Quei verbali dell’altro mondo
marco | 12 luglio 2011
La scuola dei pm tiene banco in questo contesto storico che vede l’Italia nella morsa delle inchieste giudiziarie. Ma non ci sono soltanto le intercettazioni e gli indagati in prima pagina, ci sono anche gli strafalcioni della lingua italiana che imperversano negli atti. Antonio Di Pietro docet.
Il che c’azzecca è ormai un neologismo. Così come le altre espressioni colorite che l’ex pm di Mani pulite, quotidianamente, non risparmia a giornalisti e telespettatori. Le delizie «da contadino con il cervello fino» che tanto piacciono al popolo, al punto da dire «Di Pietro sì che è uno di noi!».
Totò avrebbe detto Badi come parli! Oppure Parli come badi, che ci sembra ben più appropriato per i pm della stessa scuola di Di Pietro. L’ultimo esempio arriva dal verbale della deposizione di Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto del ministro Giulio Tremonti, il cui «strappo» è stato pubblicato dal Corriere della Sera di ieri a pagina 13. Ebbene il sostituto procuratore Vincenzo Piscitelli in una domanda che rivolge al suo interlocutore scrive: «Aldilà della suddetta attività, Milanese si è di fatto occupato anche di altre attività…». Sì, avete letto bene: è stato usato il termine aldilà, scritto tutto attaccato come se fossimo in un’altra dimensione.
Ma allora è proprio vero che in Italia le inchieste giudiziarie sono di un altro mondo. O no?





