br />
Formigoni, lecito discutere di vita privata premier.<br />
«Gli italiani sanno ben distinguere la politica da tutto il resto. A un uomo politico si chiede coerenza nei programmi politici e nel governare il paese. Dopodiche’, è lecito discutere anche della vita personale delle persone pubbliche», o ha dichiarato il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni.<br />
27 maggio<br />
Franceschini attacca Berlusconi su valori,ira dei figli.<br />
«Fareste educare i vostri figli da Berlusconi?», è la provocazione lanciata ad Albenga dal segretario del Pd che scatena la reazione indignata di tre dei figli del capo del governo che, con orgoglio, difendono il padre e l’educazione ricevuta.<br />
Casini,basta parlare di ragazzine e problemi giustizia.<br />
Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini chiede che si smetta di parlare «di ragazzine e di problemi giudiziari, parliamo dei problemi dell’italia,rifiutiamo categoricamente  di passare i prossimi dieci giorni parlando di veline e dei problemi giudiziari di berlusconi&#8230;è  solo distrazione di massa».<br />
28 maggio<br />
Matteoli, è un linciaggio, non è politica. Secondo il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli «è incredibile quello che sta accadendo nel paese, non ricordo in passato un attacco così feroce ad un presidente del consiglio».<br />
 La Russa, scontro a livello inaccettabile, è fetenzia.<br />
« Mai avrei immaginato che lo scontro con la sinistra  sarebbe stato ad un livello così misero ed inaccettabile. Questo con la politica non ha nulla a che vedere, eèuna fetenzia», ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.<br />
 Bossi, non credo a balle dei giornali. Il ministro per le riforme e leader della Lega nord, Umberto Bossi, torna a dire: «Non credo che Berlusconi vada con le ragazzine io non credo alle balle che scrivono i giornali».<br />
29 maggio<br />
Verdini, sarà un boomerang per chi usa vicenda. Il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini sottolinea che «in campagna elettorale i toni aspri sono quasi normali, a patto che il confronto si svolga sulle questioni reali e sui programmi. Invece il tiro è stato spostato su vicende personali, ma questo si rivelerà un boomerang per chi lo ha fatto».<br />
31 maggio<br />
Santanchè contro Lario. «Il presidente non ha sfasciato nessuna famiglia», dice Daniela Santanchè, «ma è Veronica Lario che da molto tempo ha un compagno». Berlusconi «Ha tentato di tutto per tenere ugualmente in piedi la famiglia.<br />
Frattini; tutto falso, premier me l’ha giurato su figli.   Sul caso Noemi si sta montando ‘«un processo senza prove&#8230;è tutto falso, Berlusconi non ha nulla a che fare con la storia scandalosa con quella ragazza», dice il ministro degli esteri Frattini, «gliel’ho chiesto personalmente e me lo ha giurato sui suoi cinque figli».<br />
1 giugno<br />
D’Alema, comportamenti non degni di un premier.  «Mi chiedo se tutti questi comportamenti siano degni di un capo di governo di un grande paese europeo», si chiede uno dei leader del Pd, Massimo D’Alema.<br />
Bossi, spiace solo che rovina la famiglia.<br />
Umberto Bossi torna a ripetere che la vicenda di noemi ètutta «una montatura, sembra una cosa inventata, pompata ad arte&#8230;spiace solo che rovina la famiglia. La politica si fa con cose serie non con le stupidate inventate sui giornali».<br />
Diliberto, noi ci occupiamo dei problemi della gente.<br />
«Mi si darà atto di non avere detto una sola parola ne’ sul divorzio ne’ sulle abitudini sessuali di Berlusconi, noi siamo stati ai fatti e ci occupiamo dei problemi reali della gente», dice il segretario dei comunisti italiani,  Diliberto.</p>
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		<title>I dirigenti di Brunetta fanno ponte</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 09:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da ITALIA OGGI di Stefano Sansonetti No, il direttore non è in sede, lo trova mercoledì. No guardi, il dottore è fuori per il ponte e ritorna giovedì, mi dispiace. Era una cantilena, ieri, dipartimento dopo dipartimento, direzione generale dopo direzione generale. La più realista è stata una segretaria della Ragioneria generale dello stato, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da ITALIA OGGI<br />
di Stefano Sansonetti</p>
<p>No, il direttore non è in sede, lo trova mercoledì. No guardi, il dottore è fuori per il ponte e ritorna giovedì, mi dispiace. Era una cantilena, ieri, dipartimento dopo dipartimento, direzione generale dopo direzione generale. La più realista è stata una segretaria della Ragioneria generale dello stato, che di fronte alla richiesta esplicita ha pragmaticamente consigliato: «Chiami nei prossimi giorni perché oggi è ponte e non troverà nessuno». Che poi vacanza sarebbe oggi, ma se un lunedì lavorativo si inserisce tra giorni di festa l&#8217;occasione è troppo ghiotta. Allora non resta che tirare un po&#8217; le somme dell&#8217;indagine a campione svolta da ItaliaOggi sulle presenze dirigenziali-ministeriali di questo «lunedì da leoni». Partiamo dal Dipartimento della funzione pubblica, quello del ministro Renato Brunetta. <span id="more-2989"></span>Al castigatore degli assenteisti nostrani potrà interessare sapere che ieri l&#8217;86% dei dirigenti a capo degli uffici era assente. Sei su sette, di quelli che compaiono nell&#8217;organigramma on-line, non c&#8217;erano, a partire dal capo del dipartimento, Antonio Naddeo. Unico superstite il capo dell&#8217;Ispettorato per la funzione pubblica, Andrea Morichetti Franchi. Ma il massimo è stato raggiunto dal ministero per lo sviluppo economico di Claudio Scajola. Qui le assenze dei direttori di vertice è stata del 100%. In vacanza i quattro capi dipartimento: Guido Bortoni per l&#8217;energia (ritornerà mercoledì), Aldo Mancurti per lo sviluppo e coesione (ritornerà giovedì dopo una missione fissata per mercoledì), Giuseppe Tripoli per l&#8217;impresa e l&#8217;internazionalizzazione (la cui segreteria non ha mai risposto al telefono in tutto il pomeriggio di ieri) e Roberto Sambuco per le comunicazioni (vedi il caso precedente). Per non parlare dei 16 direttori generali che dipendono dai suddetti quattro dipartimenti dello sviluppo economico: tutti assenti, tutti più o meno rientranti tra mercoledì e giovedì. Qualche timido segnale di presenza al ministero dell&#8217;economia di Giulio Tremonti, per il quale l&#8217;indagine si è limitata a due tra i dipartimenti più grandi (Rgs e Tesoro). Si prenda la Ragioneria. In questo caso, se si considera anche Mario Canzio (che era presente), si scopre che su 12 direttori generali che guidano i vari ispettorati gli assenti erano 8. L&#8217;elenco sarebbe troppo lungo, pertanto di fa prima a citare i presenti: Domenico Mastroianni (Ispettorato generale di finanza), Silvana Amadori (Ispettorato generale rapporti finanziari con l&#8217;Ue) e Francesco Massicci (Ispettorato generale per la spesa sociale). Fatta la percentuale viene fuori che alla Ragioneria i direttori generali assenti erano il 67%. Decisamente meglio, si fa per dire, è andata al Dipartimento del tesoro di Vittorio Grilli. Su 9 direttori generali, posti a capo di altrettante direzioni, i presenti erano 4. Dei 5 assenti, 2 ritorneranno mercoledì, come confermato telefonicamente dalle segreterie. Telefonare agli altri 3, invece, è stato inutile, perché le rispettive segreterie non hanno mai risposto. Insomma, al Tesoro si è registrato il 56% delle assenze.</p>
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		<title>Se tutte le case fossero assicurate contro il rischio di calamità</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 14:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DAL CORRIERE DELLA SERA di Gian Antonio Stella «Tassa sulla jella»: ecco come i critici chiamano l&#8217;assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali che, come già accade in moltissimi Paesi occidentali, potrebbe essere introdotta anche in Italia. Sono tanti, questi critici. E hanno buone frecce nel loro arco. Eppure una svolta come quella andrebbe al di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DAL CORRIERE DELLA SERA<br />
di Gian Antonio Stella</p>
<p>«Tassa sulla jella»: ecco come i critici chiamano l&#8217;assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali che, come già accade in moltissimi Paesi occidentali, potrebbe essere introdotta anche in Italia. Sono tanti, questi critici. E hanno buone frecce nel loro arco. Eppure una svolta come quella andrebbe al di là dei soldi risparmiati dalla collettività. Potrebbe anche incidere profondamente sul tessuto del nostro Paese. E, alla lunga, vincere la partita più importante: salvare tantissi­me vite umane.<span id="more-2710"></span></p>
<p>Immaginiamo già le obiezioni: come si può parlare di soldi men­tre le bare di tanti poveretti uccisi dai crolli in Abruzzo non sono an­cora state consegnate alla terra? Ma proprio questo è il nodo: non si tratta solo di denaro. Di più: al diavolo il denaro, se la questione fosse tutta qui. È ovvio che le vite spezzate di quei bambini morti mentre la mamma cercava di pro­teggerli dal crollo del mondo, per citare una sola delle famiglie an­nientate dal sisma, valevano più di mille fantastilioni di triliardi. Ma il punto è: cosa si può fare per salvare altri bambini e altre mam­me domani? All’estero una rispo­sta se la sono data: coinvolgere i cittadini in un rapporto più matu­ro con la propria casa, la comuni­tà, la terra. Anche attraverso, ap­punto, l’assicurazione obbligato­ria. Da imporre sia ai cittadini sia alle compagnie assicuratrici.</p>
<p>Esiste già, con formule diverse e più o meno rigide, negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Spa­gna, Belgio, Gran Bretagna, Porto­gallo, Austria, Olanda, Svizzera&#8230; Perfino in Romania. In genere la formula è questa: la polizza fatta per tutelare la propria casa da un eventuale incendio va automatica­mente estesa alle calamità natura­li. Con il risultato che, se si scate­nano i venti o i fiumi, le tempeste o i vulcani, lo Stato può concentra­re le sue risorse nei soccorsi di emergenza, nel ripristino delle co­municazioni, nella sistemazione delle infrastrutture pubbliche, nel recupero del patrimonio monu­mentale e culturale. Mentre tutti gli altri danni, «privati», sarebbe­ro coperti dalle assicurazioni pri­vate.</p>
<p>Almeno fino a una certa soglia, che potrebbe essere fissata in cir­ca un miliardo e mezzo di euro. Dopo di che, in caso di catastrofi apocalittiche, quanto manca sa­rebbe comunque garantito dallo Stato. Così da non abbandonare nessuno al suo destino.</p>
<p>Da tante altre parti, senza rinun­ciare alle straordinarie manifesta­zioni di generosità simili a quelle abruzzesi, funziona già così. Spie­ga il «Giornale delle Assicurazio­ni » che secondo una stima di «Swiss Re», uno dei colossi mon­diali che «riassicurano» le assicu­razioni, le compagnie hanno rim­borsato nel 2008 ben 8 miliardi di dollari per il solo uragano Gustav, uno e mezzo per la tempesta Em­ma che ha colpito il Nord Europa, un miliardo e trecento milioni per le tempeste di neve in Cina.</p>
<p>Quanto avrebbe da guadagnare l’Italia, condividendo i rischi pub­blici con le grandi compagnie pri­vate, lo dice la tabella elaborata dal Cineas, il Consorzio universita­rio del Politecnico di Milano che si occupa della cultura del rischio. Nel solo decennio 1994-2004, per tamponare i danni di alluvioni, terremoti e frane più gravi, lo Sta­to ha dovuto faticosamente tirar fuori complessivamente 20.946 milioni di euro. Vale a dire due mi­liardi l’anno. Ai quali va aggiunto un altro miliardo e mezzo com­plessivo per gli interventi (si fa per dire) «minori». Il tutto senza riuscire, se non in piccola parte, a risolvere la questione di fondo: la precarietà strutturale idrogeologi­ca del nostro Paese. Dove, dicono i dati ufficiali del ministero del­l’Ambiente, sono a «rischio eleva­to » l’89% dei comuni umbri, l’87% di quelli lucani, l’86% di quelli mo­lisani, il 71% di quelli liguri e val­dostani, il 68% di quelli abruzzesi, il 44% di quelli lombardi. In pratica, spiega il presidente del Cineas Adolfo Bertani, «oltre la metà degli italiani vive in aree soggette ad alluvioni, fra­ne, smottamenti, terremo­ti, fenomeni vulcanici.</p>
<p>Per questo, i temi della si­curezza e della gestione del rischio vanno regola­mentati da una legge. E l’Italia è l’unico Paese avanzato che ne è privo». Lo scri­veva in una lettera a Tremonti, tre anni fa, lo stesso Silvio Berlusco­ni: «Non credo sia ancora possibi­le che l’Italia rimanga uno dei po­chi Paesi industriali dove lo Stato si assume l’onere di provvedere a rifondere per intero i danni pro­dotti dalle calamità naturali».</p>
<p>Senza una legge, va da sé, citta­dini e assicurazioni si guardano bene dal firmare polizze contro le calamità naturali. Ovvio. Più anco­ra che nel caso delle polizze vita, che spesso i sani vorrebbero stipu­lare solo dopo aver scoperto di es­sere malati, anche quelli che vor­rebbero assicurarsi contro le inon­dazioni vivono di solito esposti a possibili ondate di piena e quelli che vorrebbero assicurarsi contro le eruzioni vivono di solito sotto un vulcano. Conseguenza: nessun assicura­tore italiano si sogna, salvo ecce­zioni della direzione generale, di stipulare una sola polizza di que­sto genere.</p>
<p>Di più: l’ipotesi di introdurre l’obbligo dell’assicurazione (sia pure con scontate garanzie per le fasce più deboli) sembra solleva­re diverse perplessità. Buona par­te delle associazioni dei consuma­tori temono sia un sistema per far fare altri affari alle compagnie assicurative. Le compagnie, al contrario, temono che, soprattut­to in un Paese a rischio come il nostro, il gioco non valga la can­dela. Gli stessi costruttori temo­no, come ha scritto il presidente di Confedilizia Corrado Sforza Fo­gliani, che «l’imposizione di un obbligo assicurativo contribui­sca a irrigidire la domanda» e pensano che non siano questi gli anni giusti «per superare la finali­tà solidaristica che ha finora ispi­rato l’approccio con il rischio ca­lamità ». Non bastasse, sarebbero recalcitranti certi politici maneg­gioni: l’«economia della catastro­fe », come insegna la nostra sto­ria, è politicamente un affarone.</p>
<p>Eppure, come ha spiegato Re­nato Brunetta ieri sul Corriere, la polizza obbligatoria si tirerebbe dietro alcune conseguenze vir­tuose che sarebbe un peccato sprecare. Come accade con l’Rc-auto per i guidatori scriteria­ti, per non pagare uno sproposi­to anche i padroni di casa inco­scienti (e automaticamente i loro amministratori comunali), sareb­bero costretti a non tirar più su edifici abusivi non assicurabili, a non costruire più in zone a ri­schio, a rispettare le regole antisi­smiche, a controllare le fonda­menta, a dedicare tempo alla ma­nutenzione. E forse, un po’ alla volta, piangeremmo finalmente meno morti.</p>
<p>10 aprile 2009</p>
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		<title>Intercettazioni, lo Stato non paga più</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 23:11:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[da ITALIA OGGI di Roberto Miliacca Intercettazioni, lo Stato non paga. Costa troppo l’attività investigativa dei magistrati e le casse dello Stato non ne vogliono sapere di tirare fuori i 400 milioni di euro necessari per ripianare i debiti con le ditte che hanno eseguito intercettazioni per conto delle procure. Ed è per sfoltire le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da ITALIA OGGI<br />
di Roberto Miliacca</p>
<p>Intercettazioni, lo Stato non paga. Costa troppo l’attività investigativa dei magistrati e le casse dello Stato non ne vogliono sapere di tirare fuori i 400 milioni di euro necessari per ripianare i debiti con le ditte che hanno eseguito intercettazioni per conto delle procure. Ed è per sfoltire le spese future, ma anche per chiudere con il pesante arretrato accumulato, che il governo sta pensando di varare la riforma delle intercettazioni. Lo ha fatto capire ieri il ministro Guardasigilli Angelino Alfano, intervendo ieri a Novara alla manifestazione «Governincontra». <span id="more-2548"></span>Il ministro ha dato i numeri del costo della super attività investigativa svolta dalle procure presso i tribunali, solo nel 2007: 128.805 persone intercettate, 116.303 delle quali attraverso la registrazioni di conversazioni telefoniche, 10.703   intercettazioni ambientali (microfoni e cimici nelle staze) e 1.799 intercettazioni informatiche. Tutte queste operazioni investigative sono costate così: quasi 35 milioni di euro per l’attività di intercettazione; 9 milioni 283mila euro per i tabulati e ben 182 milioni 616mila euro per il noleggio degli apparati.<br />
Ma le spese pazze variano da procura a procura. Mettere sotto controllo un telefono può costare dai 3 euro al giorno di Campobasso ai 27 giornalieri di Lodi (ma se ne spendono 23 a Messina, Urbino e Cuneo). L’affitto di una cimice per spiare può costare dai 19 euro (della procura di Roma) ai quasi 200 euro della procura di Catania. Far collocare un gps sotto l’auto di un mafioso costa 12 euro a Gela e 180 euro a Caltanissetta. Dipende ovviamente dagli appalti concessi a centinaia di aziende diverse. Negli ultimi 5 anni sono stati spesi un miliardo e 279 milioni di euro. In media ci sono procure (Roma, Tivoli, Vasto, Avezzano, Campobasso) che spendono in media 5 euro al giorno. Altre che invece arrivano a quota 20 euro nelle 24 ore. Per quanto riguarda i debiti non ancora pagati alle società che hanno svolto le loro prestazioni fanno notizia i 40 milioni della procura di Napoli, i 30 di Palermo, i 26 di Reggio Calabria, gli oltre 13 milioni della procura di Catanzaro, i 9 di Catania, i 7 di Cagliari, gli oltre 2 di Roma, i quasi 2 di Caltanissetta, il milione e mezzo di debito di Busto Arsizio, fino ai soli 6000 euro della procura di Campobasso..<br />
Tutto questo finirà. Alfano ha spiegato che la riorganizzazione del sistema delle intercettazioni elaborata dal governo determinerà risparmi «estremamente significativi» rispetto agli attuali esborsi, sia perchè le procure non ricorreranno più al noleggio delle apparecchiature, sia perchè comunque la legge conterrà il numero di reati perseguibili attraverso le intercettazioni (risparmio stimato dal guardasigilli in 40 milioni di euro). Gli effetti del pacchetto Alfano, in termini di risparmi, dal 2010 e a regime, saranno sensibili: le spese correnti dovrebbero essere limitate a 14 milioni 796mila euro, di cui 5 milioni 200mila per il canone del server, 28mila 500 per le 95 postazioni informatiche presso gli uffici di procura, 4,5 milioni per l’acquisto del software, 468mila per il canone di affitto dei locali, 7,8 milioni per la manutenzione e 1,3 mln per le spese di funzionamento delle strutture.</p>
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		<title>Ddl intercettazioni. La Bergamini: è un principio di democrazia</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 23:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Cossiga a Di Pietro, con l’ordine dei giornalisti in prima linea: tutti compatti contro il carcere per chi pubblica le intercettazioni, dopo il ddl licenziato lunedì sera dalla commissione giustizia della camera. Qualcuno ha anche parlato di vendetta di Deborah Bergamini, vittima delle intercettazioni pubblicate dai giornali ai tempi di quando era dirigente Rai. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="" />Da Cossiga a Di Pietro, con l’ordine dei giornalisti in prima linea: tutti compatti contro il carcere per chi pubblica le intercettazioni, dopo il ddl licenziato lunedì sera dalla commissione giustizia della camera.<br />
Qualcuno ha anche parlato di vendetta di Deborah Bergamini, vittima delle intercettazioni pubblicate dai giornali ai tempi di quando era dirigente Rai. «Ma quale vendetta», risponde la Bergamini, «se avessi dovuto fare delle vendette ce ne sarebbero state ben altre da fare».<span id="more-2436"></span><br />
«Il ddl &#8211; prosegue il deputato del Pdl &#8211; nasce per un principio di analogia con il codice della privacy che prevede la stessa sanzione da 1 a 3 anni per la diffusione di atti personali che l’autorità giudiziaria ha deciso di distruggere. Trovo bizzarro che si debba discutere su una cosa che non dovrebbe più esistere in quanto va distrutta. Mi pare evidente che ci sia qualcosa che non funzioni&#8230; e quindi si cerca di cambiare le regole. Si parla tanto della grande voglia di cambiare l’Italia e noi proviamo a farlo. Io sono una giornalista, so la fretta con la quale si lavora nelle redazioni, quanto si fatica per trovare una notizia, ma in questo caso si tratta di una pubblicazione illecita. Le multe non bastano più per arginare un fenomento che continua a ripetersi. D’accordo il diritto di cronaca, ma è necessario mettere dei paletti per sapere fin dove ci si può spingere, affinché sia tutelato il diritto della privacy e dell’immagine dei cittadini. Pensiamo pure alle vittime che ci finiscono in mezzo. Come si fa a uscirne quando il danno è stato fatto? Questo ddl è un modo per porre un freno anche alle fughe di notizie dalle procure. Il problema è complesso. Esiste e noi cerchiamo di risolverlo: del resto escono troppe cose che non dovrebbero uscire. Si cerca di trovare un buon sistema di funzionamento. Mi sembra un diritto sacrosanto. È un principio di democrazia per garantire la tutela del giornalista e del cittadino».<br />
Ma anche nella maggioranza qualche scudo si è alzato sulla questione. Leader dell’opposizione interna i deputati Riccardo Mazzoni e Giancarlo Mazzuca, quest’ultimo ex direttore del Carlino: «Come giornalisti abbiamo sempre denunciato l’uso indiscriminato da parte dei mass-media di intercettazioni non rilevanti penalmente, che hanno troppo spesso violato la privacy di persone nemmeno indagate. Bisognava, dunque, intervenire su un malcostume ormai intollerabile, ed è giusto che il Parlamento lo stia facendo. Ma come deputati abbiamo l’obbligo di denunciare, che gli emendamenti approvati ieri in commissione giustizia configurano una inaccettabile criminalizzazione del mestiere di cronista. Il giornalista deve cercare più notizie possibile e di darle compiutamente ai lettori, i quali hanno il diritto di essere informati, cosa che difficilmente ora potrà avvenire visto che nulla potrà essere scritto su quanto avviene nelle indagini preliminari. Si passa, insomma, da un eccesso all’altro».</p>
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		<title>Sentenze piene di gaffes: la spina va staccata. Ai giudici</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 19:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DA ITALIA OGGI di Franco Bechis Se io domattina mi recassi in tribunale da un giudice civile spiegando che un mio lontano parente, morto ricco e senza figli o diretti congiunti, pochi mesi prima del decesso mi avesse confidato di volere lasciare in eredità tutti i suoi beni al sottoscritto, verrei sicuramente messo alla porta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA ITALIA OGGI<br />
di Franco Bechis</p>
<p>Se io domattina mi recassi in tribunale da un giudice civile spiegando che un mio lontano parente, morto ricco e senza figli o diretti congiunti, pochi mesi prima del decesso mi avesse confidato di volere lasciare in eredità tutti i suoi beni al sottoscritto, verrei sicuramente messo alla porta bruscamente e ritenuto insano di mente o più probabilmente un truffatore. Di sicuro nessun tribunale istruirebbe nemmeno la causa per valutare le mie ragioni. L&#8217;eredità è un bene materiale, disponibile. <span id="more-2393"></span>La vita è un bene immateriale, indisponibile. Eppure quando Beppe Englaro o vecchi amici della figlia Eluana sono andati in tribunale per dire che la figlia avrebbe voluto mettere fine alla sua vita, senza uno straccio di una controprova scritta, di una registrazione audio per quanto ormai vecchia, nessuno li ha messi alla porta. Non solo sono stati affrontati sulla base di vecchi ricordi e sensazioni ben nove procedimenti civili presso il tribunale di Lecco, la Corte di appello di Milano e la Suprema corte di Cassazione civile, ma questi lembi di memoria sono divenuti prove inoppugnabili della volontà di Eluana di farla finita in queste condizioni. E sono la ragione per cui è possibile oggi toglierle cibo e acqua. Con nessuna delle proposte di legge sul testamento biologico, nemmeno con quella di Ignazio Marino o con i testi più radicali, questo atto finale sarebbe possibile in assenza di una dichiarazione scritta e autografa della volontà di Eluana. Per questo ha senso costituzionale, come ha ben spiegato l&#8217;ex presidente della Corte Valerio Onida, un decreto che faccia arrivare Eluana viva al traguardo della nuova legge sul testamento biologico. La sua morte oggi renderebbe inutile il lavoro del legislatore, lasciando questo precedente con tutto il suo carico di pasticci e pressapochismo giuridico come un macigno da cui non potere più prescindere. Quando si dice che sul caso Englaro si è presenza di una sentenza passata in giudicato si afferma il falso. Ci sono tre sentenze di Cassazione e l&#8217;ultima afferma testualmente che al giudice «non può essere richiesto di ordinare l&#8217;interruzione di un trattamento sanitario, non costituente forma di accanimento terapeutico, come quello che si risolve nell&#8217;alimentazione artificiale tramite sondino nasogastrico». Questa non è una sentenza, è la decisione di Ponzio Pilato che tutto lascia aperto. E acqua da tutte le parti fa anche l&#8217;ordinanza della Corte di Appello di Milano, quella che stabilisce che si può staccare il sondino, ma bagnando le labbra ad Eluana per non fare vedere nulla all&#8217;esterno. Nemmeno una consulenza medica è stata chiesta da quei giudici per decidere questo: non avevano risorse finanziarie per il fascicolo. Quanto alla volontà di Eluana, è stato preso per buono il suo choc per il coma dello sciatore Leonardo David, che secondo i giudici lei avrebbe conosciuto a Lecco. David è entrato in coma nel 1979. Eluana aveva 9 anni. E con questo non c&#8217;è molto altro da aggiungere. E&#8217; ai giudici che bisogna staccare la spina&#8230;</p>
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		<title>Al diavolo Alitalia, che fallisca! La Lega boccia l’assistenzialismo. Basta con il monopolio. Il leghista Reguzzoni contrario a un altro intervento del governo. Ora via al libero mercato</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 06:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[La Lega punta i piedi: l’era dell’assistenzialismo e dei prestiti ponte è finita. La trattativa Alitalia è fallita, tanto meglio. Ora avanti tutta con il libero mercato. Pochi concetti ma chiari, quelli espressi dal leghista Marco Reguzzoni, ex presidente della provincia di Varese e attento conoscitore dell’argomento Alitalia e Malpensa, oggi vicesegretario nazionale della Lega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="uscito il 20 settembre 2008" width="48" height="62" />La Lega punta i piedi: l’era dell’assistenzialismo e dei prestiti ponte è finita. La trattativa Alitalia è fallita, tanto meglio. Ora avanti tutta con il libero mercato. Pochi concetti ma chiari, quelli espressi dal leghista Marco Reguzzoni, ex presidente della provincia di Varese e attento conoscitore dell’argomento Alitalia e Malpensa, oggi vicesegretario nazionale della Lega Nord. «Berlusconi ha fatto il suo dovere, ha mantenuto quanto promesso in campagna elettorale. Ha detto che esisteva un’altra cordata, ha cercato in tutte le maniere di salvare la compagnia di bandiera, ma i sindacati l’hanno impedito. Peggio per loro, la nostra coscienza è a posto».<span id="more-2080"></span><br />
Domanda. E ora che cosa accadrà?<br />
Risposta. Il mercato risolverà i problemi. Il nostro è un paese di gente che ha bisogno di volare, quindi il vuoto che Alitalia lascerà sarà colmato velocemente, ma questa volta in condizioni di mercato, e non in condizioni protette da assistenzialismo di Stato.<br />
D. Quindi Linate sopravviverà e Malpensa decollerà?<br />
R. Chiudere Linate o vietarne l’utilizzo delle piste significa monopolio. Quegli spazi vuoti fanno gola a tanti operatori. Non si può continuare a tutelare una compagnia come Alitalia che non è in grado di coprire gli spazi. Nel libero mercato non esiste la compagnia protetta. Gli spazi liberi sono a disposizione di chi vuole occuparli ed è giusto che li utilizzi. Con questo principio non si può chiudere né Linate né Malpensa né qualsiasi altro aeroporto. Il taglio dei voli a Malpensa ha fatto perdere posti di lavoro e passeggeri. Qualche decina di migliaia di persone senza lavoro. Eppure ci sono grandi spazi di crescita per il futuro. In un regime libero non esiste che una compagnia tenga gli slot inutilizzati. Che ci sia un monopolio tra due compagnie per i voli tra Milano e Roma, con prezzi alti, servizi scadenti e offerta che lascia a desiderare. Viva la libera concorrenza e chissenefrega dell’Alitalia: se fallisce la Barilla mica dobbiamo finanziarla per avere la pasta sui banconi! Siamo rimasti gli unici a non avere voli low-cost tra le nostre città. Tra Roma e Milano dovremmo pagare 60-70 euro e non quelle cifre che si pagano oggi, che un altro po’ si spendono per andare a New York.<br />
D. Quindi il governo deve mollare l’Alitalia al suo destino. Niente più aiuti…<br />
R. Basta con i prestiti, con l’assistenzialismo. Nessuna lira in più. Che vendano gli aerei. Che liquidino tutto. Tanto non c’è problema per i passeggeri: arriverà qualcun altro. La gente vuole viaggiare. Via libera alla concorrenza, più servizi. Nel giro di 15 giorni gli spazi si riempiranno. Tra 5 anni ci verrà da ridere ripensando a questa vicenda.<br />
D. Cassintegrazione, mobilità, ammortizzatori sociali: ma a pagare è sempre lo Stato?<br />
R. Sì, ma è una misura temporanea. Non si tratta di quell’assistenzialismo pagato a caro prezzo da contribuenti, passeggeri e dal sistema di aziende.<br />
D. La colpa del fallimento della trattativa è tutta dei sindacati che non hanno firmato?<br />
R. Certo. Il sindacato vive ancora protetto e non si rende conto della realtà.<br />
D. Il libero mercato risolverà anche i problemi dei piloti?<br />
R. Senza dubbio. I piloti non resteranno senza lavorare. Il traffico aereo cresce del 20% l’anno. Il passeggero deve essere libero di scegliere con chi viaggiare. Una volta era diverso, era giusto avere e finanziare una compagnia di bandiera per collegare il paese con il mondo, oggi è una logica vecchia. Sono le compagnie che vengono qui. Si va ovunque perché si pagano i biglietti. L’ultimo paese occidentale ad avere ancora in testa la compagnia di bandiera è il nostro. Il libero mercato non costa ai contribuenti. L’Alitalia ha finito per pagare tutti i suoi privilegi. Non ultimo quello di avere la manutenzione a Napoli. In tutti gli altri paesi si fa negli hub.</p>
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