Marco Castoro

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Tg4, in attesa del sì di Minzolini si pensa a Toti

marco | 25 gennaio 2012

Mentre a Mediaset si sta cercando di trovare una degna via di uscita a Emilio Fede, e si attende una risposta positiva da Augusto Minzolini (a sua volta in attesa della sentenza sul suo ricorso per il Tg1), è stato allestito un piano b per la futura direzione del Tg4. Una soluzione più consona al periodo austero che si sta vivendo a Cologno dal punto di vista delle spese aziendali. Con le soluzioni interne si risparmierebbero parecchi euro. Il giro di valzer potrebbe riguardare Giovanni Toti, il quale lascerebbe la direzione di Studio Aperto per approdare sulla poltrona-capestro che Fede non mollerebbe nemmeno sotto tortura (tra l’altro la sostituzione non è stata ancora pianificata nei tempi e nei dettagli e quindi potrebbe anche essere non imminente). Per la direzione del tiggì di Italia 1 si è pensato ad Annalisa Spiezie (impegnata con successo nello start up del canale all news), il cui nome però ha destato qualche preoccupazione all’interno dell’azienda di Silvio Berlusconi, essendo lei molto stimata e apprezzata da Walter Veltroni. Comunque la partita è tutt’altro che chiusa. Che all’ultimo spunti fuori un outsider?
su http://www.italiaoggi.it/giornali/preview_giornali.asp?id=1754416&codiciTestate=1&sez=hgiornali&testo=&titolo=Tg4,%20in%20attesa%20del%20sì%20di%20Minzolini%20si%20pensa%20a%20Toti

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Stretta sui festivi e sugli orari di lavoro anche in Rai

marco | 20 gennaio 2012

L’ufficio del personale della Rai, si potrebbe sintetizzare, è un po’ come la guardia di finanza a caccia degli evasori. L’input ad avere l’occhio più vigile è partito direttamente dal direttore generale per controllare da vicino tutti i dipendenti dell’azienda di viale Mazzini. Al setaccio gli orari di lavoro, nei giorni festivi soprattutto, i notturni e tutte le voci che consentono al lavoratore di usufruire di qualche bonus economico. In arrivo badge e tornelli pure per i giornalisti, senza escludere la possibilità di usare i dati per il controllo durante l’orario di lavoro. Se questi accorgimenti dovessero entrare in vigore si assisterebbe a una vera rivoluzione, soprattutto rispetto al recente passato.
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Tg1, nebbia su Maccari. Tg2, arriva Marroni e scoppia il finimondo

marco | 18 gennaio 2012

In attesa che Mario Monti ci metta le mani (o almeno ci provi), la Rai continua il suo percorso alla deriva, un po’ come la Costa Concordia, in attesa delle Idi di marzo, mese in cui decadono le cariche del cda di viale Mazzini e va a sentenza il ricorso di Augusto Minzolini sulla rimozione da direttore del Tg1. Premesso che il direttorissimo, a giudizio dei beninformati, vanta 90 possibilità su 100 di vincere il contenzioso, il d.g. Lorenza Lei proverà nella seduta di domani del cda a intraprendere il farraginoso discorso sulla direzione del Tg1. A fine mese scade l’interim di Alberto Maccari, il rappacificatore, che però chiede più tempo per poter lavorare. Ma la data della pensione è prossima. Probabilmente si cercherà di trovare la formula per una proroga di tre mesi, alla luce soprattutto dell’esito del ricorso di Minzolini. Una proroga che però Maccari potrebbe anche non accettare. Se si ha fiducia in lui bisogna dimostrarlo almeno con un anno di mandato.
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Tg1, Ferragni ci spera. Ma Calabresi potrebbe accettare

marco |

Tg1, non sarà facile individuare il nome del possibile sostituto di Maccari da proporre al cda. Il tetto dell’ingaggio annuale è stato fissato a 250 mila euro. A questa cifra è da escludere che un direttore, tra quelli i cui nomi sono già circolati, possa accettare un incarico del genere con uno stipendio inferiore a quello percepito nel quotidiano di appartenenza. Difficile pensare che Mario Orfeo lasci il Messaggero per 250 mila euro l’anno, così come sembra arduo sperare che lo faccia Mario Calabresi, anche se quest’ultimo potrebbe fare una scelta di merito e di sobrietà (per dirla alla Monti), spinto anche dal momento non felicissimo che sta passando il quotidiano La Stampa. E poi il suo stipendio non è che sia tanto superiore al tetto Rai. Comunque per il Tg1 risulta più che probabile la possibilità che si decida per una soluzione interna. Di nomi prestigiosi non ce ne sono all’orizzonte. Il vice Fabrizio Ferragni potrebbe essere il favorito. Di area cattolica, vanta ottimi rapporti con la Lei, dal punto di vista della politica è considerato un “equilibrista”, un uomo che sa pesare con il bilancino le forze in campo. Da non sottovalutare la tentata scalata che fino all’ultimo proverà a fare Francesco Giorgino, cercando gli appoggi giusti all’interno del Pdl, a cominciare da Angelino Alfano.

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Tg2, Masi pronto a dimettersi se arriva Marroni come vice

marco |

Sembra proprio che sia Stefano Marroni uno dei due nuovi vicedirettori indicato dai vertici aziendali per il Tg2 diretto da Marcello Masi. La nomina rischia di far esplodere la polveriera. Né il direttore né la redazione, infatti, sembrano gradire il ritorno di Marroni. Addirittura Masi è pronto a dimettersi in caso di nomina di Marroni. La redazione a scioperare. Ad apprezzare e stimare Marroni sono l’area Pd, il consigliere vicino all’Udc Rodolfo De Laurentiis e i finiani. La bufera al Tg2 si potrebbe placare se il prescelto fosse Giorgio Saba, il candidato espressione di Masi e della redazione. Per l’altra poltrona da neo vicedirettore dovrebbe essere indicato Giovanni Alibrandi. In odore di conferma gli attuali tre vice di Masi: Rocco Tolfa, Carlo Pilieci e Ida Colucci.

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Anche Berlusconi alla cena del Tg5

marco | 13 gennaio 2012

Il ristorante resta top secret per la cena di stasera che vedrà attovagliati Fedele Confalonieri, Mauro Crippa e i tre storici direttori del Tg5: Enrico Mentana, Carlo Rossella e Clemente Mimun. Salvo ripensamenti improvvisi è previsto il colpo di teatro con l’ospite a sorpresa: il presidente Silvio Berlusconi. Di sicuro si parlerà anche della nuova Rai. Magari quando Mentana andrà al bagno.

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Rai, fuoco di Paglia per la nomination tra i berlusconiani

marco |

Riformare la Rai sarà per Mario Monti un’impresa impegnativa come le fatiche di Ercole. Il premier dovrà affrontare le belve feroci del parlamento che difenderanno a morsi la legge Gasparri. Tuttavia la ventilata ipotesi che possa esserci un futuro assetto della governance, con alla guida un amministratore unico con pieni poteri e un comitato di garanti formato da 4 o 5 consiglieri (compreso il presidente), ha smosso le acque al punto da creare un intasamento sulla via che conduce all’attracco in porto. Giulio Anselmi e Paolo Mieli restano i papabili più accreditati, per la loro sobrietà che piace tanto a Monti e alla sua squadra di governo. Sono in molti già pronti a scommettere sull’esito di un derby che li vedrà l’un contro l’altro armato. Dei due contendenti tutto si può dire meno che si amino alla follia. E ad amarli non sono neanche i berluscones che già hanno architettato un piano per lo sbarramento. Tra costoro si sta agitando molto Guido Paglia che spera di beffare Clemente Mimun e di strappare l’investitura in ambito Pdl, o quantomeno un posto tra i 4 o 5 membri del comitato dei garanti. Di sicuro questa atmosfera da notte dei lunghi coltelli non facilita l’operato di Lorenza Lei e della sua squadra, sotto assedio a causa di attacchi mirati che cercano di destabilizzare il mandato dell’attuale direttore generale.
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Per la nuova Rai si fanno i nomi di Mieli e Anselmi

marco | 11 gennaio 2012

Il premier Mario Monti desidera riformare (o forse sarebbe il caso di dire rifondare) la Rai. L’ha promesso ai telespettatori e sicuramente farà di tutto per rispettare quanto detto. Ma fin da adesso il governo deve mettere in preventivo l’alzata di scudi che ci sarà in parlamento per difendere fino all’ultimo il potere che i partiti possiedono quando si tratta di gestire e assegnare le poltrone di viale Mazzini e Saxa Rubra. Di ipotesi se ne fanno diverse, c’è anche chi sostiene che sarebbe il caso di vendere un canale per ripianare qualche debito. L’ipotesi più accreditata risulta quella di modificare la governance. Affidarsi a un amministratore unico con più poteri e rinunciare all’attuale cda, che così com’è rende l’azienda ingovernabile. Di sicuro l’ingrato e onorevole compito spetterà a un supertecnico e non è da escludere che il ruolo sia calzante anche per chi conosce bene il mondo della comunicazione. A riguardo sono due i nomi più spendibili: Paolo Mieli e Giulio Anselmi. Il primo orbita da tempo nel mondo Rai e conosce bene i problemi aziendali, il secondo ha recentemente rifiutato la direzione del Tg1. Avrebbe accettato soltanto in caso di voto all’unanimità da parte del cda, condizione che i consiglieri vicini a Berlusconi non avrebbero mai accettato. E una volta ricevuta tale risposta Anselmi ha ringraziato e declinato l’invito. Entrambi i candidati sono stimati e apprezzati anche dai poteri forti. Anselmi è amico personale di Mario Monti, vanta ottimi rapporti con Corrado Passera, Carlo De Benedetti e Francesco Gaetano Caltagirone. Contro di lui c’è invece tutta la galassia berlusconiana che non lo appoggerebbe mai nella partita. Ma i berlusconiani non appoggerebbero mai neanche Mieli. Forse si pensa di più a un Clemente Mimun o a un Carlo Rossella. Chissà se si possa trovare un compromesso nel nome di Bruno Vespa, il quale però tutto vuole fare meno lasciare a qualcun altro il suo Porta a Porta.
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Mentana come il Toro Farcito della Girella

marco | 6 gennaio 2012

Gli appassionati e i nostalgici di Carosello ricorderanno sicuramente il testimonial della merendina spiroidale Girella, Toro Farcito, un indiano cartone animato pasciuto che doveva difendere i tesori della sua tribù (le girelle) dal perfido Golosastro. Gli spot erano una serie di avventure che terminavano con l’immancabile jngle tormentone: “La morale è sempre quella, fai merenda con Girella”. A ricordarci Toro Farcito ci pensa tutte le sere Enrico Mentana quando delizia i telespettatori del suo tiggì con i suoi commenti e le sue morali che seguono i servizi appena trasmessi.

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Rai, tagliate auto, mazzette dei giornali e telefonini aziendali

marco |

La mannaia di Lorenza Lei si abbatte su testate, reti, produzioni e su tutte le strutture aziendali della Rai. La circolare “lacrime e sangue”, come è stata ribattezzata, sta scuotendo gli anini del personale della tv di stato, a cominciare dai direttori, ai quali è stata sfoltita di brutto la mazzetta dei giornali: potrà essere composta al massimo da quattro quotidiani. Chi ne vuole di più sarà costretto a comprarseli. Per non parlare delle auto a disposizione per gli spostamenti dei direttori: resteranno un ricordo. D’ora in poi dovranno usare le auto private o il trenino che porta a Saxa Rubra. D’accordo che al Tg1 ora non c’è più, ma ve lo immaginate Augusto Minzolini nel vagone con i pendolari? Ovviamente, in questo clima da carestia saltano anche i premi produzione. Trattamento peggiore per i vicedirettori: per loro non verrà comprato nemmeno un giornale. La mazzetta sparirà e chi vuole leggere dovrà passare per forza in edicola. Da non poco conto anche la decisione di togliere i telefonini aziendali alle segreterie dei direttori, i cui responsabili si guarderanno bene da lasciare all’azienda la reperibilità.
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