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	<title>Marco Castoro &#187; economia e risorse</title>
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		<title>A Roma il vertice di Air France, Klm, Delta Air Lines per firmare l’ingresso di Alitalia nella joint venture transatlantica</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 10:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da www.turismoefinanza.it
di Enzo Di Giacomo
Prima l’incontro di Parigi alla fine di giugno tra i vertici di Altalia e Air France-KLM in occasione del decimo anniversario dell’alleanza SkyTeam, il 5 luglio il vertice a Roma dei quattro CEO di Air France (Pierre-Henri Gourgeon), KLM (Peter Hartman), Alitalia (Rocco Sabelli), Delta Air Lines (Richard Anderson) per firmare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da www.turismoefinanza.it<br />
di Enzo Di Giacomo</p>
<p>Prima l’incontro di Parigi alla fine di giugno tra i vertici di Altalia e Air France-KLM in occasione del decimo anniversario dell’alleanza SkyTeam, il 5 luglio il vertice a Roma dei quattro CEO di Air France (Pierre-Henri Gourgeon), KLM (Peter Hartman), Alitalia (Rocco Sabelli), Delta Air Lines (Richard Anderson) per firmare l’ingresso di Alitalia nella joint venture transatlantica con Air France-Klm e Delta Air Lines, la cui forza si esprime in 250 voli e 55.000 posti offerti al giorno, 20 voli giornalieri tra 5 scali negli Stati Uniti e gli aeroporti di Roma-Fiumicino e di Milano-Malpensa. Con l’ingresso di Alitalia, la joint venture esprime il 26% circa dell’intera capacità transatlantica e genera ricavi annui stimati per oltre 10 miliardi di dollari. <span id="more-4027"></span>La partecipazione alla joint venture dovrebbe portare ad Alitalia “un beneficio annuo di 50 milioni di euro nel risultato operativo, quando sarà a regime, entro 2-3 anni”, secondo Sabelli. La partecipazione di Alitalia alla joint venture ha effetto retroattivo dal 1° aprile 2010 e fa parte di un accordo a lungo termine valido almeno fino al 31 marzo 2022.<br />
Quattro fra le più grandi compagnie aeree (circa 250 milioni di passeggeri trasportati nel 2009) dell’alleanza SkyTeam a Roma per lanciare l’«offensiva» sulla direttrice Europa e il Nord America. “Il traffico transatlantico rappresenta il più strategico e competitivo dei mercati – ha sottolineato Rocco Sabelli – ed è fatto da oltre 60 milioni di clienti all’anno che vanno da una sponda all’altra dell’Atlantico. Di questi, SkyTeam è leader con 16/17 milioni di passeggeri e opera con 90 mila voli sugli oltre 350 mila che su questa direttrice si sviluppa nell’anno”. Sabelli ha precisato che il mercato italiano è il quarto dopo Francia, Germania, Inghilterra “e vale poco meno dl 10% con 4 milioni 700 mila passeggeri all’anno che dall’Italia e per l’Italia si muovono sulle rotte transatlantiche”.<br />
L’amministratore delegato di Alitalia nel corso della conferenza stampa ha voluto anche “rassicurare” quanti vedono una scarsa liquidità nelle casse della Compagnia Aerea Italiana: al 30 giugno Alitalia ha una disponibilità finanziaria di 500 milioni di euro tra cassa e linee di credito disponibili. Ma soprattutto ha smentito le indiscrezioni su un ipotetico rifinanziamento del Gruppo e “non c’è nelle nostre prospettive un’operazione di fusione con Air France. Il fatto dirimente è quello che stiamo facendo e cioè joint venture virtuali che hanno gli stessi benefici di un merger, mantenendo le compagnie con una propria autonomia e brend e lasciandole separate sino a quando questo ha senso” ha aggiunto Sabelli.<br />
“Il nostro piano industriale, che è stato approvato (l’aggiornamento) il 12 maggio, non prevede aumenti di capitale – ha proseguito Sabelli – e i numeri ci fanno pensare che gli obiettivi saranno rispettati”. Il primo semestre di Alitalia “ha fatto registrare un buon miglioramento con il 3% in più dei passeggeri sul semestre 2009 e, senza la nube islandese, avremo fatto il doppio in termini di crescita”.<br />
L’amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, ha voluto anticipare qualche dato sulla semestrale che verrà presentata per l’approvazione nel Consiglio di Amministrazione del 30 luglio: crescita del 10% sui ricavi; 9 punti in più di tasso di riempimento degli aerei; crescita del 30% sui voli intercontinentali grazie anche ai nuovi voli su Miami e Los Angeles e del 13% sui voli internazionali.</p>
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		<title>Un solo ministro estero accetta l’invito al Forum della Marcegaglia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 23:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia e risorse]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto è pronto in Campidoglio per l’avvio dei lavori del Forum economico del Mediterraneo, organizzato per oggi e domani da Confindustria, l’Istituto per il commercio estero e l’Abi, in collaborazione con il Comune di Roma e l’Unione industriali della capitale. Una due-giorni molto impegnativa, a cui l’Italia tiene in maniera particolare con tutta una serie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="" />Tutto è pronto in Campidoglio per l’avvio dei lavori del Forum economico del Mediterraneo, organizzato per oggi e domani da Confindustria, l’Istituto per il commercio estero e l’Abi, in collaborazione con il Comune di Roma e l’Unione industriali della capitale. Una due-giorni molto impegnativa, a cui l’Italia tiene in maniera particolare con tutta una serie di  interventi di prim’ordine fissati da tempo. Eppure, nonostante gli sforzi dell’organizzazione, i ministri dei paesi dell’area mediterranea hanno snobbato l’appuntamento, disertandolo in massa. In pratica un solo ministro ha accettato di partecipare: si tratta dell’egiziano Rachid Mohamed Rachid, ministro del commercio e dell’industria del Cairo. Al quale, ovviamente, verranno riservati tutti gli onori del governo italiano, presente in larga rappresentanza. A cominciare dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola e dal suo vice ministro Adolfo Urso, al sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi. Inoltre a fare gli onori di casa ci sarà anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Previsti gli interventi degli organizzatori impegnati in prima linea nel Forum, da Emma Marcegaglia (presidente di Confindustria) ad Aurelio Regina (presidente Unione industriali di Roma), al moderatore Umberto Vattani (presidente Ice, l’istituto per il commercio estero). <span id="more-3766"></span><br />
Dunque tanti squilli di tromba non raccolti dai ministri dell’area mediterranea, dal Marocco all’Algeria, da Cipro a Israele, dal Libano alla Libia, da Malta a Tunisia e Turchia. Solo un rappresentante di governo: l’egiziano Rachid. Possibile che tutti quanti abbiano altri impegni inderogabili? Oppure a costoro non frega niente del Mediterraneo? Difficile darsi una risposta. Resta il fatto che Marcegaglia e Vattani hanno dovuto incassare l’affronto senza battere ciglio. Anche davanti al governo italiano che ha risposto in massa, non tradendo le attese. Non dovrebbero mancare (almeno si spera) le imprese, circa 600 di cui un terzo proveniente dall’estero, secondo le stime. Ci si consolerà con la colazione sulla Terrazza Caffarelli in Campidoglio. </p>
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		<title>Trasporto aereo: Italia, calano i passeggeri negli aeroporti nel 2009</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 13:51:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia e risorse]]></category>

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		<description><![CDATA[Da www.turismoefinanza.it
di Enzo Di Giacomo
Passeggeri in calo negli aeroporti italiani nel 2009: sono stati 130.055.017 (-2,3%) rispetto ai 133.139.364 del 2008. Sono i risultati dell’intero sistema aeroportuale italiano forniti da Assaeroporti. Quelli che hanno registrato le perdite maggiori sono gli aeroporti delle grandi città: Milano-Linate -10,5%, Milano-Malpensa -8,7%,  Napoli -5,7%, Roma-Fiumicino -4%; con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da www.turismoefinanza.it<br />
di Enzo Di Giacomo</p>
<p>Passeggeri in calo negli aeroporti italiani nel 2009: sono stati 130.055.017 (-2,3%) rispetto ai 133.139.364 del 2008. Sono i risultati dell’intero sistema aeroportuale italiano forniti da Assaeroporti. Quelli che hanno registrato le perdite maggiori sono gli aeroporti delle grandi città: Milano-Linate -10,5%, Milano-Malpensa -8,7%,  Napoli -5,7%, Roma-Fiumicino -4%; con le eccezioni di Bologna +13,2% e Bergamo +10,4%. <span id="more-3726"></span><br />
Non va meglio per le compagnie aeree mondiali che hanno accumulato perdite per 11 miliardi di dollari, secondo quanto dichiarato dal direttore generale Iata, Giovanni Bisignani. Nel suo primo anno di attività commerciale (è partita il 13 gennaio 2009), Alitalia ha fatto registrare perdite per 258 milioni di euro nei primi nove mesi del 2009 e chiude l’anno con 300 milioni di euro di perdite, secondo le stime dell’amministratore delegato, Rocco Sabelli.<br />
Tornando all’analisi dei dati 2009, l’aeroporto di Orio al Serio di Bergamo continua la sua crescita: i collegamenti hanno raggiunto un volume di 7.160.008 passeggeri (+ 10,5% rispetto al 2008) e, per la prima volta, si colloca al quarto posto dopo Fiumicino, Malpensa e Linate. E’ la lungimiranza degli amministratori verso i vettori low cost cha ha determinato il successo di Bergamo, oltre a una sana gestione economica.<br />
Sugli aeroporti italiani, i vettori low cost nel 2008 hanno avuto una quota di mercato del 32,64% (43.394.000 di passeggeri trasportati), mentre quelli tradizionali sono al 67,36% (89.558.000 passeggeri) con una perdita del 10,8% rispetto all’anno precedente. La crisi finanziaria prima, economica poi che ha investito tutti i settori nel mondo ha orientato le scelte dei passeggeri che, ricorrendo ai prezzi più bassi dei biglietti aerei offerti dai vettori low cost, non hanno voluto rinunciare a volare.<br />
La crescita esponenziale degli ultimi anni di Orio al Serio-Bergamo (la quota di mercato low cost è dell’88%!)  ha indotto anche gli altri gestori aeroportuali italiani a favorire da qualche anno l’ingresso delle compagnie low cost con una forte accentuazione dei voli internazionali. L’avanzata dei vettori low cost è stata costante negli ultimi anni &#8211; favorita anche da un mercato in espansione &#8211; e soltanto la miope politica di alcuni gestori aeroportuali all’inizio non ha saputo cogliere il cambiamento in atto nel trasporto aereo. Scetticismo e avversione poi verso il nuovo modo di fare trasporto aereo sono stati due degli elementi (fra gli altri) che hanno determinato la decadenza dell’Alitalia che, avendo a disposizione una compagnia aerea nazionale all’interno del Gruppo da riconvertire nel mercato low cost, avrebbe potuto contrastare sin da subito l’avanzata di Ryanair, Easyjet e altri vettori. Poi si sa come è andata a finire.<br />
Lo scetticismo di qualche anno fa si è trasformato oggi in “corteggiamento” da parte dei gestori aeroportuali per far volare i vettori low cost sui propri aeroporti, che si è tradotto anche “con significativi contributi, perché questi prezzi bassi sono dovuti all’efficienza indiscutibile del vettore, ma anche al fatto che molti aeroporti per crescere hanno dato contributi più o meno consentiti, che sotto una certa soglia di passeggeri è consentito incentivare l’avvio dell’aeroporto e sopra una certa soglia invece bisogna stare alle regole del mercato” ha spiegato il presidente dell’Enac (Ente Nazionale dell’Aviazione Civile), Vito Riggio, intervenendo alla trasmissione “Noveinpunto” (Radio 24) del 29 dicembre 2009.<br />
In questo contesto di successo dei vettori low cost, si è inserita la provocazione alla vigilia di Natale di Ryanair, che aveva annunciato la cessazione temporanea “delle rotte domestiche da/per le 10 basi italiane a partire da sabato 23 gennaio 2010, in seguito all’ingiunzione sollevata da Ryanair contro le ordinanze dell’ENAC che obbligano Ryanair ad accettare svariate e non sicure forme di identificazione per i passeggeri che viaggiano sulle rotte domestiche di Ryanair, anche se questi documenti di identità sono costituiti da niente più che licenze di pesca”. Una provocazione &#8211; rientrata dopo l’incontro con l’Enac del 7 gennaio &#8211; che si era aggiunta alle altre come quelle di far pagare l&#8217;uso delle toilette di bordo e l&#8217;introduzione di una sovrattassa per i grassoni. Del resto risulta difficile da parte di molti aeroporti italiani rinunciare all’efficienza e all’importanza di Ryanair: nel 2009 ha trasportato lungo le sue numerose rotte europee più di 65 milioni di passeggeri, con un incremento di oltre 7 milioni di passeggeri (+13% rispetto al traffico del 2008). Oramai è una realtà temibile anche per i vettori tradizionali che volano in tutto il mondo (Lufthansa, Air France-KLM, British ed altri), mentre Ryanair non vola sulle rotte intercontinentali.  </p>
<p>Top ten passeggeri aeroporti in Italia 2009</p>
<p>1)    Roma-Fiumicino		33.808.093		-4%<br />
2)    Milano-Malpensa		17.551.635		-8,7%<br />
3)    Milano-Linate		8.295.099		-10,5%<br />
4)    Bergamo			7.160.008		10,4%<br />
5)    Venezia			6.701.689		-2,6%<br />
5)    Catania			5.931.592		-2%<br />
6)    Napoli			5.310.965		-5,7%<br />
 <img src='http://www.marcocastoro.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' />    Bologna			4.774.697		+13,2%<br />
9)    Roma-Ciampino		4.757.822		+0,3%<br />
10)  Palermo			4.373.047		-1,5%</p>
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		<title>Luisa Todini sposa Salini e ora può pensare all&#8217;Umbria</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 23:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia e risorse]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tanto atteso matrimonio che si doveva fare alla fine si è fatto. Salini e Todini, oggi sposi, hanno messo al mondo il terzo gruppo italiano nel comparto delle  infrastrutture, creando una delle principali aziende europee con un notevole potenziale di sviluppo sia nelle infrastrutture (impianti idroelettrici, metropolitane, costruzioni civili) sia nei mercati internazionali. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="" />Il tanto atteso matrimonio che si doveva fare alla fine si è fatto. Salini e Todini, oggi sposi, hanno messo al mondo il terzo gruppo italiano nel comparto delle  infrastrutture, creando una delle principali aziende europee con un notevole potenziale di sviluppo sia nelle infrastrutture (impianti idroelettrici, metropolitane, costruzioni civili) sia nei mercati internazionali. La Salini Costruttori e la Todini Finanziaria hanno firmato un accordo in base al quale Salini acquisisce il 60% del capitale della Todini Costruzioni. Advisor dell’operazione Banca Imi e Bnp Paribas. <span id="more-3655"></span>Qualche dato: oltre 1.200 milioni di fatturato, un portafoglio commesse di 8 miliardi di euro e un organico di 17 mila persone. Luisa Todini sarà presidente della Todini S.p.A. e consigliere di amministrazione della Salini Costruttori S.p.A. L’accordo è stato preso come un segno premonitore anche nel mondo politico, soprattutto in quello vicino agli ex forzisti ora Pdl. Luisa Todini adesso che l’azienda del suo papà avrà un partnership consolidato e di prima grandezza potrà tirare un sospiro di sollievo e dedicarsi di più alla sua grande passione di sempre: la politica. Nella primavera del ’94, quando Silvio Berlusconi decise di scendere in campo, la Todini fu la più votata dentro Forza Italia dopo, ovviamente il Cav. Ottenne 90 mila preferenze. A farla appassionare alla politica fu Stefania Prestigiacomo, allora in Confindustria. Negli anni seguenti la Todini ha dovuto abbandonare la politica per tuffarsi interamente nella sua azienda dopo la scomparsa del padre. Negli ultimi tempi si era parlato molto di lei riguardo le candidature a governatore per le prossime regionali. Il Lazio e l’Umbria potevano fare il suo caso. Oggi il Lazio ha scelto la sua amica Renata Polverini. Vedremo se la Todini potrà tornare utile alla causa dell’Umbria. Del resto l’azienda è a posto. Già oggi Salini e Todini operano, oltre che in Italia, in 40 paesi e quattro continenti (in particolare in Africa, Est Europa, Medio Oriente, Asia Centrale e America Latina) nei quali realizzano circa il 60% del fatturato e del portafoglio commesse acquisito.</p>
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		<title>Calo dei passeggeri negli aeroporti italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 18:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia e risorse]]></category>

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		<description><![CDATA[di Enzo Di Giacomo
Sono stati nove mesi di emorragia negli aeroporti italiani: i passeggeri nei 37 aeroporti sono diminuiti del 4,9% (Fonte Assoaeroporti) e l’anno non è ancora terminato. Gli aeroporti in sofferenza sono Milano-Malpensa (-11,6%), Milano-Linate (-12,9%), Genova 7,9%, Napoli-Capodichino (-8,8%), Roma-Fiumicino (-6,6%), Torino-Caselle (-7,9%), Catania-Fontanarossa (-4,6%), Venezia-Marco Polo (-4,9%), per chiudere con Verona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Enzo Di Giacomo</p>
<p>Sono stati nove mesi di emorragia negli aeroporti italiani: i passeggeri nei 37 aeroporti sono diminuiti del 4,9% (Fonte Assoaeroporti) e l’anno non è ancora terminato. Gli aeroporti in sofferenza sono Milano-Malpensa (-11,6%), Milano-Linate (-12,9%), Genova 7,9%, Napoli-Capodichino (-8,8%), Roma-Fiumicino (-6,6%), Torino-Caselle (-7,9%), Catania-Fontanarossa (-4,6%), Venezia-Marco Polo (-4,9%), per chiudere con Verona cha ha registrato –11,9%. <span id="more-3521"></span>Ma accanto a queste perdite ci sono anche alcune rare “perle” come l’aeroporto di Bergamo (inarrestabile la sua crescita negli ultimi cinque anni!) +9,2%, Bari +11,7%, Bologna +9,2%, Cagliari +12,4%, Lamezia Terme +7,1%.<br />
Non stanno meglio le compagnie aeree che, stando alle dichiarazioni del direttore generale IATA, Giovanni Bisignani, prevedono perdite per 11 miliardi di dollari nel 2009. La Iata prevede che il fatturato del comparto nel 2009 possa crollare di 80 miliardi di dollari (15%). L&#8217;associazione ha rivisto anche le perdite 2008 da 10,4 miliardi di dollari a 16,8 miliardi. E’ un vera debacle. “Occorreranno anni &#8211; sottolinea preoccupato Bisignani &#8211; per recuperare questo 15% di fatturato in meno. Le chiavi per sopravvivere sono di conservare liquidità, un’attenta gestione della capacità di trasporto, tagliare i costi. La tempesta economica globale può essersi placata, ma le compagnie aeree non hanno ancora trovato un porto sicuro. La crisi continua&#8221;.<br />
Lo tsunami finanziario ed economico che ha investito in modo particolare il trasporto aereo ha già fatto chiudere oltre 80 vettori nel mondo, gli ultimi dei quali sono Myair, Alpi Eagles, SkyEuropa.<br />
Nella grave crisi emorragica di passeggeri si è inserito lo scontro che ha caratterizzato l’agosto italiano nel corso del quale il presidente dell’Enac, Vito Riggio,  è intervenuto con decisione nella querelle della riconsegna dei bagagli tra Alitalia e la Società Aeroporti di Roma e il ritardo dei voli. Ci si può permettere questo rimpallo di responsabilità e di inefficienza nella gestione, quando aeroporti e vettori aerei perdono passeggeri?   </p>
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		<title>The Man in black e i suoi affari d&#8217;oro. La srl di Collina tra utili da 520 mila, azioni e bond per 1,7 milioni</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 10:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia e risorse]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[da ITALIA OGGI
di Stefano Sansonetti
Non poteva chiamarsi diversamente. The man in black, l&#8217;uomo in nero, esattamente come il colore della giacchetta che ha indossato per tanti anni in tutti i campi di calcio del mondo. Qualcuno potrà anche considerarla una scelta scontata, ma di sicuro il nome che il superarbitro italiano e oggi designatore, Pierluigi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da ITALIA OGGI<br />
di Stefano Sansonetti</p>
<p>Non poteva chiamarsi diversamente. The man in black, l&#8217;uomo in nero, esattamente come il colore della giacchetta che ha indossato per tanti anni in tutti i campi di calcio del mondo. Qualcuno potrà anche considerarla una scelta scontata, ma di sicuro il nome che il superarbitro italiano e oggi designatore, Pierluigi Collina, ha dato alla sua società porta molta fortuna. Eh già, perché gli affari della The man in black, srl che si occupa di promuovere l&#8217;immagine di personaggi dello sport, vanta un bilancio chiuso al 31 dicembre 2008 davvero d&#8217;oro. Lo dimostrano il fatturato, che ormai sfiora il milione di euro (per la precisione è cresciuto a 923.203 euro dai precedenti 904.746) e l&#8217;utile, che addirittura è stato di 523.019 euro, in aumento rispetto ai già cospicui 421.854 dell&#8217;esercizio 2007.<span id="more-3417"></span> Ma dalle pieghe del bilancio emergono ulteriori sorprese che danno la misura della potenza di fuoco di questa srl con sede a Prato. Ebbene, tra partecipazioni, obbligazioni e titoli vari la creatura dei coniugi Collina ha in pancia la bellezza di 1,7 milioni di euro. Davvero niente male.<br />
Si è parlato dei coniugi Collina. In effetti oggi la società fa capo alla moglie dell&#8217;arbitro, Giovanna Bertolini, che ne detiene l&#8217;80% e che ne è l&#8217;amministratore unico. Il restante 20% è in mano proprio a Collina, che del resto fino al maggio del 2006 l&#8217;ha gestita nello stesso ruolo attualmente ricoperto dalla consorte.<br />
La fortuna economica della società dipende quindi anche da tutto un pacchetto di titoli raccolti nel tempo, ma soprattutto nel corso del 2008. Tra le immobilizzazioni finanziarie, per esempio, spuntano fuori risorse per 897.770 euro, quasi il doppio rispetto ai 499.140 euro dell&#8217;anno precedente. Addirittura la casella delle attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni, completamente vuota nel 2007, si è riempita di risorse per un controvalore di 794.605 euro. Il documento contabile, in realtà, non è molto prodigo di dettagli nella descrizione dei vari titoli posseduti. Dice soltanto, in un flash, che «l&#8217;azienda ha acquistato obbligazioni a titolo di investimento durevole». L&#8217;unica vaga debolezza, se così la si vuole chiamare, all&#8217;interno dei conti della The man in black è rappresentata dalla brusca riduzione delle disponibilità liquide, passate dai 429.150 euro del 2007 ai 68.605 euro del 2008. Ma insomma, giusto per andare a cercare il pelo nell&#8217;uovo. Durante l&#8217;ultimo esercizio, invece, un altro elemento di spicco è rappresentato dalla rivalutazione di alcuni beni immobili di proprietà della società (il tutto sfruttando la possibilità offerta dal decreto Tremonti n. 185 del 2008, convertito nella legge n. 2 del 2009). La rivalutazione, in particolare, è stata nell&#8217;ordine dei 400 mila euro, portando così il valore delle immobilizzazioni materiali iscritte nel bilancio da 1,3 a 1,7 milioni.<br />
In ogni caso non è del tutto sorprendente che la società dei Collina vanti massicci investimenti in attività finanziarie. Il superarbitro, infatti, in passato è stato proprio un promotore finanziario, titolare di un&#8217;azienda che portava il suo nome e che è stata definitivamente cancellata dal registro delle imprese il 28 gennaio del 2003. La società, in particolare, aveva sede a Viareggio, esattamente dove Collina si era trasferito nel lontano 1991 per esercitare la professione di consulente finanziario. E sempre a Viareggio ha sede anche l&#8217;altro braccio imprenditoriale dei coniugi Collina, quest&#8217;ultimo più vecchio, addirittura risalente al 1993. Si tratta della Doricum, una società in accomandita semplice che si occupa di commercio di articoli di bigiotteria, piuttosto conosciuta nella città toscana. </p>
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		<title>Alitalia, il volo oltre la crisi</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 20:45:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di ENZO DI GIACOMO
Nonostante “la congiuntura negativa che ha investito il trasporto aereo a livello mondiale”, che ha già fatto le sue vittime soprattutto nel segmento low cost con il fallimento di Myair, Alpi Eagles e SkyEurope, Alitalia si avvia con fatica in quel processo di reinserimento nel consesso delle compagnie aeree europee e mondiali. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di ENZO DI GIACOMO</p>
<p>Nonostante “la congiuntura negativa che ha investito il trasporto aereo a livello mondiale”, che ha già fatto le sue vittime soprattutto nel segmento low cost con il fallimento di Myair, Alpi Eagles e SkyEurope, Alitalia si avvia con fatica in quel processo di reinserimento nel consesso delle compagnie aeree europee e mondiali. Sì, perché i ventiquattro imprenditori “patriottici” che hanno versato 847 milioni di euro ci credono e l’avventura in un mondo imprenditoriale a loro sconosciuto dovrebbe portare al pareggio nel 2011. Oggi, invece, si deve registrare la perdita di 273 milioni di perdite nel primo semestre 2009, 10 i milioni di passeggeri trasportati, 50% la percentuale del mercato domestico, il 20% di quello internazionale, la disponibilità liquida è di 490 milioni di euro, il coefficiente riempimento posti (load factor) è del 59%.<br />
Non soltanto la congiuntura economica mondiale ha frenato la partenza di quella che è stata una delle più grandi compagnie aeree mondiali, ambasciatrice del made in Italy, ma anche le deficienze strutturali degli aeroporti in Italia ne hanno limitata la ripresa. Basti pensare a quello che è successo a Fiumicino (la scelta strategica di Alitalia) con il problema dei bagagli e ritardi dei voli, tanto da portare il presidente dell’Enac sull’orlo di una crisi di nervi minacciando il procedimento di ritiro del provvedimento di certificazione. <span id="more-3349"></span>Prontamente rientrata per merito del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli. &#8221;I disagi, gravi e inaccettabili, ci sono stati – commenta il Ministro in un’intervista a Il Messaggero &#8211; e non devono più accadere. Roma è la città più importante d&#8217;Italia, un polo turistico mondiale. E il presidente Palenzona sta lavorando per allargare e migliorare l&#8217;aeroporto, implementare le infrastrutture per rispondere alle esigenze del traffico passeggeri in crescita. Del Resto Parlamento e Governo, sensibili a questo tema, hanno messo Fiumicino nelle condizioni di crescere. Sono contrario alle criminalizzazioni &#8211; sottolinea Matteoli &#8211; prima bisogna capire bene cosa è accaduto e poi si ragiona su come risolvere la questione. Di certo &#8211; e lo dico con fermezza &#8211; non si possono aspettare 2 ore per un bagaglio nel principale hub del Paese&#8221;.<br />
Nonostante le mancanze organizzative e operative degli aeroporti italiani, l’Alitalia del tandem Colaninno-Sabelli si aspetta molto dai mesi di luglio e agosto con l’incremento dei passeggeri trasportati (come è naturale che sia), il miglioramento del coefficiente riempimento, maggiori ricavi e conseguente riduzione delle perdite.<br />
Ma dietro le difficoltà di questa partenza frenata, si profila l’ombra di Air France-KLM (prima compagnia aerea in Europa e tra le prime nel mondo) che, anche se alle prese con un piano di riduzione del personale di 1500 addetti, vuole impadronirsi di Alitalia, dove ha già il 25% delle azioni versando 322 milioni di euro. I prossimi mesi saranno il banco di prova per le sorti di Alitalia che, nonostante l’ottimismo imperante, dovrà fare i conti con le perdite del suo primo anno di vita che secondo stime ammonterebbero a 310 milioni di euro. Equivalenti alla quota versata da Air France-KLM per entrare nell’avventura volatoria dei patrioti italiani.         </p>
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		<title>I 30 mila posti di lavoro che nessuno vuole</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 12:28:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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Si cercano falegnami, meccanici, parrucchieri, elettricisti Senza risposta un terzo delle ricerche delle piccole imprese.
Va bene che molti giovani, dicono studi e sondaggi di ogni genere, sognano ancora il posto fisso. Meglio ancora se nella pubblica amministrazione. E va bene che quasi metà degli italiani, come afferma una recente ricerca dell’Eurobarometro, sono talmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA CORRIERE.IT </p>
<p>Si cercano falegnami, meccanici, parrucchieri, elettricisti Senza risposta un terzo delle ricerche delle piccole imprese.<br />
Va bene che molti giovani, dicono studi e sondaggi di ogni genere, sognano ancora il posto fisso. Meglio ancora se nella pubblica amministrazione. E va bene che quasi metà degli italiani, come afferma una recente ricerca dell’Eurobarometro, sono talmente restii all’idea del cambiamento da non riuscire nemmeno a scrollarsi di dosso l’idea che quel posto debba durare tutta la vita.<span id="more-3306"></span></p>
<p>Ma con la produzione industriale che arranca, la disoccupazione che galoppa, la cassa integrazione che non dà tregua, tutto ci si potrebbe aspettare tranne che le piccole imprese, proprio quelle che dovrebbero rappresentare il cuore pulsante dell’economia italiana, fossero a corto di braccia. Eppure, a giudicare almeno dai risultati di una inchiesta della Confartigianato sul fabbisogno di manodopera condotta in base ai dati dei primi sei mesi dell’anno, è proprio quello che sta accadendo. L’organizzazione presieduta da Giorgio Guerrini stima che nel 2009, nonostante la crisi, il sistema delle piccole imprese e dell’artigianato potrà creare 94.670 posti di lavoro.</p>
<p>Quasi un terzo di questi, tuttavia, rischia di restare vacante: per quanto si cerchino persone in grado di occuparli, semplicemente non si trovano. Una emergenza al contrario, tanto più paradossale perché con l’imminenza dell’autunno si addensano nubi sempre più minacciose sul mondo del lavoro. Da Nord a Sud. In Piemonte ci sono 512 aziende in crisi, con 25 mila dipendenti in cassa integrazione. Anche in Emilia-Romagna i cassintegrati sono più di 20 mila nelle sole aziende metalmeccaniche. La Sicilia è in apprensione per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Nel Lazio i posti a rischio sarebbero 70 mila.</p>
<p>E nelle Marche sono quasi 8 mila i lavoratori messi in mobilità nei primi sei mesi di quest’anno. Soprattutto, però, le conclusioni dell’indagine sembrano stridere apertamente con i timori di quanti sono convinti che gli immigrati tolgano il lavoro agli italiani. Un luogo comune che trova conforto prevalentemente negli ambienti politici di fede leghista, ma che i risultati di uno studio della Banca d’Italia reso noto martedì sembrano invece smentire categoricamente. All’appello, secondo la Confartigianato, mancano 30.750 persone. Per avere un’idea della dimensione di questo fenomeno basta considerare che si tratta di un numero addirittura superiore a quello dei lavoratori (circa 30 mila) che al giugno scorso in tutta la Lombardia, prendendo per buoni i dati della Cgil, avevano avuto accesso alla cassa integrazione in deroga. I dati elaborati dall’ufficio studi dell’organizzazione degli artigiani informano che la carenza maggiore è quella dei falegnami o comunque di persone esperte nella lavorazione del legno.</p>
<p>A fronte di un fabbisogno di 2.690 addetti, le piccole imprese ne cercano inutilmente 1.390, ovvero quasi il 52% del totale. Per non parlare poi dei parrucchieri e degli estetisti. In questo caso i posti di lavoro destinati con ogni probabilità a restare vuoti sono il 49% circa: ben 3.210. È in assoluto il buco numericamente maggiore fra tutti i comparti presi in esame dall’indagine. Ancora più grosso di quello che la Confartigianato denuncia per gli elettricisti. Rispetto alle esigenze dichiarate (9.850) ne mancherebbero infatti 2.840, pari al 28,8% del totale. Pesante risulterebbe anche la situazione delle officine per la riparazione delle auto, con un deficit di 1.640 meccanici. Problema di dimensioni più o meno simili a quello che viene accusato dalle piccole imprese informatiche (1.740) e dagli idraulici (ne mancano 1.560): mestiere, quest’ultimo, che ha fama di essere anche particolarmente redditizio una volta superata la fase dell’apprendistato. Soffre perfino l’edilizia, in assoluto il regno della flessibilità. Stando sempre ai dati della Confartigianato le piccole imprese sono riuscite a reclutare 3.160 carpentieri sui 4.500 che sarebbero necessari. Degli altri 1.340 ancora nessuna traccia.</p>
<p>Ma anche il numero dei disegnatori industriali disponibili è inferiore al fabbisogno di ben 1.110 unità. La medaglia della crisi economica ha tuttavia una doppia faccia. Se nelle piccole imprese un posto su tre rimane vuoto perché non si trova chi lo possa (o voglia) occupare, e nonostante sopravviva ancora il mito del posto fisso, nell’ultimo anno c’è pure chi ha reagito alle difficoltà economiche con una scelta opposta: mettendosi in proprio. Sintomo del fatto che, trovandosi di fronte all’alternativa fra andare a lavorare alle dipendenze in una piccola impresa, magari con un contratto da precario, e rischiare invece in prima persona, qualcuno sceglie questa seconda strada. Non moltissimi, per la verità: nell’annus horribilis per il Prodotto interno lordo la stessa Confartigianato ne ha censiti 8.134.</p>
<p>Ma con situazioni davvero curiose. Mentre infatti i parrucchieri cercavano inutilmente 3.210 dipendenti da avviare al lavoro, nei dodici mesi compresi fra la fine di giugno 2008 e la fine di giugno 2009 il numero dei barbieri e degli estetisti aumentava di 1.696 unità. Una crescita inferiore soltanto a quella del numero di quanti si sono buttati nella cosiddetta green economy (2.559) nonché del numero dei gelatai, dei panettieri e dei pasticcieri (2.082). Il bello è che alle gelaterie, alle pasticcerie e ai panifici artigianali mancano 1.140 dipendenti. C’è poi chi ha tentato l’avventura nell’informatica (462) o nei servizi di trasporto (800), oppure nelle piccole attività di restauro (104), o ancora nella tinteggiatura (681). I più creativi hanno scelto invece la strada della pubblicità e del design (119). E un pugno di temerari (39) ha messo la propria passione per gli animali al servizio del prossimo. Del resto, con questi chiari di luna tutto fa brodo.</p>
<p>Sergio Rizzo<br />
20 agosto 2009</p>
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		<title>Donne più potenti, il primato dell’economia</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 12:25:18 +0000</pubDate>
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Il cancelliere tede­sco Angela Merkel guida per il quarto anno consecutivo la classifica Forbes delle cento donne più potenti del mondo. Il periodico statunitense rico­nosce alla Merkel di aver «tira­to fuori» dai guai economici la Germania prima del previsto e si dice certo che a settembre vincerà il secondo mandato. Confermate al secondo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA CORRIERE.IT</p>
<p>Il cancelliere tede­sco Angela Merkel guida per il quarto anno consecutivo la classifica Forbes delle cento donne più potenti del mondo. Il periodico statunitense rico­nosce alla Merkel di aver «tira­to fuori» dai guai economici la Germania prima del previsto e si dice certo che a settembre vincerà il secondo mandato. Confermate al secondo e al ter­zo posto le americane Sheila Ba­ir (presidente del Federal depo­sit insurance) e Indra Nooyi nu­mero uno della PepsiCo. Mari­na Berlusconi, come nella pas­sata classifica, è l’unica italiana cui Forbes riconosce potere nel­la scala internazionale dei valo­ri e guadagna una posizione passando dal 34 al 33mo posto. L’altra italiana di «peso» Giu­liana Benetton è uscita dalle top 100 nel 2008, così la figlia del capo del governo e presi­dente del gruppo Fininvest gui­da in solitario la «cordata» ita­liana sempre che non si voglia comprendere anche Sonia Gan­dhi, attuale presidente del par­tito nazionale indiano, che tra l’altro è salita dal 21 al 13mo gradino.<span id="more-3304"></span></p>
<p>La lista, destinata a corrobo­rare i magri notiziari di mezza estate, propone molte sorpre­se. Personaggi come Condole­ezza Rice (7 nel 2008) e Laura Bush (44) vengono spietata­mente messi da parte per ovvi motivi politici ma anche Chri­stiane Amanpour, la potente numero uno dei corrisponden­ti esteri della Cnn, viene depen­nata. Fa il suo ingresso un po’ più in alto della precedente first lady, Michelle Obama con il numero 40. Nel presentare la loro fatica giornalistica, Mary Ellen Egan e Chana R. Schoen­berger, notano che nel mondo il ruolo delle donne sta aumen­tando sensibilmente «mentre nelle strade di Teheran prote­stano contro la brutale repres­sione dei dissidenti e Aung San Suu Kyi rischia altri 18 mesi di carcere nel suo ruolo di leader dell’opposizione in Birmania». Ma il potere, quello almeno ri­conosciuto da Forbes , va in lar­ga misura alle 27 donne al verti­ce di multinazionali. Solo dieci hanno un ruolo politico come primo ministro o in cariche isti­tuzionali. Per quasi un terzo la lista si rinnova. I nuovi ingres­si sono infatti 26, il più famoso dei quali è senza dubbio la mo­glie di Barack Obama. Seguita da Sonia Sotomayor, il nuovo presidente della Corte suprema di giustizia Usa, dalla indiana Chanda Kochhar, Ceo di Icici Bank, da Ann Veneman, diretto­re esecutivo dell’Unicef, dal pri­mo ministro del Bangladesh Hasina Waje e dell’Islanda Johanna Sigurdardottir.</p>
<p>Quello che colpisce di più, nella versione 2009 della pre­giata classifica, è l’avanzata del­le donne statunitensi che — no­nostante la crisi, o forse pro­prio per questo — passano dal­le 55 presenze dell’anno scorso alle attuali 63. In compenso so­no scomparse dalla tavola inter­nazionale del potere femminile le due russe e le quattro cinesi che rompevano la monotona li­sta delle anglosassoni. Le don­ne «sole» non sono poche. La Germania ha la Merkel e basta, l’Italia Marina Berlusconi, la Spagna Ana Patricia Botin (pre­sidente di Banesto), l’Argenti­na Cristina Fernandez, l’Austra­lia Gail Kelly, numero uno di Westpac, la Svizzera Margaret Chan, direttore generale World Health organization. Gli Emira­ti Arabi Uniti che fanno il loro ingresso rappresentati dal mi­nistro dell’economia Sheikha Lubna Al Qasimi.</p>
<p>Meglio per le francesi (tre in tutto guidate al Anne Lauverge­on, capo esecutivo di Areva, che guadagna la nona poltro­na), per le indiane anche loro in tre e per le inglesi che rag­giungono il numero di quattro capitanate da Cynthia Carroll, chief esecutive di Anglo Ameri­can. Il metodo con cui Forbes redige la classifica è noto: non basta la popolarità o la celebri­tà, quello che conta è l’influen­za in grado di esercitare. Per va­lutarla i tecnici Forbes misura­no il fatturato nel caso di don­ne manager o il Pil nel caso del­le politiche ai quali aggiungo­no le citazioni sui media, pre­mi e riconoscimenti professio­nali vari.</p>
<p>Roberto Bagnoli<br />
20 agosto 2009</p>
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		<title>Quell’«aiutino» milionario del Superenalotto alla Sicilia</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 12:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DA CORRIERE.IT
Nelle prime settimane di agosto la norma contenuta in una legge del 1993 ha fatto entrare nelle casse di Lombardo 2,7 milioni di euro.
Perché mai alla Sicilia (e solo alla Sicilia) va un ottavo di tutti gli incassi delle giocate al Superenalotto fatte nell’isola? Perché mai lo Stato non è altrettanto generoso con Lombardia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA CORRIERE.IT</p>
<p>Nelle prime settimane di agosto la norma contenuta in una legge del 1993 ha fatto entrare nelle casse di Lombardo 2,7 milioni di euro.<br />
Perché mai alla Sicilia (e solo alla Sicilia) va un ottavo di tutti gli incassi delle giocate al Superenalotto fatte nell’isola? Perché mai lo Stato non è altrettanto generoso con Lombardia, Toscana o Molise e neppure con le altre regioni a statuto speciale? La domanda, venata di irritazione, ha dilagato ieri on-line non appena è comparsa la notizia: l’erario lascia alla Regione il 12,25% della raccolta locale.<span id="more-3302"></span></p>
<p>Un privilegio che ha consentito all’ente go­vernato da Raffaele Lombardo di incassare soltanto in queste prime settimane d’agosto 2,7 milioni di euro. Quasi quanto il governo ha distribuito in tutto il 2008 alle organizza­zioni di assistenza umanitaria con l’8 per mil­le. La notizia, a dire il vero, è l&#8217;ennesima di­mostrazione di quanto sia stato geniale, a suo tempo, il lancio sulla Settimana enigmi­stica di una fortunatissima rubrica: «Forse non tutti sanno che&#8230;». Dove da decenni si diffondono alla rinfusa le cose più curiose: «Forse non tutti sanno che&#8230; il canguro può fare salti di nove metri!», «Forse non tutti sanno che&#8230; Antonio Gramsci era alto un me­tro e mezzo». «Forse non tutti sanno che&#8230; il tennista Rafael Nadal ha vinto su terra 60 par­tite consecutive». Cose così: note agli specia­listi ma ignorate dal grande pubblico, che se le beve come ovetti freschi di giornata.</p>
<p>Spiegano dunque le agenzie che lo Stato incassa il 49,5% delle somme gioca­te agli sportelli Sisal di tutta l’Italia tranne al di là dello Stretto di Mes­sina dove questa sua percentuale scende a poco più del 37% dato che in base all’articolo 6 della leg­ge 599 del 1993 e del successivo de­creto 11 giugno 2009 («Misure per la regolamentazione dei flussi fi­nanziari connessi all’Enalotto») de­ve lasciare il 12,25% delle somme giocate nell’isola alla Regione. La quale incas­sa i soldi in aggiunta alla quota di diritto fis­so (0,052 euro per ogni colonna giocata) e al­l’aggio delle ricevitorie (8% della raccolta). «Una somma non di poco conto, visto che dalla Sicilia arriva il 6,8% circa della raccolta nazionale», precisa l’Agi. Visto che da genna­io ad oggi i siciliani hanno giocato oltre 143 milioni, «a Palazzo d’Orléans sono arrivati circa 15,6 milioni nel 2009, e già 2,7 milioni nel solo mese di agosto». Eppure forse non tutti sanno che l’articolo 6 di quella legge del 1993, in realtà, non riguarda solo l’Enalotto ma tutte «le riscossioni dei giochi di abilità e dei concorsi pronostici riservati allo Stato a norma dell’articolo 1 del decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496». Vale a dire che le pub­bliche casse girano alla Regione, stando alle norme, un ottavo di tutti gli incassi siciliani di tutti i giochi di questo genere.</p>
<p>C’è chi dirà che è giusto. Che si tratta di una cosa che alla Sicilia spetta perché il parla­mento isolano «è il più antico d’Europa», per­ché lo Statuto di Autonomia è nato prima del­la Costituzione italiana e magari perché la Si­cilia «avrebbe potuto diventare la 49 a stella della bandiera americana» come voleva il Partito per la Ricostruzione, che verso la fine della Seconda Guerra mondiale era arrivato ad avere oltre 40.000 iscritti dando battaglia per l’annessione della Sicilia agli Stati Uniti. Per non dire del «risarcimento» storico che sarebbe dovuto all’isola per lo sbarco di Garibaldi e dei Savoia, che qualche siciliani­sta fanatico ha ribattezzato sul web «na­zi- piemontesi».</p>
<p>Che la Sicilia sia economicamente nei guai è difficile da contestare. Il tasso di disoccupa­zione è doppio rispetto a quello nazionale, il 39, 3% dei giovani sotto i 24 anni non riesce a trovare lavoro, il tasso di attività (51,2%) è il più basso in Italia, le famiglie che secondo l’Istat sono ai limiti dell’indigenza sono qua­si una su tre e perfino il turismo, che secon­do prima Prodi e poi Berlusconi avrebbe do­vuto fare della Trinacria «la Florida d’Euro­pa », riusciva ad offrire nel 2007, ha scritto Maria Marchese, «appena 36,1 posti letto su 1.000 abitanti contro i 75,2 posti offerti dal­­l’Italia, e ad attrarre appena 2,9 giornate di presenze annue per abitante, contro una me­dia nazionale di 6,2». La scoperta di quella «quota superEnalotto» unica ed esclusiva, tuttavia, per quanto fosse già nota alla cer­chia ristretta degli addetti ai lavori, rischia di rilanciare una polemica che in questi mesi si è fatta via via più accesa non solo con il Nord (dove gli anti-meridionalisti hanno ora un nuovo spunto di polemica) ma con le altre regioni del Sud. Regioni che per bocca di vari amministratori, dal campano Antonio Basso­lino al pugliese Nichi Vendola, dal calabrese Agazio Loiero al lucano Vito De Filippo han­no già storto il naso su troppi «aiutini» fatti avere negli ultimi mesi dal governo di destra alla sua roccaforte isolana capace di regalarle anni fa il famoso «cappotto» di 61 parlamen­tari su 61.</p>
<p>Prima il regalo di 140 milioni a Catania per tamponare la catastrofe finanziaria comu­nale&#8230; Poi i 180 milioni a fondo perduto per ripianare i debiti di Palermo&#8230; Poi il via libe­ra di Roberto Calderoli alla pretesa della Re­gione («o passa la norma, o facciamo saltare il tavolo», chiarì l’allora assessore al bilan­cio) di trattenere sull’isola il gettito delle acci­se sui prodotti petroliferi, cosa che per ora è sospesa ma garantirebbe alla Sicilia nuovi in­troiti per circa 8 miliardi l’anno&#8230; Poi lo sbloc­co dei famosi 4 miliardi di fondi Fas, sblocco deciso per arginare l’offensiva sul Partito del Sud ma non concesso alle altre regioni che reclamano lo stesso trattamento&#8230; Non sarà facile, per Raffaele Lombardo, spiegare ai suoi stessi colleghi perché la sua regione deve avere questo trattamento «spe­ciale ».</p>
<p>Gian Antonio Stella<br />
20 agosto 2009</p>
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