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	<title>Marco Castoro &#187; i miei racconti</title>
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		<title>La ragazza barbona per amore</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2005 14:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ventidue anni. Figlia di papà e di mammà. Due imprenditori titolari di una fabbrica ben avviata nella zona industriale pontina. Una ragazza che, al contrario della maggior parte dei suoi coetanei, non ha problemi. Apparentemente. Volenterosa, educata, giudiziosa. E soprattutto benestante. Tutte le settimane una buona paghetta. Vacanze, divertimento, studi e vestiti griffati. In qualsiasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/holmes.gif" alt="" width="52" height="62" />Ventidue anni. Figlia di papà e di mammà. Due imprenditori titolari di una fabbrica ben avviata nella zona industriale pontina. Una ragazza che, al contrario della maggior parte dei suoi coetanei, non ha problemi. Apparentemente. Volenterosa, educata, giudiziosa. E soprattutto benestante. Tutte le settimane una buona paghetta. Vacanze, divertimento, studi e vestiti griffati. In qualsiasi momento e in qualsiasi situazione papà e mamma pronti a venirle incontro. Anche se lei, in verità, non se n’è mai approfittata. <span id="more-1826"></span> Ma qualcosa alla ragazza manca per essere felice. La ricerca del principe azzurro non ha ancora dato i suoi frutti. I suoi amici sono ottimi compagni, ma nessuno di loro purtroppo possiede nel proprio arco la freccia di Cupido. Un giorno però papà e mamma si trovano all’improvviso davanti agli occhi lo spettro del dramma: la ragazza è scomparsa. Non si trova da nessuna parte. Sarà dall’amica del cuore? No. Francesca non ne sa nulla. Non la vede e non la sente da un paio di giorni. Oddio, cosa sarà successo? Un incubo per mamma e papà. Se l’hanno rapita qualcuno prima o poi si farà vivo. E se invece fosse fuggita? Sì, ma dove? E perché? Cosa le abbiamo fatto? I dubbi tormentano i due genitori. Ma le risposte tardano ad arrivare. Passano le ore, passano i giorni. Nessuna notizia. Polizia e carabinieri continuano a ricercarla, ma invano. A questo punto i due genitori provano un’altra strada. L’investigazione privata. Si presentano all’ufficio di uno degli Sherlock Holmes romani più pubblicizzati, quell’Elio Petroni che ha tappezzato la capitale con i suoi manifesti. Raccontano il loro incubo. Petroni comincia a muoversi. Prende sotto torchio l’amica del cuore. «Dimmi dov’è? Eravate talmente legate che non puoi non sapere. Capisco che non l’hai voluto dire ai suoi genitori però se sai qualcosa dimmelo&#8230; Potrebbe incappare in qualcosa di spiacevole. Pensa al dolore che stanno provando il padre e la madre». Francesca cede. Vuota il sacco. «È scappata per amore». Dove e con chi?, rintuzza Petroni. «Dove sia adesso non lo so. L’ultima volta mi ha chiamato dalla stazione ferroviaria di Napoli. Dormiva tra i senzatetto». Lui chi è? «È un extracomunitario clandestino di 32 anni. Non ha un lavoro, vive di espedienti. Stanno insieme da qualche tempo. Lei gli dava i suoi soldi prima di fuggire con lui. L’aveva conosciuto in un pub. Lui non la voleva. Le diceva che era povero. A lei non importava, voleva seguirlo ovunque. E alla fine ci è riuscita». Il detective si mette all’opera. Obiettivo Napoli. Qualche domanda, poche risposte. Quelle poche ottenute mostrandosi generoso. Finalmente scova i piccioncini. Una coperta, qualche vestito della Caritas, qualche pasto caldo servito dai volontari. La notte si passa al riparo tra le pareti della stazione. Anche Petroni prende le sembianze del barbone. Paga il suo angolo di rifugio 5 euro a notte, altrimenti scatta il pestaggio. Pagando la quota si evita questo tipo di trattamento. Piano piano si gioca la carta della fiducia. A piccoli passi l’avvicina. Un mezzo sorriso oggi, quattro parole domani. I due cominciano a parlarsi. Lui finge di essere un ex figlio di papà che ha lasciato tutto per fuggire dal tiranno. Lei lo ascolta. Ribatte. Con quell’uomo scopre di avere molte cose in comune. Dopo 15 giorni la svolta: Petroni riporta a casa la ragazza. «Basta, con questo inferno. Torniamo alla vecchia vita. Andiamo via insieme». Il Tempo, 2 ottobre 2005</p>
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		<title>Marito esemplare, gigolò da 700 euro a notte</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2005 14:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elio e le storie... appese a un filo]]></category>
		<category><![CDATA[i miei racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Lui, bello come il sole. Una via di mezzo tra George Clooney e Richard Gere. Alto un metro e 90, fisico atletico, sembre abbronzatissimo. Brizzolato al punto giusto, 42 anni. Lei, morettina 1,63 (compresi i tacchi). Non certo bellina come Giovanna Mezzogiorno, ma una ragazza sognatrice, un po’ all’antica con l’unica fobia di essere lasciata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/holmes.gif" alt="" width="52" height="62" />Lui, bello come il sole. Una via di mezzo tra George Clooney e Richard Gere. Alto un metro e 90, fisico atletico, sembre abbronzatissimo. Brizzolato al punto giusto, 42 anni.<br />
Lei, morettina 1,63 (compresi i tacchi). Non certo bellina come Giovanna Mezzogiorno, ma una ragazza sognatrice, un po’ all’antica con l’unica fobia di essere lasciata dal marito.<br />
I due sono sposati da 8 anni. Vivono nella capitale, la città di lei. Matrimonio in chiesa con tanti invitati. Un rapporto splendido. Una bella casa, senza figli però. <span id="more-1825"></span>La sposa inviaditissima dalle amiche non perde occasione per ripetere quanto sia fortunata: «Sì è vero, è un uomo splendido. Certo il suo lavoro me lo tiene lontano da casa cinque giorni su sette, ma ogni venerdì sera è come la prima volta. Del resto lui lavora in una multinazionale a Montecatini. È alle prese con gli americani. Gente strana che non gradisce le visite dei familiari, tantomeno delle donne senza bambini. E quindi ho sempre seguito il suo consiglio: non sono mai andata su a trovarlo. Non vorrei metterlo in imbarazzo».<br />
In realtà lei non vuole contrariarlo. Un pezzo d’uomo così si ha sempre paura di perderlo. Chissà quante donne potrebbe avere ai suoi piedi.<br />
Un triste giorno dell’inverno romano lui purtroppo viene investito da un’auto e muore sul colpo. Una tragedia. Destino crudele. Fine di un amore, fine della felicità. A lei non resta che reagire. S’aggrappa a quello che può: obiettivo continuare a vivere. Il suo posto da impiegata ministeriale non l’aiuta molto. La sua mente resta ferma a quell’incidente che ha spezzato due vite.<br />
Un giorno però il postino recapita un pacco a nome del marito. Lei lo apre e resta sbalordita: un rolex modello Daytona. Nessun mittente. Mah, si saranno sbagliati. Chi è che manda un orologio a un uomo morto? Una corsa dal gioielliere. Senza risultati. «Signora c’è la privacy. Non possiamo dirle nulla». Ma era mio marito&#8230; «Ci dispiace, ma non possiamo aiutarla».<br />
Il dubbio tormenta gli animi. Anche quelli già tormentati dal destino. La vedova si presenta nello studio di un investigatore privato. Sceglie Elio Petroni in via Crescenzo.<br />
«Lei mi deve aiutare. Devo sapere tutta la verità. Ho paura che mio marito sia coinvolto in qualche storia di tangenti. La prego, mi risolva il caso».<br />
Lo Sherlock Holmes si mette subito all’opera. Prima tappa, ovviamente, Montecatini. Armato della fotografia dell’uomo comincia a chiedere un po’ qua, un po’ là. La verità non fatica a venire a galla. Lo conoscono in molti. Ma certo! È uno dei gigolò che accompagnano le turiste straniere ospiti delle Terme. E si fanno pagare pure bene. Anche 700 euro per una notte d’amore. Perfino un uomo dell’esperienza di Petroni resta di stucco. Come dirlo alla sua cliente? Addirittura esiste un sito con le sue foto e con tanto di tariffario. Un marito perfetto. Ma solo nei week-end.<br />
Il Tempo, 1 ottobre 2005</p>
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		<title>Ha perso tutto. Anche il suo nome</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Feb 1997 14:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elio e le storie... appese a un filo]]></category>
		<category><![CDATA[i miei racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbandonato dai genitori quando era in fasce. Un’infanzia passata negli istituti. Un’adolescenza trascorsa lavorando come uno schiavo. Una serie di incidenti che l’ hanno segnato: 45 anni vissuti col fiato sospeso, all’inseguimento di quella tranquillità che gli è sempre sfuggita. Ora si è rivolto a Elio Petroni. All’investigatore privato ha chiesto di scoprire il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/holmes.gif" alt="" width="52" height="62" />Abbandonato dai genitori quando era in fasce. Un’infanzia passata negli istituti. Un’adolescenza trascorsa lavorando come uno schiavo. Una serie di incidenti che l’ hanno segnato: 45 anni vissuti col fiato sospeso, all’inseguimento di quella tranquillità che gli è sempre sfuggita. Ora si è rivolto a Elio Petroni. All’investigatore privato ha chiesto di scoprire il suo passato. Conoscere le sue origini. Avere notizie dei genitori, tante volte sognati, tantissime volte odiati per averlo abbandonato. Se ci fosse un Nobel anche per la sfortuna il signor Piero avrebbe grosse chances di portarselo a casa. <span id="more-1827"></span><br />
“Quando avevo tre anni e mezzo – racconta a Petroni – in istituto venne un signore che mi portò ai Parioli, in una casa del rinomato quartiere della capitale. Passai l’intera giornata con lui, poi la sera mi riaccompagnò in istituto. Qualche giorno dopo mi venne a trovare una signora. Mi disse di non disperare perché un giorno la mia mamma sarebbe venuta a prendermi. Ricordo solo che piangeva singhiozzando e si asciugava il fiume di lacrime con un fazzolettino. Qualche anno dopo conobbi il signor Gaetano che fu molto gentile con me e mi promise che all’età di 15 anni mi avrebbe portato via dall’istituto. E fu così. Cominciai a lavorare in uno dei cantieri del signor Gaetano. Fu il periodo più bello della mia vita. Una volta congedato, mi comprai un’auto sportiva, un’850 Moretti. Era aprile del 1973. Esattamente un anno dopo, il Primo Maggio del 1974, la mia vita ebbe un’altra virata. Purtroppo tornò buia come prima. Uno spaventoso incidente sulla Roma-Fiumicino mi lasciò in coma per venti giorni. La colpa non fu mia. Perfino il tribunale condannò il conducente di quella dannata Rover. Ma io non vidi una lira. Non ho mai capito il motivo per cui non fui risarcito per il danno subito. Uscito dal San Camillo ripresi a lavorare nei cantieri del signor Gaetano. Facevamo la notte di picchetto per evitare che le case costruite e sfitte venissero occupate da baraccati, sfrattati e senza tetto. Pur di tornare presto a lavorare io avevo accelerato la mia convalescenza post-coma e purtroppo ricevetti una brutta sorpresa dai miei datori di lavoro: persi il posto perché rappresentavo un pericolo per la sicurezza e l’incolumità degli altri lavoratori, in quanto – a loro giudizio – non mi ero ripreso bene dall’incidente. Le mie suppliche non bastarono e mi ritrovai per l’ennesima volta a ricominciare daccapo. Mi recai prima in Veneto, poi in Svizzera, in Arabia Saudita e nell’81 ritornai in Italia. Mi prestavo ai lavori più umili pur di sopravvivere. Nel 1982 sposai Maura. Dal nostro amore nacquero due figli, Michele e Stefano. All’età di quattro anni Michele fu investito da un’auto e riportò un trauma cranico. Non dimenticherò mai tutto quel sangue che colava dall’orecchio. Sei interminabili giorni nel reparto rianimazione del San Camillo, senza mai muovere un arto. I dottori l’avevano dato per spacciato, ma il Signore ha voluto ridarcelo in vita. Dopo venti giorni di ospedale ritornammo tutti e quattro a vivere in macchina, non avendo nessun  aiuto dal servizio sociale della circoscrizione.  Ci rimanemmo per più di un anno, fin quando un giorno i carabinieri ci consegnarono l’invito a comparire davanti al Tribunale dei Minori. Da quel momento ebbe inizio un’altra fase terribile della mia esistenza. Un’esperienza che non auguro a nessuno di provare. Ci furono tolti i nostri figli perché la nostra famiglia non era ritenuta idonea. Furono domiciliati in una casa famiglia di Venafro di appartenza a un certo signor Domenico, un uomo che ha traumatizzato i due bambini, i quali da allora non sono stati più gli stessi. Li picchiava con fruste da cavallo. Per fortuna intervennero Telefono azzurro prima e i carabinieri poi. Nel capo d’imputazione contro questo aguzzino si legge che i minori venivano utilizzati per la pulitura delle stalle, per la cura degli animali e a loro era proibito l’uso del bagno durante la notte. I carabinieri sequestrarono anche cassette di film vietati. Finì tutto con un patteggiamento. L’accusa fu abuso di mezzi di correzione. La sentenza scatenò le proteste di diverse associazioni. Ora i bambini sono tornati con me e mia moglie, ma temo per il loro recupero psichico. A volte sono strani, addirittura violenti. Sono molto preoccupato. Ma ora devo trovare un lavoro. Busserò di nuovo alla porta del signor Gaetano”.<br />
da un articolo del 3 febbraio 1997 uscito su Il Tempo</p>
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