La fine dei Maya riguarda politici e giornali
marco | 18 aprile 2012Siamo all’alba di una nuova era. Sia per la politica sia per l’informazione. Chi non l’ha ancora capito presto si troverà ai margini di un mondo nuovo tutto da scoprire. I partiti politici e i loro esponenti continuano a non capire che sono giunti al crepuscolo. L’antipolitica li sta spazzando via. Giorno dopo giorno, tassa dopo tassa, scandalo dopo scandalo. Finanziamenti, vitalizi e tutti i privilegi della casta hanno fomentato la protesta. La gente non ne può più di vivere un periodo storico caratterizzato dalla crisi, dalla recessione, dai posti di lavoro, che non solo sono difficili da trovare ma che si perdono con una facilità estrema. Chi vive con l’acqua alla gola è capace di qualsiasi cosa. Purtroppo i politici non l’hanno capito e il loro castello sta per crollare. Fin dalle prossime amministrative i partiti canonici rischiano di subire una sconfitta biblica. Se la gente riempie le piazze per ascoltare Beppe Grillo, di cui tutto si può dire meno che sia uno stinco di santo, c’è da pensare. Il recente scandalo della Lega ha fatto crollare anche l’ultimo baluardo della politica tradizionale, quello più vicino ai cittadini. Ora non restano che gli schiaffi. Anche il mondo dell’informazione, così come i politici, appare lontano anni luce dalla gente comune. Si continua a dare spazio ad argomenti di cui non frega più al lettore. Ci si scrive addosso soltanto per gli addetti ai lavori. Come in un circolo. Più che mai vizioso. Nell’era di internet e dei tablet il cartaceo sembra la ruota quadrata. Il cambiamento verso la nuova era corre veloce. Bisogna riflettere sui mezzi e soprattutto sui contenuti. Va cambiato il messaggio. La seconda repubblica si avvia alla fine in maniera ancor più ingloriosa della prima. I giornali stanno per subire una metamorfosi epocale sulla quale editori e giornalisti dovrebbero riflettere continuamente e procedere uniti. Che cosa resterà di questi anni? Quali saranno gli argomenti che i nostri figli e nipoti leggeranno sui libri di storia? Il Berlusconismo. Gli scandali. Il minzolinismo. I processi. La casta. Ecco perché i Maya si sono fermati al 2012.

A Strasburgo serve l’inglese. Ma i candidati dei partiti italiani lo sanno parlare bene? Mah… Sicuramente non tutti, se si considera la media nel nostro paese. Nei giorni scorsi Italia Oggi aveva pubblicato un editoriale a firma di Pierluigi Magnaschi in cui si chiedeva ai candidati del bel paese di studiare bene l’inglese perché – seppure in aula a Strasburgo ci siano i traduttori simultanei in tutte le lingue – la politica si fa nei corridoi, nei meeting, a cena. E quindi parlare l’inglese può permetterti di essere partecipe e non spettatore della politica europea. 




