<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Marco Castoro &#187; retroscena</title>
	<atom:link href="http://www.marcocastoro.it/category/retroscena/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.marcocastoro.it</link>
	<description>appunti di un freelance</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 12:26:32 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Silvio racconta di aver avuto 12 fidanzate brasiliane</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2010/06/30/silvio-racconta-di-aver-avuto-12-fidanzate-brasiliane/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2010/06/30/silvio-racconta-di-aver-avuto-12-fidanzate-brasiliane/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 23:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[retroscena]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=4009</guid>
		<description><![CDATA[L’ennesima barzelletta, una spacconata tra amici oppure una reale confessione per un imprenditore che fallì negli investimenti ma almeno si consolò con 12 fidanzate brasiliane? Chissà. Ormai, quando Silvio Berlusconi si lascia andare a delle confidenze non si sa mai se stia scherzando o provocando. Se si tratti soltanto di battute per rompere il ghiaccio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="" />L’ennesima barzelletta, una spacconata tra amici oppure una reale confessione per un imprenditore che fallì negli investimenti ma almeno si consolò con 12 fidanzate brasiliane? Chissà. Ormai, quando Silvio Berlusconi si lascia andare a delle confidenze non si sa mai se stia scherzando o provocando. Se si tratti soltanto di battute per rompere il ghiaccio o di segnali per quei giornalisti sempre pronti a raccontare dei retroscena. Con Augusto Minzolini faceva così. Lanciava l’amo, diceva mi raccomando Minzolini questa non la scriva, sapendo bene che quanto raccontato sarebbe finito in pagina. <span id="more-4009"></span>Anche questo viaggio in Brasile non è sfuggito alla regola. Il Cavaliere non ha smentito la sua fama. I suoi interlocutori sono stati deliziati, come se fossero seduti in una platea di avanspettacolo. Barzellette e ricordi pepati, degni di un grande show. Prima la storiella della cameriera, metafora per la sua memoria. «Stamani ero in albergo, inseguivo una cameriera per farmela sul letto e lei mi ha detto: presidente ma l’abbiamo fatto un’ora fa!». Come dire la memoria oramai perde colpi. La memoria, sia chiaro, non certo altre parti gloriose del corpo.<br />
L’altro simpatico siparietto di San Paolo si è avuto alla Terrazza Italiana, davanti al viceministro allo sviluppo economico, Adolfo Urso, ai top manager dell’imprenditoria italiana, da Franco Bernabè (amministratore delegato di Telecom) a Mauro Moretti (riconfermato numero uno di Trenitalia). A un certo punto, stimolato dagli interventi degli imprenditori, Berlusconi non ha resistito e ha rivelato che già trent’anni fa aveva fatto diverse tappe in Brasile. Ma all’epoca le difficoltà per chi volesse investire non erano poche. In compenso, però, si consolò con le ragazze di Rio. Al ritorno in Italia raccontò di avere avuto 12 fidanzate brasiliane, di aver studiato la letteratura in lingua portoghese e soprattutto di aver imparato ad apprezzare la musica carioca. «Al punto &#8211; ha sottolineato con un sorriso il Cavaliere &#8211; che oggi sono l’unico che in Italia riesce a comporre samba e bossanova in dialetto napoletano». E scusate se è poco.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2010/06/30/silvio-racconta-di-aver-avuto-12-fidanzate-brasiliane/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scoppia la parentopoli in salsa Pd. i retroscena della rete che fa capo a Pietro Tidei, ex sindaco della città e oggi deputato. L&#039;asse è tra regione Lazio e Civitavecchia, guardando al porto</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/11/22/scoppia-la-parentopoli-in-salsa-pd-i-retroscena-della-rete-che-fa-capo-a-pietro-tidei-ex-sindaco-della-citta-e-oggi-deputato-lasse-e-tra-regione-lazio-e-civitavecchia-guardando-al-porto/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/11/22/scoppia-la-parentopoli-in-salsa-pd-i-retroscena-della-rete-che-fa-capo-a-pietro-tidei-ex-sindaco-della-citta-e-oggi-deputato-lasse-e-tra-regione-lazio-e-civitavecchia-guardando-al-porto/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 11:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[retroscena]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3599</guid>
		<description><![CDATA[DA ITALIA OGGI di Stefano Sansonetti A prima vista sembra una storia di parentopoli locale dal tempismo perfetto. Poi, però, ecco spuntare politici di livello nazionale e interessi economici ragguardevoli. L&#8217;asse è tra Civitavecchia e Roma, in particolare la sede del consiglio regionale. Ebbene, poco prima che il parlamento laziale si sciogliesse, in conseguenza dell&#8217;affaire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA ITALIA OGGI<br />
di Stefano Sansonetti</p>
<p>A prima vista sembra una storia di parentopoli locale dal tempismo perfetto. Poi, però, ecco spuntare politici di livello nazionale e interessi economici ragguardevoli. L&#8217;asse è tra Civitavecchia e Roma, in particolare la sede del consiglio regionale. Ebbene, poco prima che il parlamento laziale si sciogliesse, in conseguenza dell&#8217;affaire Marrazzo-trans, è scattata un&#8217;assunzione che sta già facendo discutere. In consiglio regionale, infatti, in qualità di vicecapo di gabinetto del presidente Bruno Astorre (Pd), è arrivata Marietta Tidei, consigliere comunale a Civitavecchia sempre per il Pd. Per questa funzione, a quanto sembra, percepirà un gettone di 150 mila euro. <span id="more-3599"></span>Ora, a parte il fatto che il nuovo incarico è stato assegnato il 27 ottobre, ovvero due giorni prima che l&#8217;assemblea regionale venisse sciolta, si dà il caso che la Tidei sia figlia di Pietro Tidei, avvocato, deputato del Pd (si racconta sia molto stimato dal presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti) e uomo forte della politica in quel di Civitavecchia. Eh sì, perché della città del porto l&#8217;onorevole è stato sindaco per ben 7 anni, dal 1994 al 2001. E certo la sua presa nei confronti del comune non è mai venuta meno, se soltanto si considera con quale impegno Tidei ha provato a diventare il numero uno della strategica Autorità portuale di Civitavecchia. Ma sul porto ritorneremo tra un attimo.</p>
<p>A Civitavecchia e dintorni occupano o hanno occupato poltrone di rilievo diversi personaggi legati all&#8217;ex sindaco Tidei. Per esempio Alessio Gatti, ex marito di Marietta Tidei, è stato assessore allo sport e alla politiche giovanili del comune quando era sindaco Gino Saladini (un altro Pd, in sella dal giugno 2006 al gennaio 2007). Senza contare che Gatti ancora oggi siede su uno scranno in consiglio comunale, naturalmente targato Pd. Poi c&#8217;è il capitolo Ater, l&#8217;azienda territoriale per l&#8217;edilizia residenziale di Civitavecchia. Qui c&#8217;è un consiglio di amministrazione che vede tra i suoi componenti, sin dal 2005, Marco Tidei. Il cognome dice qualcosa e infatti si scopre che Marco è nipote di Pietro, l&#8217;ex sindaco oggi deputato. Un po&#8217; più a Sud di Civitavecchia c&#8217;è Santa Marinella. Del comune Tidei è stato sindaco dal 2006 al 2007. L&#8217;attuale segretario generale del municipio di Santa Marinella si chiama Pietro Lucidi, che risulta essere cugino dell&#8217;onorevole del Pd. Insomma, la rete dei rapporti e delle parentele è piuttosto fitta. E ha come ultima appendice l&#8217;ingresso di Marietta Tidei nel consiglio regionale laziale.Per rendersi conto degli interessi economici, invece, bisogna dare uno sguardo al porto di Civitavecchia. In questo caso gli appetiti sono stati nel corso del tempo a dir poco trasversali. Diciamo che dal 2001 fino all&#8217;inizio del 2006 il presidente dell&#8217;Autorità portuale è stato Gianni Moscherini, attuale sindaco di Civitavecchia in quota centrodestra. Sotto la sua direzione, a quanto sembra, il porto ha dato ottimi risultati. Al punto che con uno degli ultimi atti dell&#8217;allora (come ora) governo di Silvio Berlusconi, Moscherini venne nominato commissario dell&#8217;Autorità. La situazione, però, risultò immediatamente indigesta all&#8217;esecutivo guidato da Romano Prodi, il quale nel febbraio del 2007 sostituì Moscherini con un nuovo presidente, Fabio Ciani, europarlamentare del Pd (in quota Margherita) e persona molto stimata da Francesco Rutelli. La nomina scatenò un autentico terremoto, con tanto di riscorsi. Uno venne presentato da Moscherini, che non accettava la defenestrazione; l&#8217;altro venne avanzato dall&#8217;ex sindaco Tidei, che da tempo coltiva l&#8217;ambizione di sedersi a capo dell&#8217;Autorità portuale. Secondo i ricorrenti la nomina di Ciani era viziata da una forzatura delle procedure previste dalla legge (oltre al governo, infatti, nel meccanismo pesano anche gli enti locali, regione in primis). Ma poco dopo arriva il colpo di scena. Tidei ritira tutte le sue censure e di lì a poco diventa deputato. Si dice che il ritiro del ricorso sia stato propedeutico alla conquista dello scranno parlamentare.</p>
<p>Arriviamo quindi all&#8217;attualità. L&#8217;Autorità portuale è ancora in mano a Ciani, ma secondo diversi osservatori le performance economiche del porto sono peggiorate. Si ricomincia quindi a parlare di commissariamento. L&#8217;opzione prende corpo, al punto che anche l&#8217;ex presidente della regione, Piero Marrazzo, prima dell&#8217;affaire trans, si dice favorevole al commissariamento. Tutto sembra pronto, ma arriva l&#8217;ennesimo colpo di scena. Il vicepresidente del Lazio, Esterino Montino (ora reggente), si oppone al commissariamento. E lo fa con tale determinazione che riesce a convincere anche il ministro dei trasporti, Altero Matteoli, che aveva già le carte sulla scrivania. Insomma, un&#8217;autentica guerra.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/11/22/scoppia-la-parentopoli-in-salsa-pd-i-retroscena-della-rete-che-fa-capo-a-pietro-tidei-ex-sindaco-della-citta-e-oggi-deputato-lasse-e-tra-regione-lazio-e-civitavecchia-guardando-al-porto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il vocalist di Maroni nel risiko delle nomine</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/11/20/il-vocalist-di-maroni-nel-risiko-delle-nomine/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/11/20/il-vocalist-di-maroni-nel-risiko-delle-nomine/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 23:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[retroscena]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3592</guid>
		<description><![CDATA[Da DAGOSPIA Alessandra Ricciardi per &#8220;Italia Oggi&#8221; Non ci sono solo le elezioni regionali della prossima primavera ad animare i sogni e le battaglie della Lega Nord. Anche le poltrone di vertice dei romanissimi enti previdenziali, Inps, Inpdap e Inail in testa, fanno gola. Le nomine dei nuovi direttori generali, paragonabili per peso ai manager [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da DAGOSPIA<br />
Alessandra Ricciardi per &#8220;Italia Oggi&#8221;</p>
<p>Non ci sono solo le elezioni regionali della prossima primavera ad animare i sogni e le battaglie della Lega Nord. Anche le poltrone di vertice dei romanissimi enti previdenziali, Inps, Inpdap e Inail in testa, fanno gola. Le nomine dei nuovi direttori generali, paragonabili per peso ai manager di società pubbliche, dovranno essere fatte in questi giorni, probabilmente già oggi al consiglio dei ministri potrebbero arrivare le prime proposte.<span id="more-3592"></span><br />
E, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, il ministro dell&#8217;interno, Roberto Maroni, uno dei colonnelli della Lega &#8211; che degli enti previdenziali conosce bene portata e funzionamento essendone stato il ministro di riferimento quando era alla guida del dicastero del Lavoro- sta per assestare un colpo non da poco: in pole per la direzione generale dell&#8217;Inpdap, l&#8217;istituto di previdenza degli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici, risulta essere infatti Giovanni Daverio, attuale dirigente delle politiche della famiglia del comune di Milano. E vocalist dei Distretto 51, lo storico gruppo musicale varesino dove è tastierista, all&#8217;hammond, Maroni.<br />
I destini lavorativi dei due si erano già incrociati in passato: con Maroni, ovvero Bobo per gli amici, al ministero del lavoro, anche Daverio, detto Johnny, sarebbe approdato nel 2004 a Roma come direttore generale delle politiche per la famiglia e i diritti sociali dello stesso Welfare. Lui che si è laureato in filosofia con indirizzo pedagogico. Del resto, Maroni ha la tendenza a circondarsi di chi conosce, a rifare in sostanza il gruppo di Varese. Sempre ai tempi del Lavoro, per esempio, erano arrivati con lui al ministero Serenella Ravioli, capo segreteria, la varesotta Katia Marino, ingegnere, e Sonia Prevedello, a capo dei fondi per le politiche sociali.<br />
Maroni e Daverio, finita l&#8217;esperienza al dicastero del lavoro, non hanno mai smesso di vedersi, per coltivare assieme la comune passione per la musica: un anno fa, per esempio, la band al gran completo si è riunita per un concerto beneficio.<br />
Del resto, il gruppo nasce proprio per il divertimento di chi ne fa parte e di chi lo ascolta, ha ribadito lo stesso Maroni. Anche se poi i Distretto 51 si è affermnato con ottime critiche nel panorama musicale italiano, uscendo dal guscio protettivo della provincia varesina.<br />
Dal rock di Bruce Springsteen al soul di Aretha Franklin al funk e alle sonorità della musica nera degli anni Settanta, la band ha percorso una lunga strada musicale durata oltre vent&#8217;anni, con differenti formazioni, che si sono allargate e ristrette a seconda della volontà dei singoli e delle disponibilità economiche.<br />
Ognuno dei ragazzi del Distretto ha percorso, ovviamente, una sua parallela attività professionale: Maroni sempre più in vista nella politica del Carroccio, uno degli uomini più vicini del leader Umberto Bossi. E Daverio con incarichi via via di maggior prestigio nella pubblica amminsitrazione.<br />
Ora è in lizza per la direzione dell&#8217;Inpdap, dove il mandato dell&#8217;attuale direttrice, Giuseppina Santiapichi, scade a dicembre. E la Lega è intenzionata a non lasciare ad altri la casella.</p>
<p>[19-11-2009]</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/11/20/il-vocalist-di-maroni-nel-risiko-delle-nomine/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bechis &quot;Libero&quot; di sparare su Marrazzo: pagava i trans ma non le tasse</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/10/27/bechis-libero-di-sparare-su-marrazzo-pagava-i-trans-ma-non-le-tasse/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/10/27/bechis-libero-di-sparare-su-marrazzo-pagava-i-trans-ma-non-le-tasse/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 12:11:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[retroscena]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3540</guid>
		<description><![CDATA[da DAGOSPIA Franco Bechis per Libero È stato più facile a Natalie o a Brenda, i due transessuali frequentati dal presidente della Regione Lazio fare aprire a Piero Marrazzo il suo portafoglio che non a Giulio Tremonti. Lì dentro c&#8217;erano 5 mila euro ai primi di luglio quando Marrazzo fu scoperto da due carabinieri ladri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da DAGOSPIA<br />
Franco Bechis per Libero</p>
<p>È stato più facile a Natalie o a Brenda, i due transessuali frequentati dal presidente della Regione Lazio fare aprire a Piero Marrazzo il suo portafoglio che non a Giulio Tremonti. Lì dentro c&#8217;erano 5 mila euro ai primi di luglio quando Marrazzo fu scoperto da due carabinieri ladri e ricattatori in casa di un trans. Ma da quel portafoglio non usciva nemmeno un centesimo di fronte alle cartelle esattoriali inviate fin dal 1997 da Equitalia-Gerit per imposte e multe non pagate.<span id="more-3540"></span></p>
<p>Così alla società di riscossione del ministero dell&#8217;Economia il 16 febbraio scorso non è restata altra scelta che iscrivere ipoteca legale per 60.780,94 euro sulla villa di Riano di proprietà di Marrazzo e della sua attuale consorte Roberta Serdoz. L&#8217;ipoteca è stata registrata il 9 marzo 2009 e fino ad oggi non è stata cancellata.<br />
Ma secondo fonti ufficiose consultate da Libero alla fine dell&#8217;estate dopo 12 anni quel pagamento dovrebbe essere avvenuto e la villa di Riano liberata da ogni gravame. Sarebbe stato un peccato non averne la piena disponibilità dopo avere fatto tanto- Piero e Roberta- per non avere sulla propria abitazione casa nemmeno l&#8217;ipoteca di legge dovuta al mutuo. Villa Marrazzo infatti fu acquistata dai coniugi il 29 ottobre 2003.<br />
A vendere il precedente proprietario: Mariella Cacciarru. Non è una casetta: ha 19 vani, una corte e 16 porzioncine di terreno per un totale di 63 are. Non si sa quanto fosse stata pagata, ma qualcosa si può intuire dal mutuo ipotecario concesso quello stesso giorno dell&#8217;acquisto ai coniugi Marrazzo da Unipol Banca: capitale per 450 mila euro, durata ventennale e tasso di interesse annuo del 3,25%.<br />
Con il mutuo villa Marrazzo è stata ipotecata dalla banca. Per poco. Perché il 18 gennaio 2008 Piero e Roberta hanno saldato il dovuto e chiuso il mutuo. Via ogni ipoteca dal 29 febbraio 2008, giusto un anno prima che arrivasse la mazzata da Equitalia per le imposte e multe del 1997.</p>
<p>Certo da Governatore del Lazio le cose si sono fatte più delicate, ma alle gimkane fra mutui, ipoteche, tribunali e creditori Marrazzo c&#8217;era abituato da una vita. Sempre assistito dalle due principali &#8220;banche rosse&#8221;, Unipol banca e Monte dei Paschi di Siena (Mps) che in un caso ha perfino generosamente perdonato il suo cliente non proprio esemplare nella puntualità delle rate.<br />
Se il rapporto con Unipol si è chiuso nel 2008, quello con Mps è vivo più che mai. Vale 1,3 milioni di euro il mutuo acceso insieme alla moglie Roberta il 12 luglio 2006 per l&#8217;acquisto a Vigna Clara, in via del Podismo, di un appartamento di 8,5 vani e box auto. Lo hanno venduto Ubaldo Sebastiani e Daniela Panzieri. E Mps ha fatto il resto: mutuo da 1,3 milioni di capitale, durata 25 anni e un tasso interesse annuo del 4,2%.<br />
L&#8217;anno dopo sempre il Monte dei Paschi ha concesso un altro mutuo a Marrazzo per una casa in via dei Giuochi Istmici, a Vigna Clara. Era il 23 novembre 2007. Finanziamento in capitale di 570 mila euro, tasso di interesse annuo del 5,49%, e maxi-durata: 30 anni. In questo caso la moglie Roberta è stata iscritta, come &#8220;debitore non datore di ipoteca&#8221;.<br />
un romanzo, una storia italiana che è il cuore della storia stessa di Marrazzo. Basti dire che fra contese, tribunali e colpi di scena quello del 2007 era il terzo mutuo ipotecario concesso da Mps a Marrazzo per lo stesso immobile . Fu assegnata il 15 aprile 1986 a Marrazzo dalla cooperativa edilizia di cui era socio e che l&#8217;avrebbe costruita.<br />
La coop si chiamava &#8220;La Fortuna mi ha sorriso&#8221; un nome che sembra una beffa. Il suo valore fu stabilito inizialmente in lire 7 milioni e 360 mila. Una volta costruita Marrazzo bussò per la prima volta alla porta del Monte dei Paschi. Gli fu aperta e il 23 ottobre 1993 sottoscrisse un mutuo fondiario con iscrizione di ipoteca convenzionale : valore 170 milioni, durata 15 anni e interessi del 13,20% annui.</p>
<p>Fra capitale, spese ed accessori la somma complessiva fu di 510 milioni di lire. Ma la fortuna non sorrideva affatto. Il 22 novembre 1994 con decreto ingiuntivo della pretura circondariale di Salerno venne iscritta ipoteca giudiziale su casa Marrazzo per un debito non onorato da parte con l&#8217;ingegnere Giuseppe Gabola di Torino. Il debito era di 9.716.000 lire più interessi per un totale di 15 milioni. Ci vorranno sette anni per ricomporre la vicenda: il 16 novembre 2001 alla conservatoria di Roma venne annotata la cancellazione totale dell&#8217;ipoteca per intervenuto accordo fra le parti.<br />
Guai finiti? Tutt&#8217;altro. Il 22 aprile 1995 Mps che solo due anni prima aveva concesso il mutuo iscrisse nuova ipoteca giudiziale su casa Marrazzo grazie al decreto ingiuntivo ottenuto dal presidente del Tribunale di Roma il 12 aprile. A Marrazzo si contestava il mancato pagamento di 230 milioni di lire: 125,9 milioni per &#8220;sorte ingiunta&#8221;, 52,1 milioni per un triennio di interessi al tasso convenzionale del 13,75% annuo, 50 milioni per spese di registrazione, notifiche, tassa ipotecaria non rimborsata, spese in evento di lite e varie più altri 1,8 milioni liquidati per decreto dal tribunale di Roma.</p>
<p>La contesa si chiuderà anche qui il 16 novembre 2001. Ma nel frattempo la casa venne sottratta a Piero per tutt&#8217;altre vicende. Il 6 marzo 1998 per ordinanza presidenziale emessa dal presidente del Tribunale civile di Roma casa Marrazzo fu assegnata con verbale di separazione consensuale alla moglie e madre delle sue prime due figlie, Isolina Fiorucci. Per errore quel giorno verrà trasferita la proprietà a Isolina, con atto poi corretto il 26 aprile 2004 specificando che ad essere trasferita a Isolina non era la proprietà, ma solo il diritto di abitazione.<br />
C&#8217;è una sola casa che risulta ancora appartenere a Marrazzo libera da mutui e da storie intricate. E&#8217; la villetta acquistata per 23 milioni a San Felice Circeo nel lontano 1976 da papà Giuseppe (celebre giornalista Rai) e mamma Luigia e divisa in parti uguali fra i coniugi, il figlio Piero e il figlio di primo letto della mamma: Eugene Richard Spina (nato a New York il 10 gennaio 1947).<br />
Nove anni dopo, nel triste 1985, Piero perderà nel giro di pochi mesi prima il padre e poi la madre. E quella villetta sulla strada Terracina-San Felice Circeo, con 4 camere, accessori e giardino, entrerà nell&#8217;asse ereditario. Il padre la divise fra Piero e Giampiero Marrazzo, che l&#8217;atto testamentario inquadrò come &#8220;figlio naturale riconosciuto&#8221;, nato a Roma il 7 dicembre 1979. Mamma lasciò la sua parte divisa equamente fra Piero ed Eugene. Alla fine il presidente autosospesosi dalla giunta regionale del Lazio ne ha il 50% e ne è l&#8217;erede principale.</p>
<p>[27-10-2009]</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/10/27/bechis-libero-di-sparare-su-marrazzo-pagava-i-trans-ma-non-le-tasse/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La solitudine di Giulio Tremonti</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/10/23/la-solitudine-di-giulio-tremonti/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/10/23/la-solitudine-di-giulio-tremonti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 09:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[retroscena]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3515</guid>
		<description><![CDATA[Da DAGOSPIA Francesco De Dominicis per &#8220;Libero&#8221; Il livello di guardia resta alto. Ma la Banca del Sud sembra spaventare un po&#8217; meno le prime linee dell&#8217;industria creditizia del nostro Paese. La creazione di un nuovo istituto per il Mezzogiorno è stata affrontata ieri al comitato esecutivo dell&#8217;Abi, a Milano. Il tema, però, era &#8220;fuori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da DAGOSPIA<br />
Francesco De Dominicis per &#8220;Libero&#8221;</p>
<p>Il livello di guardia resta alto. Ma la Banca del Sud sembra spaventare un po&#8217; meno le prime linee dell&#8217;industria creditizia del nostro Paese. La creazione di un nuovo istituto per il Mezzogiorno è stata affrontata ieri al comitato esecutivo dell&#8217;Abi, a Milano. Il tema, però, era &#8220;fuori sacco&#8221;.<br />
da alcuni partecipanti, è stata distribuita una fotocopia dello schema di disegno di legge approvato venerdì scorso dal consiglio dei ministri. Un rapido giro di tavolo e poi il verdetto, sostanzialmente unanime: il progetto del ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti, è «un bluff».<br />
Secondo i banchieri, il responsabile di via Venti Settembre avrebbe puntato sull&#8217;effetto-annuncio, senza però credere fino in fondo alla realizzazione concreta. Una tesi, quella che circolava ieri negli uffici milanesi della Confindustria del credito in via della Posta, che si fonda, tra altro, sulla scelta di «optare per un ddl invece che su un provvedimento d&#8217;urgenza».<span id="more-3515"></span><br />
L&#8217;aver affidato la banca del Sud al Parlamento, insomma, farebbe venir meno quel «carattere di emergenza» che avrebbe preoccupato, invece, l&#8217;Abi. Ma tra «questa non è una banca» e «tanto il governo farà arenare il testo nelle secche dei lavori di Camera e Senato» il gotha della finanza ha ritrovato fiducia: a stretto giro non ci sarà nessun superconcorrente protetto dallo Stato a dare fastidio nel mercato dei finanziamenti alle imprese.</p>
<p>Il capo di IntesaSanpaolo, Corrado Passera, martedì ha messo le mani avanti e ha lanciato un messaggio chiaro: la Banca del Sud dovrà seguire «una logica di mercato». Ecco perché l&#8217;ipotesi di un doppio esposto alla commissione Ue e all&#8217;Antitrust non è tramontata. I legali delle banche valuteranno i due profili del progetto che violerebbero le norme sulla concorrenza: le garanzie pubbliche sulla raccolta e gli sconti fiscali sui nuovi bond Sud. Secondo le prime valutazioni, si tratterebbe di aiuti di Stato illegittimi. Anche Poste continua a essere un osservato speciale.<br />
Non è tutto. I banchieri scommettono sul passaggio del progetto sotto la scure della Banca d&#8217;Italia. Il governatore Mario Draghi dovrà firmare la licenza e più di qualcuno, ai piani alti degli istituti, immagina un bel colpo di freno. Draghi, per ora, non parla.<br />
Entrerà in gioco solo dopo che il Comitato promotore disegnato da Tremonti si sarà insediato e avrà inoltrato a via Nazionale la documentazione prevista per l&#8217;autorizzazione. Ma nell&#8217;agenda degli addetti ai lavori c&#8217;è una data segnata con evidenza: il 26 novembre proprio Bankitalia ha organizzato un convegno sul &#8220;Mezzogiorno e la politica economica dell&#8217;Italia&#8221;. Lì Draghi non potrà tirarsi indietro.</p>
<p>[23-10-2009]</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/10/23/la-solitudine-di-giulio-tremonti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#039;ira del premier e le liti in casa: i giorni neri del soldato Masi</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/10/13/lira-del-premier-e-le-liti-in-casa-i-giorni-neri-del-soldato-masi/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/10/13/lira-del-premier-e-le-liti-in-casa-i-giorni-neri-del-soldato-masi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 10:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[retroscena]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3473</guid>
		<description><![CDATA[DAL FATTO QUOTIDIANO di Marco Lillo Doveva cacciare Michele Santoro dallo schermo. Ed è riuscito a confezionargli uno spot gratuito che lo ha portato al record di ascolto. Doveva cacciare Marco Travaglio con la sponda dell’Autorità Garante ed è riuscito solo a irritare il presidente dell’Agcom con una manfrina inutile visto che poi il contratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DAL FATTO QUOTIDIANO<br />
di Marco Lillo</p>
<p>Doveva cacciare Michele Santoro dallo schermo. Ed è riuscito a<br />
confezionargli uno spot gratuito che lo ha portato al record di ascolto.<br />
Doveva cacciare Marco Travaglio con la sponda dell’Autorità Garante ed è riuscito solo a irritare il presidente dell’Agcom con una manfrina inutile visto che poi il contratto è stato chiuso. Doveva confezionare un “Porta a porta” lucente attorno alle case di L’Aquila e non è riuscito a battere nemmeno Gabriel Garko. Ora basta. Il Cavaliere non ne può più di Mauro Masi. Questo ex paracadutista del Tuscania ha fallito la sua missione. Ed è inutile spiegare che si trattava di missione (oltre che sporca) impossibile, che Santoro è lì in forza di una sentenza e che l’Autorità non stabilisce i palinsesti. Re Silvio non ascolta ragioni. Come un capo azienda stabilisce i target per i manager e se quelli falliscono, li fa fuori. Punto.<span id="more-3473"></span><br />
Ora dietro Masi si prepara il nuovo, cioé il vecchio più vecchio: Gianfranco Comanducci, amico fraterno di Cesare Previti, vecchia volpe Rai, amato dai dipendenti per la gestione munifica del circolo interno. “Er Comanda”, come lo chiamano sul campo da tennis, scalda i muscoli. E’ lui la voce di Berlusconi in Rai e ha sostituito Saccà, che infatti non lo ama più. In questo quadro si moltiplicano le soffiate sempre più velenose contro Masi.<br />
Il grand commis villoso, che fa vanto del master e del tatuaggio, è stato finora vittima solo di voci, chiuse nel recinto degli addetti ai lavori. Per esempio, quando il 29 luglio ha saltato un consiglio per un improvviso intervento all’occhio, nelle redazioni si raccontava nel dettaglio la dinamica del colpo subito. Ma nessuno ha scritto una riga.</p>
<p>Masi era all’apice: il 24 giugno c’era stata la sua celebrazione. Sulla<br />
terrazza del Vittoriano 300 persone erano accorse per il compleanno della sua compagna, l’acerba attrice caprese Susanna Smit. C’erano tutti: da Rutelli a Bonaiuti, da Geronzi a Caltagirone, da Vespa a Minzolini. E c’era soprattutto Silvio Berlusconi, felicissimo di parlare per un’ora con un giornalista di sinistra più sorridente e più basso di lui: il presidente della Rai Paolo Garimberti. Già allora si rincorrevano le voci sulla tumultuosa coppia Masi-Smit. Ma il muro di protezione per questo monumento al trasversalismo (Masi è stato a Palazzo Chigi sia con Berlusconi che con D’Alema) ha subito una crepa solo il 10 ottobre scorso. Un quotidiano vicino al centro-destra, “Italia oggi”, ha rotto la congiura del silenzio. Marco Castoro, uno dei giornalisti più informati sulla RAI, ha raccontato, senza fare i nomi, la lite furibonda che ha coinvolto una coppia “in pieno centro, tra Campo de&#8217; Fiori e piazza Navona”. Secondo la ricostruzione di Castoro, un “uomo in pigiama” cercava di calmare la compagna infuriata che era scesa in strada gridando: “E’ finita”. Chi erano? Lui “è un dirigente Rai, di quelli che contano” mentre lei “è una showgirl, di quelle che si fidanzano con gli uomini che contano”.</p>
<p>Effettivamente a “Il Fatto Quotidiano” risulta che il 27 settembre scorso<br />
alle 23 i vicini di casa di Masi hanno chiamato la Polizia preoccupati dalle urla e dai rumori. A sentire i vicini, sembra che non fosse nemmeno la prima volta. La lite con Susanna Smit era davvero furibonda. Sembra che l’attrice fosse infuriata per il comportamento del compagno e che il direttore generale, sceso giù per le scale in pigiama, non riuscisse a calmarla con le sue parole. La chiamata alla sala operativa era talmente preoccupata che sono arrivate due volanti di due commissariati diversi. Alla fine sono rimasti solo gli agenti del Commissariato Trevi, diretto dal vicequestore Michele Laratta, che hanno verbalizzato l’accaduto come “lite animata”. Non<br />
ci sono state troppe carte per evitare ricadute eccessive sull’immagine dei due illustri litiganti, né conseguenze penali. Nessuno dei due partecipanti ha presentato querela ma la storia è finita sulla scrivania dei nemici di Masi. E da lì sui giornali. Chissà se l’ennesimo tentativo di defenestrarlo riuscirà. Masi vanta 21 lanci e se ci fosse il ventiduesimo dal settimo piano di viale Mazzini, saprà cadere in piedi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/10/13/lira-del-premier-e-le-liti-in-casa-i-giorni-neri-del-soldato-masi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dirigente Rai in pigiama insegue per strada la fidanzata</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/10/10/dirigente-rai-in-pigiama-insegue-per-strada-la-fidanzata/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/10/10/dirigente-rai-in-pigiama-insegue-per-strada-la-fidanzata/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 23:55:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[retroscena]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3467</guid>
		<description><![CDATA[La D’Addario ha da poco finito il suo racconto nella trasmisione di Santoro. La notte è calata da qualche ora sulla capitale. Perfino Roma in quei frangenti sembra una città silenziosa. La gente dorme o vede Marzullo. A meno che qualcuno per strada non si esibisca in qualche piazzata. La scena è degna di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="" />La D’Addario ha da poco finito il suo racconto nella trasmisione di Santoro. La notte è calata da qualche ora sulla capitale. Perfino Roma in quei frangenti sembra una città silenziosa. La gente dorme o vede Marzullo. A meno che qualcuno per strada non si esibisca in qualche piazzata. La scena è degna di un film di Alberto Sordi. Una donna corre verso un amico che l’aspetta per portarla via dall’uomo che la insegue in pigiama. Un violentatore? Un orco? No. Un compagno che cerca di far ragionare la sua metà in preda a una crisi isterica. «Basta! È finita. Con te non voglio aver più nulla a che fare». E lui: «Torna a casa. Parliamone. Non rovinare tutto». <span id="more-3467"></span>Una storia d’amore in crisi. Che però si consuma per strada. Davanti a occhi indiscreti&#8230; e alla polizia che interviene dopo che qualcuno si è rivolto al 113 per schiamazzi. La zona è in pieno centro, nei pressi di via del Governo vecchio, tra Campo de’ Fiori e piazza Navona. «Che sta succedendo? Documenti per favore». Non possiamo, risponde l’uomo in pigiama. «Lei chi è?» ribatte l’agente. Non posso dirlo, sono un uomo conosciuto e anche la mia fidanzata è conosciuta. «Bene. allora andiamo a conoscerci meglio in commissariato», taglia corto l’uomo in uniforme. E tutti si ritrovano al commissariato. È lì però che gli agenti si rendono conto che davanti a loro ci sono due personaggi davvero conosciuti. Lui, dirigente Rai. Di quelli che contano. Lei showgirl. Di quelle che si fidanzano con gli uomini che contano.<br />
Gli agenti riescono a mettere pace tra i piccioncini sconvolti. Promettono loro il massimo riserbo sulla vicenda. «Ma siete stati degli imprudenti», è la morale, «se qualcuno vi avesse risonosciuto sicuramente vi avrebbe filmato col telefonino e il vostro video sarebbe già su Youtube».<br />
Chissà che qualcuno non l’abbia fatto&#8230;<br />
A viale Mazzini non si parla d’altro: si è già scatenata la caccia per scoprire chi siano i due protagonisti di questa storia d’amore (e di gelosia) a lieto fine.<br />
Almeno per ora&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/10/10/dirigente-rai-in-pigiama-insegue-per-strada-la-fidanzata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E Silvio si dimentica di Formigoni</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/09/29/e-silvio-si-dimentica-di-formigoni/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/09/29/e-silvio-si-dimentica-di-formigoni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 23:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[retroscena]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3437</guid>
		<description><![CDATA[Alla festa del Pdl Silvio Berlusconi non ha ignorato solo Gianfranco Fini, ma anche Roberto Formigoni, al quale non è stata nemmeno concessa una stretta di mano. Almeno davanti agli occhi attenti (e indiscreti) della platea. A ogni festa che si rispetti, soprattutto quando c’è il parterre delle grandi occasioni, tutti sperano di avere un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="" />Alla festa del Pdl Silvio Berlusconi non ha ignorato solo Gianfranco Fini, ma anche Roberto Formigoni, al quale non è stata nemmeno concessa una stretta di mano. Almeno davanti agli occhi attenti (e indiscreti) della platea. A ogni festa che si rispetti, soprattutto quando c’è il parterre delle grandi occasioni, tutti sperano di avere un saluto, un riconoscimento. C’è chi si accontenta anche  solo di un cenno del capo, una strizzatina d’occhio, tanto per far capire alla truppa che si è vicini al comandante. Ma il governatore della Lombardia non ha avuto nulla dal premier. È come se all’improvviso il Cavaliere si sia dimenticato di lui. Eppure Berlusconi la mano l’ha stretta a tutta la prima fila, ha distribuito buffetti e sorrisi a destra e a manca. Ma per Formigoni nulla.<span id="more-3437"></span> In pratica il premier si è dimenticato di «passato, presente e futuro» della Lombardia, frase coniata proprio dal premier quando investì il governatore della ricandidatura.<br />
Uno smacco vero e proprio per un politico fedelissimo al premier, la cui stazza non lo fa di sicuro passare inosservato. Più di qualcuno ha notato il suo risentimento. Probabilmente Formigoni non si aspettava di passare inosservato, a pochi mesi dalla tornata elettorale. Era sicuro che Berlusconi l’avrebbe lanciato per aprire la campagna elettorale. Quale occasione migliore della festa del Pdl a Milano. Nella sua Milano. Davanti alle telecamere e a migliaia di persone in delirio. Ma niente. Il cavaliere ha stretto la mano a Letizia Moratti, Gianni Alemanno, Angelino Alfano, Ignazio La Russa e a tanti altri. Tutti, o quasi, tranne Formigoni. In verità anche La Russa, che ha preceduto il premier ai microfoni, non ha fatto riferimento al candidato governatore con l’enfasi da stadio che Formigoni, in lizza per la riconferma, forse si aspettava. Gli applausi della platea sono andati a Vittorio Feltri, acclamato come un campione del mondo, dal popolo del partito della libertà, e anche questo la dice lunga su da che parte stia la base del Pdl nel duello a distanza tra il direttore del Giornale e il presidente della camera.<br />
Anche la Moratti, sindaco di Milano, è andata meglio di Formigoni. Ha avuto una buona inizione di consensi, sia al suo ingresso, sia quando è stata chiamata in causa. Tanti applausi perfino per Alemanno, il sindaco di Roma, un po’ in trasferta nel capoluogo meneghino. Ma il più acclamato dalla platea è stato sicuramente Vittorio Feltri, dopo – ovviamente – il padrone di casa Silvio Berlusconi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/09/29/e-silvio-si-dimentica-di-formigoni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il buongiorno su Libero di Franco Bechis è tutto per Franceschini. Che figura Dario! Si fa raccomandare a Fiumicino per avere subito le valigie</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/09/06/il-buongiorno-su-libero-per-franco-bechis-e-tutto-per-franceschini-che-figura-per-dario/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/09/06/il-buongiorno-su-libero-per-franco-bechis-e-tutto-per-franceschini-che-figura-per-dario/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 10:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[retroscena]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3345</guid>
		<description><![CDATA[DA DAGOSPIA Franco Bechis per Libero Dario Franceschini è uno dei rari italiani- forse l&#8217;unico- ad avere ottenuto i bagagli in tempo ragionevole al ritorno dalle vacanze appena atterrato all&#8217;aeroporto di Fiumicino. A lui, in uno dei giorni più neri del caos-bagagli, sono bastate un paio di telefonate ai vertici di Adr e Alitalia tuonando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA DAGOSPIA<br />
Franco Bechis per Libero</p>
<p>Dario Franceschini è uno dei rari italiani- forse l&#8217;unico- ad avere ottenuto i bagagli in tempo ragionevole al ritorno dalle vacanze appena atterrato all&#8217;aeroporto di Fiumicino. A lui, in uno dei giorni più neri del caos-bagagli, sono bastate un paio di telefonate ai vertici di Adr e Alitalia tuonando il più classico del &#8220;lei non sa chi sono io&#8221; per ottenere quel che è stato negato perfino a tutti i suoi compagni di volo. Con stupore infatti di tutti i passeggeri del Nizza Roma delle 19.20 atterrato la sera del 23 agosto a Fiumicino poco dopo le 20 e 30, dopo le irritate proteste telefoniche del segretario del Pd, il nastro trasporta bagagli ha iniziato improvvisamente a girare.<span id="more-3345"></span><br />
Ma sopra c&#8217;erano solo tre bagagli: quello di Franceschini, quello della moglie Silvia Bombardi e quello delle figlie Caterina e Maria Elena, insieme in vacanza e tutti scesi dallo stesso volo Az355 dove occupavano quasi in solitaria i pochi posti previsti in business class.</p>
<p>Quel giorno a Fiumicino era scattato l&#8217;allarme rosso per il primo rientro dalle vacanze, e la nuova Alitalia-Cai di Roberto Colaninno, prevedendo qualche difficoltà nella consegna dei bagagli, aveva precettato perfino i suoi manager per dare una mano e contribuire a difendere l&#8217;immagine della compagnia. Ma non è bastato.</p>
<p>E già nel pomeriggio per la consegna bagagli in molti voli si registrava un&#8217;attesa di quasi un&#8217;ora. Nonostante la puntualità del volo, la stessa sorte è toccata ai passeggeri del Nizza-Roma. Arrivati al nastro dopo circa 20 minuti di attesa non è arrivata nemmeno un&#8217;informazione sull&#8217;ampiezza del ritardo. Franceschini, maglia blu cobalto e già visibilmente irritato (non è un entusiasta degli aeroporti, avendo una antica paura per il volo poi vinta per necessità), si è separato dal gruppo e ha iniziato a fare telefonate alzando il tono della voce.</p>
<p>Gli altri passeggeri &#8211; sentendolo &#8211; erano convinti di avere trovato il loro don Chisciotte, pronto a vendicarli guidando la battaglia contro Aeroporti di Roma. Grande quindi la delusione quando sul nastro che improvvisamente era iniziato a girare hanno visto solo quei tre bagagli.</p>
<p>I Franceschini tirando un sospiro di sollievo li hanno presi e senza nemmeno un pensiero ai compagni di sventura sono corsi a casa. Per tutti gli altri è continuata un&#8217;attesa per fortuna non lunghissima: dopo circa 30 minuti è venuto il turno dei loro bagagli.</p>
<p>Non è la prima disavventura del povero segretario del Pd con voli e aeroporti. Capitò &#8211; ma senza famiglia &#8211; qualcosa del genere a Malpensa ai primi del mese di maggio scorso, durante la campagna elettorale per le europee. Allora a irritare Franceschini fu un ritardo del volo di due ore e 40.</p>
<p>Appena sceso si limitò però a convocare la stampa e tuonare contro la nuova Alitalia (quasi un diritto visto l&#8217;accaduto), ma anche contro Malpensa (che nulla c&#8217;entrava) che aveva &#8220;tradito i milanesi&#8221; e contro l&#8217;Expo di Lucio Stanca, che proprio nulla aveva a che vedere con l&#8217;accaduto. Un po&#8217; vendicativo.</p>
<p>Ma le disavventure aeree devono essere una caratteristica del dna del Pd. Anche l&#8217;ex segretario nonché fondatore del partito, Walter Veltroni, ne ebbe più di una. Assistetti a una delle prime (ero sul suo volo) nel 1997, mese di maggio, la domenica dell&#8217;ultima partita di campionato, Juve Parma.</p>
<p>Veltroni con una figlia e con Lamberto Sposini prese un volo di linea Alitalia per fare quella che lui definì &#8220;una zingarata&#8221;: andare a vedere la sua Juve (non era ancora romanista per ragioni di ufficio) vincere il campionato. Allora come molte altre volte il volo Alitalia ebbe un ritardo clamoroso.</p>
<p>Partì dopo l&#8217;una e mezza con il rischio di bucare l&#8217;inizio della partita. Veltroni fece fermare il volo a Torino in mezzo alla pista appena atterrato. Un corteo di auto blu e scorta (era vicepremier nel primo governo di Romano Prodi) lo raccolse dalla scaletta insieme a figlia e Sposini e riuscì a portarlo trionfale allo stadio. Tutti gli altri passeggeri, me compreso, rimasero a bordo bloccati. Sbarcammo 30 minuti dopo. E tutti perdemmo l&#8217;appuntamento che avevamo&#8230;</p>
<p>[06-09-2009]</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/09/06/il-buongiorno-su-libero-per-franco-bechis-e-tutto-per-franceschini-che-figura-per-dario/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Letizia Moratti, quella dieta indigesta al Pd</title>
		<link>http://www.marcocastoro.it/2009/09/05/letizia-moratti-quella-dieta-indigesta-al-pd/</link>
		<comments>http://www.marcocastoro.it/2009/09/05/letizia-moratti-quella-dieta-indigesta-al-pd/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 23:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[retroscena]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcocastoro.it/?p=3340</guid>
		<description><![CDATA[Il sindaco Albertini non ha mai disertato l’invito a pranzo alla festa milanese del Pd. Letizia Moratti invece non si è fatta convincere dagli organizzatori della kermesse dell’opposizione e ha declinato l’invito. E allora, come la mettiamo? «Mi dispiace ma sono a dieta». È stata la motivazione del gran rifiuto. Un no che ha rischiato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="" />Il sindaco Albertini non ha mai disertato l’invito a pranzo alla festa milanese del Pd. Letizia Moratti invece non si è fatta convincere dagli organizzatori della kermesse dell’opposizione e ha declinato l’invito. E allora, come la mettiamo?<br />
«Mi dispiace ma sono a dieta». È stata la motivazione del gran rifiuto. Un no che ha rischiato di tramutarsi in un incidente diplomatico. «Se proprio mi volete invitare, lasciatemi una sedia a uno dei tanti incontri che organizzate. Fatemi parlare. Ci sono tanti temi importanti che meritano un confronto. La sicurezza dei cittadini, ad esempio». <span id="more-3340"></span><br />
Ma gli organizzatori del Pd non si sono fatti convincere. O a pranzo o niente. E niente è stato, visto che la Moratti ha ribadito: «Sono a dieta e preferisco mangiare con la mia famiglia».<br />
Ma come può stare a dieta una signora magra come la Moratti? E allora gli altri cosa dovrebbero fare?<br />
La dieta Letizia esiste. Eccome. Si comincia con una colazione con frutta e due fette biscottate. A pranzo i carboidrati: 80 grammi di riso o pasta integrale, con delle verdure per contorno. Niente merenda, e per cena 100 grammi di proteine. Carne o pesce con contorno di verdure.<br />
Eppure al Pd non ne vogliono sapere della dieta. Per loro resta solo il boccone amaro del gran rifiuto.<br />
Il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Pierfrancesco Majorino non ha dubbi: «Il sindaco Moratti non vuole partecipare alla festa. Lo dica senza cercare scuse». Anzi Majorino è convinto che la decisione della Moratti sia stata presa dopo un consulto con il premier: «Il sindaco non ha ottenuto l’autorizzazione dal presidente Berlusconi a partecipare o non ha desiderato svolgere la funzione di primo cittadino di tutti. Ne prendiamo atto e auguriamo al sindaco buon divertimento alla Festa Padana».<br />
Eggià la festa della Lega. Lì la Moratti ci sarà, come non mancherà alla kermesse del Pdl.<br />
E la dieta? È rigida solo con il Pd? No, perché la Moratti non si fermerà a mangiare, a meno che non si porti il cestino da casa con gli alimenti pesati con il bilancino. Chi conosce bene il sindaco di Milano sa bene che vive il rapporto con l’alimentazione quasi in forma maniacale. C’è addirittura chi dice che la Moratti sia in balia di una forma di ortorossia, un disturbo che le fa vivisezionare ogni cibo. In pratica si può definire come una specie di ghostbuster dei cibi contaminati.<br />
Comunque all’interno del Pd a più di qualcuno è dispiaciuto non averla al tavolo. Era già pronto a scattare un trappolone sui problemi della città. Ma lei, ha preferito starsene a casa in compagnia di una scatoletta di tonno e due spinaci all’agro. Biologici, naturalmente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcocastoro.it/2009/09/05/letizia-moratti-quella-dieta-indigesta-al-pd/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

