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	<title>Marco Castoro &#187; buon gusto</title>
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		<title>Prima Guida Pasticceria italiana: Igino Massari il migliore</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 23:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Enzo Di Giacomo Dopo la prima guida degli oli d’Italia (i migliori extravergine), è ora in libreria quella dei “Pasticceri£pasticcerie d’Italia 2012” (Gambero Rosso Editore). Guide che vanno ad aggiungersi e ad arricchire la già folta e qualificata schiera delle guide del Gambero Rosso, in primis la guida dei vini. E’ una sfida e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Enzo Di Giacomo</p>
<p>Dopo la prima guida degli oli d’Italia (i migliori extravergine), è ora in libreria quella dei “Pasticceri£pasticcerie d’Italia 2012” (Gambero Rosso Editore). Guide che vanno ad aggiungersi e ad arricchire la già folta e qualificata schiera delle guide del Gambero Rosso, in primis la guida dei vini.<br />
E’ una sfida e il riconoscimento verso quel mondo silenzioso ma produttivo delle pasticcerie d’Italia. Ma soprattutto nasce con l’intento di valorizzare il mestiere del pasticcere, un mestiere difficile. «La pasticceria è scienza, nulla nasce per caso. Tutto va perfettamente bilanciato per essere certi del risultato finale. Come una formula matematica» scrive Laura Mantovano (direttore editoriale libri del Gambero Rosso) nella prefazione alla guida.<br />
Sono state visitate oltre 800 pasticcerie e la “squadra” del Gambero Rosso ne ha selezionate oltre 500. Pochissime in rapporto al numero di locali disseminati lungo la penisola. Ma è la prima edizione della guida che premia i migliori con Tre Torte (il numero tre per il Gambero Rosso è un numero magico). Le edizioni che seguiranno aumenteranno senza dubbio il numero dei maestri pasticceri e delle pasticcerie. Maestri che nulla hanno di inferiore ai più blasonati chef. <span id="more-5501"></span><br />
&#8221;La guida vuole essere una valorizzazione dell&#8217;arte dolciaria italiana &#8211; ha detto la curatrice, Laura Mantovano – e uno stimolo a seguire l&#8217;esempio dei grandi maestri pasticceri come Massari, che ha fatto per la pasticceria quello che Gualtiero Marchesi ha fatto per la cucina del nostro Paese&#8221;<br />
Tanto per fare un nome: Iginio Massari (Pasticceria Veneto a Brescia) premiato il migliore pasticcere d’Italia con 93 centesimi. E’ la figura più rappresentativa della pasticceria italiana nel mondo. Scrittore e pubblicista, è dottore Honoris Causa in Scienze culinarie alla St. George University di Bruxelles e titolare della prima pasticceria italiana entrata nella catena Relais Desserts.<br />
Tra i premiati con Tre Torte, seguono con 91 centesimi “Biasetto” a Padova; “Gino Fabbri Pasticcere” a Bologna; “Nuovo Mondo” a Prato; “Pasquale Marigliano” a Ottaviano (Naopoli); con 90 centesimi “Cristalli di zucchero” a Roma; “Dalmasso” ad Avigliana (Torino) e “L’Orchidea” a Montesano sulla Marcellana (Salerno).<br />
Lavorare nel piccolo paese di Montesano sulla Marcellana (Salerno) di poco più di 6mila abitanti a 850 metri di altritudine, ancor più nella Frazione Scalo, è difficile, ma Giuseppe Manilia, maestro pasticcere autodidatta, c’è riuscito. Lontano dai rumori delle grandi città, Giuseppe tra le mura del suo locale porta avanti un discorso personale, un laboratorio di idee e concretezza dolciaria.<br />
«Non tutti lavorano, purtroppo, allo stesso modo e non tutti tengono alta l’arte della pasticceria. E siamo partiti proprio da questo per fare una guida vera, una guida fatta sul campo» ha concluso Laura Mantovano.    </p>
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		<title>Vini d’Italia, 13 miliardi di euro il Pil del settore vitivinicolo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 22:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da www.turismoefinanza.it di Enzo Di Giacomo Dal 7 novembre la guida “Vini d’Italia 2012” del Gambero Rosso, giunta alla venticinquesima edizione, è anche in lingua cinese (dopo quella inglese e tedesca): verrà presentata a Shangai dal presidente Paolo Cuccia e dal suo staff. Il roadshow di fine 2011 prevede tappe a Mumbay, Singapore, Seoul, Hong [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da www.turismoefinanza.it<br />
di Enzo Di Giacomo</p>
<p>Dal 7 novembre la guida “Vini d’Italia 2012” del Gambero Rosso, giunta alla venticinquesima edizione, è anche in lingua cinese (dopo quella inglese e tedesca): verrà presentata a Shangai dal presidente Paolo Cuccia e dal suo staff. Il roadshow di fine 2011 prevede tappe a Mumbay, Singapore, Seoul, Hong Kong e Shanghai appunto. Dalla via della seta di Marco Polo alle vie del vino del Gambero Rosso nell’estremo oriente in questo inizio del Terzo Millennio.<span id="more-5428"></span><br />
E’ il frutto del prestigio che la guida ha acquisito nel corso di questi 25 anni, ritagliandosi il ruolo di ambasciatore del vino italiano nel modo. Qualcuno l’ha definita una società di rating del vino italiano. Che gode, nonostante la crisi, di ottima salute: nel primo semestre del 2011 le esportazioni del vino sono cresciute del 14% rispetto allo stesso periodo del 2010 e «il valore economico ha superato di poco i 2 miliardi di euro e per fine 2011 si punta ad abbattere il muro dei 4 miliardi di fatturato export che, fino a pochi anni fa, sembrava un obiettivo inarrivabile» ha scritto Saverio Romano, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Il Pil dell’intero settore vitivinicolo ammonta a 13 miliardi di euro, di cui 3,9 miliardi dovuti all’esportazione.<br />
I numeri della guida dei “Vini d’Italia 2012” sono racchiusi in 2.350 aziende recensite, 375 Tre Bicchieri con ben sessantadue new entry, oltre 20mila vini: una fotografia dell’italia enologica che si arricchisce sempre di più e aiuta la crescita dei produttori italiani, ma anche «il racconto dei territori dove nascono i vini italiani – ha sottolineato Paolo Cuccia, presedente del Gambero Rosso -. Questa è una dimensione che dobbiamo tutti incrementare per portare più turismo enogastronomico».<br />
Interessante è anche la distribuzione per regioni: in testa il Piemonte con 72 vini premiati, seguito dalla Toscana con 62, dal Veneto con 34, dal Friuli Venezia Giulia con 26. Seguono l’Alto Adige con 25, la Lombardia e le Marche con 18, la Campania con 17, la Sicilia con 16, l’Emilia Romagna con 15, la Sardegna con 13, l’Abruzzo con 11, la Puglia con 10, l’Umbria e il Trentino con 9, la Valle d’Aosta e la Liguria con 5, il Lazio con 4, la Basilicata con 3, la Calabria con 2 e il Molise con 1.<br />
I Premi Speciali sono andati a nove imprenditori italiani, i campioni della filiera vinicola, tra i quali Tasca d’Almerita per La Cantina dell&#8217;anno; Sergio Mottura e Giuseppe Russo per Il Viticoltore dell&#8217;anno; Mattia Barzagli per La Cantina emergente; Alois Lageder per La viticoltura sostenibile. </p>
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		<title>Massimo Bottura e Gianfranco Vissani chef d’Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 08:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di ENZO DI GIACOMO Quello che più colpisce nella nuova guida dei “Ristoranti d’Italia 2012” del Gambero Rosso è la retrocessione di tre grandi della ristorazione italiana, che hanno perso le Tre Forchette: “Enoteca Pinchiorri a Firenze, “Il Pagliaccio” a Roma e “Miramonti L’Altro” a Concesio (Bresca). All’Enoteca Pinchiorri viene addebitato un eccessivo uso della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di ENZO DI GIACOMO</p>
<p>Quello che più colpisce nella nuova guida dei “Ristoranti d’Italia 2012” del Gambero Rosso è la retrocessione di tre grandi della ristorazione italiana, che hanno perso le Tre Forchette: “Enoteca Pinchiorri a Firenze, “Il Pagliaccio” a Roma e “Miramonti L’Altro” a Concesio (Bresca). All’Enoteca Pinchiorri viene addebitato un eccessivo uso della lingua inglese (visto oramai la clientella russsa, giapponese, americana), “il prezzo elevato della cena e i ricarichi stellari dei vini”.<br />
A fronte della retrocessione, ci sono però tre nuovi ingressi: “Il Pellicano” a Porto Ercole (Grosseto), “La Gazza Ladra dell’Hotel Palazzo Failla” a Modica (Ragusa) e “La Stua de Michil dell’Hotel Perla” a Corvara in Badia (Bolzano). Tutti e tre sono il risultato felice tra albergatori e chef. <span id="more-5381"></span><br />
Per il 2012 ci sono due superstar della cucina italiana: Massimo Bottura, con la sua tecnica, la passione e la creatività e Gianfranco Vissani, il vulcanico chef “che guadagna un bonus in più per l’inserimento dei menu low cost a pranzo e a cena (95/100 per entrambi)”. Definire menu low cost con prezzi che variano da 95 a 100 euro sembra esagerato, se si considera il tempo della crisi. Nonostante la crisi, si mangia e si beve dunque. «Occorre essere ottimisti – spiegano Clara Barra e Giancarlo Perrotta, curatori della Guida – anche perchè la ristorazione ha dimostrato di sapersi adeguare alla crisi con soluzioni differenti alla portata delle tasche degli italiani».<br />
A ridosso del tandem Bottura-Vissani, c’è Heinz Beck “inseguito” da Le Calandre con lo chef Massimiliano Alajmo, Don Alfonso con la famiglia Iaccarino, Piazza Duomo con lo chef Enrico Crippa e Reale di Niko Romito.<br />
Nella classifica delle regioni troviamo la Campania, il Piemonte e la Toscana con tre locali a testa che detengono il primato delle Tre Forchette; seguono il Veneto, Lombardia, Sicilia, Marche e Friuli.<br />
E’ stato rivisto il punteggio di cantina che non valuta più la carta dei vini sul numero di etichette, ma in funzione del ristorante, della diversità dei vini proposti o anche in base alla bravura del sommelier di sala. La migliore carta dei vini 2012 è stata assegnata per la categoria Tre Forchette a La Stua de Michil dell’Hotel La Perla di Corvara in Badia (Bolzano).<br />
Un giro d’Italia gastronomico che racconta il paese e «permette la crescita dei produttori locali, le ospitalità locali portandole all’estero; perché soltanto dando una proiezione di qualità e di economia il nostro Paese ce la farà» ha soittolineato nel corso della presentazione della guida Paolo Cuccia, presidente del Gambero Rosso.</p>
<p>Ristoranti d’Italia 2012<br />
Gambero Rosso<br />
Pag 640 euro 22</p>
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		<title>Puglia, la magia del vino</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 22:09:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da www.baccoetabacco.org di  Enzo Di Giacomo Bisogna entrarci a Castel del Monte per capire il senso dei suoi oltre sette secoli di vita. Bisogna entrarci nelle vigne di Francesco Liantonio per capire la forza dei suoi vini. In primis Vigna Pedale, un po’ la stella cometa dell’Azienda Vinicola Torrevento. Siamo a Corato, provincia di Bari. Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da www.baccoetabacco.org<br />
di  Enzo Di Giacomo</p>
<p>Bisogna entrarci a Castel del Monte per capire il senso dei suoi oltre sette secoli di vita. Bisogna entrarci nelle vigne di Francesco Liantonio per capire la forza dei suoi vini. In primis Vigna Pedale, un po’ la stella cometa dell’Azienda Vinicola Torrevento. Siamo a Corato, provincia di Bari.<br />
Con 400 ettari vitati (200 di proprietà e 200 in gestione) produce dai 6 agli 8 miloni di bottiglie annue. E sono 40 gli ettari che sta per impiantare. Circa il 70% della produzione prende la strada dell’estero.<br />
E’ una storia che parte da lontano, sa di migrazione alla fine dell’Ottocento quando il nonno di Francesco parte per New York ragazzino, lavora fabbricando ghiaccio. Con gli anni costituisce un’impresa dove lavorano alla fine 100 operai; vende tutto e la nostalgia convince Francesco a rietrare in Puglia, a Palo del Colle, dove investe i suoi soldi in vigneti e produzione di olio. Nel 1948 i fratelli Liantonio acquistano una struttura masserizia in pietra, un ex monastero del Seicento, a Castel del Monte nella sconosciuta contrada Torre del vento: dai 57 ettari di allora ai 400 di oggi. Un atto di coraggio e di amore per la propria terra che ritroviamo oggi in Francesco, studioso e docente di marketing e comunicazione. In lui però è più forte il richiamo della terra che per la cattedra. E nel 1985 parte il progetto “Torrevento”, una scommessa su di un vitigno che molti ignorano e pochi valorizzano: il Nero di Troia. <span id="more-5373"></span><br />
A distanza di anni Francesco ha contruito un piccolo impero che alla produzione del vino unisce quella dell’olio e, ultimamente, la pasta per un fatturato annuo di circa 30 milioni di euro. Come si faceva una volta nelle masserie, nelle case dei contadini. Sì, perché la filosofia del professore è quella di innovare nella tradizione, di attenersi scupolosamente ai saperi e ai dettami del nonno, del padre e dell’entourage familiare.<br />
La valorizzazione e la conoscenza in Italia e nel mondo del Nero di Troia è un punto fermo nella vita contadina-imprenditoriale di Francesco Liantonio. Il recupero e la valorizzazione dei vitigni autoctoni non sono stati soli per il Nero di Troia, ma si è concentrato anche per il Bombino bianco, Pampanuto, Bombino Nero. «E dopo 5 anni di prove e sperimentazioni, il prossimo anno usciremo con l’Aleatico, un vitigno storico pugliese» dichiara Francesco. Accanto al “gioiello” della casa (Vigna Pedale, Nero di Troia in purezza), ci sono il Bacca Rara, Bombino bianco e Chardonnay; Kebir, Nero di Troia e Cabernet Sauvignon in egual misura; Faneros, Negroamaro 90% e Malvasia 10%; Sine nomine, Negroamaro e Malvasia.<br />
Nell’intensa attività di Francesco cosa ci sarà nell’immediato futuro? «La costruzione di una clinica per disabili, malati terminali e per quelle persone che presentano disagi» mi confida Francesco, felice di aggiungere un altro tassello importante alla sua vita di imprenditore.   </p>
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		<title>A Ostia la cucina romana. Alla ricerca dei piatti perduti</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 10:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[buon gusto]]></category>

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		<description><![CDATA[di Enzo Di Giacomo C’è un ristorante a Ostia (“Siamo qui”) che vuole recuperare la migliore tradizione culinaria romana per proporla come è nata, senza apportare eccessive rivisitazioni che potrebbero snaturarne il sapore, ritrovare il gusto di una volta. Si trova in una zona centrale, a poca distanza dalla stazione ferroviaria, che fu voluta dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Enzo Di Giacomo</p>
<p>C’è un ristorante a Ostia (“Siamo qui”) che vuole recuperare la migliore tradizione culinaria romana per proporla come è nata, senza apportare eccessive rivisitazioni che potrebbero snaturarne il sapore, ritrovare il gusto di una volta.<br />
Si trova in una zona centrale, a poca distanza dalla stazione ferroviaria, che fu voluta dal Duce per portare i romani ad avere uno sbocco sul mare. Una periferia dell’Impero che oggi, secondo l’architetto romano (sommelier con il vezzo dell’ecologia) Franco Castoro, titolare dell’Osteria insieme a Bruno Colasanti, “vuole essere la nostra Miami”.<br />
A proposito di Bruno Colasanti c’è da dire che ha trascorso circa venti anni della sua vita nel ristorante “Ve l’avevo detto” a Testaccio, nel cuore di Roma.   <span id="more-5325"></span><br />
Ha aperto da poco al pubblico e vuole proposi come ritrovo, luogo di incontro dei cultori della cucina tradizionale romana (sul biglietto troneggia Hostaria Romana), quando i piatti erano il frutto dei prodotti della terra con l’aggiunta di una passione e di una bonarietà oggi in via di estinzione. Vuole essere un posto dove la “ggente” si ri-avvicina alla cultura del cibo romano, ma anche per coloro che sono sensibili ai temi dell’ambiente e della natura. Prodotti freschi e di qualità, tovagliette di carta prodotta con carta riciclata ed energia elettrica erogata da fonti rinnovabili. Un’altra novità è costituita da un’iniziativa che in questi tempi di crisi viene accolta con favore: il vino in condivisione, ovvero il Wine Sharing; si possono ordinare alcuni vini dedicati  anche  in condivisione con altri tavoli per permettere a tutti di degustare vini prestigiosi in dosi desiderate senza incorrere nell’impegno economico previsto per l’acquisto di una intera bottiglia. Una piccola rivoluzione.<br />
I tonnarelli cacio e pepe sono il risultato di un mix di freschezza (pasta fatta in casa da un pastaio romano) e preparazione del fondo, giusto equilibrio fra cacio e pepe,  equilibrio di sapori e tradizione. E’ il gioiello della casa. Accanto ad altri piatti, quali spaghetti alla carbonara, penne all’arrabbiata. E poi pesce.<br />
La carta dei vini è italiana, un inno al vino del Lazio (continuazione ideale e cornice della cucina romana): Castelli romani doc, Cesanese del Piglio, Merlot in purezza. Non è secondario che Franco sia anche un sommelier diplomato. A tavola vini doc dei Castelli romani “con la nostra etichetta” aggiunge l’architetto-sommelier Franco (quale delle due figure è prevalente?).<br />
«Mi sono accostato alla cultura del bere e del mangiare bene da tanti anni, perché è un percorso di vita» prosegue Franco. E’ una passione interiore, sedimentata per anni per poi essere realizzata all’età di 49 anni.         </p>
<p>Siamo Qui<br />
Via Agostino Scaparro n 15/a<br />
00122 Roma Ostia Lido<br />
Tel. 331.8734055<br />
www.ristorantesiamoqui.it</p>
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		<title>Sui Colli Orientali ci sono i fratelli del vino</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 13:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[www.baccoetabacco.org di  Enzo Di Giacomo E’ stata una grande annata, una vendemmia eccezionale quella del 2011, la decima da quando è partita l’Azienda Agricola La Tunella, sui colli orientali del Friuli, a pochi chilometri dal confine con la Slovenia. 70 ettari vitati, che i fratelli Massimo e Marco Zorzettig (qualcuno li chiama “i Principi di Premariacco”), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>www.baccoetabacco.org<br />
di  Enzo Di Giacomo</p>
<p>E’ stata una grande annata, una vendemmia eccezionale quella del 2011, la decima da quando è partita l’Azienda Agricola La Tunella, sui colli orientali del Friuli, a pochi chilometri dal confine con la Slovenia.<br />
70 ettari vitati, che i fratelli Massimo e Marco Zorzettig (qualcuno li chiama “i Principi di Premariacco”), hanno ereditato dal padre Livio, con la supervisione di mamma Gabriella, una donna di altri tempi che è riuscita a trasmettere ai figli quei valori che stanno alla base del successo de La Tunella: qualità e onestà. Il “dream team” è completato poi dalle mogli dei due fratelli Zorzettig e dal giovane, ma preparato, enologo (e grande amico) Luigino Zamparo. <span id="more-5318"></span><br />
«Andavamo a vendere il vino in bottiglie e sfuso nei bar, nelle osterie e nelle vallate del Natisone» &#8230; tempi quasi eroici quelli ricordati da Massimo. Poi la svolta nel 2001, con l&#8217;Azienda che viene a prendere il nome da un casale che stava qui vicino e la cui proprietaria, Antonella, veniva chiamata, in dialetto friulano, Tunelle.<br />
E’ questa una delle più belle zone del Friuli, nel comune di Premariacco, con le colline di Ipplis e la Rocca Bernarda (oggi dei Cavalieri di Malta), dove nel 1956 Luigi Veronelli ritrovò le viti di picolit, un vitigno completamente perso, che successivamente è stato impiantato in molte zone dei Colli Orientali.<br />
Un territorio che nulla ha da invidiare al celebre Chiantishire, con la produzione predominante dei vini bianchi (70%), mentre il restante 30% è per i vini rossi. Vini distribuiti a metà per il mercato ialiano, l’altra metà destinata a quello estero (Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Russia, Belgio, Olanda, Danimarca, Estonia). Stupore e piacere, la scorsa estate, aver trovato una bottiglia di Pinot grigio de La Tunella anche nell&#8217;isola greca di Mykonos. Degustata seduti all&#8217;Hippie Fish, proprio in riva al mare, ci ha fatto apprezzare ancor di più lo splendido tramonto di quella sera.<br />
Qualche dato tecnico: la densità media è di 4500/5000 viti per ettaro; la resa di 70/90 quintali per ettaro, «per favorire la qualità delle uve raccolte manualmente non meccanicamente» aggiunge con orgoglio Massimo. La produzione si aggira sulle 450.000/470.000 bottiglie annue.<br />
I “fratelli del vino” hanno lavorato intensamente in questi dieci anni: «Ci siamo fatti conoscere con il BiancoSesto, frutto di uve selezionate di due grandi vitigni, il Friulano e la Ribolla Gialla» spiega Massimo. I riconoscimenti non sono mancati, con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso nel 2006 e i Cinque Grappoli Duemilavini dell’Associazione Italiana Sommelier nel 2007.<br />
La produzione de La Tunella comprende anche LaLinda, il primo uvaggio autoctono friulano a base Malvasia Istriana, che fermenta in botti grandi di rovere di Slavonia e si affina lentamente in vasche di acciaio. Viene commercializzato in primavera dopo un anno e mezzo dalla vendemmia. Tra i vini rossi che caratterizzano il territorio, Refosco dal Peduncolo Rosso, Pignolo e Schioppettino, quest’ultimo un pinot nero di campagna, rustico, le cui migliori annate sono state quelle del 2006 e 2007. </p>
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		<title>Apre a Ostia il ristorante ecologico con il Wine Sharing</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 12:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Apre i battenti domani sera a Ostia in via Agostino Scaparro un nuovo ristorante, o meglio Hostaria Romana per dirla come recita il biglietto da visita sul quale troneggia il nome Siamo Qui. Un ‘apertura particolare dedicata esclusivamente alla presentazione di alcuni piatti che verranno proposti nel locale. Il nome Siamo qui è dedicato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apre i battenti domani sera a Ostia in via Agostino Scaparro un nuovo ristorante, o meglio Hostaria Romana per dirla come recita il biglietto da visita sul quale troneggia il nome Siamo Qui. Un ‘apertura particolare dedicata esclusivamente alla presentazione di alcuni piatti  che verranno proposti nel locale. Il nome Siamo qui è dedicato a coloro che hanno perso i sapori di una volta, quelli legati alla tradizione romana, ma anche per coloro che sono sensibili ai temi del’ambiente e della natura, cari al patron di questa attività Franco Castoro architetto romano con il vezzo dell’ecologia. Prodotti freschi e di qualità, non sottoposti a stressanti viaggi da un capo all’altro dell’Italia, l’utilizzo di minori conservanti possibili, tovagliette di carta prodotta con carta riciclata ed energia elettrica erogata da fonti rinnovabili. Un’altra novità è costituita da una iniziativa che in questi tempi di crisi vieneaccolta con molto favore, ed è pari ad una rivoluzione culturale: il vino in condivisione, ovvero il Wine Sharing, potrete ordinare alcuni vini dedicati  anche  in condivisione con altri tavoli, questo per permettere a tutti di degustare vini prestigiosi in dosi desiderate senza incorrere nell’impegno economico previsto per l’acquisto di una intera  bottiglia.<br />
Sito internet : ristorantesiamoqui.it</p>
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		<title>Tenimenti Angelini, nel cuore del Chianti: 1milione 200mila le bottiglie prodotte. 8,5 milioni di euro il fatturato</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 10:57:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Enzo Di Giacomo E’ stata la passione (e il business?) a far entrare nel mondo enologico italiano l’industriale farmaceutico marchigiano Francesco Angelini. Con i medesimi consolidati metodi di conduzione gestionale e finanziario del Gruppo, anche nel mondo dei vini si è mosso da…..industriale avveduto. I risultati dei vigneti (55 ettatri vitati) Val di Suga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Enzo Di Giacomo</p>
<p>E’ stata la passione (e il business?) a far entrare nel mondo enologico italiano l’industriale farmaceutico marchigiano Francesco Angelini. Con i medesimi consolidati metodi di conduzione gestionale e finanziario del Gruppo, anche nel mondo dei vini si è mosso da…..industriale avveduto. I risultati dei vigneti (55 ettatri vitati) Val di Suga a Montalcino per il Brunello, TreRose (78 ettari) a Montepulciano con il Vino Nobile, San Leonino (45 ettari) a Castellina in Chianti con il Chianti Classico, Collepaglia a Jesi nelle Marche con il Verdicchio e Puiatti (70ettari vitati) in Friuli sono soddisfacenti: 1milione 200mila bottiglie prodotte, 8,5 milioni di euro di fatturato nel 2010 e la previsione, anzi il progetto di sviluppo come lo definisce il Presidente, Jorge Ballestè Doldi, è di raggiungere i 30 milioni di euro di fatturato entro pochi anni. E’ un piano di sviluppo (enologico) a tappe con il completamento del portafoglio, il potenziamento della struttura in Italia (si è passati da 20 a 70 agenzie) e la penetrazione nei mercati internazionali con il 65% della produzione che prenderà la via dell’estero. I mercati di riferimento ma con una maggiore forza espansiva sono la Svizzera, la Germania, gli Stati Uniti, Gran Bretagna, la Russia,  Estonia e attenzione particolare è rivolta alla Cina. <span id="more-5157"></span><br />
Lo sviluppo (per ora) è in Italia, in Piemonte, con l’acquisizione di due importanti aziende vinicole che vanno ad arricchire “Tenimenti Angelini” e l’acquisizione di una rinomata azienda veneta. Non è una scommessa da parte del patron marchigiano, ma una pianificazione che entro pochi anni porterà il brand a sfidare e a competere con i colossi del vino. “Tenimenti Angelini” (500 ettari totali, 210 dei quali vitati) è una delle poche realà italiane che offrono una propria produzione nelle tre denominazioni di origine della Toscana: Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Chianti Classico.<br />
Una verticale si è tenuta a Roma con la degustazione dei vini Vigna Spuntali Brunello di Montalcino nelle annate 1993, 1995, 1999, 2004 con l’annata 1999 eccelsa. Il Brunello 1999 ha una gradazione alcolica di 14,63%. E’ stata un’annata da ricordare per l’inverno freddo, primavera equilibrata, estate non molto calda. Sono state prodotte 18.868 bottiglie.<br />
Sono stati presentati poi, nel corso del pranzo, Puiatti Spumante Metodo Classico Extra Brut Ribolla Gialla (100% Ribolla Gialla), il Collepaglia Verdicchio Classico Superiore dei Castelli di Jesi Doc 2010. Il San Leonino Chianti Classico Dogc 2008 ((Sangiovese 90%-Syrah 5%-Cabernet Sauvignon 5%); è seguito TreRose Vino Nobile Montepulciano Dogc 2008 e il Val di Suga Brunello di Montalcino Dogc 2006 (100% Sangiovese). La fine del sogno enologico è stata con TreRose Vin Santo di Montepulciano Doc 1999 (Trebbiano 50%- Grechetto 30%-Malvasia 20%), le cui uve sono stese sui graticci ad appassire per circa 6 mesi. Dopo la pressatura, il mosto fermenta in assenza di ossigeno in caratelli sigillati da 100 litri, dove resta per 7 anni.         </p>
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		<title>Tutti pazzi per il vino a Trastevere</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 10:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[buon gusto]]></category>
		<category><![CDATA[ok il vino è giusto]]></category>

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		<description><![CDATA[di Enzo Di Giacomo Provenendo da Campo de’ Fiori e attraversando Ponte Sisto (uno dei più vecchi di Roma e location per molti film come “Poveri, ma belli”; ricorda un po’ il Ponte Carlo a Praga, più piccolo per dimensioni ma con la medesima intensità poetica) si arriva a Piazza Trilussa, un piccolo anfiteatro epicentro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Enzo Di Giacomo</p>
<p>Provenendo da Campo de’ Fiori e attraversando Ponte Sisto (uno dei più vecchi di Roma e location per molti film come “Poveri, ma belli”; ricorda un po’ il Ponte Carlo a Praga, più piccolo per dimensioni ma con la medesima intensità poetica) si arriva a Piazza Trilussa, un piccolo anfiteatro epicentro della movida notturna dei romani e non solo. E’ in questo “cuore” romano caro al Belli e a Trilussa che si trova l’«Enoteca Ferrara», punto di approdo per gli enonauti della capitale: 250 i produttori presenti, 20mila le bottiglie nelle tre cantine. Una sorta di mitreo enologico.<span id="more-4951"></span><br />
L’enoteca è stata al centro per un mese e mezzo di un “incontro” con i vini dell’Azienda Marchesi Antinori e Falesco, conclusosi con una serata “Bere Bene Premia” alla presenza di numerosi giovani, nuovi iniziati a Bacco.<br />
Quella dei Marchesi Antinori, è noto, è un’Azienda vitivinicola tra le più prestigiose d’Italia e ambasciatrice made in Italy del vino nel mondo: 20milioni di bottiglie prodotte, 2.300 ettari vitati di proprietà, con il contributo di uno dei più apprezzati enologi italiani, Renzo Cotarella. Insomma, il vino.<br />
“Solaia 2007 Antinori”, “Tignanello 2008 Antinori” e “Montiano 2008” “Sagrantino” “Vitiano 2009” della Falesco di Montecchio dei fratelli Riccardo e Renzo Cotarella non sono i titoli di libri del Campiello premiati in quegli anni, ma vini superbi che hanno fatto il giro del mondo. Non possiamo elencare tutti i “gioielli di famiglia” presentati, ma vi assicuro che è stato un mese intenso di assaggi e di ricarichi, di approfondita conoscenza di un settore sempre più in espansione, con un significativo contributo al Pil.</p>
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		<title>Il Calice e la Stella a Canepina</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 12:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[www.baccoetabacco.org di Enzo Di Giacomo Non è il titolo di un libro di Dan Brown né un’associazione Onlus, ma un ristorante nel cuore storico di Canepina, piccolo borgo di 3mila abitanti a ridosso dei Monti Cimini e a circa 30 chilometri da Viterbo. E’ la passione per la cucina, quella tradizionale, trasmessa come una missione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>www.baccoetabacco.org<br />
di Enzo Di Giacomo</p>
<p>Non è il titolo di un libro di Dan Brown né un’associazione Onlus, ma un ristorante nel cuore storico di Canepina, piccolo borgo di 3mila abitanti a ridosso dei Monti Cimini e a circa 30 chilometri da Viterbo.<br />
E’ la passione per la cucina, quella tradizionale, trasmessa come una missione dalla nonna e dalla mamma, a spingere i fratelli Maria, Giuliano e Felice Arletti ad aprire il ristorante “Il Calice e la Stella” che, visto da fuori, non desta particolare attenzione. E’ là, sotto la Torre, con un’insegna in ferro battuto che sullo sfondo di un intonaco bianco grezzo invita però ad entrare.   <span id="more-4891"></span><br />
Era da molto tempo che Felice mi parlava dell’apertura di un ristorante, come uno scrittore parla del suo libro in formazione. Finalmente è giunto il tempo, l’avventura è cominciata e i gourmet cominciano a frequentare il ristorante dei tre fratelli (canapinesi doc), composto di tre sale e una cantina che rappresenta un po’ il luogo in cui dimorare e fare degustazione dei vini, «rigorosamente della Tuscia viterbese, con un’unica eccezione fatta per il Barbera dell’Oltrepo Pavese, prodotto da un’azienda che lo fa invecchiare in botti di castagno, acquistate a Canepina &#8211; sottolinea Felice -. Abbiamo 15 etichette di aziende con vini bianchi e rossi che vanno da Montefiascone a Castiglione in Teverina, a Bolsena». Una scelta (coraggiosa) di identità, che serve anche a promuovere e valorizzare il luogo in cui si vive e si svolge la propria attività commerciale.<br />
In cucina Maria, che ha nel proprio dna la cucina tradizionale trasmessale dalla nonna e dalla mamma. E lei impasta volentieri uova e farina per la tradizionale pasta fatta in casa, nel preparare sughi con gli ingredienti stagionali della zona. Piatti tadizionali? «Fieno canapinese, pasta tipica viterbese, fatta con acqua, farina e uova; una tagliatella fina fina, tipo capellini d’angelo – spiega Felice –, citata come pasta canapinese sin dal 1500. Poi i ciciliani, acqua e farina, uno gnocco allungato fatto con il ferro. Una rivalutazione della cucina tipica dei poveri, ma che oggi trova molti estimatori. Il nostro motto è: tradizione e passione per l’enogastronomia» conclude soddisfatto Felice.<br />
Tra i piatti rivisitati e innovativi c’è il pesto alla nocciola, quasi un omaggio e ideale gemellaggio gastronomico con la Liguria patria del pesto. E la zuppa di castagne con l’olio di Canino.<br />
I dolci? Fatti da Maria, secondo gli insegnamenti di mamma Rosa accompagnati dal passito Aleatico. </p>
<p>Il Calice &#038; la Stella<br />
Piazza Garibaldi, 9<br />
Canepina (Viterbo)<br />
Cell. 328-9024761 / 329-4394981<br />
www.selvacimina.it     </p>
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