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Bechis: Caro prof, ecco come può farlo

marco | 11 gennaio 2012

DA LIBEROQUOTIDIANO.IT
di FRANCO BECHIS
Niente da fare, anche Mario Monti getta la spugna e non sfiorerà con un dito la Casta. Ieri il presidente del Consiglio ha ricevuto il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, ed ha ascoltato i motivi del sostanziale flop compiuto dalla commissione tecnica che avrebbe dovuto comparare gli stipendi di onorevoli e grand commis italiani a quelli medi dei loro principali colleghi europei. Secondo Giovannini quel raffronto è in gran parte impossibile e la legge che lo imponeva per tagliare gli stipendi italiani era mal scritta. Monti ha preso appunti e fatto capire che proverà a modificare la normativa e a facilitare il lavoro della commissione. Così abbiamo la quasi certezza che si andrà alle calende greche. Leggi il resto dell’articolo »

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La replica di Monti alle accuse di Calderoli sulla cena di San Silvestro a palazzo Chigi

marco | 5 gennaio 2012

Il Presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio.
Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.
Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.
Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze.
Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).
La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale.
Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.
Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poiché anche a suo parere sarebbe “inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici”. Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di “una festa” organizzata “utilizzando strutture e personale pubblici”.
D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri. Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale.

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Rizzo e Stella da non perdere: lo stenografo pagato come un re

marco | 4 gennaio 2012

http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_04/stipendi-politici-in-difesa-ma-lo-stenografo-del-senato-e-pagato-come-il-re-di-spagna-rizzo-stella_7232dd04-369c-11e1-9e16-04ae59d99677.shtml

dal CORRIERE DELLA SERA
di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

Può un senatore guadagnare la metà del suo barbiere di Palazzo Madama, come lamentano quei parlamentari che per ribattere ai cittadini furenti contro i mancati tagli dicono di prendere intorno ai 5 mila euro? No. Infatti non è così. Il gioco è sempre quello: citare solo l’«indennità». Senza i rimborsi, le diarie, le voci e i benefit aggiuntivi. Con i quali il «netto» in busta paga quasi quasi triplica.

Sono settimane che va avanti il tormentone. Di qua la busta paga complessiva portata in tivù dal dipietrista alla prima legislatura Francesco Barbato, che tra stipendio e diarie e soldi da girare al portaborse ha mostrato di avere oltre 12.000 euro netti al mese. Di là l’insistenza sulla sola «indennità». E la tesi che le altre voci non vanno calcolate, tanto più che diversi (230 contro 400, alla Camera) hanno fatto sul serio un contratto ai collaboratori e moltissimi girano parte dei soldi al partito. Una scelta spesso dovuta ma comunque legittima e perfino nobile: ma è giusto caricarla sul groppo dei cittadini in aggiunta ai rimborsi elettorali e alle spese per i «gruppi»? Non sarebbe più opportuno e più fruttuoso nel rapporto con l’opinione pubblica mostrare la busta paga reale, che dopo una serie di tagli è davvero più bassa di quella da 14.500 euro divulgata nel 2006 dal rifondarolo Gennaro Migliore?

Non ha molto senso, questa sfida da una parte e dall’altra centrata tutta su quanto prendono deputati e senatori. Peggio: rischia di distrarre l’attenzione, alimentando il peggiore qualunquismo, dal cuore del problema. Cioè il costo d’insieme di una politica bulimica: il costo dei 52 palazzi del Palazzo, il costo delle burocrazie, il costo degli apparati, il costo delle Regioni, delle province, di troppi enti intermedi, delle società miste, di mille altri rivoli di spesa che servono ad alimentare un sistema autoreferenziale. Leggi il resto dell’articolo »

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Lo scandalo degli stipendi dei parlamentari italiani

marco | 3 gennaio 2012

Dall’AdnKronos
Hanno gli stipendi più alti fra i loro colleghi europei. Sono i parlamentari italiani, che però possono ‘vantare’ spese inferiori per portaborse e collaboratori. E’ quanto emerge dai risultati della Commissione guidata dal presidente Istat Enrico Giovannini e pubblicati sul sito della Funzione Pubblica.
La Commissione, incaricata di studiare la questione dal governo Berlusconi, dalle presidenze di Camera e Senato, e poi dall’esecutivo Monti, segnala dunque luci e ombre.
Non è semplice fare una media: in Italia l’indennità parlamentare lorda per i deputati è di 11.283 contro i 7.100 euro della Francia, i 2.813 della Spagna, 8.500 nei Paesi Bassi, 7.668 in Germania. A questo si aggiunge poi in Italia una diaria da 3.500 euro. Leggi il resto dell’articolo »

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Le pensioni nei palazzi del potere

marco | 11 dicembre 2011

DAL CORRIERE DELLA SERA
di Gian Antonio Stella

Non ci provino, a distinguere ancora figli e figliastri. Non ci provino, a toccare le pensioni degli italiani senza toccare prima (prima!) quelle dei dipendenti dei palazzi della politica o della Regione Sicilia. Un cittadino non può accettare di andare in pensione un paio di decenni dopo chi ancora può lasciare con 20 anni d’anzianità. Non solo non sarebbe equo ma, di questi tempi, sarebbe un insulto.
Che esistono qua e là staterelli dai privilegi inaccettabili non lo dicono i soliti bastian contrari. Lo dice, per la Sicilia, lo stesso procuratore generale della Corte dei Conti isolana, Giovanni Coppola, nell’ultima relazione: «L’opinione pubblica non comprende perché in Sicilia i dipendenti regionali possano andare in pensione con soli 25 anni di contribuzioni, o addirittura con 20 anni se donne, solo per il fatto di avere un parente gravemente disabile, mentre lo stesso non avviene nel resto d’Italia». Leggi il resto dell’articolo »

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Quanto guadagnano i nostri onorevoli

marco |

DAL CORRIERE DELLA SERA
di Paolo Foschi

ROMA – Quanto guadagnano i parlamentari italiani? Dopo le piccole riduzioni applicate a fine settembre scorso, per quanto riguarda i deputati lo stipendio base, che viene indicato come indennità, ammonta a 5.246,97 euro netti al mese, che scendono a 5.007,36 per chi svolge un’altra attività lavorativa. Se poi il deputato versa la quota aggiuntiva per la reversibilità dell’assegno vitalizio (cioè per far percepire il trattamento al proprio coniuge in caso di morte), allora l’indennità netta scende rispettivamente a 4.995,34 e a 4.755,73 euro. Questi importi non conteggiano le tasse locali, che mediamente incidono per circa 250 euro al mese. È prevista poi una riduzione del 10% per la parte del reddito che supera i 90 mila euro lordi all’anno e del 20% sopra i 150 mila euro. Leggi il resto dell’articolo »

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Cancellieri, pagateci con Bot e Cct

marco | 23 novembre 2011

Il presidente Monti l’ha chiamata mentre stava a teatro. A Parma. Alle 9 di sera. E per fortuna aveva con sé un vestito elegante, altrimenti non lo sa nemmeno lei come avrebbe potuto presentarsi il giorno dopo al Quirinale. «Del resto con la mia taglia non è semplice comprarsi un abito in quattro e quattr’otto». Anna Maria Cancellieri da quella telefonata in poi alloggia al Viminale. È il nuovo ministro dell’Interno e dopo aver girato le prefetture di tutta Italia ha coronato il sogno di ogni prefetto. Pensate che uno dei figli, una volta saputo della telefonata ricevuta dalla mamma, le ha detto: «Ma dai, sarà uno scherzo». Invece no: il portone del Viminale si è spalancato per lei. Come primo proposito si è ripromessa di incontrare gli ex ministri uno dopo l’altro, per ascoltarli e ricevere consigli. «Io devo essere come una spugna», dice ai collaboratori più fidati, «voglio essere giudicata per i fatti e non per le parole».
Il ministro ha le idee chiare. Sa bene che il momento per l’Italia è difficile, ma conosce bene anche certi privilegi della casta, dalla quale lei vuole subito distinguersi. «Come sono arrivata ho immediatamente chiesto che l’auto di servizio fosse italiana, ma mi hanno detto che le uniche disponibili avevano più di 150 mila chilometri e che avremmo rischiato di rimanere per strada». Quindi, almeno per il momento, ci si sposta con l’auto tedesca, ma lei ha promesso che tornerà alla carica. E c’è da crederci. Vista la sua tenacia. Alla casta ha mandato anche un altro segnale: «sono pronta a essere retribuita con Bot e Cct». Così come ha promesso di lavorare a una drastica riduzione delle scorte, di ascoltare i sindacati di polizia e di fare la prima uscita a Palermo, per incontrare i prefetti siciliani e dare un segnale alla mafia. Poi c’è il piano nomadi che incombe, soprattutto dopo la decisione del consiglio di stato che lo ha azzerato. La Cancellieri non nasconde la sua passione calcistica per la Roma e l’ammirazione per Francesco Totti. Ma non è una ultras irriducibile, è infatti favorevole alla tessera del tifoso. Un’altra sua passione è l’Opera. Con tanto di telefonino a portata di mano.

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Italia, la Repubblica del Presidente

marco | 11 novembre 2011

di Roberto Gagliardini

La fine del Berlusconismo coincide con la realizzazione di un’idea sempre accarezzata da Silvio Berlusconi: la repubblica presidenziale. Sì, perché il ruolo giocato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella gestione della crisi politica ed economica ha dimostrato come, pur seguendo alla lettera i dettami della Costituzione, la più alta carica dello stato non è un “passacarte”, bensì un soggetto politico di fondamentale importanza, non solo come garante degli equilibri tra poteri ma anche come soggetto attivo, politico nell’accezione greca del termine. Attraverso la moral suasion fino ad arrivare alla nomina a senatore a vita di Mario Monti, il Quirinale è riuscito a realizzare ciò che in pochi ritenevano possibile. E se l’Italia rimarrà in Europa e nell’Euro, ritrovando la credibilità perduta lo dovrà a un uomo che, più dei suoi predecessori, ha interpretato in modo assoluto la Carta, imponendo un cambio di rotta, un nuovo governo, i tempi della crisi e la sua risoluzione in nome non di interessi personali ma del paese. Un paese che è oggi, sempre più, una Repubblica del Presidente.

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Il Pdl di Alfano come la Dc, si va verso quota un milione di tessere

marco | 1 novembre 2011

Per un milione (di lire) il signor Bonaventura era pronto a tutto. Viene da pensare come reagirà il segretario Angelino Alfano quando si conteranno le tessere di iscrizione al suo partito, il Pdl. Che stando alle prime stime potrebbero arrivare proprio a quota un milione, o sfiorare la storica cifra. La scorsa mezzanotte infatti è scaduto il termine per la consegna a domicilio delle schede. Nella sede romana si è assistito a un viavai di camioncini stracolmi di tessere provenienti da ogni parte della penisola. Una gara all’ultimo iscritto che servirà in seguito per avere voce in capitolo nella ripartizione degli incarichi. A cominciare da quelli comunali e provinciali, per poi passare ai coordinamenti regionali. Un milione di tesserati porta in cassa milioni di euro, perché ci sono anche le quote per i segretari, i parlamentari e quant’altro. Una manna dal cielo. Ma quanti di questi iscritti, oggi sulla carta, si presenteranno a votare ai congressi locali? Questa volta chi ha arruolato gli adepti prendendo l’elenco telefonico avrà una brutta sorpresa. Per acquisire forza dentro il partito quello che conta ai congressi sono i votanti, non certo il numero degli iscritti. Giovedì per il Pdl sarà una giornata importante. Alla presenza del segretario Alfano, dei coordinatori e dei presidenti dei gruppi parlamentari si terrà l’esecutivo ristretto del partito. Avremo un primo impatto con la conta. Sapremo chi ha lavorato di più in fase di tesseramento, anche se come detto i conti veri si faranno al congresso. Leggi il resto dell’articolo »

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La primavera di Fini comincia dalla Rai: al via le trattative per allestire la squadra

marco | 29 ottobre 2011

Diciamoci la verità: era da mesi che Gianfranco Fini sembrava depresso, come se non avesse più voglia di combattere. Consapevole di aver compiuto una mossa sbagliata: lasciare il Pdl senza fare opposizione all’interno del partito. Un errore, come lui stesso ha riconosciuto. Anche i suoi fedelissimi di Fli erano rimasti delusi dal discorso del presidente della Camera a Mirabello. Ma è bastato un sondaggio per caricarlo di nuovo a pallettoni. La scritta Fini sul simbolo di Fli vale tre punti in più, rispetto allo scarso 3% che gli assegnano tutti i sondaggisti che elaborano le intenzioni di voto. E d’incanto si è rivisto il leader di qualche tempo fa. Non più quello dei lunghi silenzi estivi. Si è tolto la giacca, si è tirato su le maniche e ha cominciato una nuova fase. Si è presentato a Ballarò, in studio e non con interviste differite come in passato, affrontando faccia a faccia gli altri ospiti e gli umori della platea. Si è perfino concesso il lusso di dare randellate tra capo e collo ai suoi due ex colleghi di maggioranza, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, su patrimoniale e baby pensionati. Morale della favola: Fini ha fiutato le elezioni e ora è più deciso che mai a spendersi in prima persona. Non a caso ha cominciato a dosare le sue energie per portare a termine la missione: allestire una squadra competitiva. Leggi il resto dell’articolo »

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