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	<title>Marco Castoro &#187; teatro</title>
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		<title>Visto a teatro: Masaniello, il musical</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 23:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da TEATRO.ORG di Tania Croce Dalla penna di Tato Russo, rinasce Tommaso D’Amalfi, ovvero Masaniello, il biondo pescivendolo di 27 anni vissuto al tempo della dominazione spagnola a Napoli e che armatosi di coraggio, si erse a capopopolo per dare inizio nel giugno del 1647 alla storica rivolta per l’abolizione della gabella sulla frutta, imposta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da TEATRO.ORG<br />
di Tania Croce</p>
<p>Dalla penna di Tato Russo, rinasce Tommaso D’Amalfi, ovvero Masaniello, il biondo pescivendolo di 27 anni vissuto al tempo della dominazione spagnola a Napoli e che armatosi di coraggio, si erse a capopopolo per dare inizio nel giugno del 1647 alla storica rivolta per l’abolizione della gabella sulla frutta, imposta dal Viceré, duca d’Arcos.<br />
Quasi 45 anni fa, precisamente nel 1963, debuttò al Sistina di Roma un dramma storico sulla figura di Masaniello, intitolato appunto “Tommaso d’Amalfi”, scritto da Eduardo De Filippo ed interpretato dal sanguigno Domenico Modugno (che si trova nella Cantata dei Giorni Dispari di E. De Filippo).<span id="more-2531"></span><br />
Masaniello torna a Roma in versione melodrammatica nei panni del tenore partenopeo Antonio Murro e quel che Russo delinea nella figura del famoso capopopolo, è la malinconia di fondo, cantata nei due atti del musical magistralmente interpretato da un cast di 50 attori, che sfilano in costume d’epoca, evocando il sogno di libertà caro agli uomini di ogni epoca.<br />
La storia narrata da Russo attraverso i suoi attori, è un percorso a ritroso che inizia con la campana della chiesa del Carmine che annuncia il funerale dell’ardito pescivendolo, colpito a tradimento con quattro colpi d’archibugio da due uomini al servizio di Roderigo Ponze de Leon, duca d’Arcos.<br />
L’alternarsi dei quadri ambientati in piazza Mercato, al castello del Vicerè, nella casa di Masaniello, in spiaggia e nella chiesa del Carmine, sono il frutto di una collaborazione tra Tato Russo e Tonino Di Ronza, che ha tradotto la miseria del popolo napoletano da una parte e la ricchezza dei Vicerè dall’altra. Gli unici abiti sfarzosi indossati da Masaniello e Bernardina infatti, sono quelli che i nobili cedono alla coppia di giovani pezzenti per salire al Castello e scendere a patti.<br />
Ma questo compromesso non avverrà mai e la libertà, resterà solo un sogno per il giovane pescivendolo che concentra la rivolta in dieci giorni, incendiando i casolari dei gabellieri e tagliando teste, nel tentativo di placare la sua sete di giustizia.<br />
Notevoli le musiche di Patrizio Marrone e le doti vocali di Bernardina (Arianna) e degli altri attori che hanno interpretato Marco Vitale, il duca Maddaloni, la madre di Masaniello.<br />
E’ stato un piacevole salto nel passato, un passato da ricordare per le gesta di un uomo coraggioso, allegro, disinteressato, leale, spesso saggio ma anche ignorante, superstizioso, devoto al re di Spagna e spaccone… che lottò per la libertà del suo popolo.<br />
***<br />
Autore: Tato Russo<br />
Regia: Tato Russo<br />
Compagnia/Produzione: Teatro Bellini di Napoli<br />
Cast: Antonio Murro, Arianna, Christine e 50 artisti in scena</p>
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		<title>Senza swing con Flavio Insinna al Sistina</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 14:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[DA TEATRO.ORG La Recensione di Tania Croce Un istrione chiamato Flavio Insinna, ha portato nella sua città natale, a ritmo di musica, lo spettacolo con cui ha abbracciato il pubblico romano che si è letteralmente innamorato di lui in tv, mentre sfoggiava citazioni dispensando consigli ai concorrenti e litigando talvolta con &#8216;o dottore&#8217;, nel programma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DA TEATRO.ORG<br />
La Recensione di Tania Croce</p>
<p>Un istrione chiamato Flavio Insinna, ha portato nella sua città natale, a ritmo di musica, lo spettacolo con cui ha abbracciato il pubblico romano che si è letteralmente innamorato di lui in tv, mentre sfoggiava citazioni dispensando consigli ai concorrenti e litigando talvolta con &#8216;o dottore&#8217;, nel programma &#8216;dei pacchi&#8217;. <span id="more-2303"></span>Protagonista assoluto dello spettacolo, è la passione per il teatro, il primo e grande amore che l&#8217;attore indossa come fosse una calda maglia di lana militare, prestando la sua voce squillante e malinconica a due soldati di una caserma di Legnano: Virgili e Pallone, diversi per tic e bontà d&#8217;animo e al maresciallo-direttore di origine campana Bellini, che dirige una banda della caserma sprovvista di sala per provare i pezzi con i quali si esibirà alla NATO di Napoli, davanti agli americani. La banda &#8211; orchestra comprende, come i pacchi di Affari Tuoi, tutte le regioni italiane che di volta in volta Insinna caratterizzerà ed è un crescendo di emozioni e di ricordi quelli portati sul palcoscenico del Sistina dall&#8217;artigiano Flavio che recita il suo profondo amore per il teatro come rappresentazione di vizi e virtù umane e come possibilità di rivalsa e di vittoria sulla mediocrità del vivere. Commoventi come sempre le sue citazioni, voli pindarici che toccano la mente ed il cuore e consentono agli spettatori di restare sospesi al filo sottile dei sogni, che prendono forma e sostanza in teatro.</p>
<p>LA SCHEDA.<br />
Autore: Flavio Insinna<br />
Regia: Giampiero Solari<br />
Compagnia/Produzione: BALLANDI ENTERTAINMENT SPA<br />
Cast: Flavio Insinna e i musicisti : Daniele Bitossi –Contrabbasso Mario Cirillo – Sassofono Leonardo Galigani –Tromba Emanuele Maglioni -Tromba Federico Pacini –Pianoforte Enzo Panichi – Batteria Jodi Scalise &#8211; Chitarra Emiliano Tozzi – Sassofono Folco Tredici – Trombone<br />
Descrizione<br />
Flavio Insinna torna al suo punto di partenza artistico: il teatro. In questo spettacolo ci narra momenti significativi e paradossali del gloriosa e misera storia di una banda di caserma.<br />
Dipinge i diversi personaggi che diventano pian piano i protagonisti delle vicende attraverso le quali passa questa banda nel riuscire ad affermarsi (loro malgrado) dentro il mondo del servizio militare.</p>
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		<title>Il Teatro Lirico di Cagliari risana il debito e diventa «virtuoso»</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 22:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[La cultura soffre, i teatri rischiano di chiudere. I soldi sono pochi, le gestioni diventano proibitive e ricche di debiti. Ma anche in questo settore ci sono le eccezioni che confermano la regola. Una, a esempio, riguarda il Teatro Lirico di Cagliari, riuscito in poco tempo a invertire una rotta che lo vedeva indebitato con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" alt="uscito il 9 agosto 2008" width="48" height="62" />La cultura soffre, i teatri rischiano di chiudere. I soldi sono pochi, le gestioni diventano proibitive e ricche di debiti. Ma anche in questo settore ci sono le eccezioni che confermano la regola. Una, a esempio, riguarda il Teatro Lirico di Cagliari, riuscito in poco tempo a invertire una rotta che lo vedeva indebitato con 25 milioni di euro. Poi quattro anni di bilancio in pareggio e il premio alla gestione previsto dalla finanziaria del 2008 che assegna 20 milioni per 3 anni ai teatri più «virtuosi». Stanziamento ingente corrisposto dal ministero per i Beni culturali e le attività culturali per le fondazioni lirico-sinfoniche. Per quest’anno il contributo al Lirico di Cagliari è stato di 5 milioni e 200 mila euro. Poi ci saranno gli altri finanziamenti che arriveranno nel 2009 e nel 2010. Tutti soldi che verranno utilizzati per la ricapitolizzazione.<span id="more-2033"></span><br />
Artefice principale di questa performance è stato il sovrintendente Maurizio Pietrantonio, ex consigliere amministrativo (di opposizione) al San Carlo di Napoli, dove però non riuscì, suo malgrado, a compiere miracoli e lo stabile partenopeo fu commissariato.<br />
Ma a Cagliari le cose sono andate diversamente. Una gestione più oculata, più attenta alle spese e agli allestimenti scenici, e il piano di risanamento si è concretizzato senza tagli al cartellone e soprattutto ai livelli occupazionali. Qual è il segreto? «Dopo aver individuato gli sperperi, annidati in vari settori», spiega Pietrantonio, «ogni aspetto è stato ponderato fin dalla genesi, senza effettuare tagli del personale, anzi siamo tra le poche fondazioni che hanno ripreso ad assumere a tempo indeterminato».<br />
Bilancio in pareggio senza rinunciare alle star. «Proprio così», continua il sovrintendente, «con una squadra valida e attenta, con ottime professionalità, alcune scelte direttamente da me, siamo riusciti a non sacrificare il cartellone, per non penalizzare i nostri 11 mila abbonati (secondi in Italia solo al Regio di Torino). Un esempio? Maurizio Pollini».</p>
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		<title>&quot;Quel pasticciaccio di via Merulana&quot;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 04:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[La guerra combattuta a fine luglio per la conquista del Teatro Brancaccio ha fatto più vittime (e danni) di quanto si potesse prevedere. Alla fine hanno perso tutti i contendenti che si sono affrontati (in verità con una strategia suicida), l&#8217;uno contro l&#8217;altro allo scopo di annientarsi. Cominciamo dal terzo incomodo. Maurizio Costanzo, seppure animato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" title="uscito l'8 agosto 207" alt="uscito l'8 agosto 207" align="right" height="62" width="48" />La guerra combattuta a fine luglio per la conquista del Teatro Brancaccio ha fatto più vittime (e danni) di quanto si potesse prevedere. Alla fine hanno perso tutti i contendenti che si sono affrontati (in verità con una strategia suicida), l&#8217;uno contro l&#8217;altro allo scopo di annientarsi. Cominciamo dal terzo incomodo.<br />
Maurizio Costanzo, seppure animato dallo spirito crocerossino del salvatore dei teatri italiani, spintosi ad accettare e poi restituire l&#8217;incarico di direttore artistico del Brancaccio, dalla vicenda è uscito come se fosse stato lui a tradire Gigi Proietti. Come se il Brancaccio fosse un altro feudo che servisse a dare ancora più prestigio al suo impero. In realtà pochi hanno messo in rilievo il fatto che lui, il direttore artistico, l&#8217;avrebbe fatto senza percepire compensi economici. Come pochi in verità sapevano del suo tentativo precedente di &#8220;posare il cappello&#8221; sul Sistina, obiettivo principale per l&#8217;anchorman e la sua struttura. Alla fine di questo &#8220;pasticciaccio&#8221; Costanzo, non solo è rimasto a mani vuote (beh, forse il termine sembra un po&#8217; inappropriato), ma addirittura ha dovuto fare i conti con la gogna mediatica. E per un comunicatore del suo calibro non è stata cosa da poco. <span id="more-1412"></span><br />
Veniamo ai due duellanti. Il padrone di casa, Alessandro Longobardi, legale rappresentante della società che ha la disponibilità del Brancaccio, e Gigi Proietti, direttore artistico che si è occupato anche della gestione (con l&#8217;affitto pagato dal Comune di Roma). A Longobardi restano i cocci di un teatro. A oggi la prossima stagione è praticamente saltata. Non ci sono le condizioni tecniche per ricevere nel miglior modo possibile le compagnie e i loro spettacoli. Il teatro non è agibile e difficilmente lo sarà in tempi brevi. &#8220;L&#8217;uragano&#8221; si è abbattuto in piena estate, a ridosso delle ferie, in un periodo in cui diventa un&#8217;impresa perfino reperire un tecnico. Solo un miracolo può salvare Longobardi. Una stagione teatrale, infatti, si programma un anno prima e non all&#8217;ultimo momento. Per ridare la luce al Brancaccio sarebbe auspicabile una crociata tra gli altri teatri, un&#8217;alleanza per non farlo chiudere. Qualche incasso potrà arrivare dai concerti, che dopo Natale il teatro di via Merulana potrebbe organizzare.<br />
E veniamo al prim&#8217;attore, quel Gigi Proietti, che ha fatto fuoco e fiamme dopo aver saputo che avrebbe perso la direzione artistica e la gestione del Brancaccio. Al Gran Teatro Tenda di Ponte Milvio a Roma, sembra che non lo seguirà nessuna delle compagnie che invece erano pronte a firmare il contratto per gli spettacoli sul palcoscenico di via Merulana. Vincenzo Salemme, col suo &#8220;Bello di papà&#8221;, è praticamente già traslocato al Teatro Olimpico. A quanto pare sotto il tendone non ci saranno né &#8220;Il Laureato&#8221; con Giuliana De Sio nelle vesti affascinanti di Mrs Robinson, né il pirandelliano Leo Gullotta, alle prese con &#8220;L&#8217;uomo, la bestia e la virtù&#8221;, tantomeno il &#8220;Masaniello&#8221; di Tato Russo. Nessuno ne vuole sapere di esibirsi in un teatro tenda, palcoscenico adatto a show che vedono protagonista un solo mattatore, Grillo o Proietti per intenderci, ma non privo di difficoltà per una compagnia che deve allestire più scene.<br />
Morale della favola: un&#8217;altra delusione per l&#8217;attore romano che a questo punto potrebbe non accettare il nuovo incarico. Non a caso, ha già rilasciato dichiarazioni in tal senso, mettendo un po&#8217; le mani avanti. Da onorare c&#8217;è una miniserie su RaiUno, che ironia della sorte ha per titolo proprio &#8220;Quel pasticciaccio di via Merulana&#8221;, anche se stavolta il Brancaccio non c&#8217;entra affatto. Perfino l&#8217;infaticabile Proietti, dunque, ha voglia di allentare un po&#8217; gli impegni. Sono davvero finiti i tempi del suo Brancaccio e del maresciallo Rocca.</p>
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		<title>Il Brancaccio torna a Longobardi, Proietti forse al Gran Teatro</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jul 2007 04:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come finirà la commedia in scena al Brancaccio in questi giorni? Per chi svaniranno definitivamente i sogni di mezza estate? Proviamo a ipotizzare un epilogo. Attualmente le posizioni sono le seguenti: Costanzo si è dichiarato fuori e ha rinunciato al posto di direttore artistico. Va detto per onor di cronaca che l&#8217;anchorman non avrebbe ricevuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" title="uscito il 25 luglio su Italia Oggi" alt="uscito il 25 luglio su Italia Oggi" align="right" height="62" width="48" />Come finirà la commedia in scena al Brancaccio in questi giorni? Per chi svaniranno definitivamente i sogni di mezza estate? Proviamo a ipotizzare un epilogo. Attualmente le posizioni sono le seguenti: Costanzo si è dichiarato fuori e ha rinunciato al posto di direttore artistico. Va detto per onor di cronaca che l&#8217;anchorman non avrebbe ricevuto nessun compenso economico dal nuovo incarico. Nei teatri privati, infatti, il direttore artistico è un ruolo di prestigio, i soldi, quelli veri, li hanno gli stabili gestiti dagli enti pubblici. E di conseguenza li guadagnano i direttori prescelti dai comuni. Ma torniamo alla commedia. Sembra che Costanzo prima del Brancaccio avesse provato a entrare al Sistina. Tentativo fallito. Quindi una volta ricevuta la proposta da Longobardi era ben entusiasta di dirigere il Brancaccio e già pensava a un gemellaggio con il Parioli e con la Sala Umberto, il teatro che vede Longobardi nel ruolo di direttore artistico.<span id="more-1401"></span><br />
Alessandro Longobardi, legale rappresentante dell&#8217;Avana srl, la società che ha la disponibilità dello stabile romano di via Merulana, ha concesso al Comune l&#8217;affitto per sei stagioni (alla cifra iniziale di 310 mila euro, più le rivalutazioni Istat, come tiene a precisare lo stesso Longobardi) e ora si è visto dal Campidoglio formulare la richiesta di un&#8217;ulteriore proroga, in pratica un altro prolungamento dello stato d&#8217;occupazione, motivato dal fatto che Gigi Proietti (il direttore artistico incaricato dall&#8217;allora assessore capitolino alla Cultura che gli affidò anche la gestione del Brancaccio) e Oberdan Forlenza, presidente del Teatro di Roma (associazione culturale che già gestisce Argentina e India del direttore artistico Giorgio Albertazzi) non avessero trovato un accordo. Il Brancaccio rientrava nel progetto del polo culturale pubblico sotto il cappello del Teatro di Roma. A Proietti sarebbe andata la direzione artistica, ma l&#8217;attore pare che abbia preteso pure la gestione. Siccome una struttura pubblica non può essere gestita da un privato, ecco la motivazione del secco no di Forlenza. Il fallimento della trattativa ha dato il via alla serie di ritardi collezionati per chiudere il rinnovo del contratto con l&#8217;affitto del Brancaccio, tanto che ha contribuito a rendere libero Longobardi dall&#8217;impegno col comune di Roma. Quindi se Proietti si fosse accontentato di fare l&#8217;attore e il direttore artistico, lasciando al soggetto pubblico la gestione del teatro, non si sarebbe arrivati a questo punto di non ritorno. Probabilmente Proietti ha gestito il Brancaccio da padre padrone, incurante del fatto che c&#8217;era all&#8217;interno della struttura anche l&#8217;inquilino proprietario dello stabile, al quale verrà restituita l&#8217;azienda dal Comune nei prossimi giorni. Come è risaputo la gestione di un teatro si occupa dei ricavi e delle spese e alle compagnie va circa il 70 per cento degli incassi. Longobardi, riprendendosi la gestione, ha offerto la direzione artistica a Proietti con una percentuale sul guadagno (gli incassi meno le spese) del teatro. Ovviamente discorso a parte per gli spettacoli prodotti da Gigi, al quale alla fine dei conti sarebbe andato quasi l&#8217;80 per cento tra incassi e diritti. Ma Proietti ha rifiutato. Vuole continuare a gestire gli 8 mila abbonati, supertifosi del Rugantino de&#8217; noantri. Quindi morale della favola: Longobardi se perde Gigi può perdere la maggior parte del pubblico attratto dall&#8217;istrione romano e sarebbe costretto a cercare un nome altisonante per permettere alle altre compagnie di avere un po&#8217; di visibilità. Tuttavia Proietti non vuole fare a meno della gestione del Brancaccio a meno che&#8230; A meno che non trovi un&#8217;altra gestione dietro l&#8217;angolo. In queste ore l&#8217;assessore capitolino alla Cultura, Di Francia, sta mediando e cercando una soluzione. Di sicuro Proietti non può entrare con le sue pretese da privato e gestire i soldi pubblici del Teatro di Roma. Quindi o resta un altro anno al Brancaccio (ma a questo punto la frattura con Longobardi diventa insanabile) oppure riceverà per premio una nuova direzione, magari quella del Gran Teatro di via Ponte Milvio, struttura che ospita molti spettacoli, tra cui quelli di David Zard. Con Proietti e il Campidoglio fuori dal Brancaccio, nessuno ostacolerebbe più il progetto di un privato con un altro privato.</p>
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		<title>I furbetti del teatrino</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2007 04:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Brancaccio è un teatro, e come tale c&#8217;è voluta tutta una serie di colpi di scena per mettere su uno spettacolo da non perdere. Tra silurati che risorgono e presunti scippatori dal cuore d&#8217;oro, che finiscono a mani vuote, non si sa a chi assegnare il ruolo di protagonista in questa commedia all&#8217;italiana. Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" title="uscito il 24 luglio 2007" alt="uscito il 24 luglio 2007" align="right" height="62" width="48" />Il Brancaccio è un teatro, e come tale c&#8217;è voluta tutta una serie di colpi di scena per mettere su uno spettacolo da non perdere. Tra silurati che risorgono e presunti scippatori dal cuore d&#8217;oro, che finiscono a mani vuote, non si sa a chi assegnare il ruolo di protagonista in questa commedia all&#8217;italiana. Una girandola di eventi, dichiarazioni e colpi di teatro che ci hanno, un po&#8217; a tutti, fatto venire la voglia di parlare e sparlare. Costanzo, in gesto d&#8217;onore, ha mollato l&#8217;osso. Proietti, dopo essersi asciugato le lacrime, è risalito in sella al cavallo Brancaccio ma non ne vuole sapere di accettare la sola direzione artistica, pretende anche la gestione del teatro, a costo di accollarsi le spese dell&#8217;affitto dello stabile: un&#8217;entrata a gamba tesa sull&#8217;amministratore Longobardi che rischia di restare con il cerino in mano e di ritrovarsi ancora Proietti dietro le quinte.<span id="more-1398"></span><br />
Alla fine della contesa (se sarà mai questa la fine) la fatidica domanda spontanea che sorge è la seguente: ma tra Costanzo e Proietti chi era la vittima e chi il carnefice? Probabilmente nemmeno Sherlock Holmes saprebbe risolvere il caso. Chi invece può esultare per essersi portato a casa una bella vittoria è Walter Veltroni. Il secondo round, quello che l&#8217;ha visto salire sul ring, è stato stravinto per ko tecnico, con tutti gli sparring-partner finiti al tappeto, compreso l&#8217;amministratore della società che gestisce il Brancaccio, quell&#8217;Alessandro Longobardi che affidando la direzione artistica a Costanzo e riprendendosi la gestione era riuscito nell&#8217;intento di togliersi dalla scena sia Proietti sia il Comune, inteso come soldi pubblici. Soldi che Veltroni (inteso come Campidoglio) non sborserà più, pur avendo difeso l&#8217;amico Gigi. Si tratta di un risparmio pari a 750 mila euro l&#8217;anno, non pop corn e bruscolini.<br />
Dunque, ha vinto Walter (guai a sottovalutare la sua abilità è il messaggio per Enrico Letta e Rosy Bindi), Proietti è disposto ad accollarsi l&#8217;affitto per tornare al suo teatro, sempre che Longobardi accetti di fargli fare insieme la direzione artistica e quella organizzativa. A quanto pare, il problema non era rappresentato dall&#8217;arte e dalla cultura, ma dai soldi che dalla gestione del Brancaccio possono andare nelle tasche di chi lo amministra.<br />
Guardate che coincidenza, solo ora che il Comune non paga più, Proietti è pronto ad accollarsi l&#8217;onere (magari troverà pure lo sponsor. Forse Kimbo?). Perché non l&#8217;ha fatto nei precedenti anni? Perché il Comune ha pagato l&#8217;affitto di un teatro gestito dai privati? 750 mila euro l&#8217;anno per 5 anni sono circa 4 milioni di euro (magari ci scappava un asilo o quasi quasi un teatro nuovo in una delle tanto decantate periferie).<br />
Veltroni avrà sicuramente parlato con Costanzo, l&#8217;avrà invitato a fare un passo indietro da persona responsabile, e l&#8217;anchorman, pur di non finire nella gogna mediatica, ha accettato l&#8217;invito e a malincuore ha spento il suo entusiasmo. Nel ringraziare il sindaco di Roma non gli ha però risparmiato una frecciatina velenosa dalle colonne del Messaggero: &#8220;Mi chiedo con malinconia perché mai le istituzioni non debbano fare un ganascino di simpatia ai piccoli teatri privati&#8221;.<br />
Per quanto riguarda Proietti va detto che il suo Brancaccio doveva confluire all&#8217;interno della struttura Teatro di Roma, già complicata da gestire, in quanto ci sono uno stabile come l&#8217;Argentina e un personaggio del calibro di Giorgio Albertazzi come direttore. A quanto sembra a bocciare Proietti è stato l&#8217;attuale presidente Oberdan Forlenza, ex capo di gabinetto del ministro dei Beni culturali nel precedente governo Prodi e recentemente nominato da Mussi capo di gabinetto del ministero dell&#8217;Università. Forlenza, magistrato amministrativo, docente universitario di Diritto, ha già svolto incarichi nella XIII Legislatura presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un pluridecorato, uomo di cultura che piace alla sinistra ma che a quanto pare non vedeva di buon occhio il Gigi tuttofare.<br />
Insomma ce n&#8217;è davvero per tutti i gusti. Non è facile arrivare a delle conclusioni logiche. Quello che forse possiamo sforzarci di intendere è la capacità di ciascun protagonista nell&#8217;interpretare uno o più ruoli della commedia, alla quale potremmo dare il titolo provvisorio &#8220;il buono, i brutti e il cattivo&#8221;. Dove, ovviamente, la parte del buono spetta al buonista per eccellenza, Walter Veltroni; i brutti sono Costanzo e Proietti, finiti quasi alle mani, mentre per la parte del cattivo nessuno può interpretarlo meglio di Alessandro Longobardi. Un cattivo che però non ne vuole sapere di finire sconfitto. Anzi, non è da escludere un suo colpo di testa: faccio tutto io. In fondo il cartellone è già pronto, deve solo sostituire i due spettacoli di Proietti. Una stagione senza direttore artistico e poi in santa pace l&#8217;anno prossimo può affidare il teatro a chi vuole lui. E senza polemiche. Glielo faranno fare?<br />
Italia Oggi, 24 luglio 2007</p>
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		<title>L&#039;Impero colpisce ancora e la testa di Rugantino questa volta rotola giù</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2007 04:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se ti chiami Gigi Proietti non puoi permetterti di prendere tempo quando davanti a te c&#8217;è una richiesta di Maurizio Costanzo. L&#8217;uomo coi baffi non si fa aspettare, devi immediatamente trovare spazio al suo musical nel cartellone del Brancaccio. In verità, seppure coi tempi del Ponentino (e dopo averlo tenuto un po&#8217; a bagno), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.marcocastoro.it/immagini/italia.gif" title="uscito il 19 luglio su Italia Oggi" alt="uscito il 19 luglio su Italia Oggi" align="right" height="62" width="48" />Anche se ti chiami Gigi Proietti non puoi permetterti di prendere tempo quando davanti a te c&#8217;è una richiesta di Maurizio Costanzo. L&#8217;uomo coi baffi non si fa aspettare, devi immediatamente trovare spazio al suo musical nel cartellone del Brancaccio. In verità, seppure coi tempi del Ponentino (e dopo averlo tenuto un po&#8217; a bagno), Gigi un posto alla nuova creatura di Costanzo l&#8217;aveva trovato, in ottobre, ma i contratti non erano stati ancora firmati. <span id="more-1392"></span>Hai la mia parola, aveva detto Gigi. La stessa assicurazione che Proietti aveva ricevuto dal Campidoglio sul rinnovo del contratto d&#8217;affitto per il Teatro Brancaccio e sul proseguimento del suo mandato alla direzione artistica, lunga ormai sei anni. Hai la mia parola, gli aveva detto l&#8217;assessore Di Francia, l&#8217;uomo che ha preso il posto di Borgna. Proietti era addirittura arrivato a proporre di accollarsi la metà dell&#8217;affitto (che da anni invece paga per intero il Comune di Roma, circa 700mila euro l&#8217;anno, soldi che incassa la società che gestisce il teatro). Qualche giorno fa pare che i problemi fossero rientrati e che Gigi, forte anche di una promessa di Veltroni (ti faccio fare l&#8217;ultima trionfante stagione e poi tutti a casa), avesse strappato un altro anno di contratto. Ancora una volta la fiducia dei politici mi ripagherà, aveva pensato Proietti, memore di quando ottenne dalla finanziaria del 2003 fondi &#8220;straordinari&#8221; come teatro d&#8217;arte con missione culturale (soldi serviti per ristrutturare uno stabile che cadeva a pezzi).<br />
Ma anche per i politici del Campidoglio le cose cominciano a cambiare, ora che il sindaco Veltroni ha un po&#8217; mollato l&#8217;osso, avendo altro a cui pensare. E di fatto le parole date valgono come il due di coppe quando regna denari. Dalle parole (mancate) si è passati ai fatti, e in quattro e quattrotto Proietti si è trovato sfrattato dal suo posto di direttore. Posto che è stato offerto proprio a Maurizio Costanzo (che coincidenza!).<br />
Per l&#8217;anchorman del Parioli un&#8217;altra tacca sulla cintura. Dopo Mediaset e Sky, Il Messaggero e RadioRai, le consulenze alla Provincia di Roma, alla regione Lazio, alle Poste, gli impegni con l&#8217;associazione &#8220;Voglia di teatro&#8221;, la gestione del Parioli e ora la direzione artistica del Brancaccio, Maurizio Costanzo è davvero &#8220;A un passo dal sogno&#8221; (il titolo del suo musical con Platinette e gli immancabili ragazzi di Amici).<br />
Va pure detto che tra Proietti e Alessandro Longobardi, l&#8217;amministratore di &#8220;L&#8217;Avana&#8221;, la società che gestisce lo stabile del Brancaccio, non c&#8217;è mai stato feeling. I due si sopportavano, ma di cose in comune ne avevano davvero poche. Longobardi non hai sopportato la gestione egocentrica di Gigi (faccio tutto io, il teatro è mio) né quella del suo fido Fraschetti (che si dice gestisse da buon imprenditore edile il teatro come si fa per un cantiere). Peraltro Fraschetti è il marito della sorella di Proietti. Di recente, a quanto pare, nelle riunioni tra Proietti e Longobardi volavano parole grosse. Costanzo, per contro, con Longobardi ha un ottimo rapporto da sempre.<br />
Tuttavia gli incassi del Brancaccio sono stati in questi anni sempre elevati, con addirittura settimane (e non giorni) di repliche per gli spettacoli di Proietti (sempre esauriti).<br />
Sì, è vero che ora Longobardi rinuncerà ai soldi dell&#8217;affitto, ma un teatro con delle potenzialità come il Brancaccio può fatturare molto più di 700mila euro l&#8217;anno, anche senza Proietti. L&#8217;attore romano ha sempre avuto nel cuore lo stabile di via Merulana, la prima direzione artistica risale al 1978, poi nel 1992 con il Laboratorio teatrale, la scuola di recitazione chiusa dall&#8217;oggi al domani, proprio nel momento del massimo splendore, quando sfornava talenti a dozzine. Va detto che tutto ciò che la gallina d&#8217;oro Gigi Proietti tocca si trasforma in grandi successi. Anche il Globe Theatre, palcoscenico elisabettiano a Villa Borghese dai cartelloni shakespeariani, registra il tutto esaurito a ogni spettacolo. Ma gli applausi del pubblico a volte non ripagano gli smacchi che si subiscono. Gigi non voleva uscire così da cacciato e silurato, dopo che gli avevano anche chiuso la sua scuola, gli sarebbe bastato l&#8217;ultimo anno per affiddare la sua creatura con gli onori del caso (come gli aveva promesso l&#8217;amico Veltroni).<br />
&#8220;E&#8217; la vecchia storia del cuculo &#8211; ha detto Proietti &#8211; quando viene adocchiato un nido fatto bene, ci si mette qualcun altro&#8221;. Come dargli torto? A Gigi restano le&#8230; parole di Di Francia: &#8220;Proietti è un patrimonio a cui il Comune di Roma non intende rinunciare&#8221;. E resta soprattutto il vanto di essere un attore bravo e senza padrini. Forse prenderà il posto di Albertazzi all&#8217;Argentina. A Costanzo invece manca solo il ruolo dell&#8217;attore. Non a caso prossimamente in una fiction sarà Nero Wolfe. Lui sì che sa risolvere anche i casi più scottanti.<br />
Italia Oggi, 19 luglio 2007</p>
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		<title>Proietti-Brancaccio, rischio divorzio</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Apr 2006 15:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DAL TEMPO  di PIERO MACCHIONI UN TEATRO Brancaccio senza Gigi Proietti, l’ipotesi non è da escludere. Sono settimane difficili in via Merulana, almeno da quando la proprietà dell’impresa culturale è finita in conflitto con la gestione e la direzione artistica dell’attore romano. Tanto che fino a poco tempo fa si parlava addirittura di divorzio prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>DAL TEMPO</strong> </p>
<p><em>di PIERO MACCHIONI</em></p>
<p>UN TEATRO Brancaccio senza Gigi Proietti, l’ipotesi non è da escludere. Sono settimane difficili in via Merulana, almeno da quando la proprietà dell’impresa culturale è finita in conflitto con la gestione e la direzione artistica dell’attore romano. Tanto che fino a poco tempo fa si parlava addirittura di divorzio prima ancora dell’inizio della prossima stagione. <span id="more-719"></span>La cosa in sé sembra impensabile: Proietti a Roma è un mito vivente, sembra solo fantascienza pensare che qualcuno ce l’abbia con lui. Come se non bastasse è stato proprio il suo arrivo, nel 2001, a far riaprire il Politeama Brancaccio, trasformandolo in uno dei punti di riferimento dell’intrattenimento popolare della Capitale. Tanto che il successo del teatro è fortemente Proietti-centrico: l’amministratore, Paolo Fraschetti, è persona assai vicina all’attore romano e spesso in cartellone ci sono produzioni proprie firmate «Politeama Brancaccio Srl» e «Tre tredici trentatrè Srl». Benché non ci sia nulla di anomalo in tutto questo la proprietà del Brancaccio, che fa capo alla famiglia Longobardi, è entrata in conflitto con il management e ha mostrato l’intenzione di riprendere in mano la guida amministrativa del teatro. Un po’ come se il padrone di casa rivolesse le chiavi del suo appartamento. A Proietti naturalmente è stata confermata la fiducia per la direzione artistica, ma lui avrebbe preso la richiesta come una vistosa sfiducia nei suoi confronti e avrebbe declinato. In questi giorni c’è una tregua, ma non è detto che il conflitto non possa riaprirsi. Non c’è nemmeno da ricordare che le entrate di un’impresa culturale sono tutto per farla sopravvivere. E la cosa si fa ancor più delicata se, come accade al Brancaccio, l’impresa è comunque privata: il flusso di finanziamenti ottenuti da ministero dei Beni Culturali, Comune e bigliettazione sono di fatto fondamentali. Proietti allora diventa una garanzia, mentre un signor nessuno rischierebbe di far imboccare al teatro la via infelice intrapresa anni fa. Bisogna poi aggiungere che il Brancaccio è un teatro difficilissimo da gestire. Con i suoi 1.500 posti deve continuamente puntare a spettacoli che attraggano il grosso pubblico, senza declinare nemmeno l’ospitalità a manifestazioni politiche ed elettorali. Dall’ingresso di Proietti nella struttura è comunque andata formandosi proprio una platea a immagine e somiglianza dell’attore. Un pubblico che rivendica anche una certa linea culturale e che non ha avuto timore di bocciare apertamente scelte artistiche coraggiose come «Es iz Amerike. Cosa ci vuoi fare, è l’America!», spettacolo di Moni Ovadia. Il pubblico del Brancaccio infatti è formato in gran parte da romani cresciuti a pane e Proietti, capaci di file pazienti per rimediare un biglietto per i suoi one-man show e di generare un tutto esaurito istantaneo quando sul palcoscenico salgono, ad esempio, Sabrina Ferilli e Maurizio Micheli con «La Presidentessa». Proprio il successo di quest’ultimo allestimento basta quasi da solo a ripagare i costi di una lunga stagione teatrale e a permettere anche l’arrivo di produzioni «diverse» come «Concha Bonita», firmata Cerami-Piovani, che è approdata dall’Ambra Jovinelli dopo l’esordio di successo al Valle. A questo punto l’interrogativo riguarda il prossimo cartellone e il nome di chi lo presenterà al pubblico.</p>
<p>Il Tempo, domenica 23 aprile 2006</p>
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		<title>successo per il debutto teatrale di Julia Roberts</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Apr 2006 10:44:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[JULIA ROBERTS ha regalato molti dei suoi famosi sorrisi alla prima del suo debutto teatrale in Broadway. Un fragoroso applauso ha accompagnato la sua entrata in scena ed e’ stato tanto lungo ed entusiasta che le prime battute dell’attrice non si sono neanche potute sentire. La prima di ieri sera era la recita prova della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>JULIA ROBERTS ha regalato molti dei suoi famosi sorrisi alla prima del suo debutto teatrale in Broadway. Un fragoroso applauso ha accompagnato la sua entrata in scena ed e’ stato tanto lungo ed entusiasta che le prime battute dell’attrice non si sono neanche potute sentire. <span id="more-654"></span>La prima di ieri sera era la recita prova della sua primissima esperienza teatrale nella piece “Three days of rain” , scritta da Richard Greenberg, premiato con il Pulitzer nel 1997. La Roberts ha affascinato il pubblico anche se ad un certo punto la sua facciata teatrale ha dovuto lasciare spazio ad un largo sorriso quando un pomodoro che avrebbe dovuto spiaccicarsi sul palco e’ invece rimbalzato qua e la`come una palla da tennis. Julia non ce l’ha fatta e ha tentato di non ridere e alla fine ha ceduto Ma il pubblico l’ha perdonata. Del resto per lei tutti i biglietti di questa e di tutte le altre serate in programma sono andati esauriti in pochi minuti dopo essere stati messi in vendita. La piece rimarra’ al Bernard B. Jacob Theater di Broawady per altri due mesi ma la prima vera e propria si avra’ il prossimo 19 aprile. P.C.</p>
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		<title>Al Pacino torna a teatro nella Salomè di Oscar Wilde</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2006 17:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[AL PACINO torna a teatro. L’attore americano ha infatti annunciato che recitra` la parte di Re Erode nella “Salome” di Oscar Wilde che debuttera` il 14 aprile prossimo al Wadsworth Theater di Los Angeles. Si tratta di un impegno di 26 recite per l’attore che comunque non e` nuovo al teatro: Pacino ha gia` recitato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AL PACINO torna a teatro. L’attore americano ha infatti annunciato che recitra` la parte di Re Erode nella “Salome” di Oscar Wilde che debuttera` il 14 aprile prossimo al Wadsworth Theater di Los Angeles. Si tratta di un impegno di 26 recite per l’attore che comunque non e` nuovo al teatro: Pacino ha gia` recitato la stessa parte nel 1992 e nel 2003.<span id="more-614"></span> Quell’anno la regista della produzione di Broadway fu Estelle Person, la stessa che dirigera` questa nuova versione, A Broadway Pacino aveva accanto Marisa Tomei nel ruolo di Salome` di cui Re Erode si innamora follemente. Pacino ha anche recitato in Hughie, Riccardo III e “Does a tiger wear a tie” sempre a Broadway. L’attore vinse l’Oscar come migliore protagonista nel 1992 con il film. “Profumo di donna”. P.C.</p>
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