Marco Castoro

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Tg1, Maccari si sente più sicuro dopo l’investitura della Lei

marco | 4 gennaio 2012

La visita di Lorenza Lei al Tg1 è stata interpretata dagli addetti ai lavori come un atto di fiducia nei confronti del neo direttore Alberto Maccari, la cui riconferma tra un mese sembra a questo punto scontata. Vuoi perché non si trova una soluzione interna alternativa, e vuoi perché non sarebbe facile, in questo periodo di vacche magre, far arrivare un direttore esterno a Saxa Rubra. Inoltre esiste sempre la spada di Damocle del ricorso di Augusto Minzolini, il cui esito potrebbe scombinare i piani. Tuttavia i nomi di Mario Calabresi e Mario Orfeo continuano a circolare nelle anticamere dei piani alti, ma la domanda a cui non si dà risposta è la seguente: chi dovrebbe scegliere il nuovo direttore? Ancora il Pdl di Silvio Berlusconi oppure il Pd di Pier Luigi Bersani? Visto che ora fanno parte entrambi della maggioranza. Anche Pier Ferdinando Casini potrebbe avere voce in capitolo e candidare Orfeo, seppure prima di lui bisognerebbe ascoltare il presidente Giorgio Napolitano (Calabresi il suo preferito). Insomma, non si riesce a capire a chi spetterebbe la decisione di indicare il prescelto. Senza contare l’opinione di Mario Monti, il quale forse più di altri potrebbe accampare qualche diritto sulla nomina. Hai visto mai spuntasse un professore della Bocconi o un banchiere da collocare sulla poltrona del direttorissimo?
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2012, Mediaset all’assalto di Sky. E al Tg1 torna la Busi

marco | 30 dicembre 2011


Il 2012 si annuncia un anno di grandi sfide. Mediaset ha ricucito le distanze con Sky, e ora punta al sorpasso potenziando l’informazione e Premium calcio. La Rai invece è costretta a ottimizzare le risorse e a tagliare gli sprechi. Senza investimenti si può consolare con gli ottimi risultati di Rai 4, il canale diretto da Carlo Freccero. Al Tg1 invece tutto è pronto per il grande ritorno di Maria Luisa Busi in conduzione. Il direttore Alberto Maccari punta su di lei. Mentre Tiziana Ferrario resterà nel ruolo che ricopre attualmente.
Ecco la seconda parte delle pagelle del 2011 (la prima parte è stata pubblicata mercoledì scorso).
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Pagelle tv: trionfo Fiorello, flop Santoro

marco | 28 dicembre 2011


Michele Santoro 5 –
E’ lui la delusione della stagione tv. Dopo i successi di Annozero l’anchorman non è riuscito a convincere con Servizio pubblico. Forse perché c’è troppo astio nella sua conduzione. Il ruolo di martire non paga in eterno.
Corrado Formigli 6 –
Non sta andando male con Piazza Pulita su La7, seppure non lo fa decollare il fatto di voler emulare Santoro a tutti i costi. Se continua così non avrà mai una sua spina dorsale.
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Mucciante: rivoglio Fiorello. Baldini? Vuole fare il giornalista

marco | 23 dicembre 2011

La vecchia radio non è più la sorella maggiore della tv. Da un po’ di tempo a questa parte preferisce disconoscere l’antica parentela per strizzare l’occhio al terzogenito della comunicazione, il web. Radio Rai, Radio 2 in primis, si è tuffata nella rete, scommettendo sull’interazione. Flavio Mucciante, il direttore di Radio2, è tra i principali artefici della nuova sfida.
Domanda. Che cosa ci guadagna la radio sposando il web?
Risposta. Può moltiplicarsi all’infinito. Data tante volte per morta, la radio è risorta oggi sul web. In streaming ma soprattutto con la possibilità di costruirsi palinsesti su misura con i download scaricati dalla rete. E’ il podcast sul quale Radio2 sta investendo con prodotti mirati, che ha segnato a novembre la quota record di 2 milioni e 100 mila download in quattro settimane, il doppio del 2010 con i programmi di Radio2 stabilmente ai primi posti delle classifiche iTunes. In questo quadro il successo della radio sta nella mobilità, in una modalità di fruizione che accompagna l’ascoltatore nell’arco dell’intera giornata tra device mobili e integrazione con i social network. Solo per fare un esempio, è stata Radio2, attraverso Twitter, ad annunciare per prima le date del prossimo tour italiano dei Radiohead e prima che la notizia fosse diffusa on air era già esplosa sulla rete.
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Rai, tramonta il sogno americano. Un grattacielo di problemi

marco | 21 dicembre 2011

Rai Corporation chiude. La sede di New York resta aperta (c’è un contratto di affitto da pagare comunque fino al 2020) ma soltanto come ufficio di corrispondenza. Uno dei due piani del grattacielo a Tribeca è stato parzialmente subaffittato a 9 mila dollari al mese (cifra ridicola se si considera la location e soprattutto che stiamo parlando del grattacielo sede della prestigiosa compagnia telefonica Att e di Rete Globo). Oltre 70 lavoratori, tra operatori, amministrativi e freelance perderanno il posto (la maggior parte dei quali proviene dall’Italia). La produzione verrà realizzata in una sede del network statunitense Ap Tv. Questo trasloco, che prevede di usufruire della prestazione d’opera e delle strutture messe a disposizione dagli americani, farà spendere alla Rai altri 5 milioni di dollari l’anno, addirittura un milione in più di quanto si faceva con la vecchia convenzione. Quindi la Rai dove risparmia? Sugli esuberi. Ma attenzione perché le cause arriveranno a valanga…
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Tg1 addio, Fico al Tg5 di Mimun

marco | 17 dicembre 2011

Dopo trent’anni di Rai il vicedirettore Claudio Fico lascia il Tg1 per approdare al Tg5. A volerlo nella squadra del Biscione è stato Clemente Minum, che l’ha convinto dopo più di un mese di trattativa. L’ex direttore del Tg1 ha realizzato il secondo colpaccio tra i quartieri alti della concorrenza di Saxa Rubra, in questa campagna acquisti che vede il Tg5 in prima linea. Dopo Mario De Scalzi, strappato al Tg2 (ora condirettore dell’agenzia diretta da Mario Giordano), stavolta tocca a Claudio Fico. Il primo fu il suo vice al Tg2, il secondo al Tg1. In quel Tg2 con Mimun e De Scalzi c’era anche Fico come caporedattore. Per la Rai l’ennesimo duro colpo da incassare. Un altro big che toglie il disturbo. Tra l’altro, come per De Scalzi, viale Mazzini non ha fatto nessuno sforzo per evitarne il passaggio alla concorrenza. Evidentemente in tempi di crisi non è facile tenere i gioielli di famiglia. Per il neo direttore a tempo, Alberto Maccari, subito un avvio in salita. A questo punto si dovrà provvedere a una nuova nomina. Lorenza Lei acconsentirà?

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Tg1, l’Udc prepara la guerra a Maccari

marco | 16 dicembre 2011

Seppure i dati sugli ascolti non abbiano ancora ricevuto quella scossa che tutti si attendono, al Tg1 si può affermare che la direzione di Alberto Maccari ha riportato un po’ di sobrietà anche in redazione. Effetto Monti, dunque, anche su una delle redazioni più calde di Saxa Rubra. Il tiggì che ha in mente Maccari è sicuramente più vicino a quello della gestione di Clemente Mimun, un giornale da riposizionare sul servizio pubblico e con l’obiettivo di riappropriarsi di quegli spazi che la concorrenza ha saputo portare via. Non ci saranno scossoni in redazione, almeno per il mese di interim, poi se dovesse essere confermato l’organigramma verrà stravolto. La forza di Maccari sta nel fatto che conosce bene ogni singolo redattore. A riguardo non si esclude che possa adottare una specie di regola Alfano, quella che al Pdl assegna a ogni parlamentare un incarico. Quindi per ogni giornalista un mandato senza mega concentrazioni di mansioni, in modo da coinvolgere tutta la redazione ed eliminare il clima da guerra tra bande. Tuttavia una guerra potrebbe esserci. Riguarderà proprio il direttore. L’Udc non è favorevole alla gestione Maccari (Rodolfo De Laurentiis ha già votato contro nel cda). Non è un segreto infatti che il partito di Pier Ferdinando Casini vorrebbe Mario Orfeo alla guida del Tg1. Ma non tutto il terzo polo è ostile a Maccari. Anzi, tra i finiani c’è ampia disponibilità.
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Minzolini, addio Tg1. E Maccari in un mese si gioca tutto

marco | 14 dicembre 2011

Nonostante il diretto interessato non abbia trovato nessun accordo con l’azienda (e farà ricorso contro il provvedimento), l’era di Augusto Minzolini al Tg1 si è conclusa. Il cda di viale Mazzini ha approvato con 4 voti a favore contro 4 contrari (con la parità il voto del presidente Paolo Garimberti è valso il doppio) il trasferimento del direttorissimo, finito ora a disposizione di Lorenza Lei, che dovrà entro 40 giorni trovargli una destinazione consona al mandato che svolgeva. Oltre a Garimberti hanno votato a favore del trasferimento: Nino Rizzo Nervo, Giorgio van Straten e Alessio Gorla (l’unico dell’ex maggioranza di centro-destra che non ha difeso Minzolini). Contrari al trasferimento invece Giovanna Bianchi Clerici, Guglielmo Rositani, Antonio Verro e Angelo Maria Petroni. Il consigliere Rodolfo De Laurentiis non ha partecipato al voto, uscendo dalla stanza. Per chiedere il trasferimento la Lei ha fatto riferimento alla legge 97 del 2001, al comma riguardante il caso di rinvio a giudizio di un dipendente di una società a prevalente partecipazione pubblica. Come previsto la maggioranza ha dato l’incarico ad Alberto Maccari con 5 voti a favore, 3 contro e 1 astenuto. Ma l’attuale direttore della Tgr (incarico che conserverà) ha l’interim fino al 31 gennaio. Soltanto dopo si conoscerà colui che realmente sarà il direttore del Tg1 del dopo Minzolini. Maccari ha un mese di tempo per guadagnarsi la conferma. Hanno votato a favore di Maccari: Bianchi Clerici, Verro, Rositani, Gorla e Garimberti. Contro Rizzo Nervo, De Laurentiis e Petroni. Astenuto van Straten. In pratica la Lei, a pochi giorni dal rinvio a giudizio di Minzolini, ha provveduto a rimuoverlo, per poi riservarsi sia di trovare il nuovo incarico sia di scegliere il candidato che dovrà ereditarne il mandato.
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Tg1, solo Maccari ha la maggioranza

marco | 10 dicembre 2011

Augusto Minzolini potrebbe essere l’iceberg che fa affondare il Titanic Rai. Il cda straordinario previsto per lunedì è già slittato a martedì mattina. Il direttore generale e i consiglieri di amministrazione stanno cercando di trovare una soluzione. Le trattative proseguono frenetiche e non è difficile prevedere (soprattutto dopo che si è deciso di posticipare il consiglio a martedì) che la decisione da prendere sia ancora in alto mare. Lorenza Lei sta lottando su due fronti: il primo convincere Minzolini a lasciare la direzione in cambio di un nuovo incarico; il secondo strappare cinque consensi ai consiglieri su un nome per avere la maggioranza in cda. Attenzione: una maggioranza, che non rispecchia il vecchio schema con centro-destra da una parte e centro-sinistra dall’altra. Le posizioni sono cambiate e si voterà sul nome che la Lei potrebbe presentare martedì. A riguardo va detto che finora su un solo candidato si contano 5 consensi. Si tratta di Alberto Maccari, giornalista di esperienza che conosce la macchina del Tg1 come le sue tasche. Potrebbe essere lui il traghettatore fino alle prossime elezioni. Anche l’ostacolo del suo imminente pensionamento può essere rimosso con facilità: esiste il precedente di Albino Longhi che diresse il Tg1 da settantenne.
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Carroccio all’assalto: su Minzolini e Lei soffia il vento del Nord

marco | 9 dicembre 2011

Il consiglio straordinario di lunedì a viale Mazzini sembra destinato a diventare il giorno più lungo per Augusto Minzolini. La sua direzione al Tg1 rischia di concludersi anzitempo. Il cda di viale Mazzini non sembra più compatto e blindato come lo era fino a pochi giorni fa. E’ il vento che soffia dalla Lega a creare turbolenze. Due i punti a rischio bufera: l’aumento di stipendio di Lorenza Lei in questo periodo di crisi e, appunto, la direzione del Tg1 di Minzolini, di recente rinviato a giudizio per le spese con la carta di credito aziendale. Giovanna Bianchi Clerici sembra possa sfilarsi dalla maggioranza di centro-destra del cda (del resto da quando è subentrato Mario Monti al governo il Carroccio è passato all’opposizione) e votare a favore della rimozione del direttorissimo. Difficilmente il direttore generale agirà di sua sponte, scavalcando il voto del cda. Se esiste una maggioranza alternativa perché sfidare le forche caudine? Del resto anche il suo aumento di stipendio è finito nell’occhio del ciclone. Proprio ieri il senatore Piergiorgio Stiffoni (leghista, che coincidenza!) ha presentato un’interrogazione d’urgenza a Monti, nella quale ricorda che «lo scorso ottobre l’attuale d.g. Rai, Lorenza Lei, in piena crisi per il paese e anche per l’azienda Rai, ha richiesto un aumento di stipendio di 330 mila euro, ovvero di adeguare il suo allora esiguo compenso di 420 mila euro a quello del suo predecessore Masi che era di 730 mila. Purtroppo per lei il cda ha ritenuto sufficiente incrementarlo fino a 650 mila euro. La scandalosa richiesta sarebbe tale anche se non fossimo in piena crisi, ma lo è ancora di più perché, nel momento in cui è stata avanzata, la stessa Lei si apprestava a discutere in merito ad un piano di ristrutturazione aziendale con pesanti ricadute di livelli occupazionali». Dunque, atmosfera da notte di lunghi coltelli a viale Mazzini.
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