<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Marco Castoro &#187; documenti</title>
	<atom:link href="http://www.marcocastoro.it/category/documenti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.marcocastoro.it</link>
	<description>appunti di un freelance</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 12:26:32 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Quando Berlinguer disse: «I partiti sono diventati macchine di potere»</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/06/11/quando-berlinguer-disse-%c2%abi-partiti-sono-diventati-macchine-di-potere%c2%bb/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/06/11/quando-berlinguer-disse-%c2%abi-partiti-sono-diventati-macchine-di-potere%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 10:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3072</guid>
		<description><![CDATA[25 anni fa moriva Enrico Berlinguer. Ecco uno stralcio dell&#8217;intervista di Eugenio Scalfari al segretario del Pci pubblicata su La Repubblica il 28 luglio 1981. Un&#8217;intervista che per alcuni passaggi sembra scritta oggi. Diceva Berlinguer: &#8220;I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>25 anni fa moriva Enrico Berlinguer. Ecco uno stralcio dell&#8217;intervista di Eugenio Scalfari al segretario del Pci pubblicata su La Repubblica il 28 luglio 1981. Un&#8217;intervista che per alcuni passaggi sembra scritta oggi.<br />
</em><br />
Diceva Berlinguer:<br />
&#8220;I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l&#8217;iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un &#8220;boss&#8221; e dei &#8220;sotto-boss&#8221;. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora&#8230; <span id="more-3072"></span><br />
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c&#8217;è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le &#8220;operazioni&#8221; che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell&#8217;interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un&#8217;autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un&#8217;attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti&#8221;.</p>
<p> Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?</p>
<p>&#8220;La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell&#8217;amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell&#8217;Italia d&#8217;oggi, fa tutt&#8217;uno con l&#8217;occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt&#8217;uno con la guerra per bande, fa tutt&#8217;uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d&#8217;essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/06/11/quando-berlinguer-disse-%c2%abi-partiti-sono-diventati-macchine-di-potere%c2%bb/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il testo integrale dello storico discorso di Barack Obama al Cairo</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/06/05/il-testo-integrale-dello-storico-discorso-di-barack-obama-al-cairo/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/06/05/il-testo-integrale-dello-storico-discorso-di-barack-obama-al-cairo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 23:01:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3025</guid>
		<description><![CDATA[dalla REPUBBLICA Ecco la traduzione integrale del discorso del presidente americano Barack Obama all&#8217;Università del Cairo. SONO onorato di trovarmi qui al Cairo, in questa città eterna, e di essere ospite di due importantissime istituzioni. Da oltre mille anni Al-Azhar rappresenta il faro della cultura islamica e da oltre un secolo l&#8217;Università del Cairo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dalla REPUBBLICA</p>
<p><em>Ecco la traduzione integrale del discorso del presidente americano Barack Obama all&#8217;Università del Cairo.<br />
</em><br />
SONO onorato di trovarmi qui al Cairo, in questa città eterna, e di essere ospite di due importantissime istituzioni. Da oltre mille anni Al-Azhar rappresenta il faro della cultura islamica e da oltre un secolo l&#8217;Università del Cairo è la culla del progresso dell&#8217;Egitto. Insieme, queste due istituzioni rappresentano il connubio di tradizione e progresso.<span id="more-3025"></span><br />
Sono grato di questa ospitalità e dell&#8217;accoglienza che il popolo egiziano mi ha riservato. Sono altresì orgoglioso di portare con me in questo viaggio le buone intenzioni del popolo americano, e di portarvi il saluto di pace delle comunità musulmane del mio Paese: assalaamu alaykum.</p>
<p>Ci incontriamo qui in un periodo di forte tensione tra gli Stati Uniti e i musulmani in tutto il mondo, tensione che ha le sue radici nelle forze storiche che prescindono da qualsiasi attuale dibattito politico. Il rapporto tra Islam e Occidente ha alle spalle secoli di coesistenza e cooperazione, ma anche di conflitto e di guerre di religione. In tempi più recenti, questa tensione è stata alimentata dal colonialismo, che ha negato diritti e opportunità a molti musulmani, e da una Guerra Fredda nella quale i Paesi a maggioranza musulmana troppo spesso sono stati trattati come Paesi che agivano per procura, senza tener conto delle loro legittime aspirazioni. Oltretutto, i cambiamenti radicali prodotti dal processo di modernizzazione e dalla globalizzazione hanno indotto molti musulmani a considerare l&#8217;Occidente ostile nei confronti delle tradizioni dell&#8217;Islam.</p>
<p>Violenti estremisti hanno saputo sfruttare queste tensioni in una minoranza, esigua ma forte, di musulmani. Gli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 e gli sforzi continui di questi estremisti volti a perpetrare atti di violenza contro civili inermi ha di conseguenza indotto alcune persone nel mio Paese a considerare l&#8217;Islam come inevitabilmente ostile non soltanto nei confronti dell&#8217;America e dei Paesi occidentali in genere, ma anche dei diritti umani. Tutto ciò ha comportato maggiori paure, maggiori diffidenze.</p>
<p>Fino a quando i nostri rapporti saranno definiti dalle nostre differenze, daremo maggior potere a coloro che perseguono l&#8217;odio invece della pace, coloro che si adoperano per lo scontro invece che per la collaborazione che potrebbe aiutare tutti i nostri popoli a ottenere giustizia e a raggiungere il benessere. Adesso occorre porre fine a questo circolo vizioso di sospetti e discordia.</p>
<p>Io sono qui oggi per cercare di dare il via a un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo; l&#8217;inizio di un rapporto che si basi sull&#8217;interesse reciproco e sul mutuo rispetto; un rapporto che si basi su una verità precisa, ovvero che America e Islam non si escludono a vicenda, non devono necessariamente essere in competizione tra loro. Al contrario, America e Islam si sovrappongono, condividono medesimi principi e ideali, il senso di giustizia e di progresso, la tolleranza e la dignità dell&#8217;uomo.</p>
<p>Sono qui consapevole che questo cambiamento non potrà avvenire nell&#8217;arco di una sola notte. Nessun discorso o proclama potrà mai sradicare completamente una diffidenza pluriennale. Né io sarò in grado, nel tempo che ho a disposizione, di porre rimedio e dare soluzione a tutte le complesse questioni che ci hanno condotti a questo punto. Sono però convinto che per poter andare avanti dobbiamo dire apertamente ciò che abbiamo nel cuore, e che troppo spesso viene detto soltanto a porte chiuse. Dobbiamo promuovere uno sforzo sostenuto nel tempo per ascoltarci, per imparare l&#8217;uno dall&#8217;altro, per rispettarci, per cercare un terreno comune di intesa. Il Sacro Corano dice: &#8220;Siate consapevoli di Dio e dite sempre la verità&#8221;. Questo è quanto cercherò di fare: dire la verità nel miglior modo possibile, con un atteggiamento umile per l&#8217;importante compito che devo affrontare, fermamente convinto che gli interessi che condividiamo in quanto appartenenti a un unico genere umano siano molto più potenti ed efficaci delle forze che ci allontanano in direzioni opposte.</p>
<p>In parte le mie convinzioni si basano sulla mia stessa esperienza: sono cristiano, ma mio padre era originario di una famiglia del Kenya della quale hanno fatto parte generazioni intere di musulmani. Da bambino ho trascorso svariati anni in Indonesia, e ascoltavo al sorgere del Sole e al calare delle tenebre la chiamata dell&#8217;azaan. Quando ero ragazzo, ho prestato servizio nelle comunità di Chicago presso le quali molti trovavano dignità e pace nella loro fede musulmana.</p>
<p>Ho studiato Storia e ho imparato quanto la civiltà sia debitrice nei confronti dell&#8217;Islam. Fu l&#8217;Islam infatti &#8211; in istituzioni come l&#8217;Università Al-Azhar &#8211; a tenere alta la fiaccola del sapere per molti secoli, preparando la strada al Rinascimento europeo e all&#8217;Illuminismo. Fu l&#8217;innovazione presso le comunità musulmane a sviluppare scienze come l&#8217;algebra, a inventare la bussola magnetica, vari strumenti per la navigazione; a far progredire la maestria nello scrivere e nella stampa; la nostra comprensione di come si diffondono le malattie e come è possibile curarle. La cultura islamica ci ha regalato maestosi archi e cuspidi elevate; poesia immortale e musica eccelsa; calligrafia elegante e luoghi di meditazione pacifica. Per tutto il corso della sua Storia, l&#8217;Islam ha dimostrato con le parole e le azioni la possibilità di praticare la tolleranza religiosa e l&#8217;eguaglianza tra le razze.</p>
<p>So anche che l&#8217;Islam ha avuto una parte importante nella Storia americana. La prima nazione a riconoscere il mio Paese è stato il Marocco. Firmando il Trattato di Tripoli nel 1796, il nostro secondo presidente, John Adams, scrisse: &#8220;Gli Stati Uniti non hanno a priori alcun motivo di inimicizia nei confronti delle leggi, della religione o dell&#8217;ordine dei musulmani&#8221;. Sin dalla fondazione degli Stati Uniti, i musulmani americani hanno arricchito il mio Paese: hanno combattuto nelle nostre guerre, hanno prestato servizio al governo, si sono battuti per i diritti civili, hanno avviato aziende e attività, hanno insegnato nelle nostre università, hanno eccelso in molteplici sport, hanno vinto premi Nobel, hanno costruito i nostri edifici più alti e acceso la Torcia Olimpica. E quando di recente il primo musulmano americano è stato eletto come rappresentante al Congresso degli Stati Uniti, egli ha giurato di difendere la nostra Costituzione utilizzando lo stesso Sacro Corano che uno dei nostri Padri Fondatori &#8211; Thomas Jefferson &#8211; custodiva nella sua biblioteca personale.</p>
<p>Ho pertanto conosciuto l&#8217;Islam in tre continenti, prima di venire in questa regione nella quale esso fu rivelato agli uomini per la prima volta. Questa esperienza illumina e guida la mia convinzione che una partnership tra America e Islam debba basarsi su ciò che l&#8217;Islam è, non su ciò che non è. Ritengo che rientri negli obblighi e nelle mie responsabilità di presidente degli Stati Uniti lottare contro qualsiasi stereotipo negativo dell&#8217;Islam, ovunque esso possa affiorare.</p>
<p>Ma questo medesimo principio deve applicarsi alla percezione dell&#8217;America da parte dei musulmani. Proprio come i musulmani non ricadono in un approssimativo e grossolano stereotipo, così l&#8217;America non corrisponde a quell&#8217;approssimativo e grossolano stereotipo di un impero interessato al suo solo tornaconto. Gli Stati Uniti sono stati una delle più importanti culle del progresso che il mondo abbia mai conosciuto. Sono nati dalla rivoluzione contro un impero. Sono stati fondati sull&#8217;ideale che tutti gli esseri umani nascono uguali e per dare significato a queste parole essi hanno versato sangue e lottato per secoli, fuori dai loro confini, in ogni parte del mondo. Sono stati plasmati da ogni cultura, proveniente da ogni remoto angolo della Terra, e si ispirano a un unico ideale: E pluribus unum. &#8220;Da molti, uno solo&#8221;.</p>
<p>Si sono dette molte cose e si è speculato alquanto sul fatto che un afro-americano di nome Barack Hussein Obama potesse essere eletto presidente, ma la mia storia personale non è così unica come sembra. Il sogno della realizzazione personale non si è concretizzato per tutti in America, ma quel sogno, quella promessa, è tuttora valido per chiunque approdi alle nostre sponde, e ciò vale anche per quasi sette milioni di musulmani americani che oggi nel nostro Paese godono di istruzione e stipendi più alti della media.</p>
<p>E ancora: la libertà in America è tutt&#8217;uno con la libertà di professare la propria religione. Ecco perché in ogni Stato americano c&#8217;è almeno una moschea, e complessivamente se ne contano oltre 1.200 all&#8217;interno dei nostri confini. Ecco perché il governo degli Stati Uniti si è rivolto ai tribunali per tutelare il diritto delle donne e delle giovani ragazze a indossare l&#8217;hijab e a punire coloro che vorrebbero impedirglielo.</p>
<p>Non c&#8217;è dubbio alcuno, pertanto: l&#8217;Islam è parte integrante dell&#8217;America. E io credo che l&#8217;America custodisca al proprio interno la verità che, indipendentemente da razza, religione, posizione sociale nella propria vita, tutti noi condividiamo aspirazioni comuni, come quella di vivere in pace e sicurezza, quella di volerci istruire e avere un lavoro dignitoso, quella di amare le nostre famiglie, le nostre comunità e il nostro Dio. Queste sono le cose che abbiamo in comune. Queste sono le speranze e le ambizioni di tutto il genere umano.</p>
<p>Naturalmente, riconoscere la nostra comune appartenenza a un unico genere umano è soltanto l&#8217;inizio del nostro compito: le parole da sole non possono dare risposte concrete ai bisogni dei nostri popoli. Questi bisogni potranno essere soddisfatti soltanto se negli anni a venire sapremo agire con audacia, se capiremo che le sfide che dovremo affrontare sono le medesime e che se falliremo e non riusciremo ad avere la meglio su di esse ne subiremo tutti le conseguenze.</p>
<p>Abbiamo infatti appreso di recente che quando un sistema finanziario si indebolisce in un Paese, è la prosperità di tutti a patirne. Quando una nuova malattia infetta un essere umano, tutti sono a rischio. Quando una nazione vuole dotarsi di un&#8217;arma nucleare, il rischio di attacchi nucleari aumenta per tutte le nazioni. Quando violenti estremisti operano in una remota zona di montagna, i popoli sono a rischio anche al di là degli oceani. E quando innocenti inermi sono massacrati in Bosnia e in Darfur, è la coscienza di tutti a uscirne macchiata e infangata. Ecco che cosa significa nel XXI secolo abitare uno stesso pianeta: questa è la responsabilità che ciascuno di noi ha in quanto essere umano.</p>
<p>Si tratta sicuramente di una responsabilità ardua di cui farsi carico. La Storia umana è spesso stata un susseguirsi di nazioni e di tribù che si assoggettavano l&#8217;una all&#8217;altra per servire i loro interessi. Nondimeno, in questa nuova epoca, un simile atteggiamento sarebbe autodistruttivo. Considerato quanto siamo interdipendenti gli uni dagli altri, qualsiasi ordine mondiale che dovesse elevare una nazione o un gruppo di individui al di sopra degli altri sarebbe inevitabilmente destinato all&#8217;insuccesso.</p>
<p>Indipendentemente da tutto ciò che pensiamo del passato, non dobbiamo esserne prigionieri. I nostri problemi devono essere affrontati collaborando, diventando partner, condividendo tutti insieme il progresso.</p>
<p>Ciò non significa che dovremmo ignorare i motivi di tensione. Significa anzi esattamente il contrario: dobbiamo far fronte a queste tensioni senza indugio e con determinazione. Ed è quindi con questo spirito che vi chiedo di potervi parlare quanto più chiaramente e semplicemente mi sarà possibile di alcune questioni particolari che credo fermamente che dovremo in definitiva affrontare insieme.</p>
<p>Il primo problema che dobbiamo affrontare insieme è la violenza estremista in tutte le sue forme. Ad Ankara ho detto chiaramente che l&#8217;America non è &#8211; e non sarà mai &#8211; in guerra con l&#8217;Islam. In ogni caso, però, noi non daremo mai tregua agli estremisti violenti che costituiscono una grave minaccia per la nostra sicurezza. E questo perché anche noi disapproviamo ciò che le persone di tutte le confessioni religiose disapprovano: l&#8217;uccisione di uomini, donne e bambini innocenti. Il mio primo dovere in quanto presidente è quello di proteggere il popolo americano.</p>
<p>La situazione in Afghanistan dimostra quali siano gli obiettivi dell&#8217;America, e la nostra necessità di lavorare insieme. Oltre sette anni fa gli Stati Uniti dettero la caccia ad Al Qaeda e ai Taliban con un vasto sostegno internazionale. Non andammo per scelta, ma per necessità. Sono consapevole che alcuni mettono in dubbio o giustificano gli eventi dell&#8217;11 settembre. Cerchiamo però di essere chiari: quel giorno Al Qaeda uccise circa 3.000 persone. Le vittime furono uomini, donne, bambini innocenti, americani e di molte altre nazioni, che non avevano commesso nulla di male nei confronti di nessuno. Eppure Al Qaeda scelse deliberatamente di massacrare quelle persone, rivendicando gli attentati, e ancora adesso proclama la propria intenzione di continuare a perpetrare stragi di massa. Al Qaeda ha affiliati in molti Paesi e sta cercando di espandere il proprio raggio di azione. Queste non sono opinioni sulle quali polemizzare: sono dati di fatto da affrontare concretamente.</p>
<p>Non lasciatevi trarre in errore: noi non vogliamo che le nostre truppe restino in Afghanistan. Non abbiamo intenzione di impiantarvi basi militari stabili. È lacerante per l&#8217;America continuare a perdere giovani uomini e giovani donne. Portare avanti quel conflitto è difficile, oneroso e politicamente arduo. Saremmo ben lieti di riportare a casa anche l&#8217;ultimo dei nostri soldati se solo potessimo essere fiduciosi che in Afghanistan e in Pakistan non ci sono estremisti violenti che si prefiggono di massacrare quanti più americani possibile. Ma non è ancora così.</p>
<p>Questo è il motivo per cui siamo parte di una coalizione di 46 Paesi. Malgrado le spese e gli oneri che ciò comporta, l&#8217;impegno dell&#8217;America non è mai venuto e mai verrà meno. In realtà, nessuno di noi dovrebbe tollerare questi estremisti: essi hanno colpito e ucciso in molti Paesi. Hanno assassinato persone di ogni fede religiosa. Più di altri, hanno massacrato musulmani. Le loro azioni sono inconciliabili con i diritti umani, il progresso delle nazioni, l&#8217;Islam stesso.</p>
<p>Il Sacro Corano predica che chiunque uccida un innocente è come se uccidesse tutto il genere umano. E chiunque salva un solo individuo, in realtà salva tutto il genere umano. La fede profonda di oltre un miliardo di persone è infinitamente più forte del miserabile odio che nutrono alcuni. L&#8217;Islam non è parte del problema nella lotta all&#8217;estremismo violento: è anzi una parte importante nella promozione della pace.</p>
<p>Sappiamo anche che la sola potenza militare non risolverà i problemi in Afghanistan e in Pakistan: per questo motivo stiamo pianificando di investire fino a 1,5 miliardi di dollari l&#8217;anno per i prossimi cinque anni per aiutare i pachistani a costruire scuole e ospedali, strade e aziende, e centinaia di milioni di dollari per aiutare gli sfollati. Per questo stesso motivo stiamo per offrire 2,8 miliardi di dollari agli afgani per fare altrettanto, affinché sviluppino la loro economia e assicurino i servizi di base dai quali dipende la popolazione.</p>
<p>Permettetemi ora di affrontare la questione dell&#8217;Iraq: a differenza di quella in Afghanistan, la guerra in Iraq è stata voluta, ed è una scelta che ha provocato molti forti dissidi nel mio Paese e in tutto il mondo. Anche se sono convinto che in definitiva il popolo iracheno oggi viva molto meglio senza la tirannia di Saddam Hussein, credo anche che quanto accaduto in Iraq sia servito all&#8217;America per comprendere meglio l&#8217;uso delle risorse diplomatiche e l&#8217;utilità di un consenso internazionale per risolvere, ogniqualvolta ciò sia possibile, i nostri problemi. A questo proposito potrei citare le parole di Thomas Jefferson che disse: &#8220;Io auspico che la nostra saggezza cresca in misura proporzionale alla nostra potenza e ci insegni che quanto meno faremo ricorso alla potenza tanto più saggi saremo&#8221;.</p>
<p>Oggi l&#8217;America ha una duplice responsabilità: aiutare l&#8217;Iraq a plasmare un miglior futuro per se stesso e lasciare l&#8217;Iraq agli iracheni. Ho già detto chiaramente al popolo iracheno che l&#8217;America non intende avere alcuna base sul territorio iracheno, e non ha alcuna pretesa o rivendicazione sul suo territorio o sulle sue risorse. La sovranità dell&#8217;Iraq è esclusivamente sua. Per questo ho dato ordine alle nostre brigate combattenti di ritirarsi entro il prossimo mese di agosto. Noi onoreremo la nostra promessa e l&#8217;accordo preso con il governo iracheno democraticamente eletto di ritirare il contingente combattente dalle città irachene entro luglio e tutti i nostri uomini dall&#8217;Iraq entro il 2012. Aiuteremo l&#8217;Iraq ad addestrare gli uomini delle sue Forze di Sicurezza, e a sviluppare la sua economia. Ma daremo sostegno a un Iraq sicuro e unito da partner, non da dominatori.</p>
<p>E infine, proprio come l&#8217;America non può tollerare in alcun modo la violenza perpetrata dagli estremisti, essa non può in alcun modo abiurare ai propri principi. L&#8217;11 settembre è stato un trauma immenso per il nostro Paese. La paura e la rabbia che quegli attentati hanno scatenato sono state comprensibili, ma in alcuni casi ci hanno spinto ad agire in modo contrario ai nostri stessi ideali. Ci stiamo adoperando concretamente per cambiare linea d&#8217;azione. Ho personalmente proibito in modo inequivocabile il ricorso alla tortura da parte degli Stati Uniti, e ho dato l&#8217;ordine che il carcere di Guantánamo Bay sia chiuso entro i primi mesi dell&#8217;anno venturo.</p>
<p>L&#8217;America, in definitiva, si difenderà rispettando la sovranità altrui e la legalità delle altre nazioni. Lo farà in partenariato con le comunità musulmane, anch&#8217;esse minacciate. Quanto prima gli estremisti saranno isolati e si sentiranno respinti dalle comunità musulmane, tanto prima saremo tutti più al sicuro.</p>
<p>La seconda più importante causa di tensione della quale dobbiamo discutere è la situazione tra israeliani, palestinesi e mondo arabo. Sono ben noti i solidi rapporti che legano Israele e Stati Uniti. Si tratta di un vincolo infrangibile, che ha radici in legami culturali che risalgono indietro nel tempo, nel riconoscimento che l&#8217;aspirazione a una patria ebraica è legittimo e ha anch&#8217;esso radici in una storia tragica, innegabile.</p>
<p>Nel mondo il popolo ebraico è stato perseguitato per secoli e l&#8217;antisemitismo in Europa è culminato nell&#8217;Olocausto, uno sterminio senza precedenti. Domani mi recherò a Buchenwald, uno dei molti campi nei quali gli ebrei furono resi schiavi, torturati, uccisi a colpi di arma da fuoco o con il gas dal Terzo Reich. Sei milioni di ebrei furono così massacrati, un numero superiore all&#8217;intera popolazione odierna di Israele.</p>
<p>Confutare questa realtà è immotivato, da ignoranti, alimenta l&#8217;odio. Minacciare Israele di distruzione &#8211; o ripetere vili stereotipi sugli ebrei &#8211; è profondamente sbagliato, e serve soltanto a evocare nella mente degli israeliani il ricordo più doloroso della loro Storia, precludendo la pace che il popolo di quella regione merita.</p>
<p>D&#8217;altra parte è innegabile che il popolo palestinese &#8211; formato da cristiani e musulmani &#8211; ha sofferto anch&#8217;esso nel tentativo di avere una propria patria. Da oltre 60 anni affronta tutto ciò che di doloroso è connesso all&#8217;essere sfollati. Molti vivono nell&#8217;attesa, nei campi profughi della Cisgiordania, di Gaza, dei Paesi vicini, aspettando una vita fatta di pace e sicurezza che non hanno mai potuto assaporare finora. Giorno dopo giorno i palestinesi affrontano umiliazioni piccole e grandi che sempre si accompagnano all&#8217;occupazione di un territorio. Sia dunque chiara una cosa: la situazione per il popolo palestinese è insostenibile. L&#8217;America non volterà le spalle alla legittima aspirazione del popolo palestinese alla dignità, alle pari opportunità, a uno Stato proprio.</p>
<p>Da decenni tutto è fermo, in uno stallo senza soluzione: due popoli con legittime aspirazioni, ciascuno con una storia dolorosa alle spalle che rende il compromesso quanto mai difficile da raggiungere. È facile puntare il dito: è facile per i palestinesi addossare alla fondazione di Israele la colpa del loro essere profughi. È facile per gli israeliani addossare la colpa alla costante ostilità e agli attentati che hanno costellato tutta la loro storia all&#8217;interno dei confini e oltre. Ma se noi insisteremo a voler considerare questo conflitto da una parte piuttosto che dall&#8217;altra, rimarremo ciechi e non riusciremo a vedere la verità: l&#8217;unica soluzione possibile per le aspirazioni di entrambe le parti è quella dei due Stati, dove israeliani e palestinesi possano vivere in pace e in sicurezza.</p>
<p>Questa soluzione è nell&#8217;interesse di Israele, nell&#8217;interesse della Palestina, nell&#8217;interesse dell&#8217;America e nell&#8217;interesse del mondo intero. È a ciò che io alludo espressamente quando dico di voler perseguire personalmente questo risultato con tutta la pazienza e l&#8217;impegno che questo importante obiettivo richiede. Gli obblighi per le parti che hanno sottoscritto la Road Map sono chiari e inequivocabili. Per arrivare alla pace, è necessario ed è ora che loro &#8211; e noi tutti con loro &#8211; facciamo finalmente fronte alle rispettive responsabilità.</p>
<p>I palestinesi devono abbandonare la violenza. Resistere con la violenza e le stragi è sbagliato e non porta ad alcun risultato. Per secoli i neri in America hanno subito i colpi di frusta, quando erano schiavi, e hanno patito l&#8217;umiliazione della segregazione. Ma non è stata certo la violenza a far loro ottenere pieni ed eguali diritti come il resto della popolazione: è stata la pacifica e determinata insistenza sugli ideali al cuore della fondazione dell&#8217;America. La stessa cosa vale per altri popoli, dal Sudafrica all&#8217;Asia meridionale, dall&#8217;Europa dell&#8217;Est all&#8217;Indonesia. Questa storia ha un&#8217;unica semplice verità di fondo: la violenza è una strada senza vie di uscita. Tirare razzi a bambini addormentati o far saltare in aria anziane donne a bordo di un autobus non è segno di coraggio né di forza. Non è in questo modo che si afferma l&#8217;autorità morale: questo è il modo col quale l&#8217;autorità morale al contrario cede e capitola definitivamente.</p>
<p>È giunto il momento per i palestinesi di concentrarsi su quello che possono costruire. L&#8217;Autorità Palestinese deve sviluppare la capacità di governare, con istituzioni che siano effettivamente al servizio delle necessità della sua gente. Hamas gode di sostegno tra alcuni palestinesi, ma ha anche delle responsabilità. Per rivestire un ruolo determinante nelle aspirazioni dei palestinesi, per unire il popolo palestinese, Hamas deve porre fine alla violenza, deve riconoscere gli accordi intercorsi, deve riconoscere il diritto di Israele a esistere.</p>
<p>Allo stesso tempo, gli israeliani devono riconoscere che proprio come il diritto a esistere di Israele non può essere in alcun modo messo in discussione, così è per la Palestina. Gli Stati Uniti non ammettono la legittimità dei continui insediamenti israeliani, che violano i precedenti accordi e minano gli sforzi volti a perseguire la pace. È ora che questi insediamenti si fermino.</p>
<p>Israele deve dimostrare di mantenere le proprie promesse e assicurare che i palestinesi possano effettivamente vivere, lavorare, sviluppare la loro società. Proprio come devasta le famiglie palestinesi, l&#8217;incessante crisi umanitaria a Gaza non è di giovamento alcuno alla sicurezza di Israele. Né è di giovamento per alcuno la costante mancanza di opportunità di qualsiasi genere in Cisgiordania. Il progresso nella vita quotidiana del popolo palestinese deve essere parte integrante della strada verso la pace e Israele deve intraprendere i passi necessari a rendere possibile questo progresso.</p>
<p>Infine, gli Stati Arabi devono riconoscere che l&#8217;Arab Peace Initiative è stato sì un inizio importante, ma che non pone fine alle loro responsabilità individuali. Il conflitto israelo-palestinese non dovrebbe più essere sfruttato per distogliere l&#8217;attenzione dei popoli delle nazioni arabe da altri problemi. Esso, al contrario, deve essere di incitamento ad agire per aiutare il popolo palestinese a sviluppare le istituzioni che costituiranno il sostegno e la premessa del loro Stato; per riconoscere la legittimità di Israele; per scegliere il progresso invece che l&#8217;incessante e autodistruttiva attenzione per il passato.</p>
<p>L&#8217;America allineerà le proprie politiche mettendole in sintonia con coloro che vogliono la pace e per essa si adoperano, e dirà ufficialmente ciò che dirà in privato agli israeliani, ai palestinesi e agli arabi. Noi non possiamo imporre la pace. In forma riservata, tuttavia, molti musulmani riconoscono che Israele non potrà scomparire. Allo stesso modo, molti israeliani ammettono che uno Stato palestinese è necessario. È dunque giunto il momento di agire in direzione di ciò che tutti sanno essere vero e inconfutabile.</p>
<p>Troppe sono le lacrime versate; troppo è il sangue sparso inutilmente. Noi tutti condividiamo la responsabilità di dover lavorare per il giorno in cui le madri israeliane e palestinesi potranno vedere i loro figli crescere insieme senza paura; in cui la Terra Santa delle tre grandi religioni diverrà quel luogo di pace che Dio voleva che fosse; in cui Gerusalemme sarà la casa sicura ed eterna di ebrei, cristiani e musulmani insieme, la città di pace nella quale tutti i figli di Abramo vivranno insieme in modo pacifico come nella storia di Isra, allorché Mosé, Gesù e Maometto (la pace sia con loro) si unirono in preghiera.</p>
<p>Terza causa di tensione è il nostro comune interesse nei diritti e nelle responsabilità delle nazioni nei confronti delle armi nucleari. Questo argomento è stato fonte di grande preoccupazione tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica iraniana. Da molti anni l&#8217;Iran si distingue per la propria ostilità nei confronti del mio Paese e in effetti tra i nostri popoli ci sono stati episodi storici violenti. Nel bel mezzo della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno avuto parte nel rovesciamento di un governo iraniano democraticamente eletto. Dalla Rivoluzione Islamica, l&#8217;Iran ha rivestito un ruolo preciso nella cattura di ostaggi e in episodi di violenza contro i soldati e i civili statunitensi. Tutto ciò è ben noto. Invece di rimanere intrappolati nel passato, ho detto chiaramente alla leadership iraniana e al popolo iraniano che il mio Paese è pronto ad andare avanti. La questione, adesso, non è capire contro cosa sia l&#8217;Iran, ma piuttosto quale futuro intenda costruire.</p>
<p>Sarà sicuramente difficile superare decenni di diffidenza, ma procederemo ugualmente, con coraggio, con onestà e con determinazione. Ci saranno molti argomenti dei quali discutere tra i nostri due Paesi, ma noi siamo disposti ad andare avanti in ogni caso, senza preconcetti, sulla base del rispetto reciproco. È chiaro tuttavia a tutte le persone coinvolte che riguardo alle armi nucleari abbiamo raggiunto un momento decisivo. Non è unicamente nell&#8217;interesse dell&#8217;America affrontare il tema: si tratta qui di evitare una corsa agli armamenti nucleari in Medio Oriente, che potrebbe portare questa regione e il mondo intero verso una china molto pericolosa.</p>
<p>Capisco le ragioni di chi protesta perché alcuni Paesi hanno armi che altri non hanno. Nessuna nazione dovrebbe scegliere e decidere quali nazioni debbano avere armi nucleari. È per questo motivo che io ho ribadito con forza l&#8217;impegno americano a puntare verso un futuro nel quale nessuna nazione abbia armi nucleari. Tutte le nazioni &#8211; Iran incluso &#8211; dovrebbero avere accesso all&#8217;energia nucleare a scopi pacifici se rispettano i loro obblighi e le loro responsabilità previste dal Trattato di Non Proliferazione. Questo è il nocciolo, il cuore stesso del Trattato e deve essere rispettato da tutti coloro che lo hanno sottoscritto. Spero pertanto che tutti i Paesi nella regione possano condividere questo obiettivo.</p>
<p>Il quarto argomento di cui intendo parlarvi è la democrazia. Sono consapevole che negli ultimi anni ci sono state controversie su come vada incentivata la democrazia e molte di queste discussioni sono riconducibili alla guerra in Iraq. Permettetemi di essere chiaro: nessun sistema di governo può o deve essere imposto da una nazione a un&#8217;altra.</p>
<p>Questo non significa, naturalmente, che il mio impegno in favore di governi che riflettono il volere dei loro popoli, ne esce diminuito. Ciascuna nazione dà vita e concretizza questo principio a modo suo, sulla base delle tradizioni della sua gente. L&#8217;America non ha la pretesa di conoscere che cosa sia meglio per ciascuna nazione, così come noi non presumeremmo mai di scegliere il risultato in pacifiche consultazioni elettorali. Ma io sono profondamente e irremovibilmente convinto che tutti i popoli aspirano a determinate cose: la possibilità di esprimersi liberamente e decidere in che modo vogliono essere governati; la fiducia nella legalità e in un&#8217;equa amministrazione della giustizia; un governo che sia trasparente e non si approfitti del popolo; la libertà di vivere come si sceglie di voler vivere. Questi non sono ideali solo americani: sono diritti umani, ed è per questo che noi li sosterremo ovunque.</p>
<p>La strada per realizzare questa promessa non è rettilinea. Ma una cosa è chiara e palese: i governi che proteggono e tutelano i diritti sono in definitiva i più stabili, quelli di maggior successo, i più sicuri. Soffocare gli ideali non è mai servito a farli sparire per sempre. L&#8217;America rispetta il diritto di tutte le voci pacifiche e rispettose della legalità a farsi sentire nel mondo, anche qualora fosse in disaccordo con esse. E noi accetteremo tutti i governi pacificamente eletti, purché governino rispettando i loro stessi popoli.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo punto è estremamente importante, perché ci sono persone che auspicano la democrazia soltanto quando non sono al potere: poi, una volta al potere, sono spietati nel sopprimere i diritti altrui. Non importa chi è al potere: è il governo del popolo ed eletto dal popolo a fissare l&#8217;unico parametro per tutti coloro che sono al potere. Occorre restare al potere solo col consenso, non con la coercizione; occorre rispettare i diritti delle minoranze e partecipare con uno spirito di tolleranza e di compromesso; occorre mettere gli interessi del popolo e il legittimo sviluppo del processo politico al di sopra dei propri interessi e del proprio partito. Senza questi elementi fondamentali, le elezioni da sole non creano una vera democrazia.</p>
<p>Il quinto argomento del quale dobbiamo occuparci tutti insieme è la libertà religiosa. L&#8217;Islam ha una fiera tradizione di tolleranza: lo vediamo nella storia dell&#8217;Andalusia e di Cordoba durante l&#8217;Inquisizione. Con i miei stessi occhi da bambino in Indonesia ho visto che i cristiani erano liberi di professare la loro fede in un Paese a stragrande maggioranza musulmana. Questo è lo spirito che ci serve oggi. I popoli di ogni Paese devono essere liberi di scegliere e praticare la loro fede sulla sola base delle loro convinzioni personali, la loro predisposizione mentale, la loro anima, il loro cuore. Questa tolleranza è essenziale perché la religione possa prosperare, ma purtroppo essa è minacciata in molteplici modi.</p>
<p>Tra alcuni musulmani predomina un&#8217;inquietante tendenza a misurare la propria fede in misura proporzionale al rigetto delle altre. La ricchezza della diversità religiosa deve essere sostenuta, invece, che si tratti dei maroniti in Libano o dei copti in Egitto. E anche le linee di demarcazione tra le varie confessioni devono essere annullate tra gli stessi musulmani, considerato che le divisioni di sunniti e sciiti hanno portato a episodi di particolare violenza, specialmente in Iraq.</p>
<p>La libertà di religione è fondamentale per la capacità dei popoli di convivere. Dobbiamo sempre esaminare le modalità con le quali la proteggiamo. Per esempio, negli Stati Uniti le norme previste per le donazioni agli enti di beneficienza hanno reso più difficile per i musulmani ottemperare ai loro obblighi religiosi. Per questo motivo mi sono impegnato a lavorare con i musulmani americani per far sì che possano obbedire al loro precetto dello zakat.</p>
<p>Analogamente, è importante che i Paesi occidentali evitino di impedire ai cittadini musulmani di praticare la religione come loro ritengono più opportuno, per esempio legiferando quali indumenti debba o non debba indossare una donna musulmana. Noi non possiamo camuffare l&#8217;ostilità nei confronti di una religione qualsiasi con la pretesa del liberalismo.</p>
<p>È vero il contrario: la fede dovrebbe avvicinarci. Ecco perché stiamo mettendo a punto dei progetti di servizio in America che vedano coinvolti insieme cristiani, musulmani ed ebrei. Ecco perché accogliamo positivamente gli sforzi come il dialogo interreligioso del re Abdullah dell&#8217;Arabia Saudita e la leadership turca nell&#8217;Alliance of Civilizations. In tutto il mondo, possiamo trasformare il dialogo in un servizio interreligioso, così che i ponti tra i popoli portino all&#8217;azione e a interventi concreti, come combattere la malaria in Africa o portare aiuto e conforto dopo un disastro naturale.</p>
<p>Il sesto problema di cui vorrei che ci occupassimo insieme sono i diritti delle donne. So che si discute molto di questo e respingo l&#8217;opinione di chi in Occidente crede che se una donna sceglie di coprirsi la testa e i capelli è in qualche modo &#8220;meno uguale&#8221;. So però che negare l&#8217;istruzione alle donne equivale sicuramente a privare le donne di uguaglianza. E non è certo una coincidenza che i Paesi nei quali le donne possono studiare e sono istruite hanno maggiori probabilità di essere prosperi.</p>
<p>Vorrei essere chiaro su questo punto: la questione dell&#8217;eguaglianza delle donne non riguarda in alcun modo l&#8217;Islam. In Turchia, in Pakistan, in Bangladesh e in Indonesia, abbiamo visto Paesi a maggioranza musulmana eleggere al governo una donna. Nel frattempo la battaglia per la parità dei diritti per le donne continua in molti aspetti della vita americana e anche in altri Paesi di tutto il mondo.</p>
<p>Le nostre figlie possono dare un contributo alle nostre società pari a quello dei nostri figli, e la nostra comune prosperità trarrà vantaggio e beneficio consentendo a tutti gli esseri umani &#8211; uomini e donne &#8211; di realizzare a pieno il loro potenziale umano. Non credo che una donna debba prendere le medesime decisioni di un uomo, per essere considerata uguale a lui, e rispetto le donne che scelgono di vivere le loro vite assolvendo ai loro ruoli tradizionali. Ma questa dovrebbe essere in ogni caso una loro scelta. Ecco perché gli Stati Uniti saranno partner di qualsiasi Paese a maggioranza musulmana che voglia sostenere il diritto delle bambine ad accedere all&#8217;istruzione, e voglia aiutare le giovani donne a cercare un&#8217;occupazione tramite il microcredito che aiuta tutti a concretizzare i propri sogni.</p>
<p>Infine, vorrei parlare con voi di sviluppo economico e di opportunità. So che agli occhi di molti il volto della globalizzazione è contraddittorio. Internet e la televisione possono portare conoscenza e informazione, ma anche forme offensive di sessualità e di violenza fine a se stessa. I commerci possono portare ricchezza e opportunità, ma anche grossi problemi e cambiamenti per le comunità località. In tutte le nazioni &#8211; compresa la mia &#8211; questo cambiamento implica paura. Paura che a causa della modernità noi si possa perdere il controllo sulle nostre scelte economiche, le nostre politiche, e cosa ancora più importante, le nostre identità, ovvero le cose che ci sono più care per ciò che concerne le nostre comunità, le nostre famiglie, le nostre tradizioni e la nostra religione.</p>
<p>So anche, però, che il progresso umano non si può fermare. Non ci deve essere contraddizione tra sviluppo e tradizione. In Paesi come Giappone e Corea del Sud l&#8217;economia cresce mentre le tradizioni culturali sono invariate. Lo stesso vale per lo straordinario progresso di Paesi a maggioranza musulmana come Kuala Lumpur e Dubai. Nei tempi antichi come ai nostri giorni, le comunità musulmane sono sempre state all&#8217;avanguardia nell&#8217;innovazione e nell&#8217;istruzione.</p>
<p>Quanto ho detto è importante perché nessuna strategia di sviluppo può basarsi soltanto su ciò che nasce dalla terra, né può essere sostenibile se molti giovani sono disoccupati. Molti Stati del Golfo Persico hanno conosciuto un&#8217;enorme ricchezza dovuta al petrolio, e alcuni stanno iniziando a programmare seriamente uno sviluppo a più ampio raggio. Ma dobbiamo tutti riconoscere che l&#8217;istruzione e l&#8217;innovazione saranno la valuta del XXI secolo, e in troppe comunità musulmane continuano a esserci investimenti insufficienti in questi settori. Sto dando grande rilievo a investimenti di questo tipo nel mio Paese. Mentre l&#8217;America in passato si è concentrata sul petrolio e sul gas di questa regione del mondo, adesso intende perseguire qualcosa di completamente diverso.</p>
<p>Dal punto di vista dell&#8217;istruzione, allargheremo i nostri programmi di scambi culturali, aumenteremo le borse di studio, come quella che consentì a mio padre di andare a studiare in America, incoraggiando un numero maggiore di americani a studiare nelle comunità musulmane. Procureremo agli studenti musulmani più promettenti programmi di internship in America; investiremo sull&#8217;insegnamento a distanza per insegnanti e studenti di tutto il mondo; creeremo un nuovo network online, così che un adolescente in Kansas possa scambiare istantaneamente informazioni con un adolescente al Cairo.</p>
<p>Per quanto concerne lo sviluppo economico, creeremo un nuovo corpo di volontari aziendali che lavori con le controparti in Paesi a maggioranza musulmana. Organizzerò quest&#8217;anno un summit sull&#8217;imprenditoria per identificare in che modo stringere più stretti rapporti di collaborazione con i leader aziendali, le fondazioni, le grandi società, gli imprenditori degli Stati Uniti e delle comunità musulmane sparse nel mondo.</p>
<p>Dal punto di vista della scienza e della tecnologia, lanceremo un nuovo fondo per sostenere lo sviluppo tecnologico nei Paesi a maggioranza musulmana, e per aiutare a tradurre in realtà di mercato le idee, così da creare nuovi posti di lavoro. Apriremo centri di eccellenza scientifica in Africa, in Medio Oriente e nel Sudest asiatico; nomineremo nuovi inviati per la scienza per collaborare a programmi che sviluppino nuove fonti di energia, per creare posti di lavoro &#8220;verdi&#8221;, monitorare i successi, l&#8217;acqua pulita e coltivare nuove specie. Oggi annuncio anche un nuovo sforzo globale con l&#8217;Organizzazione della Conferenza Islamica mirante a sradicare la poliomielite. Espanderemo inoltre le forme di collaborazione con le comunità musulmane per favorire e promuovere la salute infantile e delle puerpere.</p>
<p>Tutte queste cose devono essere fatte insieme. Gli americani sono pronti a unirsi ai governi e ai cittadini di tutto il mondo, le organizzazioni comunitarie, gli esponenti religiosi, le aziende delle comunità musulmane di tutto il mondo per permettere ai nostri popoli di vivere una vita migliore.</p>
<p>I problemi che vi ho illustrato non sono facilmente risolvibili, ma abbiamo tutti la responsabilità di unirci per il bene e il futuro del mondo che vogliamo, un mondo nel quale gli estremisti non possano più minacciare i nostri popoli e nel quale i soldati americani possano tornare alle loro case; un mondo nel quale gli israeliani e i palestinesi siano sicuri nei loro rispettivi Stati e l&#8217;energia nucleare sia utilizzata soltanto a fini pacifici; un mondo nel quale i governi siano al servizio dei loro cittadini e i diritti di tutti i figli di Dio siano rispettati. Questi sono interessi reciproci e condivisi. Questo è il mondo che vogliamo. Ma potremo arrivarci soltanto insieme.</p>
<p>So che molte persone &#8211; musulmane e non musulmane &#8211; mettono in dubbio la possibilità di dar vita a questo nuovo inizio. Alcuni sono impazienti di alimentare la fiamma delle divisioni, e di intralciare in ogni modo il progresso. Alcuni lasciano intendere che il gioco non valga la candela, che siamo predestinati a non andare d&#8217;accordo, e che le civiltà siano avviate a scontrarsi. Molti altri sono semplicemente scettici e dubitano fortemente che un cambiamento possa esserci. E poi ci sono la paura e la diffidenza. Se sceglieremo di rimanere ancorati al passato, non faremo mai passi avanti. E vorrei dirlo con particolare chiarezza ai giovani di ogni fede e di ogni Paese: &#8220;Voi, più di chiunque altro, avete la possibilità di cambiare questo mondo&#8221;.</p>
<p>Tutti noi condividiamo questo pianeta per un brevissimo istante nel tempo. La domanda che dobbiamo porci è se intendiamo trascorrere questo brevissimo momento a concentrarci su ciò che ci divide o se vogliamo impegnarci insieme per uno sforzo &#8211; un lungo e impegnativo sforzo &#8211; per trovare un comune terreno di intesa, per puntare tutti insieme sul futuro che vogliamo dare ai nostri figli, e per rispettare la dignità di tutti gli esseri umani.</p>
<p>È più facile dare inizio a una guerra che porle fine. È più facile accusare gli altri invece che guardarsi dentro. È più facile tener conto delle differenze di ciascuno di noi che delle cose che abbiamo in comune. Ma nostro dovere è scegliere il cammino giusto, non quello più facile. C&#8217;è un unico vero comandamento al fondo di ogni religione: fare agli altri quello che si vorrebbe che gli altri facessero a noi. Questa verità trascende nazioni e popoli, è un principio, un valore non certo nuovo. Non è nero, non è bianco, non è marrone. Non è cristiano, musulmano, ebreo. É un principio che si è andato affermando nella culla della civiltà, e che tuttora pulsa nel cuore di miliardi di persone. È la fiducia nel prossimo, è la fiducia negli altri, ed è ciò che mi ha condotto qui oggi.</p>
<p>Noi abbiamo la possibilità di creare il mondo che vogliamo, ma soltanto se avremo il coraggio di dare il via a un nuovo inizio, tenendo in mente ciò che è stato scritto. Il Sacro Corano dice: &#8220;Oh umanità! Sei stata creata maschio e femmina. E ti abbiamo fatta in nazioni e tribù, così che voi poteste conoscervi meglio gli uni gli altri&#8221;. Nel Talmud si legge: &#8220;La Torah nel suo insieme ha per scopo la promozione della pace&#8221;. E la Sacra Bibbia dice: &#8220;Beati siano coloro che portano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio&#8221;.</p>
<p>Sì, i popoli della Terra possono convivere in pace. Noi sappiamo che questo è il volere di Dio. E questo è il nostro dovere su questa Terra. Grazie, e che la pace di Dio sia con voi.</p>
<p>(Traduzione di Anna Bissanti)<br />
4-6-2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/06/05/il-testo-integrale-dello-storico-discorso-di-barack-obama-al-cairo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’uovo di Colombo è pieno di sorprese. Parola di Ruggero Marino</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2008/10/11/l%e2%80%99uovo-di-colombo-e-pieno-di-sorprese-parola-di-rugegro-marino/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2008/10/11/l%e2%80%99uovo-di-colombo-e-pieno-di-sorprese-parola-di-rugegro-marino/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 22:42:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=2111</guid>
		<description><![CDATA[Una lettera può cambiarti la vita. Anche se ti viene recapitata in una redazione di un giornale. Al Tempo, il quotidiano romano nel quale Ruggero Marino ha lavorato per 34 anni. Era il 1990 e l’America stava già preparando i festeggiamenti del cinquecentenario dalla scoperta, previsto per il 1992. «Avevo scritto un articolo in prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="uscito l'11 ottobre 2008" width="48" height="62" />Una lettera può cambiarti la vita. Anche se ti viene recapitata in una redazione di un giornale. Al Tempo, il quotidiano romano nel quale Ruggero Marino ha lavorato per 34 anni. Era il 1990 e l’America stava già preparando i festeggiamenti del cinquecentenario dalla scoperta, previsto per il 1992. «Avevo scritto un articolo in prima pagina dal titolo Ci scippano anche le caravelle», racconta Marino, «tutti si preparavano al grande evento tranne l&#8217;Italia. Se sui giornali si parlava di Colombo era solo per infamarlo». Da lì a poco la svolta. <span id="more-2111"></span>«Mi arrivò una lettera in redazione da parte di un singolare personaggio che si diceva discendente di Innocenzo VIII, papa Giovanni Battista Cybo. Da allora è stata una vera mania alla ricerca di rivoltare la storia come un vecchio pedalino. Si potrebbe mai credere che un uomo varchi la frontiera e pretenda di andare da Bush, che ci riesca e gli faccia una proposta: conosco altre vite e altri mondi, mi dia tre astronavi? Ecco questo avrebbe fatto Colombo». E questa è la storia che ci hanno raccontato a scuola. Una favola che Ruggero Marino ha cominciato a cambiare. «Con il prossimo libro Cristoforo Colombo e la terra promessa, dopo Cristoforo Colombo e il papa tradito e Cristoforo Colombo l&#8217;ultimo dei Templari (tradotto in 9 paesi)», promette lo scrittore, «dimostrerò come sia falso anche il fatto che Colombo non sapesse che quelle terre fossero l&#8217;America e non l&#8217;Asia».<br />
Chi era Cristoforo Colombo? Perché si firmava Christo Ferens, in un criptogramma esoterico e da gran Maestro, mai completamente decodificato? Strane analogie, rassomiglianze inquietanti, una sorta di vite parallele, ci sono fra Colombo e il papa greco-genovese Innocenzo VIII (ignorato fino al 1991 anche dagli storici italiani). Più di un elemento fa pensare che Colombo sia un consanguineo di papa Cybo. Probabilmente un figlio illegittimo. Rivelazioni sconvolgenti. Da riscrivere la storia. «All&#8217;inizio mi confrontai con lo scomparso senatore a vita Paolo Emilio Taviani, considerato  il massimo storico di Colombo. Al primo approccio mi fece un liscio e busso, ma poi cambiò opinione e ne fece testimonianza all&#8217;Accademia dei Lincei. Purtroppo morto lui gli studiosi di Colombo si sono chiusi a riccio».<br />
Colombo a parte. Quali sono le passioni di Marino? «Ho una casa sul lago del Turano in Sabina, adoro leggere sull’amaca. Per il cinema sono un sordologo e un patito della commedia all&#8217;italiana di una volta: Risi, Monicelli&#8230; Penso che se sparissero i libri di storia e si ritrovassero in un futuro solo le cassette di Sordi si potrebbero ricostruire alla perfezione i nostri tempi». Ha una Jeep Cherokee («a causa dei quattro gatti di mia moglie»). Nei viaggi ha sempre preferito il Terzo Mondo, Africa  e Latino America (Messico, Perù, le rovine maya). La natura e l&#8217;archeologia sono le sue mete preferite. «Mi affascina il mistero, l&#8217;esoterismo, la cabala. Una volta feci un trekking in Nepal 120 chilometri a piedi con Beppe Tenti quello di Overland. Mi piace cambiare destinazioni, ma in Egitto sono stato 5 volte e il fascino è sempre lo stesso». Per l&#8217;abbigliamento opta per Corneliani e Tombolini, le camicie e i pantaloni di lino per l&#8217;estate, un panama in testa. Al polso ha un Viceroy. «Trovo che Crêuza de mä di Fabrizio de André sia un capolavoro. E vorrei mangiare tanta Nutella…».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2008/10/11/l%e2%80%99uovo-di-colombo-e-pieno-di-sorprese-parola-di-rugegro-marino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Telecom, 245 esposti in procura. Ci sono Mediaset, Vodafone, Coca Cola, De Benedetti e Confalonieri</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2008/07/25/telecom-245-esposti-in-procura-ci-sono-mediaset-vodafone-coca-cola-de-benedetti-e-confalonieri/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2008/07/25/telecom-245-esposti-in-procura-ci-sono-mediaset-vodafone-coca-cola-de-benedetti-e-confalonieri/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 22:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=2009</guid>
		<description><![CDATA[Che cosa c’è dietro l’angolo della Telecom? Una valanga di cause che potrebbero costare risarcimenti milionari. La vicenda delle intercettazioni (e dei dossier) può davvero mettere in ginocchio l’azienda telefonica. Nei documenti depositati solo l’indice è lungo 160 pagine. Gli esposti presentati alla Procura di Milano da quando il caso Tavaroli è cominciato a uscire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="uscito il 25 luglio 2008" width="48" height="62" />Che cosa c’è dietro l’angolo della Telecom? Una valanga di cause che potrebbero costare risarcimenti milionari. La vicenda delle intercettazioni (e dei dossier) può davvero mettere in ginocchio l’azienda telefonica. Nei documenti depositati solo l’indice è lungo 160 pagine. Gli esposti presentati alla Procura di Milano da quando il caso Tavaroli è cominciato a uscire sui giornali sono 245. Ai quali vanno aggiunte le nomine depositate da persone offese, le quali potrebbero essere migliaia. Ciò non significa che tutte queste persone alla fine si costituiranno parte civile, tuttavia, il polverone che si sta alzando potrebbe diventare una tromba d’aria. Bene che vada qualche transazione milionaria sembra inevitabile. <span id="more-2009"></span><br />
Ma chi ha presentato l’esposto nei confronti di Telecom? Grandi aziende, professionisti, manager, sportivi e tante persone comuni che potrebbero essere state intercetatte e quindi danneggiate. Veniamo ai nomi. Cominciamo dalle aziende. Ci sono Mediaset, la Coca Cola Italia, Vodafone, la Kpmg. Quattro colossi che, qualora risultassero danneggiati dalla vicenda, chiederebbero rimborsi miliardari.<br />
Tra gli esposti depositati alla Procura di Milano c’è anche quello di un’altra procura, quella di Pesaro. C’è il Codacons, l’associazione dei consumatori, e il suo presidente Carlo Rienzi. C’è Christian Vieri, il calciatore oggi dell’Atalanta, allora dell’Inter, che fece un bel baccano sulla stampa quando venne a galla la notizia che era stato spiato per volere della società nerazzurra, così almeno si scrisse sui giornali. Hanno presentato un esposto, tra gli altri, anche l’ex presidente della Rai, Lucia Annunziata, il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, l’imprenditore-editore Carlo De Benedetti. E Luciano Moggi? L’ex direttore generale della Juventus, vittima sacrificale delle intercettazioni in Italia, non ha ancora presentato l’esposto. I suoi avvocati si sono limitati a depositare la nomina come persona offesa. Quindi laddove la procura dovesse ritenere che possa esserci stata l’offesa, i legali di Moggi riceverebbero la notifica e il dirigente sportivo potrebbe sempre costituirsi parte civile al processo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2008/07/25/telecom-245-esposti-in-procura-ci-sono-mediaset-vodafone-coca-cola-de-benedetti-e-confalonieri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tavaroli cerca il salvagente a sinistra</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2008/07/23/tavaroli-cerca-il-salvagente-a-sinistra/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2008/07/23/tavaroli-cerca-il-salvagente-a-sinistra/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 22:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=2004</guid>
		<description><![CDATA[Perché ora? A chi vuole mandare un messaggio Giuliano Tavaroli con i suoi racconti su Repubblica? Lo 007 è sì un uomo disperato: «Io non lavoro da quasi tre anni, la mia liquidazione è quasi finita, vado in giro a leggere cartelli per accettare lavoretti&#8230; Il mio conto direi che l’ho pagato e sono pronto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="uscito il 23 luglio 2008" width="48" height="62" />Perché ora? A chi vuole mandare un messaggio Giuliano Tavaroli con i suoi racconti su Repubblica? Lo 007 è sì un uomo disperato: «Io non lavoro da quasi tre anni, la mia liquidazione è quasi finita, vado in giro a leggere cartelli per accettare lavoretti&#8230; Il mio conto direi che l’ho pagato e sono pronto ad affrontare il processo». Ma è anche il principale indagato nella vicenda dei dossier illegali, dell’attività di spionaggio che sostiene di aver compiuto per conto di Telecom e Marco Tronchetti Provera. Ne racconta delle belle (o delle balle?) un po’ su tutti. Probabilmente il messaggio è indirizzato agli ex Ds, ora Pd. Della serie io sono nei guai: aiutatemi perché io so. <span id="more-2004"></span>Un avvertimento che si percepisce quando dichiara a Repubblica che Roberto Colaninno pagò tangenti ai Ds. Sostiene Tavaroli: «Fu un lavoraccio l’inchiesta Oak Fund. Per quel che ha scritto Cipriani nel dossier chiamato Baffino, ora nelle mani della procura di Milano, i soldi hanno viaggiato nella pancia di trecento società in giro per l’Europa per poi approdare a Londra nel conto Oak Fund a cui erano interessati i fratelli Magnoni e dove avevano la firma Nicola Rossi e Piero Fassino».<br />
Cita tra gli altri il ministro Tremonti: «diceva in giro che Telecom stava per fallire. Parlai con un suo uomo e tutto tornò a posto». Parla di Gianni Letta: «Ci avvisò che la Kroll, la maggiore agenzia d’investigazione del mondo, voleva screditarci». E ancora fa riferimenti a D’Alema e Gasparri. Dice su di loro: «Gasparri non gli piaceva e Tronchetti non piaceva a Gasparri. In estate, al festival dell’Unità di Rimini, Massimo D’Alema lo attacca a testa bassa&#8230; Penso di contattare Lucia Annunziata, allora direttore dell’agenzia Apcom, perché ha buoni rapporti con D’Alema. Scelgo lei come canale per entrare in contatto con il presidente dei Ds. Con Lucia si parla anche di futuro. Lei mi prospetta l’acquisizione dell’agenzia, me ne mostra i vantaggi e le opportunità. Non era una cattiva idea, in fondo. L’affare poi si fece, come si sa. Comunque, l’incontro D’Alema-Tronchetti si organizzò e Lucia divenne consulente della Telecom».<br />
Ancora politici. «Pisanu era un interlocutore affidabile. Con lui, Tronchetti filò subito d’amore e d’accordo. Con gli altri soltanto guai. E i guai toccava a me affrontarli». Ce n’è anche per Mastella: «Tronchetti Provera, da Telecom, aveva bisogno di informazioni. Mi chiamava e io provvedevo a raccoglierle. Un esempio? Per quel che so, l’Operazione Quattro Gatti, lo sganciamento di Mastella dal centro-destra organizzato nel 1998 da Cossiga, fu finanziato per intero dai gestori della telefonia: Sentinelli (Tim), Novari (3), Pompei (Wind), con il sostegno della Ericsson».<br />
E Maurizio Costanzo? C’è anche lui. «Il Dottore (Tronchetti, ndr) ingaggia Maurizio Costanzo (P2, tessera Roma 152), tutt’uno con Previti, Squatriti, Gianfranco Rossi, Luigi Bisignani (P2, tessera Roma 203). Tronchetti retribuisce Costanzo con 3 milioni di euro all’anno soltanto, in definitiva, per costruire l’immagine di Afef. Ma, in realtà, Tronchetti vuole tenerlo buono e, nel contempo, alla larga. Costanzo non aveva nemmeno il numero diretto del suo cellulare».<br />
E pensare che Tronchetti Provera voleva il Corriere. Dice Tavaroli: «Pirelli acquista la Telecom. È per tutti noi una sorpresa. Forse non tutti sanno che Tronchetti Provera non aveva alcuna intenzione di entrare in Telecom, in realtà. In quel 2001, stava scalando Rcs. Ha sempre avuto una passione non nascosta per il Corriere della Sera che riteneva, e forse ritiene, un’istituzione essenziale per la democrazia italiana. In quei mesi stava acquisendo posizioni e posso credere che si preparasse a lanciare un’offerta pubblica di acquisto. Fu Buora a proporre il dossier Telecom. Tronchetti gli diede fiducia».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2008/07/23/tavaroli-cerca-il-salvagente-a-sinistra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ora Del Turco getta la spugna. E nell&#039;ordinanza spunta pure la Tosinvest: dettava legge in regione</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2008/07/18/ora-del-turco-getta-la-spugna-e-nellordinanza-spunta-pure-la-tosinvest-dettava-legge-in-regione/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2008/07/18/ora-del-turco-getta-la-spugna-e-nellordinanza-spunta-pure-la-tosinvest-dettava-legge-in-regione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 22:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=1998</guid>
		<description><![CDATA[Ottaviano Del Turco si è dimesso da presidente della regione Abruzzo. La lettera è stata consegnata dal suo legale, Giuliano Milia, al presidente del consiglio regionale abruzzese, Marino Roselli. Ora si andrà al voto. Del Turco si è autosospeso anche dal Pd. La spugna è stata gettata dopo l’interrogatorio del mattino nel carcere di Sulmona, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="uscito il 18 luglio 2008" width="48" height="62" />Ottaviano Del Turco si è dimesso da presidente della regione Abruzzo. La lettera è stata consegnata dal suo legale, Giuliano Milia, al presidente del consiglio regionale abruzzese, Marino Roselli. Ora si andrà al voto. Del Turco si è autosospeso anche dal Pd. La spugna è stata gettata dopo l’interrogatorio del mattino nel carcere di Sulmona, dove Del Turco è detenuto. Il governatore è stato messo sotto torchio per un’ora. L’accusa è quella di aver preso tangenti per la sanità. A interrogarlo il pool di magistrati di Pescara, il procuratore capo Nicola Trifuoggi, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio. Dopo aver ascoltato Del Turco i tre magistrati si sono recati nel carcere di Lanciano, nel quale è detenuto l’assessore regionale alle attività produttive Antonio Boschetti, legale della Asl di Chieti nella passata legislatura. Dalle cui conversazioni telefoniche intercettate si evidenzia nell’ordinanza «un significativo interesse per la Tosinvest Spa, per la quale si impegnava attivamente in occasione del piano sanitario regionale attraverso la formulazione e l’approvazione di emendamenti in favore della casa di cura San Raffaele di Sulmona (Gruppo Tosinvest)». <span id="more-1998"></span><br />
Negli atti sono trascritti anche i contatti telefonici tra Daniela Rosov (dirigente Tosinvest) ed Enrico Tilli (collaboratore di Boschetti). È scritto sull’ordinanza: «La Rosov gli dice che ha già parlato con Antonio Boschetti e chiede a Tilli di inviarle per posta elettronica il testo del nuovo piano sanitario regionale con gli emendamenti approvati». Qualche ora dopo è stato intercettato un sms della Rosov a Boschetti con scritto: «dei 40 posti di alta riabilitazione cod 75 e 80, come indicato nella L. 06/07. È importante! Grazie, a dopo, Antonio puoi far inserire, dopo il punto 4.1 frase tipo: dopo la presentazione dei piani di riorganizzazione la regione definirà la destinazione».<br />
In un’ulteriore conversazione del giorno dopo (il 5 marzo 2008 alle 12.25) Boschetti dice a Nicola Pisegna «che l’emendamento fatto apposta per favorire il San Raffaele, in quanto consente entro 90 giorni di riassegnare tutti i posti liberi, dando priorità a quegli enti privati, quindi il San Raffaele, che non hanno l’obbligo di presentare un piano di riorganizzazione».<br />
Intanto si cercano dove siano finiti i soldi delle tangenti. Un rebus che manda su di giri la procura di Pescara riguarda i 21 milioni per sponsorizzare due team motociclistici abruzzesi, una somma sproporzionata, rispetto ai 7 milioni e mezzo investiti dalla Fiat per un campione come Valentino Rossi. Ma in mano a chi sono finiti i soldi? Non lo sa neppure Vincenzo Angelini, l’imprenditore della sanità che ha fatto esplodere l’inchiesta e a cui ufficialmente appartiene il denaro. «È una vicenda gestita interamente da Gianluca Zelli», dice al pm che lo ha interrogato il 12 aprile scorso. Secondo Angelini è stato Zelli, attraverso due società, la Humangest e la Novafin, a gestire tutto. Si parla di due contratti (per il 2005 e il 2006), da 9 e 12 milioni di euro, stipulati con società inglesi per sponsorizzare l’Abruzzo Racing Team e il Team Italia mega bike, partecipanti al motomondiale classi 125 e 250. Contratti «assolutamente sproporzionati e superiori rispetto al valore di mercato almeno per 18 milioni», annota la procura, che a conferma ha sentito un esperto, Umberto Del Re, il quale ha ricordato che nel 2007 la Fiat si è assicurata l’esclusiva sulla moto e sulla tuta di Valentino Rossi a fronte di una pubblicizzata sponsorizzazione di 7,5 milioni annui. La procura e la Gdf sono riusciti a ricostruire i vari passaggi del denaro, dalla Gran Bretagna a società con sede in paradisi fiscali. E lì si sono perse le tracce.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2008/07/18/ora-del-turco-getta-la-spugna-e-nellordinanza-spunta-pure-la-tosinvest-dettava-legge-in-regione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>C&#039;è una mosca nel piatto</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2008/07/16/ce-una-mosca-nel-piatto/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2008/07/16/ce-una-mosca-nel-piatto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 12:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=1995</guid>
		<description><![CDATA[DA ITALIA OGGI di FRANCO BECHIS C&#8217;è voluto più di un anno per trovare il fornitore giusto che ha sbaragliato la concorrenza. Ma alla fine il ministero della difesa ha trovato chi consegnerà ai soldati italiani in missione il «baracchino», il kit alimentare preconfezionato con le «razioni di viveri da combattimento» per la prima colazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA ITALIA OGGI</p>
<p>di FRANCO BECHIS</p>
<p>C&#8217;è voluto più di un anno per trovare il fornitore giusto che ha sbaragliato la concorrenza. Ma alla fine il ministero della difesa ha trovato chi consegnerà ai soldati italiani in missione il «baracchino», il kit alimentare preconfezionato con le «razioni di viveri da combattimento» per la prima colazione, pranzo e cena. L&#8217;ha vinto la A.R. alimentari srl, giunta in cima a questa lunga corsa aperta nel febbraio 2007 dall&#8217;allora ministro della difesa, Arturo Parisi. Sono pasti per militari, a cui evidentemente non è concesso di andare troppo per il sottile. Non si può in trincea storcere il naso e dire «Cameriere, c&#8217;è una mosca nella minestra&#8230;». Ma la fornitura tollera anche questo: fino a 35 frammenti di insetti nelle confezioni di cracker.<span id="more-1995"></span><br />
Non si tratta di una battuta, anche se quel bando di gara sembra preso da un racconto di Achille Campanile. L&#8217;apice è raggiunta proprio nella descrizione del cracker che «immerso in acqua tiepida, dovrà galleggiare, assorbire acqua facilmente e in quantità notevole, gonfiarsi e rammollirsi abbastanza presto senza spappolarsi», e c&#8217;è da immaginare il pool chimico dei collaboratori del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ora intento a fare la prova qualità. Ma il bello viene dopo, quando si elencano i divieti assoluti di inserimento nelle confezioni da 50 o 100 grammi netti, contenenti fra 5 e 10 pezzi impilati.<br />
«Non saranno assolutamente ammesse le seguenti impurità (sigh): peli di roditore; vermi; larve; parassiti e loro uova», e c&#8217;era da sperare che cracker così impuri non approdassero comunque alle tavole delle mense pubbliche. Ma dopo tanta severità un po&#8217; di tolleranza si mostra verso il povero fornitore, che non tante confezioni da inviare alle missioni militari all&#8217;estero, non può mica spaccare il capello in quattro: «Sarà tollerata la presenza di non più di n. 35 frammenti di insetti&#8230;». Si può pensare che questa sia la formula di rito della modulistica per appalti di questo tipo: farebbero saltare sulla sedia un cittadino qualunque, non un esperto burocrate.<br />
E invece quei “35 frammenti di insetti” sono una primizia assoluta. Mai citata, anzi, sempre espressamente esclusa, in centinaia di analoghi bandi di fornitura della pubblica amministrazione italiana. In comuni, Regioni, ministeri, scuole, uffici pubblici. Nessuno tollera mai l&#8217;inserimento di un solo frammento di insetto in una confezione di prodotti derivati dal grano. Si tratta di un pensiero speciale riservato ai pasti dei soldati italiani in missione. Una specialità. Anche i grandi chef ormai cucinano prelibatezze con gli insetti. Interi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2008/07/16/ce-una-mosca-nel-piatto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cracker agli insetti per i nostri soldati</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2008/07/16/cracker-agli-insetti-per-i-nostri-soldati/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2008/07/16/cracker-agli-insetti-per-i-nostri-soldati/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 12:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=1994</guid>
		<description><![CDATA[DA ITALIA OGGI di EMILIO GIOVENTU&#8217; In guerra contro i talebani è meglio andarci a stomaco pieno o digiuni? Uno spuntino può bastare. Magari giusto un cracker, uno di quelli che fanno parte delle 106mila razioni viveri da combattimento che il ministero della Difesa si è assicurato con un bando di gara, pubblicata in realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA ITALIA OGGI</p>
<p>di EMILIO GIOVENTU&#8217;</p>
<p>In guerra contro i talebani è meglio andarci a stomaco pieno o digiuni? Uno spuntino può bastare. Magari giusto un cracker, uno di quelli che fanno parte delle 106mila razioni viveri da combattimento che il ministero della Difesa si è assicurato con un bando di gara, pubblicata in realtà quando era ministro Arturo Parisi, aggiudicata poco tempo fa dalla A.R. Alimentari Srl per 1.250.800 euro.<br />
Ma non uno di quei biscotti anonimi e rinsecchiti. No, per i nostri combattenti il meglio del meglio, perché, ordina il ministero, oggi guidato da Ignazio La Russa: «Sarà tollerata la presenza di non più di numero 35 frammenti di insetti». Incredibile, ma vero, è scritto proprio questo nelle specifiche tecniche per la fornitura. Anche se «non saranno assolutamente ammessi peli di roditore, vermi, larve, parassiti e loro uova». <span id="more-1994"></span><br />
Ma come è possibile tollerare la presenza di frammenti di insetti nei pasti per i nostri militari? Vuoi vedere che è tutto regolare? Esisterà un protocollo alla quale attenersi quando c’è da bandire un bando di gara del genere? Ma sì. In fondo lo dice lo stesso ministero: «Per la ricerca dei frammenti di insetti deve essere adottata la metodologia di analisi di cui alla Gazzetta ufficiale del 18 marzo 1999, allegato pagine 17-22 e successive varianti (filth-Test)». In realtà, basta scorrere i protocolli utilizzati, per esempio, dalle pubbliche amministrazioni per qualsiasi mensa aziendale per capire che di insetti non deve esserci alcuna traccia in alcun tipo di alimento. In qualsiasi tabella merceologica alla voce cracker è scritto che «il prodotto deve risultare fresco, indenne da infestanti, parassiti, larve e&#8230;», attenzione, «frammenti di insetti». E visto che i cracker sono fatti soprattutto di grano, che c’è di meglio di una attenta consultazione dei documenti prodotti dalla Confagricoltura. Nel dossier «la qualità in campo, la filiera del grano duro», nell’elenco delle percentuali massime degli elementi che non sono cereali di base di qualità perfetta, sono annotati chicchi striminziti,chicchi cariati e segale cornuta». E tra le impurità varie c’è al massimo uno 0,05% di insetti morti e frammenti di insetti: praticamente niente. Eppure il ministero di via XX Settembre li tollera.<br />
E pensare che su altri requisiti è intransigente. La superficie del cracker, per esempio, «dovrà essere di colore tendente al biondo, con crosta sottile. È ammessa la presenza in superficie di qualche bollicina». Ma non è tutto. «All’apertura della confezione deve essere fresco e non presentare odore, sapore o colore anormale e sgradevole». Infine, la prova del nove, quella di fronte alla quale tutti i fornitori tremano: «Immerso in acqua tiepida, il biscotto dovrà galleggiare, assorbire acqua facilmente e in quantità notevole, gonfiarsi e rammollirsi abbastanza presto senza spappolarsi». Insomma, roba a cinque stelle anche se con l’aggiunta di 35 frammenti di insetti. Quantità massima tollerata anche nei biscotti dolci, altra prelibatezza che sarà inviata ai nostri soldati al fronte.<br />
A dire il vero, nella gara d’appalto ci sono altre chicche. Come per esempio succulente carne suina in scatola che se dovesse finire nelle vaschette dei militari in Afghanistan sarebbe meglio mangiare nascosti in tenda visto che in terra musulmana il maiale è sacro. Con la pasta e fagioli, altra delizia che la Ar Alimentari deve garantire, le diplomazie culinarie sono al sicuro, un po’ meno lo stomaco dei nostri soldati che devono fare i conti con  gli oltre 40 gradi all’ombra che imperversano a quelle latitudini. Che dire poi dei tortellini al ragù, sempre a pranzo, che per i suddetti e identici motivi climatici, sarebbero un po’ pesantucci. Queste sono solo alcune delle chicche contenute nelle mitiche razioni K, i viveri da combattimento. Perché la dieta del nostro militare prevede colazione, pranzo e cena nelle quali a rotazione devono esserci sempre carne bovina in scatola, wurstel, minestrone, medaglioni di bovino, tonno con fagioli e insalata di riso. Ma, soprattutto, non devono mai mancare, oltre ai fatidici crackers e biscotti, caffè liofilizzato, thè solubile, latte concentrato, gelatina di frutta, cioccolata e barrette energetiche.<br />
In fondo, i nostri militari non hanno nulla di cui lamentarsi, anzi devono dirsi fortunati perché appena pochi giorni fa grilli, tarme della farina, cavallette e bachi da seta sono finiti nelle ricette di prestigiosi chef. Per i nostri ragazzi, il meglio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2008/07/16/cracker-agli-insetti-per-i-nostri-soldati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Santagata chiama a una nuova adunata i prodiani</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2008/06/17/santagata-chiama-a-una-nuova-adunata-i-prodiani/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2008/06/17/santagata-chiama-a-una-nuova-adunata-i-prodiani/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 22:44:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=1942</guid>
		<description><![CDATA[A Prodi fare il nonno non gli si addice proprio. Anche se cantare la ninna nanna è una sua specialità. Soprattutto quando parla da moderato e dà consigli agli italiani. Ogni volta, invece, che si è ribellato alle accuse ha sempre saputo tirar fuori la spada e combattere. Per metterlo ko ci sono volute le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="uscito il 17 giugno 2008" width="48" height="62" /></p>
<p>A Prodi fare il nonno non gli si addice proprio. Anche se cantare la ninna nanna è una sua specialità. Soprattutto quando parla da moderato e dà consigli agli italiani. Ogni volta, invece, che si è ribellato alle accuse ha sempre saputo tirar fuori la spada e combattere. Per metterlo ko ci sono volute le acrobazie e i voli pindarici di Mastella e Dini. Ai quali porterà rancore per tutta la vita. Come del resto lo rimpiangeranno finché campano Bertinotti, Pecoraro Scanio e tutti i prodiani orfani del Professore, da Parisi a Santagata. Proprio quest’ultimo, l’ex ministro per l’attuazione del programma, ha più di tutti nostalgia dei tempi che furono. In una lettera spedita via mail agli iscritti del sito, ai militanti prodiani ha sondato il terreno per il grande ritorno, chiedendo loro: «Mi piacerebbe rispondeste con la vostra consueta sincerità: pensate sia giusto provare a restituire ai cittadini un reale ruolo nella politica, nello spirito delle Primarie? Ritenete che ci sia spazio oggi in Italia per uno strumento di infodocumentazione attraverso internet che generi contatti reali e utili sui territori? Come lo immaginate? Spero davvero di ricevere tanti contributi e, assieme a voi, costruire un progetto dove ognuno sia protagonista attivo e motivato».<span id="more-1942"></span><br />
Un modo per sondare se c’è lo spazio (e la voglia) per rituffarsi nella mischia. Del resto sia Prodi sia i prodiani ne hanno dovuti ingoiare di rospi in questo periodo del Veltrusconismo. Botte dalla maggioranza e botte dall’opposizione. Finire tra l’incudine e il martello non deve essere certo piacevole, nemmeno per uno come Prodi che di minestrine ne ha mangiate e… cucinate.<br />
Santagata lancia il sasso nello stagno dopo un preambolo nostalgico dei tempi gloriosi: «I 618 giorni del governo Prodi sono trascorsi tra mille difficoltà ma anche molto impegno e voglia di cambiare il volto del Paese. Non siamo riusciti a farlo fino in fondo e come avremmo voluto. Facendo errori e trovando ostacoli che neppure immaginavamo. Le ultime elezioni ci hanno poi detto che la nascita del Pd non è stata sufficiente a confermare la fiducia dei cittadini nei nostri confronti».<br />
A questo punto Santagata si produce nello scatto che lancia la volata ai fedelissimi prodiani: «Oggi siamo chiamati a ricostruire dall’opposizione le basi di un progetto in sintonia col paese. Per fare questo continuiamo a pensare che sia necessaria una partecipazione vera, diffusa ed efficace. La politica non può chiudersi in una torre d’avorio immaginando di interpretare le esigenze dei cittadini, le aspettative delle nuove generazioni e i bisogni di chi ha meno. Lo abbiamo sempre pensato, abbiamo cercato di trovare modi per dimostrare che è possibile qualcosa di diverso. Per questo è stato un errore interrompere le comunicazioni fra di noi e spero sia possibile riallacciare i fili di un rapporto».<br />
Un mea culpa che può fare da elastico per rilanciare l’idea. «Pensiamo utile», scrive ancora Santagata, «partire dall’esperienza  della Fabbrica e da quel primo esempio di social-network politico Incontriamoci che ha lavorato a fianco di Romano, dell’Ulivo e dell’Unione. Abbiamo idee e voglia di impegnarci. Ma sarebbe presuntuoso chiedervi di unirvi a un progetto già predeterminato. Questa mail è una sorta di sondaggio». Agli adepti l’ardua sentenza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2008/06/17/santagata-chiama-a-una-nuova-adunata-i-prodiani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il testo del ddl del ministro Alfano: 17 articoli per cambiare le regole</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2008/06/14/il-testo-del-ddl-del-ministro-alfano-17-articoli-per-cambiare-le-regole/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2008/06/14/il-testo-del-ddl-del-ministro-alfano-17-articoli-per-cambiare-le-regole/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 20:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[documenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=1941</guid>
		<description><![CDATA[DA ITALIA OGGI ItaliaOggi pubblica il testo del disegno di legge varato ieri dal consiglio dei ministri, che porta la firma del ministro della giustizia Angelino Alfano, che ha per oggetto: «Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice, degli atti di indagine, e integrazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA ITALIA OGGI</p>
<p><em>ItaliaOggi pubblica il testo del disegno di legge varato ieri dal consiglio dei ministri, che porta la firma del ministro della giustizia Angelino Alfano, che ha per oggetto: «Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice, degli atti di indagine, e integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche».</em></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(M</span><span style="font-variant: small-caps; color: windowtext; text-transform: none; letter-spacing: -0.25pt;">o</span><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;">difiche agli articoli 36 e 53 del codice di procedura penale)</span><span style="font-family: NewCenturySchlbkLTStd-Roman; color: windowtext; text-transform: none; letter-spacing: -0.25pt; font-style: normal;"></span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. All’articolo 36, comma 1 del codice di procedura penale dopo la lettera h) è aggiunta la seguente: “h-bis) se ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli”.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">2.All’articolo 53, comma 2, del codice di procedura penale, sono apportate le seguenti modificazioni:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">a) dopo le parole : “lettere a), b), d), e)” sono inserite le seguenti: “ed h-bis) nonché se il magistrato risulta iscritto nel registro degli indagati per il reato previsto dall’articolo 379-bis del codice penale, in relazione ad atti del procedimento assegnatogli, sentito in tale caso il capo dell’ufficio competente ai sensi dell’articolo 11 in merito alla rilevanza, serietà e gravità dei fatti”.</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">b) È aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Il procuratore generale procede allo stesso modo, sentito il capo dell’ufficio competente ai sensi dell’articolo 11 e del comma 1, se il capo dell’ufficio ed il magistrato assegnatario risultano indagati per il reato previsto dall’articolo 379-bis del codice penale, ovvero hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche in merito ad un procedimento pendente presso il loro ufficio”.</span></p>
<p><span id="more-1941"></span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche agli articoli 114<br />
e 115 del codice di procedura penale)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1.L’articolo 114, comma 2, del codice di procedura penale, è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“2. E’ vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto o nel contenuto, di atti di indagine preliminare, nonché di quanto acquisito al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.”.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">2. L’articolo 114, comma 7, del codice di procedura penale, è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“ 7. E’ in ogni caso vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto della documentazione, degli atti e dei contenuti relativi a conversazioni o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche di cui sia stata ordinata la distruzione ai sensi degli articoli 269 e 271”.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">3. L’articolo 115, comma 2, del codice di procedura penale, è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“2. Di ogni iscrizione nel registro degli indagati per fatti costituenti reato di violazione del divieto di pubblicazione commessi dalle persone indicate al comma 1, il procuratore della Repubblica procedente informa immediatamente l’organo titolare del potere disciplinare, che, nei successivi trenta giorni, ove sia stata verificata la gravità del fatto e la sussistenza di elementi di responsabilità e sentito il presunto autore del fatto, può disporre la sospensione cautelare dal servizio o dall’esercizio della professione fino a tre mesi”.</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche all’articolo 266 del codice di procedura penale)</span><span style="font-family: NewCenturySchlbkLTStd-Roman; color: windowtext; text-transform: none; letter-spacing: -0.25pt; font-style: normal;"></span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. L’articolo 266 del codice di procedura penale, è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“266 (limiti di ammissibilità): 1. L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di altre forme di telecomunicazione, di immagini mediante riprese visive, e la acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni stesse sono consentite nei procedimenti relativi ai seguenti reati:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a dieci anni determinata a norma dell’art. 4;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">b) delitti di cui agli articoli 51 commi 3-bis, 3 –quater, 3-quinquies, e 407, comma 2, lettera a);</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">c) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’art. 4;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">d) reati di ingiuria, minaccia, usura molestia o disturbo delle persone con il mezzo del telefono.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">2. Negli stessi casi è consentita l’intercettazione di comunicazioni tra presenti solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo l’attività criminosa.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">3. L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di altre forme di telecomunicazione, di immagini mediante riprese visive e la acquisi</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">zione della documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni sono consentite, su richiesta<span> </span>della persona offesa e limitatamente alle utenze ovvero ai luoghi nella disponibilità della stessa, nei procedimenti relativi ai delitti non colposi per i quali è prevista la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni”.</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche all’articolo 267 del codice di procedura penale)</span><span style="font-family: NewCenturySchlbkLTStd-Roman; color: windowtext; text-transform: none; letter-spacing: -0.25pt; font-style: normal;"></span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. All’articolo 267 del codice di procedura penale, sono apportate le seguenti modificazioni:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">a) il comma 1 è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“1. Il pubblico ministero richiede al tribunale nella composizione di cui all’articolo 322 bis, comma 1 bis, l’autorizzazione a disporre le operazioni previste dall’articolo 266. L’autorizzazione è data con decreto motivato, contestuale e non successivamente modificabile o sostituibile, quando vi sono gravi indizi di reato e l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini e sussistano specifiche ed inderogabili esigenze relative ai fatti per i quali si procede, fondate su elementi espressamente ed analiticamente indicati nel provvedimento, non limitati ai soli contenuti di conversazioni telefoniche intercettate nel medesimo procedimento”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">b) al comma 2 la parola “giudice” è sostituita dalla parola “tribunale” e dopo le parole: “con decreto motivato”, ovunque ricorrano, sono inserite le seguenti: “contestuale e non successivamente modificabile o sostituibile”.</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">c) il comma 3 è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“3. Il decreto del pubblico ministero che dispone l’intercettazione indica le modalità e la durata delle operazioni per un periodo massimo di quindici giorni, prorogabile dal tribunale in pari misura e per una durata complessiva massima non superiore a tre mesi”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">d) dopo il comma 3 è inserito il seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“3 –bis. Quando l’intercettazione è necessaria per lo svolgimento delle indagini in relazione ad un delitto di criminalità organizzata, di terrorismo o di<span> </span>minaccia col mezzo del telefono, l’autorizzazione a disporre le operazioni previste dall’articolo 266 è data se vi sono sufficienti indizi. Nella valutazione dei sufficienti indizi si applica l’articolo 203 del codice di procedura penale. La durata delle operazioni non può superare i quaranta giorni, ma può essere prorogata dal tribunale con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni, qualora permangano i presupposti indicati nel comma 1. Nei casi di urgenza, alla proroga provvede direttamente il pubblico ministero secondo le previsioni del comma 2”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">e) al comma 4, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Nei casi di cui al comma 3-bis, il pubblico ministero e l’ufficiale di polizia giudiziaria possono farsi coadiuvare da agenti di polizia giudiziaria”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">f) il comma 5 è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“5. In apposito registro riservato tenuto in ogni procura della Repubblica sono annotati, secondo un ordine cronologico, la data e l’ora di emissione e la data e l’ora di deposito in cancelleria o in segreteria dei decreti che dispongono, autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni e, per ciascuna intercettazione, l’inizio e il termine delle operazioni”.</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche all’articolo 268 del codice di procedura penale)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1.<span> </span>Nell’articolo 268 del codice di procedura penale, i commi 1, 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“1. Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni è redatto verbale. I verbali ed i supporti delle registrazioni sono custoditi nell’archivio riservato di cui all’articolo 269.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">2. Il verbale di cui al comma 1 contiene l’indicazione degli estremi del decreto che ha disposto l’intercettazione la descrizione delle modalità di registrazione, l’annotazione del giorno e dell’ora di inizio e di cessazione dell’intercettazione, nel medesimo verbale sono altresì annotati cronologicamente, per ogni comunicazione intercettata, i riferimenti temporali della comunicazione e quelli relativi all’ascolto, la trascrizione sommaria del contenuto, nonché i nominativi delle persone che hanno provveduto alla loro annotazione.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">3. Le operazioni di registrazione sono compiute per mezzo degli impianti installati nei centri di intercettazione telefonica istituiti presso ogni distretto di corte d’appello. Le operazioni di ascolto sono compiute mediante gli impianti installati presso la competente procura della Repubblica ovvero, previa autorizzazione del pubblico ministero, presso i servizi di polizia giudiziaria delegati per le indagini. Quando si procede a intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche, il pubblico ministero può disporre che le operazioni siano compiute anche mediante impianti appartenenti a privati”.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">2. Dopo il comma 3-bis è inserito il seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“3-ter. Ai procuratori generali presso la corte di appello e ai procuratori della<span> </span>Repubblica territorialmente competenti sono attribuiti i poteri di gestione, vigilanza, controllo e ispezione, rispettivamente, dei centri di intercettazione e dei punti di ascolto di cui al comma 3”.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">3. I commi 5, 6, 7 e 8 sono sostituiti dai seguenti:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“5. I verbali e le registrazioni sono immediatamente trasmessi al pubblico ministero. Entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni essi sono depositati in segreteria insieme ai decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato l’intercettazione, rimanendovi per il tempo fissato dal pubblico ministero salvo che il tribunale, su istanza delle parti, tenuto conto del loro numero, nonché del numero e della complessità delle intercettazioni, non riconosca necessaria una proroga.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">6. Se dal deposito può derivare un grave pregiudizio per le indagini, il tribunale autorizza il pubblico ministero a ritardarlo non oltre la data di emissione di avviso della conclusione delle indagini preliminari.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">7. Ai difensori delle parti è immediatamente dato avviso che, entro il termine di cui ai commi 4 e 5, hanno facoltà di prendere visione dei verbali e dei decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato l’intercettazione, e di ascoltare le registrazioni ovvero di prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche. E’ vietato il rilascio di copia dei verbali, dei supporti e dei decreti.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">8. E’ vietato disporre lo stralcio delle registrazioni e dei verbali prima del deposito previsto dal comma 4.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">9. Scaduto il termine, il pubblico ministero trasmette immediatamente i decreti, i verbali e le registrazioni al tribunale, il quale fissa la data dell’udienza in camera di consiglio per l’acquisizione delle conversazioni o dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche indicati dalle parti, che non appaiono manifestamente irrilevanti, procedendo anche d’ufficio allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l’utilizzazione. Il tribunale decide in camera di consiglio a norma dell’articolo 127.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">10. Il tribunale, qualora lo ritenga necessario ai fini della decisione da assumere, dispone la trascrizione integrale delle registrazioni acquisite ovvero la stampa in forma intelligibile delle informazioni contenute nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche acquisite, osservando le forme, i modi e le garanzie previsti per l’espletamento delle perizie. Le trascrizioni o le stampe sono inserite nel fascicolo per il dibattimento.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">11. I difensori possono estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione delle registrazioni su supporto informatico. In caso di intercettazione di flussi di comunicazioni informatiche o telematiche i difensori possono richiedere copia su idoneo supporto dei flussi intercettati, ovvero copia della stampa prevista dal comma 9.</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche all’articolo 269 del codice di procedura penale)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. All’articolo 269 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">a) il comma 1 è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">«1. I verbali ed i supporti contenenti le registrazioni sono conservati integralmente in apposito archivio riservato tenuto presso l’ufficio del pubblico ministero che ha disposto l’intercettazione, con divieto di allegazione, anche solo parziale, al fascicolo»;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">b)al comma2, primo periodo, dopo le parole:«non più soggetta a impugnazione» sono inserite le seguenti: «e delle stesse è disposta la distruzione nelle forme di cui al comma3»,</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">c) al comma 2 ed al comma 3, la parola «giudice» è sostituita dalla parola «tribunale».</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche all’articolo 270 del codice di procedura penale)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. All’articolo 270 del codice di procedura penale, il comma 1 è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">«1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento dei delitti di cui agli articoli 51, commi 3-bis e 3-quater, e 407, comma 2, lettera a), e non siano state dichiarate inutilizzabili nel procedimento in cui sono state disposte»</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche all’articolo 271 del codice di procedura penale)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. All’articolo 271, comma 1, del codice di procedura penale, le parole: «commi 1 e 3» sono sostituite dalle seguenti: «commi 1, 3, 6, 7 e 8».</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">2. All’articolo 271 del codice di procedura penale dopo il comma 1 è inserito il seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">«1-bis. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora, nell’udienza preliminare o nel dibattimento, il fatto risulti diversamente qualificato e in relazione ad esso non sussistono i limiti di ammissibilità previsti dall’articolo 266».</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche all’articolo 292 del codice di procedura penale)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. All’articolo 292, comma 1, del codice di procedura penale, dopo il comma 2 ter è inserito la seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">«2 quater.<span> </span>Nell’ordinanza le intercettazioni di conversazioni, comunicazioni telefoniche o telematiche possono essere richiamate soltanto nel contenuto e sono inserite in un apposito fascicolo allegato agli atti».</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche all’articolo 329 del codice di procedura penale</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1.All’articolo 329, comma 1, del codice di procedura penale le parole “gli atti di indagine” sono sostituite dalle seguenti: “gli atti e le attività di indagine”.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">2.All’articolo 329 del codice di procedura penale il comma 2 è abrogato.</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche all’articolo 380 del codice di procedura penale)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1.All’articolo 380, comma 2, lettera m) del codice di procedura penale, dopo le parole “o dalle lettere a), b), c), d)” sono aggiunte le seguenti: “e), e-bis),”</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche alle disposizioni di attuazione di coordinamento e transitorie del codice di</span><span style="letter-spacing: -0.25pt;"> </span><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;">procedura penale)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1.All’articolo 89 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sono apportate le seguenti modificazioni:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">a) il comma 1 è abrogato;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">b) al comma 2, le parole: “I nastri contenenti le registrazioni” sono sostituite dalle seguenti: “I supporti contenenti le registrazioni ed i flussi di comunicazione informatiche o telematiche” e dopo le parole: “previsto dall’articolo 267, comma 5” sono inserite le seguenti “, nonché dal registro delle notizie di reato di cui all’articolo 335”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">c) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“2-bis. Il procuratore della Repubblica designa un funzionario responsabile del servizio di intercettazione, della tenuta del registro riservato delle intercettazioni e dell’archivio riservato nel quale sono custoditi i verbali ed i supporti”.</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">2. All’articolo 129 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sono apportate le seguenti modificazioni:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">a) al comma 1, dopo le parole: “dell’imputazione” sono inserite le seguenti: “, con espressa menzione degli articoli di legge che si assumono violati, nonché della data e del luogo del fatto”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">b) il comma 2 è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“2. Quando l’azione penale è esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l’informazione è inviata all’autorità ecclesiastica di cui ai commi 2-ter e 2-quater.”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">c) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“2-bis. Il pubblico ministero invia l’informazione anche quando taluno dei soggetti indicati nei commi 1 e 2 è stato arrestato o fermato, ovvero quando è stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare; nei casi in cui risulta indagato un ecclesiastico o un religioso del culto cattolico invia, altresì, l’informazione quando è stata applicata nei suoi confronti ogni altra misura cautelare personale, nonché quando procede all’invio della comunicazione di cui all’articolo 369 del codice.</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">2-ter. Quando risulta indagato o imputato un Vescovo diocesano, prelato territoriale, coadiutore, ausiliare, titolare o emerito, o un Ordinario di luogo equiparato a un Vescovo diocesano, abate di una abbazia territoriale o sacerdote che, durante la vacanza della sede, svolge l’ufficio di amministratore della diocesi, il pubblico ministero invia l’informazione al Cardinale Segretario di Stato.</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">2-quater. Quando risulta indagato o imputato un sacerdote secolare o appartenente ad un Istituto di vita consacrata o ad una società di vita apostolica, il pubblico ministero invia l’informazione all’Ordinario diocesano nella cui circoscrizione territoriale ha sede la procura della Repubblica competente”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">d) il comma 3-bis è abrogato.</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche al codice penale)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">a) l’articolo 379-bis è sostituito dal seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“Art. 379-bis. – (Rivelazione illecita di segreti inerenti a un procedimento penale).</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">Chiunque rivela indebitamente notizie inerenti ad atti del procedimento penale coperti dal segreto dei quali è venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione fino a un anno.</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">Chiunque, dopo avere rilasciato dichiarazioni nel corso delle indagini preliminari, non osserva il divieto inposto dal pubblico ministero ai sensi dell’articolo 391-quinquies del codice di procedura penale è punito con la reclusione fino ad un anno”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">b) all’articolo 614, primo comma, le parole: “di privata dimora” sono sostituite dalla seguente: “privato”.</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">c) Dopo l’articolo 617-sexies sono inseriti i seguenti:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“Art. 617-septies. – (Accesso abusivo ad atti del procedimento penale).</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">Chiunque mediante modalità o attività illecita prende diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti dal segreto è punito con la pena della reclusione da uno a tre anni”.</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">d) all’articolo 684, primo comma, le parole: “fino a trenta giorni o con l’ammenda da euro 51 a euro 258” sono sostituite dalle seguenti: “fino a sei mesi e con l’ammenda da euro 250 a euro 750”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">e) all’articolo 684, primo comma è aggiunto il seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“Se il fatto di cui al comma precedente riguarda le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche, le altre forme di telecomunicazioni, le immagini mediante riprese visive, e la acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni stesse, la pena è dell’arresto da uno a tre anni e dell’ammenda da 500 a 1.032 euro”.</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. Dopo l’articolo 25-octies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è inserito il seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“Art. 25-nonies. – (Responsabilità per il reato di cui all’articolo 684 del codice penale).</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. In relazione alla commissione del reato previsto dall’articolo 684 del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da cento a trecento quote”.</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Modifiche alla legge 8 febbraio 1984, n. 47)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">a) dopo il terzo comma è inserito il seguente: “Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">b) al quarto comma dopo le parole: “devono essere pubblicate” sono inserite le seguenti: “, senza commento,”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">c) dopo il quarto comma è inserito il seguente: “Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richieste della persona offesa, alla pubblicazione, a propria cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazion</span>ale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purchè le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata entro sette giorni dalla richiesta con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinato”;</p>
<p class="ItaOggi">d) al quinto comma, le parole: “trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma” sono sostituite dalle seguenti: “trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, e sesto comma” e le parole “in violazione di quanto disposto al secondo, terzo e quarto comma” sono sostituite dalle se<span style="letter-spacing: -0.25pt;">guenti: “in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, quinto e sesto comma”;</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:</span></p>
<p class="ItaOggi"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">“ Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta”.</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Abrogazioni)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: -0.25pt;">1. L’articolo 13 dei decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, è abrogato.</span></p>
<p class="LeggeDescrizione"><span style="color: windowtext; letter-spacing: -0.25pt;"><span> </span>(Disciplina transitoria)</span></p>
<p class="LeggeComma"><span style="letter-spacing: 0.1pt;">1. Le disposizioni della presente legge non si applicano ai procedimenti pendenti alla data della sua entrata in vigore.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="letter-spacing: 0.1pt;">2. Le disposizioni di cui al comma 3 dell’articolo 268 del codice di procedura penale, come modificato dall’articolo 5 della presente legge, si applicano decorsi tre mesi dalla data di pubblicazione di apposito decreto del Ministro della giustizia che dispone l’entrata in funzione dei centri di intercettazione telefonica di cui al medesimo comma 3. Fino a tale data, continuano a trovare applicazione le disposizioni del comma 3 dell’articolo 268 del codice di procedura penale nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della presente legge.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2008/06/14/il-testo-del-ddl-del-ministro-alfano-17-articoli-per-cambiare-le-regole/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

